Il potere dell’immaginazione

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Pensiero e percezione visiva: da sempre sono considerati quasi compagni, elementi di uno stesso modo di essere. L’attività del pensiero può descrivere la realtà, magari trovando degli elementi che pur non facendo parte della realtà stessa sono in qualche modo collegati con questa. Tuttavia, attività elaborativa e percezione possono essere talvolta in contrasto, dare origine a risultati che non si accordano. Questo appare evidente in alcune situazioni. Per iniziare questa trattazione, incominciamo a considerare il fatto che la mente è in grado non solo di descrivere, ma anche di costruire delle realtà: mondi e realtà che non sono propriamente quelli che cadono sotto la fisicità, mondi forse paralleli, oppure divergenti, che sono qualcosa di diverso rispetto a quelli normalmente percepiti.

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La mente è in grado di creare mondi immaginari e di percepirli come reali.

Basta chiudere gli occhi per un istante e immaginare uno scenario possibile, che in questo momento diviene tangibile. Possiamo porvi tutti gli elementi che vogliamo, anche quelli che non fanno parte della realtà oggettiva o della nostra esperienza sensoriale, che ci danno le stesse sensazioni come se fossero tangibili e presenti.
Non a caso, la psicologia moderna dice che, per la nostra mente, realtà tangibile e quella immaginata sono in grado di attivare le stesse zone del cervello.


La Legge di Attrazione: vivere ciò che si desidera come già realizzato

Su questo si basa la Legge di Attrazione, che consiste nel riprodurre mentalmente delle situazioni da vivere come se fossero già realizzate: l’emozione che si prova ci condurrà verso la nostra meta da realizzare. C’è chi chiama tutto questo una creazione di una “connessione mentale” tra quello che noi vogliamo realizzare e il punto in cui siamo. Una sensazione pensata, quindi, può fornirci tutte le emozioni che ce ne dà una vissuta. Per questo spesso i media ci bombardano di notizie negative: in tal modo la persona sarà portata a vivere quelle situazioni come se fossero reali, a provarne le stesse sensazioni ed emozioni, rimanendo inevitabilmente condizionati, senza poter volare verso sensazioni ed emozioni più luminose per la propria vita.
La mente, quindi, è in grado di produrre realtà e di considerarle e percepirle come se fossero realmente presenti: naturalmente quando questo confine non viene più percepito si può parlare di situazioni patologiche. La psicosi è, per certi versi, non distinguere più la realtà che si immagina da quella che si vive, confondendo i piani.Questo discorso ci porta nel tema che vogliamo trattare. La grandezza della mente, come appena visto, è anche quella di costruire strutture che non cadono sotto l’osservazione tangibile, ma che sono in grado di astrarla, pur mantenendo il contatto con quest’ultima. Costruire quindi un modello che non descrive più la realtà, ma che la astrae, costruendo altre realtà differenti. In questo caso, quindi, partiremo dall’osservazione tangibile, per costruire qualcosa d’altro, che ne mantiene un contatto, ma che astrarre ed estende la percezione. E giungendo, in alcuni casi, anche a dei veri e propri paradossi di pensiero e di percezione.
Il rapporto tra realtà mentale e percezioni sensoriali è oggetto di studio sin dal passato. E affonda le sue radici in epoca remota. Parte della filosofia greca di è interessata a questo considerare la realtà qualcosa che non è quella che noi viviamo e percepiamo, ma altro, qualcosa che ne esula.

La percezione: un modello soggettivo e quindi illusorio
Parecchi di voi ricorderanno il paradosso della freccia e dell’albero.

La freccia che non raggiungerà mai l'albero (qui Steve in Robin Hood)
Il paradosso della freccia e dell’albero (Russel Crowe in “Robin Hood”).

In base a questo si va a dimostrare che la freccia non toccherà mai l’albero verso il quale viene lanciata. Infatti, per giungere all’albero, la freccia dovrà passare dalla metà del percorso. Nel percorso restante dovrà passare ancora dalla metà, e così via. Quindi, continuando in questo modo, la freccia si avvicinerà sempre di più all’albero, senza mai raggiungerlo. Il fatto di raggiungerlo, in questo modo, non diviene più un qualcosa di tangibile, ma solo un’illusione dei sensi.
Facendo un passo indietro, tutta la nostra percezione è un qualcosa di soggettivo. Infatti, le percezioni che giungono a noi vengono raccolte dal sistema nervoso e portate al cervello. Il sistema nervoso è stato definito come i fili che portano i segnali alla centrale, che è rappresentata dal cervello, il quale elabora le informazioni che il sistema nervoso gli porta. Ma questa elaborazione deriva da tantissimi fattori, compreso quello che noi sentiamo e a cui crediamo. I segnali che giungono dall’esterno entrano nel cervello e quello che percepiamo non è la realtà, ma una nostra rappresentazione, un modello della realtà effettuato da noi stessi. Un modello che, quindi, potrebbe rivelarsi illusorio.
Queste deduzioni, che sono vere dal punto di vista logico, anche se i sensi dicono il contrario, appartenevano ai filosofi della cosiddetta “Scuola Eleatica”, il cui fondatore fu Parmenide. Gli Eleati concludevano quindi che la realtà che percepiamo è solo un’illusione dei sensi, mentre la vera realtà ci deriva dall’attività logica.
Tornando al discorso che facevamo prima sulla mente, noi percepiamo in ogni istante migliaia e migliaia di stimoli, ma il cervello ne elabora solo una parte, in base ai quali costruirà un modello di realtà. Tutto ciò che la  mente non accetta, per motivi culturali o di principi, non viene considerato né viene elaborato. Questa idea va a ribaltare il concetto di illusione sensoriale di cui si parlava prima, trasformandolo in qualcosa del tipo: una persona vede ciò in cui crede. Sarebbe, quindi, l’accettare qualcosa o il non accettarlo che ci permette di percepirlo oppure no. La mente vede, effettivamente, quello che vuole vedere, anche grazie a fattori culturali e di educazione.

Le illusioni ottiche
È il caso delle cosiddette “illusioni ottiche”: si tratta di oggetti che sono differenti da come li percepiamo.
Queste si possono dividere in tre categorie: ottiche propriamente dette, che dipendono, quindi, da fenomeni puramente ottici, che dipendono dal nostro sistema percettivo, e cognitive, che dipendono quindi dal nostro sistema di pensiero, da quello che noi crediamo sia la realtà.

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La scacchiera di Adelson: di quanti colori sono i quadrati?

Interessante, a tal proposito, il paradosso visivo della “Scacchiera di Adelson”, che lo stesso ha pubblicato, nel 1995, su “Vision Science”. Questa scacchiera presenta due caselle, A e B, dello stesso colore. Eppure le percepiamo di colori differenti. Le spiegazioni possono essere diverse; una, legata alla fisiologia della percezione, è indicata sull’articolo di cui al link. Quello che appare interessante è che, comunque, portando la scacchiera in un luogo dove la popolazione non aveva mai visto una scacchiera, le caselle venivano percepite dello stesso colore. Quindi, verosimilmente, è proprio il nostro credere che queste caselle siano di colori differenti che ci fa percepire queste in quel modo, mentre non lo sono. È anche interessante notare, a questo proposito, che anche cercando di convincerci che questo non è vero continuerà ad apparirci come tale.
Tutto questo dimostra che quello che noi definiamo “ragione” è soltanto un piccolo elemento del processo percettivo ed elaborativo, che ha radici ben più remote. In effetti, l’idea che con la ragione si possa controllare tutto è un’idea ottocentesca (che molti seguono ancora), del tutto smentita dalla filosofia del ‘900, con la scoperta, se così si può dire, dell’inconscio e del fatto che la maggior parte della mente è inconscia.
Un’altra illusione interessante è quella dei “Tavoli di Sheppard”. Qui vengono rappresentati due tavoli, assolutamente identici, ma posti in posizioni differenti. Questa differente collocazione spaziale li fa apparire come differenti, mentre sono uguali. Questo ci dice che noi percepiamo le cose anche in base alla posizione fisica. Forse anche perché crediamo che una cosa debba essere così.

La teoria dell’Universo Illusione di Alain Aspect
Quanto visto sinora per le illusioni ottiche ci dice che le nostre percezioni non dicono sempre il vero e che, molte volte, la realtà che percepiamo non è quella che davvero è. Ma cosa è, effettivamente, la realtà? Esiste una realtà vera e propria da percepire? O la realtà è soltanto la forma che noi diamo a qualcosa che potrebbe non avere una forma ben precisa e definita?

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illuottmis7 Due immagini illusorie: in entrambe le righe sono parallele.

Questa domanda se la sono posti diversi scienziati e uomini di cultura. Tra questi, possiamo porre in evidenza il fisico Alain Aspect, il quale ha elaborato la teoria dell’Universo Illusione, con la quale vuole dimostrare che quello che percepiamo sono in realtà soltanto onde e frequenze, che la nostra mente trasforma in suoni e immagini. Nella sua elaborazione, Aspect dimostra che quelle che chiamiamo distanze sono in realtà solo dovute alla nostra percezione e che in realtà queste separazioni non esistono.
La considerazione che Aspect fa ha, secondo me, anche molte implicazioni filosofiche e spirituali. Infatti, se consideriamo le distanze come illusione, questo equivale a dire che tutto è Uno, che in realtà la separazione deriva solo dalle nostre percezioni. Anche a livello spirituale si dice che la percezione di separazione è illusoria e che in realtà tutto è parte della stessa matrice.
Per comprendere la sostanza di quanto la teoria dell’Universo Illusione va ad affermare, consideriamo un apparecchio televisivo: se una persona l’avesse visto duecento anni fa, avrebbe potuto pensare che al suo interno ci fossero delle persone. Ma oggi sappiamo che ci sono soltanto onde e frequenze, che vengono codificate in persone e suoni. Questo, quindi, potrebbe essere il modello del nostro universo: un insieme di onde e frequenze che la nostra mente codifica in suoni e immagini, similmente a come fa un apparecchio televisivo, che mostra sullo schermo onde e frequenze come immagini e suoni.
Questo modo di vedere le cose non è così in contrasto con la fisica di oggi, di cui accennavo all’inizio. Tutto il ‘900 è stata caratterizzato dalla dissoluzione di quello che dicono le percezioni, per trovare un modello di realtà più astratto. Grazie a questo, si è arrivati a definire una fisica che lavora su modelli astratti e che è sempre più indipendente dalle percezioni sensoriali. Una fisica, in parole povere, in grado di definire elementi e strutture in modo puramente astratto, dove l’esperienza sensoriale, di fatto, appare secondaria, se non addirittura contrastante con l’osservazione astratta. La stessa definizione di universo multidimensionale pone un modello di universo molto diverso da quello che noi percepiamo. Facendoci comprendere che quello che vediamo è soltanto una piccola parte di un qualcosa di molto complesso. Un fisico affermava che la materia non è altro che una proiezione tridimensionale di qualcosa di multidimensionale.
Il negare un valore assoluto alle percezioni permette quindi di indagare modelli che ne siano indipendenti, che riescano ad astrarsi da queste, creando qualcosa che le supera, le sublima, che non ne dipende più. Si assiste in campo scientifico sempre più alla costruzione di una realtà che va al di là della percezione, ma che riesce a farci comprendere cose che la percezione stessa non è in grado di afferrare. Nello stesso tempo, però, siamo invitati ad allargare sempre di più le nostre percezioni, in modo da poter avvicinare la realtà che percepiamo a quel modello astratto che la descrive nella sua totalità, rivelandoci le cose più belle e forse incredibili.

Per saperne di più:
Sulla scacchiera di Adelson: http://fotogartistica.blogspot.it/2012/02/scacchiera-di-adelson-illusioni-ottiche.html
Sull’Universo Illusione: http://www.xmx.it/universoillusione.htm
Altri siti:  http://utenti.quipo.it/base5/scienze/illuottimisure.htm

Nato a Milano. Laureato in Matematica, ha sempre visto la matematica e la fisica come una sorta di “sesto senso”, che ci fa intuire nuovi mondi, anche dentro di noi. Cercando una visione unitaria dell'uomo e della cultura, si è occupato di diverse cose, spaziando dall'insegnamento al giornalismo. Ha collaborato con diverse riviste, occupandosi dei più disparati argomenti, dal cinema al turismo, alla spiritualità. Parte importante, per lui, è anche la musica, che pratica attivamente, e che per lui è anche un modo per andare al cuore dell'uomo.