Come sarà il medico del futuro

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Homeopatia2Finalmente una buona notizia sul fronte dell’Omeopatia e delle CAM (Complementary and Alternative Medicines), troppo spesso osteggiate, combattute, denigrate, per motivi a volte di ignoranza (nel senso di “non sapere”, non aver approfondito, non solo le medicine complemenari, ma neppure la Fisica Quantistica, che ha rivoluzionato la scienza), ma spesso per motivi più economici che scientifici. Infatti l’Italia è il terzo mercato europeo per i medicinali omeopatici, quindi un mercato molto florido e importante per le industrie del settore, che interessa da 11 a 15 milioni di persone, e quindi scomodo per le lobbies della chimica di sintesi. Forse non a caso l’anno scorso il decreto Balduzzi – poi convertito in legge – voleva imporre tariffe di registrazione per i rimedi omeopatici e antroposofici settecento volte superiori a quelle precedenti. Questo avrebbe costretto molte aziende a chiudere o a fare tagli drastici nelle linee di prodotti. Ma per fortuna tale decreto è stato recentemente annullato dal TAR del Lazio, che ha dichiarato gli aumenti richiesti illegittimi.
Molti medici tradizionali non accettano l’Omeopatia ricusando le ricerche fatte, sia sulla memoria dell’acqua sia sulla validità dei rimedi, anche se, ad esempio, l’Università di Medicina sia di Milano che di Bologna organizzano già corsi di Medicine Non Convenzionali (come ad esempio agopuntura, fitoterapia, omeopatia).

Bologna.
Bologna. Il prof. Paolo Roberti di Sarsina, uno dei promotori del master “Sistemi Sanitari, Medicine Tradizionali e Non Convenzionali”.

E recentemente c’è stato un altro attacco alle CAM, questa volta sul piano scientifico, ma tutto sommato di scarsa importanza, che dimostra solo la chiusura mentale e persino antiscientifica di chi si erige a difensore della Scienza, rimanendo ancorato a una visione del passato, ormai superata. Due medici, Maurizio Pandolfi, ex professore di Oftalmologia, e Giulia Carreras, dell’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica, hanno espresso il loro “inappellabile” giudizio sulle CAM, argomentando il loro pensiero in un articolo apparso recentemente su European Journal of Internal Medicine. Secondo i due ricercatori, “le Medicine Complementari e Alternative non possono definirsi basate sulle evidenze”, e “la soluzione più facile per spiegare l’eventuale successo terapeutico delle CAM è quella dell’effetto placebo”.
“La presa di posizione dei due colleghi”, ha replicato il professor Paolo Roberti di Sarsina, dell’Osservatorio Metodi per la Salute dell’Università di Milano-Bicocca, esperto di fama internazionale nell’ambito delle Medicine Non Convenzionali “è ciò che di più antiscientifico si possa immaginare. Ormai, nonostante i pregiudizi e l’assenza di finanziamenti per la ricerca, sono numerosi gli studi scientifici pubblicati sulla banca dati PubMed che confermano la superiorità delle MNC (Medicine Non Convenzionali) rispetto al placebo. Tra l’altro l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emanato il nuovo piano strategico mondiale per la valorizzazione delle CAM/MNC: vogliamo sostenere che pure l’OMS ha un approccio anti-scientifico?”.

Un master post-universitario aperto a tutti i laureati
Nonostante le difficoltà, si sta facendo strada la necessità di creare una nuova figura di medico. Come affermava già negli anni ’70 Oreste Speciani, padre della Medicina Integrata, “la medicina è una sola e una soltanto, quella che guarisce il malato. Il medico deve saper usare gli strumenti a sua disposizione, sia allopatici che naturali”.
Così il medico del futuro è colui che saprà integrare al meglio gli interventi farmacologici tradizionali, le medicine complementari di origine biologica e gli interventi non farmacologici, per agire armonicamente sull’individuo tenendo conto dell’intera rete informativa che regola il buon funzionamento del corpo umano e dell’inscindibilità tra mente umana e organismo biologico.

Ippocrate, su cui fino a poco tempo fa i laureandi giuravano
Ippocrate,  su cui fino a poco tempo fa i medici giuravano prima di intraprendere la professione, dichiarando tra l’altro: “Giuro di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale”.

In questa ottica di apertura e di conoscenza, l’Università Bicocca di Milano promuove e sostiene anche nell’edizione 2014/2015 il Master di I livello in “Sistemi Sanitari, Medicine Tradizionali e Non Convenzionali” attivato dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale in collaborazione con la Facoltà di Medicina e in partnership con GUNA, azienda leader in Italia nel settore delle medicine naturali e di origine biologica. Il Master, che ha aperto in questi giorni le iscrizioni al nuovo anno, è un progetto dell’Osservatorio e Metodi per la Salute (OsMeSa), diretto dalla Prof. Mara Tognetti Bordogna del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, e dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus, coordinata dal professor Paolo Roberti di Sarsina, psichiatra, che già all’Università di Bologna e a quella di Milano è stato docente e coordinatore al corso sulle Medicina Tradizionali e non Convenzionali.
“Il progetto di questo master, alla sua quarta edizione, è aperto a medici ma anche ad altri laureati”, ci dice. “L’idea è di creare un nuovo professionista con un’adeguata forma mentis, in grado di integrare le diverse medicine e gli aspetti clinico assistenziali con quelli gestionali ed economici, per contribuire all’alleanza tra le professioni, un unicum nel panorama delle offerte post-laurea. Il master, che offrirà strumenti teorici ed operativi, è finalizzato all’inserimento lavorativo all’interno del Sistema Sanitario e del più ampio contesto del Sistema per la Salute”.

E’ possibile cambiare lo stato delle cose?
Ecco, l’esperienza con i medici spesso è deludente. Io ricordo ancora il medico condotto della mia infanzia, che entrava in casa come un amico di famiglia, passava la mano sulla fronte, affettuoso, rassicurante, disponibile a qualunque ora per i casi più gravi. Qualche medico così c’è ancora, ma il più delle volte il medico di base è diventato poco più di un funzionario dell’ASL, che non ha un reale colloquio con il paziente se non per compitare le ricette, non si interessa della storia della sua vita e spesso non lo visita neppure, ma lo spedisce a fare esami specialistici, certo importanti per individuare le patologie, ma non sufficienti. La malattia è legata anche alle emozioni, ai traumi, alle insoddisfazioni, al bisogno di essere amati, di essere di nuovo al centro dell’attenzione e delle cure. E’ legata a un ambiente malato, dove subiamo inquinamento di tutti i tipi, dai cibi adulterati ai campi elettromagnetici creati dagli apparecchi elettronici (che teniamo anche in camera da letto). E poi nodi di Hartmann sotto il letto, gabbie di Faraday, create da strutture di cemento armato, moquettes, luci al neon… Cosa ho dimenticato? Scorie elettroniche, scie chimiche, pensieri negativi… Molte guarigioni impossibili sono avvenute quando la persona decide di cambiare vita, di chiudere una reazione malata, di lasciare un lavoro frustrante o la vita di città per vivere in un ambiente più sano. Ma possiamo chiedere a un medico di prendersi realmente carico di noi? C’è anche da dire che è ognuno di noi è responsabile della propria salute: come possiamo pretendere la guarigione quando ci nutriamo con cibi tossici, fumiamo, facciamo uso di alcol e droghe, anche quelle di Stato, psicofarmaci o antibiotici, quando non sono necessarie?

Il dr. Alessandro Pizzoccaro, presidente delal Guna, che sostiene il master all'Università Bicocca.
Il dr. Alessandro Pizzoccaro, presidente delal Guna, che sostiene il master all’Università Bicocca.

Chiediamo ancora, al professor Roberti di Sarsina, come dovrebbe essere il medico che lui si propone di formare. Tra l’altro ha scritto recentemente un esauriente articolo su queste tematiche sulla rivista Advanced Therapies (Ipsa editore).
“La Medicina Centrata sulla Persona è il paradigma su cui vogliamo e dobbiamo fondare la Medicina del XXI secolo”, risponde. “Essa pone al centro dell’operare medico la persona, nella sua unità di corpo, anima e spirito, che diventa soggetto agente della sua salute e della sua vita presente e futura. Diventa allora cruciale lavorare attivamente per una reale collaborazione tra medici, terapisti e pazienti per costruire una medicina ove la centralità della persona, di quel singolo individuo, che ha la sua biografia, il suo ambiente di vita, il suo sistema di relazioni, la sua storia clinica, diventi il centro dell’operare terapeutico. All’interno di tale paradigma, sono centrali i concetti di Salutogenesi e di Resilienza.
La malattia diventa un’occasione, nella vita e nella storia di quel singolo paziente, di autoconoscenza, di crescita della consapevolezza di sé e degli altri, che può diventare strumento di sviluppo per l’individuo e per le persone che lo circondano. Il disagio di cui il paziente soffre e per cui chiede aiuto può essere il punto di partenza per ricostruire l’unità del suo essere e la possibilità di un’evoluzione. L’accrescersi della resilienza è una possibilità, che può conseguire ad un evento morboso, anche grave. Vedere e vivere un evento morboso non come disgrazia, ma come passaggio cruciale e ineludibile nella biografia di quell’essere umano porta ad una trasformazione radicale del concetto di malattia e salute. Prendersi carico della propria salute secondo la visione salutogenetica, con azione pro-resiliente e pro- attiva, non delegandola tout court ai medici e agli “specialisti” comporta un passaggio epocale del paziente da “oggetto” di osservazione e cura della biomedicina (che lo restituisce “riparato” il prima possibile all’ambiente da cui proviene) a “soggetto” responsabile ed operante, protagonista del suo processo di guarigione”.
Questo per quanto riguarda la persona: e il medico?
“Come medici abbiamo il compito di fare uscire la medicina da una tecnica che raccoglie dati, con un suo linguaggio per iniziati e con un pensiero astratto che riduce l’essere umano a puro oggetto di osservazione, ad una viva e dinamica comprensione dell’essere umano malato che nasce dall’incontro tra persone, nel quale il paziente è un essere vivo, senziente e unico con il quale è necessario cominciare un dialogo e condividere le scelte terapeutiche. La malattia diventa così uno strumento che può aprire un incontro tra chi chiede aiuto e chi dà aiuto: da qui può generarsi una reale  comprensione del processo patologico in atto e avviare un processo di cura e guarigione. È necessario che il medico e il terapeuta sviluppino l’empatia, che dà al sentire un valore conoscitivo” e, ancor prima di un “saper fare” è “un saper essere con”.

Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata. Mailto: manuela.pompas@gmail.com