Il mio gatto Cagliostro

Un racconto struggente sull'amicizia tra una donna sensibile e un animale saggio

di Sara Verderi. «Quando è arrivato ho capito che Cagliostro era il gatto che avevo chiesto in meditazione: nero, buono, amorevole. Un amico».

Ero una giovane sposina, quando mi balenò per la mente che avrei tanto desiderato un gatto, decisamente nero, con un buon carattere, uno che non facesse a brandelli le tende, uno con cui passare bei momenti nella vita. Non so perché formulai questo pensiero, a me che son sempre piaciuti i cani e che non avevo familiarità con i gatti, ma tant’è che presi questa decisione; non solo, in meditazione chiesi il gatto perfetto per me, proprio lui e nient’altro che lui.

Il mio gatto Cagliostro
Il gatto Cagliostro, nero, buono: un Guardiano.

Lo trovai dopo qualche ricerca, era perfetto: nero, buono, giovane e con una storia di abusi alle spalle. Era sponsorizzato da un’associazione che salvava gli animali, e dovetti firmare un bel contratto in piena regola per averlo.
Mi mentirono sulla sua età, dissero che era più giovane, ma quando lo vidi per la prima volta, non ne sapevo nulla. Andai con mio marito a vederlo. Era in una casa dove lo relegavano ad una vita in cucina, rinchiuso in quello spazio, senza poter uscire e fare la normale vita da gatto che m’immaginavo io: correre dietro agli animaletti da cortile, esplorare il balcone e miagolare ai piccioni, dormire appollaiato ovunque e fare le fusa ai padroni.

Invece era lì, magro come un chiodo, caduto dal balcone (nel tentativo di fuggire?), nutrito a pelli di salame e avanzi di cucina, con il viso più triste che avessi mai visto. Me ne innamorai immediatamente e lo portai fuori da quella casa, per trasportarlo nella mia e iniziare subito la nostra vita insieme.

La cosa strana fu che appena mi vide, mi corse incontro, come se lo sapesse già che stavo andando a prenderlo, come si corre incontro ad un’amica che ti ha telefonato prima per dirti che viene a prenderti e tu ti prepari di tutto punto, ansioso di vederla. Venne via entrando lui nel trasportino e la prima cosa che fece fu leccarmi le dita attraverso la griglia, che avevo prontamente chiuso, per evitare che quelle persone si rimangiassero la parola. Gli avevano dato anche un nome anonimo, Micio, che non gli si adattava per niente.
Scoprii con mia grande sorpresa e gioia, che invece lui aveva un altro nome, un nome importante, altisonante: si chiamava Cagliostro. Il mio cuore balzò nel petto: non poteva che essere lui il gatto che avevo chiesto. Un gatto nero, bello, buono, con un nome perfetto. Il mio gatto Caglisotro.

Il mio gatto Cagliostro
Si vede: un amore reciproco.

I primi tempi furono un po’ difficili, doveva dimenticare le botte e la negligenza subìta (aveva anche un’anca rotta, che guarì perfettamente), ma io mi adattai a lui immediatamente e il nostro rapporto diventò quasi simbiotico. Lui mi guardava e io capivo cosa mi stava comunicando. Erano sguardi, miagolii ed espressioni che mi facevano capire tante cose.

Diciamo che fin da subito iniziò ad essere il mio Guardiano. Dopo pochissimo mi divisi da mio marito incominciando una vita da single. E per Cagliostro fu il momento in cui pazientemente doveva farmi capire che i fidanzati che sceglievo non erano proprio il meglio per me.
Si mise subito all’opera. Ricordo un giorno, in cui era evidente che non sopportava proprio il fidanzato dell’epoca, ad un certo punto, dopo una lite con lui, si girò verso di me, mi guardò con uno sguardo come a dire: «Adesso sono proprio stufo. Miagolò con un tono strano e saltò giù dalla finestra della cucina. Era il primo piano.
Io sentii il tonfo sordo di lui che atterrava nel giardino sottostante e mi prese il panico. Capii perfettamente che se ne era letteralmente andato di casa, perché io ero tonta e lui doveva fare un gesto eclatante per farmi capire che era il momento di smetterla. Gli urlai in lacrime dalla finestra: «Cagliostro, ti prego, non te ne andare» E lui si girò, mi guardò con uno sguardo come per dire: «Non hai proprio capito niente allora». E sparì nella notte. Lo chiamai per tre giorni, telepaticamente, chiedendogli di tornare, avevo capito. Per tre giorni non tornò, anche se fugacemente in alcuni attimi si faceva vedere in giardino

Al quarto giorno, bussò alla porta. Corsi immediatamente ad aprirgli e lui mi guardò con un’espressione di disapprovazione, che però conteneva anche: «Torno perché non ho cuore a lasciarti da sola». Dopo pochi giorni, chiesi all’uomo che stava con me di andarsene di casa. Non poteva essere scelta più azzeccata. Cagliostro sapeva perfettamente cosa era meglio per me. Un altro giorno entrò in casa un uomo che aveva intenzione di corteggiarmi, ma io ero indecisa. Ci sedemmo sul divano a chiacchierare, lui era venuto in visita.
Cagliostro si parò fra noi due e dandomi la schiena cominciò ad inveire contro il malcapitato, il quale si ritraeva con terrore. Cagliostro gli stava dicendo che non gli piaceva per niente e di non tornare mai più, cosa che quest’uomo fece puntualmente. Non credo gli fosse mai capitato di trovare un animale domestico così determinato.
Nei tempi che seguirono, venni a conoscenza di cose molto gravi a riguardo suo, che mi fecero capire che ancora una volta lui mi aveva protetta, vedendoci molto lungo sulla questione.

Il mio gatto Cagliostro
Sara e Caglliostro: tante coccole.

Ma in tante altre cose il carattere e la particolarità di questo gatto si esprimeva, facendomi capire che in lui albergava un’anima antica, non un animale nel senso stretto della parola. Ricordo che un giorno facendo meditazione, mi addormentai sul divano ed ebbi un incubo, in cui un essere oscuro veniva a spaventarmi. In quel sogno, vidi Cagliostro entrare come in un film, e scagliarsi contro quell’essere facendolo a pezzi con i suoi artigli.

Mi svegliai di soprassalto, per vedere quel gatto meraviglioso seduto al mio fianco ad occhi chiusi, immobile come una statua: era in grado di camminare nei miei sogni e difendermi, cosa che solo i grandi sciamani sono in grado di fare. Meditava con me, salutava i miei amici, o si sedeva fra me e loro e mi seguiva ovunque. Quando lo portavo in campagna a fare vacanza, girava da solo, e al momento del ritorno a casa a Milano, telepaticamente gli chiedevo se volesse tornare o rimanere libero. Dopo pochi attimi, spuntava da qualche cespuglio ed entrava volontariamente nel trasportino e, con mio grande sollievo, tornavamo a casa insieme.

Ogni anno gli facevo quella domanda, per rispetto, e lui tornava di sua spontanea volontà. Non l’ho mai obbligato a fare nulla, rispettavo sempre le sue decisioni e gli chiedevo cosa volesse fare e lui mi rispondeva sempre. Era anche un gatto con un notevole sarcasmo. L’unico obbligo era la visita dal veterinario. Ricordo che quando capitava di eseguire degli esami del sangue, lui allungava la zampina, che nessuno aveva bisogno di immobilizzare e si faceva fare la puntura per estrarre il sangue e poi mi guardava.
Io all’inizio non capivo questi strani sguardi, ma poi puntualmente mi chiamavano dicendomi che la macchina non riconosceva il sangue e quindi non poteva leggere i risultati. E che il sangue si comportava in modo strano, come se si raggrumasse da solo, senza motivo. E mi chiedevano sempre: «signora ci scusi, non ci è mai successo. Vuole portarlo per ripetere gli esami?» E io rispondevo «No grazie, non si preoccupi». Tanto sapevo che il suo sangue non era normale, lo avevo capito già da tempo. Non gli feci più fare tali esami.

Quando arrivò la mia cagnolona Summer, una bulldog inglese piccola e pasticciona, lui la guardò e la prese immediatamente sotto la sua ala. Le insegnò tutto, dal salire le scale, che lei non sapeva fare, a rispettare le gerarchie, dato che era lui il capo. Summer dal canto suo, lo difendeva da ogni animale o persona minacciosa e Cagliostro agiva come un padre amorevole nei suoi confronti. Dormivano insieme e si amavano molto. Credo che Cagliostro abbia passato il testimone a lei per la mia cura.

Cagliostro e la bulldog Summer.
Un’amicizia davvero perfetta.

Usavo spesso parlare con lui in meditazione ed ogni volta mi appariva con forma umana, come fosse un guerriero saggio, cosa che ai tempi pensavo fosse una mia fantasia. Ma in effetti lui si dimostrò sempre di grandi vedute e molto protettivo e sicuramente molto equilibrato e saggio. Era una guida silente, ma molto potente. Un giorno gli chiesi se ci eravamo già incontrati. Mi rispose: «Ti seguo da sempre, sono stato con te di vita in vita, camminando al tuo fianco». Ricordo che mi commosse molto questa rivelazione, perché toccò il mio cuore e nel profondo la sentii vera. Mi venne confermata in varie occasioni da sensitivi diversi, senza che io chiedessi nulla. Lo guardavano ed esclamavano: «Ma quest’anima ti segue da sempre». E a me venivano le lacrime agli occhi. È così: certi legami si sentono nel cuore e nell’anima e non si possono spiegare a parole. Solo chi li ha provati, può capirli.

Arrivò il tempo in cui quel corpo fisico doveva essere lasciato, dopo ben 20 anni passati insieme. Non avrei mai voluto che arrivasse, ma per lui era tempo di andare. In realtà non aveva nessuna malattia, ma il decadimento fisico progrediva. In sostanza, il veterinario mi disse che era vecchiaia e stava semplicemente morendo. Si ritirò in un angolo della casa, e cominciò a dimagrire vistosamente e a scomporsi un po’ fisicamente. Il logorio dello stare sempre sdraiato aveva creato delle piaghe, di cui la più evidente era sul gomito, a forma di grande cuore. Un altro messaggio di profondo amore.

Il mio gatto Cagliostro
Un triste addio… o un arrivederci?

Gli ultimi giorni entrò in agonia e io non sapevo che fare. Telefonai al medico e lui mi disse che non poteva andare avanti così, che il gatto avrebbe dovuto essere abbattuto e mi diede un appuntamento. Mi spaventai moltissimo.
In quel momento suonò il campanello, era arrivato il pacco che avevo ordinato: dei bruchi vivi da allevare, che in qualche settimana sarebbero diventati crisalide e poi farfalla. Summer stava accoccolata vicino a Cagliostro, che era steso in camera. Dalla cucina potevo vederli. Nel pacco era fornita la pappa per i bruchi, ma andava cucinata. Presi una padella e mi apprestai a cucinare e intanto vigilavo su Cagliostro e Summer. Feci un’ultima preghiera a Cagliostro. Gli dissi mentalmente «Ti prego, non costringermi a portarti dal veterinario per la puntura, lo avrei per sempre sulla coscienza. Esci tu dal corpo, anche se mi fa male perderti».

Mentre cucinavo, con la coda dell’occhio vidi Cagliostro che alzava la testa e mi guardava. Pensai che era un buon segno che alzasse la testa, forse si stava riprendendo. Lui mi guardò intensamente e poi appoggiò la testa sulla zampina. Pensai che si stesse addormentando e mi sentii serena. Finii di cucinare la pappa e nutrii i bruchi, che mangiarono avidamente, per poi sistemarsi anche loro a riposare. Allora, raggiunsi Cagliostro e Summer, che nel frattempo si era alzata e mi guardava quasi con le lacrime agli occhi. Pensai che era tutto un po’ strano, non capii lo sguardo di Summer, così mi chinai per accarezzare Cagliostro e mi accorsi che era freddo e rigido: se ne era andato. Scoppiai a piangere. Summer piangeva con me. Una grande anima se ne era andata, come un angelo. Solo gli angeli se ne vanno salutando ed uscendo dal corpo. Anche stavolta mi aveva ascoltata e protetta. Aveva lasciato il corpo da solo.

È apparso per molto tempo in casa e nei miei sogni, sempre facendo le fusa e facendomi capire che stava bene, aveva solo cambiato frequenza. Era sempre con me e quando mi abituai alla sua assenza, non tornò piuù Il suo lavoro era terminato. Poteva continuare il suo viaggio, con me rimaneva una fedele compagna, Summer, a cui lui aveva insegnato tutto e passato il testimone.

Sono certa che rivedrò il mio gatto Cagliostro in una vita o in un’altra. In questa o in un’altra dimensione. Perché l’amore non muore mai, e Cagliostro ne è stato esempio vivente. Il regno degli animali è costellato di esseri magnifici, che riescono a far splendere le notti più oscure della nostra anima, perché hanno il potere dell’amore incondizionato. Sta a noi saperli riconoscere, loro si incarnano di volta in volta seguendoci nel nostro percorso, quando più ne abbiamo bisogno.

Milanese, laureata in giurisprudenza, giornalista e scrittrice. Segue lo sciamanesimo con Lupo Grigio, poi la School of Healing Wisdom con Ron Young, con cui lavora negli USA 2 anni come healer. Studia con Bert Hellinger costellazioni familiari e spirituali, con Peter Levine il trauma healing, poi il thetahealing®️ con Vianna Stibal, del quale è insegnante e Master certificate of Science e di cui tiene regolari corsi a Milano e dove richiesta. Fondatrice de Lo Studio a Milano. Website: saraverderi.com.