Il prezzo del successo

Il peso della notorietà: la fatica di mantenerla, per non perderla

di Lara Scarsella. Non c’è solo gratificazione, ma anche tanta fatica, compromessi, e spesso anche uso di sostanze.

Lara Scarsella, psicoterepeuta e presidente dell’Associazione EthiCare Olistica.

Cosa sareste disposti a fare per raggiungere le vette del successo? A quali compromessi accettereste di scendere pur di mantenere la visibilità raggiunta? Sapreste reggere il peso della notorietà e far fronte al timore di perderla? Quale parte di voi verrebbe slatentizzata e in cosa vi trasformerebbe la fama acquisita? E cosa farne del successo se l’anima è imbavagliata?

Non è mai tutto oro quello che luccica e per fare buon uso della popolarità bisogna possedere una certa caratura etica e un discreto equilibrio psichico. O, quanto meno, è fondamentale mettere in conto di dover lavorare per ottenerli.

Già, il successo: quell’esito della nostra attività, più specificatamente inteso come buona riuscita, al quale inevitabilmente ognuno anela, ma con bramosia e disposizione d’animo differenti e, di conseguenza, con effetti ben diversi sulla propria vita personale, sul consolidamento o meno dello stesso e sull’uso che ne viene fatto anche nei confronti degli altri.

Troppi scandali legati a personaggi di successo

Il prezzo del successo
Harvey Weinstein.

Le cronache pullulano di scandali, drammi, bassezze e talvolta veri e propri crimini.
Dal frusto “lei non sa chi sono io” alla molestia sessuale stile Weinstein, dalla vessazione psicologica a restrizioni delle libertà individuali simili a quelle riportate dai vari personaggi dello spettacolo coinvolti per esempio nell’indagine scaturita dalla morte di Teodosio Losito.

Dalla circonvenzione alla violenza conclamata, l’abuso di potere, tanto inflitto quanto subito, è sempre dietro l’angolo.

Solo una reale padronanza di sé, delle proprie emozioni e delle situazioni, unita a quella sensibilità e competenza etica  che permette di riflettere sul proprio comportamento e sulle sue conseguenze può garantire un solido e duraturo successo.

Avendo a che fare con il “riconoscimento dei propri meriti, l’approvazione del proprio operato da parte di altri, il favore del pubblico” (www.Treccani.it), la ricerca della notorietà lungi dall’essere fine a se stessa viene spesso subordinata ad altri scopi, ammantata da condizionamenti e finalità consci e soprattutto inconsci dei quali sarebbe bene divenire il più possibile consapevoli, onde evitare di rimanerne vittime.

Che cosa si nasconde dietro la ricerca del successo

Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

Comprendere le motivazioni profonde che ci spingono al raggiungimento del successo ci permette infatti di evitare i tranelli che la nostra mente ci tende quando il mero desiderio si carica di paura (della paura che il nostro sogno non si avveri), trasformando così la semplice preferenza in necessità e aprendo le porte a quello che per noi è proprio lo scenario peggiore.

Assunto che siano le nostre convinzioni inconsce a selezionare e collassare, tra le infinite possibilità esistenti nel campo quantico, gli eventi che sperimentiamo nella nostra realtà sensoriale e materiale, come li viviamo e come reagiamo ad essi, il risultato finale è che più si ha paura di qualcosa più lo si manifesta e lo si fa accadere nel peggiore dei modi.

Il successo dà sempre alla testa?
Si sente molto spesso dire: “il successo dà alla testa”. In realtà il povero “successo” non ha alcuna colpa. È la testa che ha già qualche problema. La popolarità si limita a slatentizzare e accentuare conflittualità e difficoltà preesistenti. Come ogni evento estremo, essa volge la funzione di cartina al tornasole del nostro stato mentale.

Anche in questo caso, come sempre, gli opposti finiscono per ricongiungersi, esprimendo con modalità antitetiche le medesime caratteristiche e, come sempre, in medio stat virtus.
Nella polarità successo/insuccesso chi rimane intrappolato in una vita scialba e priva di senso, al di là dell’apparenza, ha problemi molto simili a chi fa della conquista della fama lo scopo della sua vita e che, proprio per questo, in un modo o in un altro finisce per esserne travolto. Il segreto per ottenere e mantenere un certo obiettivo sta nell’essere pronti a rinunciare ad esso e, nel caso specifico, nel saper accettare di rimanere nell’ombra o di tornarci una volta raggiunta la vetta, senza che questo comporti una perdita di senso personale.

Realizzare la missione della propria vita

Il prezzo del successo
Foto di Shad0wfall da Pixabay.

Una vita di successo non si identifica necessariamente, infatti, con la celebrità e lo stesso consenso popolare, laddove venga conquistato, va e viene come un’onda di marea travolgendo chi si oppone alla corrente di risacca.

La realizzazione ha piuttosto a che fare con il compimento della propria missione di vita, qualsiasi essa sia. Dalla più umile alla più prestigiosa.
La popolarità dovrebbe essere solo uno strumento, un’occasione e non un fine in sé. Dovrebbe essere considerata come una possibilità per metterci al servizio della collettività esprimendo, per dirla con Neale Donald Walsch, “la migliore versione della migliore visione di noi” e mettendo a frutto i nostri talenti nell’interesse di tutti.

Troppo spesso però l’Ego prende il sopravvento e la persona, non reggendo il peso della notorietà,  cade vittima di se stessa.  In fondo potremmo paragonare il successo a una macchina sportiva extralusso, potente e bellissima ma allo stesso tempo di non facile gestione e impegnativa sotto molti punti di vita. Mi è capitata di vederne una, qualche tempo fa, accartocciata contro un palo della luce per il tentativo maldestro del suo conducente di superare una stretta rotatoria a una velocità evidentemente non consona.

La ricerca di approvazione e di riconoscimento

Foto di Tân Nguyễn da Pixabay.

Mi è venuto spontaneo domandarmi cosa quel sinistro mi potesse comunicare dello stato psicologico della persona coinvolta. Se nulla mi era dato evincere sulla sua identità e su come fosse venuta in possesso di quella vettura, la dinamica dell’incidente ha stimolato in me tutta una serie di ipotesi relative all’esistenza di possibili conflittualità inconsce.

Più in generale, mi sono soffermata a riflettere sull’esito delle scelte operate in base a criteri meramente egoici. La ricerca di approvazione e di riconoscimento, il bisogno di affermazione del proprio potere a dispetto di una reale padronanza di sé e in assenza dell’acquisizione di valori più alti rispetto alla semplice ricerca di status sociale conduce prima o poi le persone  a schiantarsi.

Quando la notorietà irrompe nella nostra vita
Il fatto è che, in mancanza di un’adeguata maturazione personale, quando la notorietà irrompe nella nostra vita è facile uscirne pesantemente destabilizzati. Nuove o antiche problematiche inconsce possono emergere, rafforzarsi o essere slatentizzate.
Non va infatti dimenticato che le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche e soggetti all’influenza di stimoli e condizionamenti interni o esterni, naturali o appresi. La loro valenza evolutiva e adattiva viene meno se le reazioni innescate non si rivelano funzionali al nostro benessere nel breve, medio e lungo periodo.

Il successo è un potente amplificatore, una realtà estrema, e come tale è in grado di scatenare risposte altrettanto estreme. Saremo in grado di far fronte all’esposizione mediatica e alla conseguente violazione della privacy? All’alternanza di momenti di iperattività e di vuoto? Al passaggio dall’acclamazione al biasimo? Quale effetto avrà su di noi vivere questo stato di perenne precarietà?

Come mantenersi sulla vetta

Raffaella Carrà, un’icona del successo, che ha saputo mantenere lavorando sodo tutta la vita.

Una volta giunti all’apice di qualcosa la sensazione è che sia  molto più facile cadere che mantenersi sulla vetta e, in effetti, rinnovarsi continuamente mantenendo e implementando i risultati ottenuti è anche più impegnativo che raggiungerli la prima volta.

Insomma, la celebrità necessita di una buona dose di resilienza, ossia di quella capacità di riorganizzazione in chiave positiva di se stessi che permette di recuperare rapidamente l’equilibrio psicologico. Ma non sempre ne siamo sufficientemente forniti.

Dall’anonimato alla celebrità, ma anche dalle stelle alle stalle e poi su e giù in una continua montagna russa di gratificazioni e frustrazioni. Almeno fino a quando il successo non si consolidi più o meno stabilmente. E questo up and down emotivo, per certi versi molto simile all’andamento dei disturbi dello “spettro bipolare”, corrisponde a una sollecitazione neurofisiologica, oltre che psichica, non indifferente.

La tentazione di ricorrere a sostanze psicoattive

Il prezzo del successo
Foto di jorono da Pixabay.

Basti pensare che quando ci si emoziona i 15 hertz prodotti dal nostro cervello superano ampiamente i 3 generati durante il sonno, ma anche i 9 che definiscono lo stato di veglia tranquilla.
Nello sforzo di reagire ai vissuti depressivi per ristabilire lo stato di appagamento iniziale la tentazione di ricorrere a sostanze che allevino lo scoramento e ripristinino la sensazione di benessere è sempre dietro l’angolo.
Ma la scorciatoia è in realtà un vicolo cieco. E chi non sa imporsi di prendere la strada più lunga e faticosa del travaglio interiore ne pagherà prima o poi le conseguenze.

La dopamina, neuromediatore coinvolto nel processo di avvicinamento a un obiettivo,  non lascia scampo. Rilasciata nel momento del successo, essa attiva il circuito reward inducendoci ad attivarci per ricercare e ricreare le condizioni e le sensazioni legate alla soddisfazione iniziale. Da lì alla creazione di una dipendenza il passo è molto breve.
Se non possediamo una sufficiente padronanza di noi stessi i gratificatori naturali finiranno per essere sostituiti con quelli artificiali. E il dio successo non perdonerà facilmente. Il consenso è effimero e le nostre paure ci conducono a manifestare proprio ciò che più temiamo.

Ricreare le situazioni che creano piacere

Il prezzo del successo
Soldi, sesso, successo: Leonardo di Caprio li persegue in “The wolf of Wall Street”.

In realtà gli studi più recenti hanno rivelato che la funzione del sistema dopaminergico riguarda molto altro oltre alla ricerca del piacere, avendo a che fare soprattutto con la sensazione di controllo conseguente alla corrispondenza tra le nostre aspettative e il risultato percepito.

Coinvolto nella ricerca finalizzata alla replicazione di esperienze che possono implicare un’emozione edonistica, questo circuito non ne è, tuttavia, causa diretta. In altre parole, ottenere quello che desidero ci fa sperimentare una sensazione piacevole che ci spinge ad agire per ricrearla, ma la dopamina riguarda più la motivazione per perseguire la ricompensa (circuito want) che il piacere in sé (circuito like).

Ed è proprio a causa dell’interazione di sistemi neurali differenti (tratto mesolimbico e corteccia prefrontale, entrambi soggetti a variazioni epigenetiche dipendenti dall’esperienza) che non tutte le persone esposte alla medesima gratificazione reagiscono creando una dipendenza patologica. Questo meccanismo promuove, infatti, anche abitudini assolutamente salutari per noi e non c’è assolutamente nulla di male nel volersi impegnare per raggiungere nuovi obiettivi gratificanti.

Quando la ricerca del succcsso diventa un probema

Il prezzo del successo
Bradley Cooper in “Limitless” è un autore che raggiunge il successo grazie alla sostanza NZT, che amplifica le sue capacità intellettive.

Il problema insorge solo quando questa ricerca si trasforma in impellenza e viene percepita come un bisogno più che come una mera preferenza. A livello neurofisiologico questo corrisponde a un mancato bilanciamento tra i due sistemi citati e viene sperimentato come uno squilibrio tra esigenze del momento presente e conseguenze nel futuro.

La persona, focalizzata sulla gratificazione immediata, agisce impulsivamente senza considerare i possibili scenari successivi e senza alcuna considerazione degli effetti del proprio comportamento a lungo termine.

D’altra parte le esperienze edonistiche, collegate anche all’attivazione di circuiti neurali collegati alla produzione di endorfine, possono avere l’ulteriore funzione di allentare lo stress negativo (distress). L’effetto “analgesico” e “distraente” della ricerca del piacere immediato si rivela, tuttavia, di breve durata e la mancata elaborazione di cause e vissuti finisce per amplificare le problematiche e allontanarne la risoluzione. In una spirale sempre più autodistruttiva di dipendenza.

Il successo ci mette duramente alla prova.
Qualsiasi esperienza lo fa. Ma, in modo direttamente proporzionale, ogni grande esperienza, sia essa positiva o negativa, rappresenta una grande prova.
In questo caso la questione è che, come ci ricorda Christina Berndt, “non siamo fatti per essere felici sempre”, condizione che invece ci si aspetta la fama garantisca.

I momenti felici hanno la funzione di spingerci a ricreare le condizioni che ci hanno condotto a quella gratificazione, offrendoci in tal modo lo spunto per interessarci a qualcosa e gli stimoli per sentirci vivi. Se lo stato di appagamento si mantenesse costante nel tempo la vita, semplicemente, non avrebbe più senso. Un’eterna vacanza condurrebbe a una noia mortale.

Si può “scoppiare” di gioia?

Foto di Jill Wellington da Pixabay.

Ma c’è di più. Qualora la felicità, che dicevamo corrispondere a picchi hertziali, si protraesse oltremodo rischieremmo letteralmente di scoppiare di gioia, come dimostrato in esperimenti che, come da retriva e antietica metodologia, hanno coinvolto sventurati topolini.
Per quanto ci si possa impegnare, la felicità resta dunque ineffabile e, anche qualora le condizioni si mantengano ottimali, l’assuefazione si farà sentire rapidamente.

La contentezza, al contrario, “è frutto di processi mentali che si possono apprendere e allenare”. Essa contempla tanto il bello che il brutto dell’esistenza, fornisce senso anche ai nostri momenti più difficili e ci permette di armonizzare, dentro e fuori di noi, dolori e frustrazioni, rendendoli funzionali al raggiungimento di nuovi obiettivi e al mantenimento di una serenità di fondo indipendente dagli eventi esterni. È questo il miglior viatico per una vita di autentico e duraturo successo.

L’immagine di copertina è di Pexels

Per saperne di più:
Il sito di Lara Olga Scarsella
Agnoletti, M., “La nuova frontiera della psicologia: la Psicologia Epigenetica”. State of Mind, 10-2018, Italy.
Berndt, C., “La scienza della contentezza. Come raggiungerla e perché conviene più della felicità”, Feltrinelli
Walsch N.D., “Conversazioni con Dio. Un dialogo fuori dal comune”, Sperling & Kupfer