Il linguaggio dei fiori

Che cosa ci raccontano forme e colori dei fiori più belli

di Cristina Penco. In primavera, tante manifestazioni in Italia dedicate ai fiori, simbolo di bellezza e di rinascita.

Il linguaggio dei fiori
Foto di Мария Ткачук da Pixabay.

Presso gli antichi Romani, tra fine aprile e i primi di maggio, si celebravano le Floralie (Floralia), feste in onore della dea Flora. Per l’occasione, presso il Circo Massimo, si tenevano dei giochi a cui gli spettatori assistevano indossando abiti variopinti, vietati in altre circostanze.
Le porte delle dimore venivano adornate con ghirlande di fiori, e tutti, sul capo, indossavano corone floreali.  Erano i vari modi con cui si onorava il risveglio primaverile della natura, anche per propiziare il rigoglio e la conservazione dei raccolti agricoli.

I fiori, simbolo di bellezza senza tempo

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Euroflora Official Twitter

A distanza di millenni da allora, ancora oggi lo stesso periodo dell’anno è dedicato a manifestazioni come Euroflora a Genova, Orticola a Milano, Floracult a Roma, solo per citare alcune delle più visitate attualmente.

I fiori, del resto, sono espressione di rinascita della natura e simbolo di bellezza senza tempo, rappresentano un gesto gentile e discreto quando vengono regalati, costituiscono un veicolo di comunicazione per far arrivare messaggi che, per pudore, timidezza o altro, si fatica a verbalizzare.

E ciò resta immutato – anzi, è ancora più incisivo, paradossalmente – in un’era iper-tecnologica come la nostra, dove si è perennemente connessi e si interagisce di continuo, ma spesso non si riesce ad andare in profondità negli scambi e nei confronti o, ancora peggio, non si è in grado di trasmettere all’altra persona, le proprie intenzioni in modo chiaro, spontaneo e sensibile, così come, invece, fanno ancora fiori e piante nella loro semplicità silenziosa.

Il linguaggio dei fiori
La Florigrafia, il linguaggio a essi associato, era già oggetto di studi e approfondimenti nel Medioevo e poi nel Rinascimento, ma conobbe un forte sviluppo soprattutto nel XIX secolo. In Inghilterra il di Miss Corruthers (1876) divenne un libro molto famoso, considerato tutt’oggi come una sorta di “bibbia” sull’argomento.

Ogni fiore ha un proprio significato, unico e profondo, fatto di colori, profumi, forme e sensazioni, che arricchiscono il valore simbolico di un momento importante o di un dono speciale, d’amore, di amicizia, di ringraziamento, di affetto.

Nella cultura giapponese

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Foto di gayulo da Pixabay.

Nella cultura giapponese i fiori rivestono da sempre un ruolo molto importante. La loro osservazione specifica e dedicata (hanami) ha un’alta valenza sociale dal momento che unisce le persone, rinsalda la sintonia tra familiari e amici all’aperto, in mezzo a feste, cibo e musica.
E non riguarda solo i celebri fiori di ciliegio (sakura): la deliziosa e rigenerante pratica è nata con quelli di pruno (ume) ed è splendida anche per quelli di pesco (momo).
Un’attività contemplativa che si estende, meritoriamente, anche al muschio rosa, ai glicini, alle ortensie, ai girasoli, alla lavanda. Il loro linguaggio e significato, nel Paese del Sol Levante, viene indicato con il termine hanakotoba.

I fiori, simboli e miti
La lettura di Florario di Alfredo Cattabiani conduce in un viaggio nell’immaginario ispirato dall’universo vegetale. Un percorso tra paesi reali e fantastici, attraverso riti pagani, ebraici, cristiani, musulmani, induisti, shintoisti, taoisti e buddhisti, lungo il quale si incontrano divinità e protagonisti di favole, miti e leggende, si rievocano proverbi e usanze, si riscoprono poesie e opere d’arte.

L’autore, rinomato studioso (1937-2003), ricostruisce con competenza e sapienza il mondo verde e fiorito grazie alle sue numerose e approfondite conoscenze nel campo della fenomenologia religiosa, del simbolismo e delle tradizioni popolari.

Scrive Cattabiani: “Le piante, che ci sono antenate, sorelle e protettrici, hanno ispirato non soltanto illuminazioni simboliche, cibi e farmaci, ma anche leggende, proverbi, poesie, opere d’arte e usanze in un mosaico ampio e variegato: rievocati in questo libro il cui titolo, Florario, è ispirato alla dea coronata di fiori – Flora, appunto – che nell’antica Roma aveva la funzione di proteggere tutti i vegetali utili all’uomo nel momento delicatissimo della loro fioritura. Il suo nome ispirò a Linneo quello che oggi indica il complesso delle piante, spontanee o coltivate, di un determinato territorio”.

Rivisitare la storia attraverso i fiori

Foto di congerdesign da Pixabay.

Florario è un volume consigliato a chi vuole andare oltre l’approccio scientifico-botanico. Spiega ancora lo scrittore: “Ripercorrere da tale punto di vista i fiori, le piante, gli alberi così come gli ortaggi o i legumi, significa infatti rivisitare la nostra storia, gli strati della nostra cultura alta e popolare: dai più profondi a quelli più recenti, da Dante al più ingenuo proverbio campagnolo, dall’uso medicinale o magico delle erbe al linguaggio amoroso dei fiori.

In queste pagine appaiono dee e protagoniste di favole come Cenerentola, personaggi dell’Antico Testamento accanto a santi, paesi reali e immaginari, riti religiosi pagani e cristiani insieme con cerimonie”.

Il matrimonio tra gli alberi

Un faggio. Foto di FelixMittermeier – Pixabay.

Una tra tutte, il toccante matrimonio degli alberi che si celebra ogni anno, in occasione della festa di sant’Antonio di Padova a Castelsaraceno, in Basilicata. “Su un maturo tronco di faggio viene sistemata e congiunta con un anello di ferro una chioma di pino (ma gli alberi possono variare secondo gli anni). Si trasforma poi questo nuovo albero in «albero della cuccagna», a testimoniare visibilmente come esso sia il simbolo di quello cosmico che nutre l’universo”.

Usando un’espressione suggestiva, Cattabiani parla di “teofanie vegetali”: “Se il cosmo è la manifestazione delle energie divine creatrici, ogni albero, ogni pianta, ogni fiore è informato da un’energia divina, ovvero da un dio: è una teofania. Si pensi al pino di Attis, alla palma di Hathor, alla quercia di Zeus, al lauro apollineo, all’edera e alla vite dionisiache o al bassorilievo di Assur, che rappresenta il dio emergente con la parte superiore dal tronco di un albero: accanto a lui stanno le acque che traboccano da un vaso inesauribile, simbolo della Fertilità.

Fiori, simboli della divinità

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Foto di Hong Zhang da Pixabay,

Vi sono tuttavia fiori, come la rosa e il loto, che rappresentano l’Assoluto, l’Illuminazione, la Liberazione: riflessi del non manifestato. Spesso la fonte simbolica della Fertilità cosmica è una dea associata all’albero. Si tratta probabilmente di un residuo della tradizione più arcaica dov’era la Grande Madre a mettere alla luce, a sostenere e a nutrire il manifestato: colei alla quale erano consacrate anche le acque”.

Se il cosmo è simboleggiato da un albero, se la divinità si manifesta sotto forma di creature del mondo vegetale, se la fecondità, la fortuna e la salute sono concentrate nelle erbe e negli alberi – sottolinea ancora Cattabiani, “ne consegue l’idea di rinnovamento dell’umanità mediante una sua rituale adesione alla rinascita della vegetazione e dunque alla rigenerazione del cosmo”.

Breve antologia di significati e colori

Il linguaggio dei fiori
Euroflora Official Twitter

Rosa. Considerata la regina dei fiori, amatissima da Venere, dea dell’amore e della bellezza, è da sempre la più cantata da poeti e letterati.
Quella rossa con le spine è il simbolo del sentimento romantico e, nell’iconografia cristiana, del sangue di Cristo (quella a cinque petali rappresenta le cinque piaghe del Signore).
La rosa di colore rosa, rappresenta un affetto minore, ma sincero, nonché ammirazione. Quella bianca rappresenta la virtù e la purezza. Se gialla può essere emblema di amicizia, buon auspicio, ma anche gelosia o, come accadeva in epoca vittoriana, di tradimento. La rosa canina, varietà selvatica, ha una duplice valenza: delicatezza e piacere, per il profumo intenso, ma anche sofferenza e dolore per le sue spine piccole e appuntite.

Una piccola, ulteriore curiosità: a Euroflora 2022 ha debuttato la rosa di Genova, bella, resistente, rifiorente, adattabile ai cambiamenti climatici. Nata dalla collaborazione tra il Garden Club di Genova e Nirp International, si presenta a cespuglio, con grandi fiori bianchi e rossi, colori simbolo del capoluogo ligure.

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Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

Tulipano. I periodi più prosperi dell’Impero Ottomano furono chiamati “Età del Tulipano”, facendo riferimento alle connotazioni positive date a questo fiore dalle popolazioni dell’impero stesso (la corolla a turbante evocava, nella loro società, ricchezza e abbondanza).
Oggi indica amore sincero nel bouquet delle spose e, se presente in diversi colori in un mazzo per una persona che non sta bene, è di buon auspicio per la sua guarigione. Per gli inglesi il tulipano simboleggia la passione, per gli olandesi rappresenta la brevità effimera della vita.

Ultimamente sta vivendo una sorta di “rivincita” sulla rosa. In Italia, di recente, l’ha addirittura spodestata, diventando il più venduto. Non solo: è sempre più oggetto di mostre, fiere e sempre più di parchi-vivai a tema dove si può andare non solo per ammirarli fioriti, ma anche coglierli e farsi il proprio mazzolino personalizzato, fresco e a chilometro zero.

Orchidea. La sua forma esotica richiama spesso eleganza, raffinatezza, sensualità, dedizione in amore. Gli antichi greci la chiamavano anche kosmosandalon, sandalo del mondo, per il labello rigonfio che si ritrova in molte specie spontanee nell’area mediterranea e assomiglia alla punta di una scarpetta.
Ha evocato il simbolo dell’Armonia, e perfino l’emblema della Perfezione spirituale, dal momento che la bellezza carnale e terrena, come ha insegnato il filosofo Platone, è la materializzazione di quella invisibile ai nostri occhi di mortali.

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Foto di Ralphs da Pixabay

Giglio. Per la sua eleganza e per la bellezza della forma i Greci credevano che il giglio fosse nato dagli dei. Un’antica leggenda narra che Giunone, moglie di Giove, mentre allattava il figlioletto Ercole, perse due gocce di latte: una diventò la Via Lattea, l’altra invece si trasformò in questo fiore, che rappresenta la purezza, la nobiltà, fierezza d’animo e la bellezza.
Il giglio è anche legato agli ambienti reali. Si pensi, per esempio, alla versione stilizzata di questo fiore, l’iconico fleur de lis, emblema della monarchia francese. Dalla seconda metà del XI secolo il giglio è anche simbolo di Firenze: la sua adozione, secondo alcune interpretazioni, sarebbe da ricondurre al culto mariano risalente al IX secolo e andrebbe collegata anche alla grande abbondanza di giaggioli nel capoluogo toscano e nei suoi dintorni.

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Foto di Couleur da Pixabay.

Margherita. È un fiore semplice che dona sempre un sorriso. Tra innamorati, è l’equivalente di una confessione, di una promessa di amore fedele. Un bouquet di margherite in regalo a una neo-mamma è segno di accoglienza della creatura venuta al mondo.
Per la sua forma, con i petali a raggiera attorno al disco centrale giallo, la margherita allieta come se portasse il sole nella vita delle persone. Non a caso in inglese il termine che la designa è daisy, day’s eye, ‘occhio del giorno’, visto che si apre al mattino e si chiude di notte.
Considerate nate dalle lacrime della Vergine Maria, le margherite erano spesso rappresentate come simbolo dell’innocenza di Gesù Bambino nelle opere d’arte di età medioevale.

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Foto di jacqueline macou da Pixabay.

Mimosa. È nota per essere il simbolo dell’8 marzo, la Giornata internazionale dedicata alle donne. Ma è anche conosciuta come “pianta sensibile”: le sue foglie si richiudono quando viene toccata o di notte, ecco perché in certe culture è associata alla castità.

È anche emblema di vittoria e rinascita. È una pianta eccezionalmente vitale e robusta nonostante il suo aspetto fragile, per questo potrebbe anche fare riferimento all’energia nascosta della femminilità.

Narciso. “Autostima” (eccessiva), “vanità”, “incapacità di amare”. Questi significati risalirebbero al mito greco di Narciso, del quale narra anche il poeta latino Ovidio nel terzo libro della Metamorfosi. Narciso era un giovane bellissimo, ma molto concentrato su di sé e duro di cuore. Una ninfa, indispettita per essere stata respinta, decise di vendicarsi. Lo portò a specchiarsi in un lago, ed egli, vedendosi riflesso sull’acqua si innamorò perdutamente della sua immagine. Quando l’acqua del lago s’increspò, l’immagine scomparve. Narciso, disperato, si gettò nelle acque e annegò. Cupido lo trasformò in un fiore.

Foto di Manfred Nimbs da Pixabay.

Papavero. È il fiore della consolazione. Demetra, la dea dei campi e dei raccolti, avrebbe recuperato un po’ di serenità in seguito alla morte della figlia Persefone soltanto bevendo infusi di questo fiore.
Nel Regno Unito, durante la prima guerra mondiale, veniva usato per celebrare e ricordare i valorosi combattenti morti per la patria sul campo di battaglia (ancora oggi compare nelle spille della famiglia reale per le commemorazioni dei caduti).

C’è anche un significato associato al potere. Si pensi, per esempio, all’espressione “gli alti papaveri della politica”. Questa accezione sarebbe da ricondurre a Tarquinio il Superbo, uno dei re di Roma, per mostrare al figlio il metodo migliore per impossessarsi della città di Gabi fece buttare giù con un bastone i papaveri più alti del suo giardino che significava che si dovevano prima distruggere le più alte cariche, le persone più importanti e autorevoli.

Foto di Hans Braxmeier da Pixabay.

Nontiscordardimé. Il nome fu originariamente coniato nel quattordicesimo secolo in tedesco: Vergissmeinnicht. È un fiore semplice e comune, da giardino, ma con un significato profondo legato alla lealtà e al ricordo. Chi lo dona non vuole essere dimenticato.
Il significato deriverebbe da leggenda austriaca, secondo la quale un giorno due innamorati, mentre passeggiavano lungo il Danubio scambiandosi promesse e tenerezze, rimasero affascinati dalla grande quantità di fiori blu trasportati dalla corrente.
Il giovane, nel tentativo di raccoglierne alcuni da donare all’amata, fu inghiottito dalle acque mentre gridava alla fanciulla: “Non dimenticarmi mai!”. La valenza da allora attribuita al fiore è quella della fedeltà e dell’amore eterno.

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La rosa di Genova, bianca e rossa (i colori di Genova).Garden Club di Genova

Ma c’è anche chi parla di un’origine legata alla creazione divina: dopo aver dato un nome a ogni cosa, Dio si sarebbe accorto di aver dimenticato questi piccoli fiori e avesse scelto un nome in grado di renderli per sempre indimenticabili.

Piccole e utili dritte

Per assicurarsi la durata dei fiori, gli esperti di Coldiretti consigliano di accorciare il gambo di 3-4 centimetri con un taglio netto e obliquo.

L’acqua deve essere fresca e pulita.
Provate a sciogliervi un’aspirina o 3-4 gocce di candeggina per litro al fine di impedire la formazione di batteri che ostruirebbero i canali per portare l’acqua al fiore. Cambiate l’acqua una volta al giorno.
Evitate l’esposizione a luce diretta, alle correnti d’aria sia calda sia fredda e alle fonti di calore.

Per saperne di più:
Florario, Alfredo Cattabiani (Mondadori, 2017)
Linguaggio e significato dei fiori, Daphne & Cloe (Edizioni REI, Rifreddo, 2014)
Per hanami e cultura giapponese, vedi il sito
Per significati, curiosità e conservazione, vedi il sito Coldiretti

Cristina Penco
Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it