Krishnamurti: la visione profonda

È come un lampo di luce, che ci permette di vedere tutto con chiarezza

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di Filippo Falzoni. L’importanza di saper osservare e ascoltare per raggiungere la consapevolezza.

Alla fine di tutte le foglie, grandi e piccole, c’era una goccia d’acqua che scintillava al sole come uno straordinario gioiello. E c’era una leggera brezza che, però, non disturbava in alcun modo né distruggeva la goccia sulle foglie lavate dall’ultima pioggia.

Krishnamurti: la visione profonda
Foto di Markus Distelrath da Pixabay

Era una mattina molto tranquilla, piena di gioia, serena e con un senso di benedizione nell’aria. Mentre osservavamo la luce scintillante su ogni foglia pulita, la terra diventava straordinariamente bella, nonostante tutti i brutti cavi e pali telegrafici. Nonostante tutto il rumore del mondo, la terra era ricca, stabile, durevole. E sebbene ci fossero qua e là terremoti estremamente disastrosi, la terra era ancora meravigliosa. Non si apprezza mai la terra, a meno che non si viva veramente con essa, non si lavori con essa, non si affondi la mano nella polvere per tirar su grosse rocce e pietre: non si conosce mai la straordinaria sensazione di esistere assieme alla terra, ai fiori, agli alberi giganteschi, all’erba resistente e alle siepi lungo la strada.

Krishnamurti: la visione profonda
Foto di Ľubomír Šugár da Pixabay

Quella mattina tutto era vivo. Mentre osservavamo, c’era una sensazione di grande gioia e il cielo era azzurro, il sole stava lentamente uscendo da dietro le colline e c’era luce. Guardavamo il tordo che, posato sul cavo del telefono, faceva cose bizzarre, saltava in alto, faceva giravolte e poi tornava giù, allo stesso posto di prima.

E mentre osservavamo l’uccello che si divertiva ad avvitarsi nell’aria e a tornare giù, con gridi striduli e gioia di vivere, esisteva soltanto quell’uccello, l’osservatore non esisteva. L’osservatore non c’era più, c’era solamente l’uccello, grigio e bianco, con la coda lunga. Quell’osservazione era priva di ogni movimento di pensiero, una pura osservazione del tramenio dell’uccellino che si divertiva.

Non osserviamo mai a lungo. Quando osserviamo con grande pazienza, osserviamo senza percepire l’osservatore, osserviamo quegli uccelli, quelle goccioline sulle foglie tremolanti, le api, i fiori e la lunga fila di formiche, il tempo cessa, il tempo si arresta. Non impieghiamo il nostro tempo a osservare, non abbiamo la pazienza di osservare. Si impara moltissimo dall’osservazione: osservare la gente, il loro modo di camminare, i discorsi, i gesti. Si può scoprire la vanità o la trascuratezza dei loro corpi. Sono indifferenti, induriti.

aquila. Foto di Mickey Estes da
Foto di rottonara da Pixabay.

C’era un’aquila che volava alta nel cielo, volteggiando senza battere le ali, lasciandosi trasportare dalla corrente d’aria al di là delle colline fino a sparire alla vista.

Osservare, apprendere: l’apprendimento è tempo, ma l’osservazione non ha tempo. È come quando ascolti, e ascolti senza alcuna interpretazione, senza alcuna reazione, quando ascolti senza alcun preconcetto. Ascoltare quel tuono in cielo, il tuono che rimbomba tra le colline.

Non si ascolta mai completamente, c’è sempre un’interruzione. Osservare e ascoltare sono una grande arte: osservare e ascoltare senza alcuna reazione, senza alcuna percezione dell’ascoltatore o del vedente. Dall’osservazione e dall’ascolto impariamo infinitamente di più che non dai libri. I libri sono necessari, ma l’osservazione e l’ascolto ti affinano i sensi.
Perché, dopo tutto, il cervello è il centro di tutte le reazioni, dei pensieri e dei ricordi. Ma, se i tuoi sensi non sono estremamente vigili, non puoi osservare, ascoltare e apprendere veramente, non soltanto come agire ma anche come apprendere, che è il terreno adatto a far crescere il seme della virtù.

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Foto di blende12 da Pixabay.

Dove ci sono un’osservazione e un ascolto chiari e semplici, c’è una consapevolezza: la consapevolezza del colore di quei fiori, rosso, giallo, bianco, delle foglie primaverili, degli steli, così fragili e delicati, la consapevolezza del cielo, della terra e di quelle persone che stanno passando e che hanno continuato a chiacchierare per tutta la strada.

Non hanno mai guardato gli alberi, i fiori, il cielo e le meravigliose colline. Non sono neppure consapevoli di quanto sta accadendo attorno a loro. Parlano a lungo di ambiente, di come proteggere la natura e così via, ma sembra che non siano consapevoli della bellezza e del silenzio delle colline e della dignità di un vecchio albero meraviglioso. Non sono neppure consapevoli dei loro pensieri, delle loro reazioni, né sono consapevoli del modo in cui camminano, dei loro abiti. Questo non vuol dire che debbano essere egocentrici nelle loro osservazioni, nella loro consapevolezza, ma semplicemente consapevoli.

Quando siamo consapevoli possiamo scegliere tra le cose da fare e quelle da non fare, tra provare attrazione e avversione, tra i preconcetti, le paure, le ansie, le gioie che abbiamo ricordato, i piaceri che abbiamo ricercato, e pensiamo che questa possibilità di scelta ci dia la libertà. Ci piace la libertà di scelta; pensiamo che la libertà sia necessaria a scegliere o, piuttosto, che la scelta ci dia un senso di libertà, ma non c’è scelta quando le cose vengono viste con molta, molta chiarezza.

Foto di LhcCoutinho da
Foto di LhcCoutinho da Pixabay

E questo ci porta a una consapevolezza senza scelta: essere consapevoli senza alcuna attrazione o avversione. Quando c’è questa consapevolezza veramente semplice, onesta e senza scelta, essa conduce a un altro fattore: quello dell’attenzione. La parola stessa vuol dire volgersi verso, afferrare, trattenere, ma questa è ancora l’attività del cervello, è nel cervello. Osservazione, consapevolezza, attenzione si trovano entro l’area del cervello, e il cervello è limitato, condizionato da tutte le usanze delle generazioni passate, dalle impressioni, dalle tradizioni e da tutte le follie e le virtù dell’uomo.

Quindi, tutte le azioni che nascono da questa attenzione sono ancora limitate, e ciò che è limitato deve portare inevitabilmente il disordine. Quando si pensa solo a se stessi dalla mattina alla sera ‑ alle proprie preoccupazioni, ai propri desideri, alle richieste e alle soddisfazioni ‑ questo egocentrismo, essendo molto, molto limitato, deve causare attriti nei rapporti con gli altri, anch’essi limitati; devono esserci attriti, devono esserci tensioni e inquietudini di vario genere, la perenne violenza degli esseri umani.

meditazione1Quando si sta attenti a tutto questo e si è consapevoli senza scelta, nasce la visione profonda. La visione profonda non è l’atto del ricordare, la continuazione della memoria.

È come un lampo di luce. Vedi con assoluta chiarezza tutte le complessità, le conseguenze, gli intrecci. In questo caso la visione profonda è azione completa. In essa non ci sono rimpianti, ripensamenti, sensi di oppressione, discriminazioni. È pura, limpida visione profonda: una percezione che non ha la minima ombra di dubbio.

Quasi tutti viviamo dapprima nella certezza ma, quando diventiamo adulti, tale certezza si muta in incertezza e moriamo nell’incertezza. Se invece si comincia dall’incertezza, dubitando, interrogandosi, chiedendo, facendo richieste, nutrendo seri dubbi riguardo al comportamento umano, a tutti i rituali religiosi, alle loro immagini e ai loro simboli, da questi dubbi deriva la chiarezza della certezza.

La visione chiara, profonda della violenza, per esempio, basta ad allontanare ogni violenza. La visione profonda è al di fuori del cervello, se possiamo dire così. Non appartiene al tempo. Non appartiene ai ricordi o alla conoscenza e, quindi, di per sé e con la sua azione cambia le cellule stesse del cervello. La visione profonda è completa e, grazie alla sua completezza, permette un’azione logica, sana e razionale.

mente non localeL’intero movimento dell’osservare, dell’ascoltare, fino al fragore della visione profonda, è un unico movimento; non arriva poco alla volta. È come una freccia fulminea.

E soltanto la visione profonda può decondizionare il cervello, non lo sforzo del pensiero, che è determinazione, il vedere la necessità di qualcosa; niente di tutto ciò porterà alla libertà assoluta dal condizionamento.

Tutto questo è tempo e la fine del tempo. L’uomo è legato al tempo, e questo legame con il tempo è il movimento del pensiero. Quindi la visione profonda assoluta si ha quando il pensiero e il tempo si arrestano. Soltanto allora il cervello potrà sbocciare, e soltanto allora si potrà avere un rapporto completo con la mente.

Psicologo, ha seguito corsi d’analisi Junghiana e corsi post laurea presso la “California Family Study Foundation” di Los Angeles, il Mental Research Institute di Palo Alto (San Francisco) e l'UCLA (University of California Los Angeles). Ha sviluppato il "Rebirthing ad approccio Transpersonale" integrando i suoi studi con i più recenti sviluppi della ricerca nel campo della psiche. Conduce seminari didattici ed esperienziali, svolge sedute individuali, scrive e insegna. Website: www.filippofalzoni.com - www.facebook.com/falzonigallerani.filippo