Storie di siti magici, di lupi e di stelle

Una terra dove si entra a contatto con la propria anima, incontrando esseri straordinari

di Massimo Bongini. In questa seconda puntata, altri ricordi di un viaggio che prosegue ancora nella Sardegna magica.

Storie di siti magici, di lupi e di stelle
Il monte Arcuentu, nel Sud della Sardegna.

Mi avevano scosso gli incontri con Luigi e con le voci della sua terra, quell’estate. Così prima di ripartire per Roma, dove in quel tempo abitavo, sentii il bisogno di un ritiro per decantare e elaborare tutte quelle emozioni e decisi di passare una notte da solo sulla cima del Monte Arcuentu.

L’Arcuentu è una torre di trachite tronco-conica di origine vulcanica, isolata da tutto il resto, che dall’Iglesiente affaccia sulla magnifica e selvaggia Costa Verde, sul Golfo di Oristano e sul Campidano nord-occidentale, dominando con la sua sagoma caratteristica paesaggi sconfinati su buona parte dell’intera isola.

Le sue pareti verticali sono accessibile a fatica solo sul versante meridionale con un ripido sentiero e sulla cima non ti aspetteresti mai di trovare un bosco di vecchi lecci, i ruderi di un antico monastero vallombrosano e due baracche di pietra e frasche costruite dai frati francescani per i loro eremitaggi. È da sempre un luogo mistico, una montagna sacra.

L’incontro con un lupo “non fisico”
Mentre salivo, vorticavano nella mia testa le esperienze degli ultimi giorni, ma ricapitolavo anche molti anni di sogni, ricordi e visioni collegati a umanità non terrestri, ad altri tempi e piani di esistenza. Mi è familiare e caro quel luogo, che ho visitato tutte le volte che tornavo sull’isola, un immancabile appuntamento.

Eppure quella notte mi riservò un’esperienza che lasciò in me un segno indelebile. Dopo il tramonto, sdraiato sulla roccia più alta che domina un paesaggio immenso, con lo sguardo e il cuore rivolto alle stelle, appena assopito entro in uno stato incerto di sonno-veglia indefinibile.
Passo la notte addormentandomi e risvegliandomi più volte confuso.
Ma verso l’alba, d’improvviso una pioggia reale-irreale mi fa entrare in una specie di sogno lucido: sono perfettamente cosciente, quando un lupo “non fisico” mi si avvicina e si adagia su di me.

Forse sogno, ma è talmente reale che ne sento il peso sul mio corpo, mi affatica il respiro, ne sento il pelo, le unghie, il fiato. È tutto estremamente vivo, denso, fisico, reale. Il cuore batte a mille.

A poco a poco supero la paura e cerco di spostarlo e svincolarmi prudentemente. Ma lui mi mostra tutta la sua fermezza e determinazione, prendendo la mia testa delicatamente tra le sue fauci spalancate e tenendomi ben fermo.

Dopo una prima reazione di terrore, inizio a sentire in lui un intento di protezione e di guida, e mi abbandono. Da quel momento, qualcosa cambia.

Una caverna oltre il tempo

Foto di Stefan Keller da Pixabay

Vedo arrivare mio padre (nella realtà quasi infermo), siamo felici di incontrarci lì e d’improvviso mi trovo a camminare con lui lungo il fianco della montagna, come se qualcosa ci stesse conducendo, fino ad uno stretto passaggio che non avevo mai notato, e poi lungo un cunicolo che porta a un’enorme caverna illuminata come di luce propria.

C’è molta gente, bellissima gente, sorridente, serena, dedita alle attività più diverse con spirito di scambio, condivisione, reciproco apprendimento: arte, scienza, astronomia, filosofia, architettura, musica, medicina, facoltà psichiche, ma tutto in una forma talmente evoluta e libera che stento a rendermi conto ogni volta di quali siano gli argomenti trattati.

Ci spostiamo stupiti ed eccitati tra i vari ambienti che sembrano non avere fine. Alcuni dialogano rispettosamente sottovoce tra loro, seduti a terra o sdraiati rilassatamente mentre i maestri trasmettono solennemente ma semplicemente ad ogni consesso una conoscenza che sembra possedere valore universale, senza appartenenza di razza o di tempo storico.

Avverto un senso di segretezza, di protezione e discrezione, come se tutto quello che vedo non sia ancora pronto per un contatto con la realtà esterna, come fosse in attesa di un tempo ancora in maturazione. Ma l’atmosfera è di grande respiro, come un crogiuolo di infinita sapienza pronto per essere donato e condiviso, come una promessa, di una nuova età dell’oro.
Sono emozionato e commosso. Tutto mi è così familiare, vicino. Mi sento come tornato a casa.

La capanna del sudore

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La capanna sudatoria, dal sito di Marco Massignan.

D’un tratto, il lupo molla la presa. Smette di piovere e mi sveglio. In effetti mi sveglio più volte a diverse realtà come scatole cinesi e con altre esperienze e visioni che non ho più ricordato.
In una di queste, prima che sia giorno e di svegliarmi davvero, mi trovo sulla scena di una cerimonia della capanna del sudore appena conclusa. Vapore caldo fumante, coperte umide stese ad asciugare, odore di erbe, di terra e di brace, atmosfera intensa e purissima. C’è tutto, tranne le persone. Come si fossero dissolte o come fossero saltate altrove. Avverto di essere proiettato in una situazione che ha che fare con un nostro futuro possibile…
All’ultimo risveglio, quello fisico, mentre sistemo le cose per ridiscendere, controllo il cellulare e scopro che lo schermo è “bruciato”. Al posto di scritte e grafica ora c’è una macchia scura, striata con riflessi colorati, che mentre la osservo, spostando l’inclinazione verso le luci dell’alba, mi mostra un’immagine che mi fa salire un brivido lungo la schiena: un volto, allungato, occhi a mandorla obliqui, due protuberanze, come corna o antenne, come quelle di certi bronzetti nuragici. Testa appuntita, bocca fine e stretta, espressione ferma ma serena. Non provo alcun senso d’inquietudine. Solo emozione e silenzio interiore.

A mente lucida poi, ricordo il significato che la tradizione dei nativi americani attribuisce allo spirito del Lupo (Shungmanitu): è il Maestro, la Guida, che trasmette esperienza e conoscenze, che insegna a riconoscere il momento opportuno per agire e quello di attendere. È colui che unisce chi è separato, che lega e collega le persone tra loro, che chiama alla collaborazione, al sentire l’anima di gruppo, alla condivisione, alla generosità, al sostegno e all’aiuto degli altri. Lo spirito del Lupo invita a vivere per gli obiettivi comuni prima che per quelli individuali, a costruire insieme una realtà di armonia e bellezza.

Nei giorni successivi a poco a poco la macchia sullo schermo del telefono si dissolse. Ma il ricordo di quella esperienza non mi abbandonò più. Da quella notte sull’Arcuentu trovai la forza di cominciare a muovere montagne nella mia vita per realizzare il sogno di trasferirmi definitivamente in Sardegna. I Lakota Sioux dicono che, secondo l’ordine sacro, perché le cose si compiano, perché un cerchio possa chiudersi, servono quattro passi. E fu proprio quattro estati dopo che riuscii a lasciare andare tutto della mia vecchia vita e a trasferirmi a Cagliari per cominciare un nuovo cammino.

Scopro la Terra degli Dei
Storie di siti magici, di lupi e di stelleAll’aeroporto, prima di prendere l’aereo che mi avrebbe riportato a casa, sentivo il distacco che mi attendeva e quanto sarebbe stato difficile questa volta il rientro. Ero in ritardo e stavo camminando velocemente verso i varchi quando con la coda dell’occhio vedo qualcosa che richiama mia attenzione come un flash improvviso: è un libro che ammicca da una vetrina.

Mezz’ora dopo in volo lo tengo tra le mani e mi sono già divorato le prime pagine: La Terra degli Dei. Non un romanzo ma un saggio, un rapporto di un “cercatore” sardo, Giovanni Cannella, sull’antica cultura perduta, basato principalmente sul lavoro straordinario di un suo conterraneo dei primi del novecento, Raimondo De Muro, ingegnere e studioso di tradizioni e cultura locale, che raccolse in un testo (Is Contus de Sa Nuraxia, I racconti della Nuraghelogia), scritto in parte in lingua sarda, quello che sino ad allora era stato tramandato solo attraverso il rigorosissimo metodo orale.

È interessantissimo e sconcertante: si parla esplicitamente di uomini di altri mondi fuori dal nostro, “esseri blu” venuti dalle stelle o da altre dimensioni, con cui gli antenati si unirono e collaborarono. Si parla di come le loro conoscenze portarono ad un’evoluzione tecnologica e sociale. Si parla dei nuraghi e di altre costruzioni megalitiche che essi costruirono a migliaia, elementi energetici di una sorta di enorme macchina atta a favorire negli uomini particolari forme di comunicazione. Si parla di come dopo la grande distruzione portata dall’acqua (la cui causa fu un evento cosmico che modificò l’inclinazione dell’asse terrestre e quindi il funzionamento delle costruzioni) non ci furono più le condizioni per questi esseri di restare e di come i sardi rimasti sull’isola continuarono a comunicare con essi attraverso il suono della voce, che induceva una sorta di trance ipnotica chiamata galazzoni, un viaggio in cui visitavano altri mondi di cui al ritorno conservavano memoria.

I racconti della Nuragheologia

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Un nuraghe (foto Pompas).

I racconti della Nuragheologia furono scritti da Raimondo de Muro sulla base delle sue esperienze di vita, ma soprattutto di ricerche e contatti avvenuti probabilmente negli anni del primo dopoguerra (tra i ‘50 e i ’70 del secolo scorso). L’opera completa consta di cinque “romanzi” (questa è la forma di esposizione scelta dall’autore), più un sesto libro che è una sorta di compendio di quelle che egli definisce “le norme di vita della Nuraghelogia”.

In sostanza De-Muro sostiene che in Sardegna è esistita, e forse in qualche modo sopravvive ancora, una sorta di “organizzazione comunitaria”, diffusa soprattutto nel mondo agro-pastorale, con proprie leggi e norme di condotta; un ordinamento sociale che, correndo parallelo alle vicende storiche ”ufficiali” dell’isola, affonda le sue radici nei millenni, risalendo fino all’epoca nuragica.

Tra le migliaia di testimonianze registrate da De Muro dalla viva voce di coloro che avevano memorizzato uno scibile antico (che l’autore ha selezionato col criterio della autenticità e attendibilità), oltre le indicazioni sui rapporti tra gli abitatori dell’isola e i visitatori di altri mondi, nell’opera si tratta della antica grafia rituale e delle norme di comportamento della nuraghelogia, i precetti salmodiati col tono basso di voce e scanditi con ritmo specifico, riferiti ad aspetti consueti del vivere quotidiano quali colture, allevamento, panificazione, attività artigianali, educazione dei bambini, fertilità e vita sessuale, rapporto con le forze cosmiche e della natura, e racconti popolari presentati come parabole che permettono di apprendere saggezza dalle esperienze del passato.

Come spesso avviene per il ricercatore che spinge il proprio campo di esplorazione nella storia e nella società oltre i confini della versione accademica e convenzionale, la sua fama e credibilità fu sempre molto discussa e controversa. La sua opera non ottenne mai fortuna materiale o potere di alcun genere, piuttosto ostacoli, incomprensione e isolamento. I racconti furono pubblicati nel 1983 da una piccola casa editrice romana la cui tipografia andò a fuoco inspiegabilmente dopo la stampa delle prime poche centinaia di copie. Non furono mai più ristampati e tutt’ora sono in circolazione prevalentemente fotocopie del testo, reperibili in poche biblioteche pubbliche o tramite circuito privato di conoscenze. Io stesso impiegai anni per riuscire a mettere insieme tutti e sei i volumi. Poi dal 2017 è stata realizzata una scansione ora disponibile gratuitamente online. Ma suggerisco di non aspettarsi una lettura facile e scorrevole, lo stile e la tecnica compositiva sono insoliti e discontinui, come se in realtà il testo fosse stato scritto a più mani. Si richiede quindi pazienza, passione, motivazione.

E siamo all’epilogo e alle ultime “coincidenze” di quell’estate
Storie di siti magici, di lupi e di stelleTornato a casa, pochi giorni dopo in televisione mi capitò di vedere per la prima volta un servizio su alcuni studi di cui negli anni successivi si parlò molto anche sui canali di informazione nazionali. Ricerche che potrebbero confermare l’ipotesi che la Sardegna meridionale sia stata interessata, forse 10-15.000 anni fa, da una grande disastro che sommerse e distrusse tutto ciò che si trovava al disotto dei 500 metri. A questo dato si affianca l’ipotesi di revisione storica sull’interpretazione degli scritti di Platone riguardo la collocazione delle Colonne d’Ercole nello stretto di Sicilia (e non a Gibilterra come ancora si crede), e quindi la possibile collocazione della sua Atlantide nella stessa stessa Sardegna.

Sempre in quei giorni mi imbattei in un servizio televisivo molto rigoroso che riferiva di un altro fenomeno di luci anomale (monitorato con attrezzature avanzate dall’istituto di astrofisica di Bologna) che si manifestava regolarmente ogni giorno sulla costa romagnola di Gabicce, dove grossi globi luminosi che sembravano animati da una forza intelligente giungevano quasi ogni sera dal mare percorrendo la costa e l’entroterra, fermandosi improvvisamente, ingrandendosi e sdoppiandosi, in alcuni casi interagendo anche con gli esseri umani. Volendo approfondire la conoscenza di questi fenomeni scoprii non solo che erano diffusissimi e studiati da anni in ogni parte del mondo, ma che in special modo le Sardegna è tra i posti in cui gli avvistamenti sono più numerosi. Da allora ne avrei avuto molte volte esperienza io stesso nel tempo a venire.

Un dono misterioso: una stella di cristallo
Prima che l’autunno arrivasse a chiudere quella intensa stagione, ebbi ancora qualche sogno speciale. Ma la mia storia di quell’anno si concluse con un altro piccolo, misterioso dono: una stella di cristallo, un poliedro a venti facce riempito d’acqua, che trovai un mattino appesa alla mia moto parcheggiata in strada, senza un biglietto, senza un motivo. Un preavviso? Una premonizione? Un caso? Chissà. Ma quattro anni dopo, appena trasferito nell’isola, mi ritrovai inaspettatamente coinvolto nell’organizzazione di un incontro di tre giorni per un gruppo sotto la guida di un bravo e famoso contattista peruviano. Fu un’esperienza straordinaria.
Quale fu il luogo scelto per il “contatto”? L’Arcuentu!
Ma questa è un’altra storia.

Risento gli antichi precetti della Nuraxia

Massimo Bongini, guida ambientale, organizza escursioni in Sardegna.

Ancora oggi quando mi fermo ad osservare la mia stellina d’acqua mi rivedo nel cortile di Luigi ad aspettare l’apparizione delle luci ballerine nel blu del cielo dopo il tramonto, con in testa mille interrogativi senza risposta e circondato da quelle statue di pietra vulcanica che paiono scrutarti dentro, mute e sibilline. Allora mi sembra di sentir risuonare come una nenia, sommessa e incalzante, gli antichi precetti della nuraxia.

“…Nell’antichità non avevamo ancora imparato a parlare, ma avevamo imparato a fare suoni con la bocca, e con questi suoni riuscivamo a tenere contatti fuori dal mondo […]. Se vuoi ricordare come parlare con la gente che vive nei mondi che sono in mezzo alle stelle, vai di notte nel luogo giusto, che di giorno c’è troppo rumore. E poi dai retta agli antichi: fa’ che le tue parti interiori tintinnino come fili di rame quando tira il vento, perché ogni oncia della carne mortale che ti veste è buona per ricevere i suoni muti che arrivano dagli astri, suoni muti da carni vive che non hanno fine. Per sentirli dovrai portare i tendini e i sentimenti tuoi fuori dal tempo e dallo spazio, e in quel silenzio sentirai i suoni muti di chi è vestito col corpo che non ha fine, come una lingua fatta di melodie che ti riempiranno di saviezza […] Nell’Eterno-Increato-Universo-Creatore non esiste né ieri né domani. Là tutto è energia intelligente, e non esistono forme né immagini, e ci sono tutte le forme e le immagini, i tempi e i luoghi, e non v’è passo per le cose e gli esseri creati per questo universo, per cui non esiste pensiero umano che possa comprendere tutto questo…”

(2a puntata- Fine)

Per saperne di più:
Vedi la puntata precedente: Sardegna, terra di giganti e di misteri

Nato a Firenze, vive a Cagliari, dove conduce seminari e laboratori su diversi temi. È Guida Ambientale Escursionistica ed opera in Sardegna col progetto "In-Itinere" proponendo, oltre alle escursioni naturalistiche tradizionali, percorsi ed esperienze con pratiche e attività per un approccio sensibile alla natura, ai luoghi e ai siti archeologici (www.facebook.com/initinerepercorsi). È operatore e consulente in B.R.A. (Biocompatibilità e Riarmonizzazione Ambientale) per la bonifica dei disturbi energetici dell’habitat secondo la metodologia Aetere’s (www.aeteres.com).