Resilienza: superare le crisi insieme

Un comportamento "umanamente divino" che ci porta all'amore unoversale

di Francesca Santarelli. Tutti sperimentiamo blocchi, difficoltà, traumi: ma possiamo trovare in noi la forza di superarli.

Nella prima puntata abbiamo parlato di crisi e di trasformazione.
Vediamo ora la resilienza, la capacità di affrontare e superare un evento traumatico, un comportamento che si attiva: non c’è sempre, in ogni momento della nostra vita. Possiamo andare in crisi, ma non restiamo lì tutta la vita. La barella è per quando ci ammaliamo, poi torniamo al nostro comodo letto, per fortuna. Quando mettiamo in atto il blocco, la resistenza al comprendere, fidarci, affidarci alle nostre parti più inconsce o istintuali non attuiamo alcun cambiamento, siamo topi da esperimento.

Francesca Santarelli, psicoterapeuta corporea.

Ci comportiamo, infatti, come quei topi che, conoscendo bene il loro labirinto, vivono lì la loro vita e di fronte ad una nuova scossa possono dare evidenti segni di disorientamento, ma soluzioni zero, il percorso, per loro, sarà infatti immutabile.

Anche noi, nelle relazioni sociali, siamo spesso spinti ad andare in un sistema binario di attrazione-repulsione, piacere, dispiacere. Immaginiamo che nel nostro dialogo interno si crei un cortocircuito nel vissuto di dolore, non scappiamo né abbiamo o troviamo strumenti per sopportare. In questa immobilità ci annebbiamo e ci alieniamo.

Certo ogni vita ha i suoi momenti difficili, ma è impossibile che, anche nel peggiore dei casi, si possano vivere vite fatte solo di dolore, perdite, smarrimento, angoscia. La possibilità di riconoscere l’energia nei momenti positivi arriva proprio dalla capacità che abbiamo avuto di trovare forza e propulsione nel vissuto di momenti negativi.

Persone resilienti sono infatti di base più positive, speranzose, interessate al cambiamento, centrate e curiose di fronte al nuovo. Hanno strategie e comportamenti sociali o individuali positivi, propositivi, non fuggono dal dolore, dalla difficoltà, ma vi entrano appieno: sentono, vivono, condividono, e si mettono da subito in ascolto per superare, lo vogliono, lo sperano, sono infatti attratte dal piacere.

Possiamo ritrovare la nostra capacità superare le prove

Resilienza: superare le crisi insieme
Foto di Wokandapix da Pixabay

Fermiamoci a pensare: questo è un comportamento umanamente divino. Un giorno, un caro amico, vivendo un lutto atroce, commentò dicendomi: «So che non ne morirò e voglio, devo, per chi rimane, trovare la forza di andare avanti.» Fu una grande lezione per me che, invece, temevo per la sua vita e provavo a mia volta, un dolore lacerante, sconquassante. Se cerchiamo il significato di resilienza nei sacri testi di psicologia clinica, impariamo, fin da subito, che è la capacità dell’uomo di sopravvivere ad eventi traumatici riorganizzando in modo utile e positivo la propria vita.

Alcuni ricercatori parlano di adattamento, altri parlano di resilienza quotidiana. Io distinguerei il termine adattamento, che è più antico e più legato alla capacità di sopravvivere conoscendo il campo d’azione e quindi alla capacità, di volta in volta, di cambiare a seconda della richiesta che l’ambiente fa. Per resilienza, invece, mi pare davvero una capacità che l’individuo sviluppa in quei momenti di vita difficile e percepita come illogica. Quei momenti che ci lasciano attoniti, senza fiato né forza. La scienza dei materiali ci insegna che resilienza significa la capacità di un corpo a resistere ad urti improvvisi e non andare in mille pezzi.

I 20 eventi stressanti più attuali
In psicologia non basta. Infatti resiliente non solo significa persona che non è andata in mille pezzi difronte ad un’improvvisa e seria difficoltà, ma che in più è migliorata, si è rinforzata nel superare l’ostacolo.
T. Holmes e R. Rahe, nel 1967, avevano stilato un elenco di 43 eventi importanti nella vita ed avevano studiato l’impatto psico-emotivo che potevano dare. Poi E. S. Paykel, nel 1971, ha ripreso il loro studio formando una lista di eventi stressanti più attuali. Se vorrete, potrete cercare la lista completa. Io vi propongo, per farvi un’idea, le prime venti situazioni stressanti, per importanza, capaci di generare nell’individuo un vissuto resiliente:

1- Morte di un figlio
2- Morte del coniuge
3- Sentenza di carcerazione
4- Morte di familiari stretti
5- Infedeltà del coniuge
6- Problemi economici
7- Licenziamento
8- Aborto o figlio nato morto
9- Divorzio
10- Separazione
11- Chiamato in giudizio per gravi violazioni della legge
12- Gravidanza indesiderata
13- Ricovero in ospedale di un familiare (grave)
14- Disoccupazione da più di un mese
15- Morte di un caro amico
16- Malattia grave personale
17- Inizio di relazione extraconiugale
18- Perdita o furto di oggetti cari
19- Causa legale
20- Insuccesso a scuola o università

Nonostante tutto, la vita è bella
Viene spontanea una domanda: “Solo l’adulto è resiliente?” Assolutamente no. All’inizio ho detto che la resilienza si apprende da quando si viene al mondo. Vi sono persone più portate, bimbi che superano e sopportano molto più di altri per loro stessa natura. Questi bambini sentono (molti da grandi lo dicono in psicoterapia) una voce forte, chiara “Vai avanti, ce la fai, la vita è bella”; ed hanno anche frasi o parole che li aiutano a superare i terremoti della vita.

Resilienza: superare le crisi insieme
Foto di Daniel Reche da Pixabay

A questo proposito mia madre mi raccontava che, a volte, in situazioni conflittuali vissute da altri attorno a me, stupivo tutti mettendomi con le braccia spalancate, lo sguardo dritto davanti, gridando a pieni polmoni: «La nave, la gioia, la vita, l’amore.»

Ora so che quelle parole, sempre le stesse, apparentemente illogiche, erano le mie parole chiave per avere meno paura e chiamare la mia resilienza.
La nave: l’evasione; la gioia: che in quel momento non c’era; la vita: dare importanza a ciò che conta; l’amore: risolutivo e pieno. Il fine di tutto era evidentemente distogliere l’attenzione dagli adulti, dal loro conflitto, per rassicurarmi nella mia richiesta di cambiamento.

La famiglia può anche avere un ruolo importante per aiutare la nascita della resilienza nel bambino creando per lui un recinto protettivo. Poi, nell’adolescenza, una grande importanza l’ha l’amicizia, un vero ponte per acquisire resilienza, nascono nuove complicità, scambi, libertà vissute insieme. Nell’età adulta invece la luce è comprendere il significato dell’amore. Grazie al confronto, il recinto diventano gli altri ed il singolo, a sua volta, fa parte del recinto.

Grazie alla condivisione si impara a non scappare dal problema, ma a trovare la forza di sopportare e rimanere, pur nel lutto, nella sconfitta, nel dolore. La differenza è che sentiamo di non essere soli, tutto si fa corale, questo scambio con il fuori sollecita lo scambio con il dentro. Può nascere un desiderio di coppia, ecco allora arricchirsi il dialogo interno che aiuta a riconoscere l’altro e riconoscersi nei propri punti forti e deboli.

Resilienza è apertura al mondo, agli altri

Resilienza: superare le crisi insieme
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Resilienza non è individualismo, ma apertura al mondo, agli altri. Attraverso la condivisione il giovane adulto arriva ad acquisire più empatia e conosce di più i propri bisogni e le proprie reazioni alla frustrazione.

Nasce così la capacità di darsi e di dare all’altro e di chiedere per sé quel che è utile per apprendere e crescere. In questa evoluzione continua possiamo arrivare alla trasformazione dell’essere resiliente attraverso la capacità di amare sé stessi ed il prossimo.

È un’energia che nel momento di difficoltà ci fa sentire comunque motivati a superare per raggiungere la meta che sentiamo e poi desideriamo.
L’ostacolo ferma, ma non per sempre e la capacità di comprendere profondamente noi stessi, nel momento di difficoltà, aumenta la nostra centratezza ed illumina il nostro percorso. Tutto appare più chiaro e sentiamo che senza avere raggiunto questo senso di infinita condivisione siamo ben poca cosa.

Il superamento individualistico non è resilienza

Resilienza: superare le crisi cinsieme
Foto di alan9187 da Pixabay

Tutt’altra realtà è la dinamica del superamento individualistico. L’ostacolo lo vivo in solitudine, spesso ho la percezione di una situazione pesante e subita, come qualcosa che succeda solo a me, una sfortuna che mi perseguita, una cattiveria provocata da altri, un evento sempre e comunque immeritato. In questa visione personale mi chiudo e cerco sì di superare, ma non posso parlare di resilienza.

Il superamento avviene attraverso l’aggredire l’ostacolo, il mondo, il presunto colpevole. Posso sicuramente vincere il momento difficile e sentirmi comunque bene nel mio essermi fatto/a giustizia. In eventi vari e frustranti si alimenterà il mio individualismo e sorgeranno pensieri quali: nel mio ambiente, nella mia famiglia, insomma nel mio recinto è importante che tutto vada OK, che sia tutto risolto! Oltre la siepe non guardo mai, non è affar mio, non mi interessa. Nulla è condivisione, tutto è individualismo spinto all’eccesso. Così i miei rapporti si possono spezzare ed alienare sempre.

Superare gli ostacoli insieme
Diverso è il risultato del vissuto di resilienza: la chiave infatti è che scopriamo, soprattutto da adulti, la motivazione a condividere. Sentire, intuire la nostra capacità di amare intesa come passione, amicizia, sino all’Agape: l’amore universale. Questo ci spinge a superare l’ostacolo insieme, aiutando noi stessi e l’altro.

Foto di John Hain da Pixabay

Ecco, sentiamo quiete, c’è serenità, un senso forse più reale della vita. Sappiamo aiutare e la speranza allora diviene viva e condivisa. Diviene il nostro oggi e domani nel rispetto di noi e dell’altro.

Solo così c’è la comprensione della trasformazione la nostra resilienza non è solo nostra e l’esempio è e sarà il nostro migliore alleato per imparare ed insegnare a vivere.

Insomma, come diceva W. Churchill, “Se attraversi l’inferno non ti fermare”: un invito ed al contempo un monito.

Bibliografia:
Jung C. G. – Red Book 1913-1930 (stesura Sonusham Dasamj), 2009
Freud. S –  Le neuropsicosi da difesa (1894) – Opere Boringhieri, II, Torino, 1968
Bergson H.-  L’evoluzione creatrice (1907)- Laterza Edizioni, Bari 195 .
Heider F. – La psicologia delle relazioni interpersonali (1958) – Il Mulino, Bologna, 1972
Jung C. G. – Adattamento, individuazione e collettività in Opere, Boringhieri, Torino, 1983.
Quadrio A- Venini L. -Aspetti biosociali dello sviluppo -Angeli Editore, Milano 1980
Hanson Rick e Forrest – La forza della resilienza – Giunti, 2020
Di Lauro D. – La resilienza – Xenia 2019
Wilsh Froma – La resilienza familiare -Raffaelli Cortina, 2018

Psicoterapeuta corporea, specializzata in sessuologia clinica, biosistemica, analisi sesso-corporea e PNL. Ha una formazione junghiana e lavora all'interno di un'attività che ho messo a punto in questi anni: la psicoterapia corporea creativa. È Presidente dell'associazione A.T.I.S.S. (Ass. Terapie Integrate e Studi Sessuologici), con la quale organizza convegni con cadenza annuale sui temi più attuali della psicologia.