Eracle e le sue fatiche

Riprendiamo la saga dei mostri e degli eroi nella mitologia greca

di Massimo Biecher. Un’attenta analisi della figura di Eracle: chi era veramente e che cosa significa il suo nome?

Ritorniamo a parlare di Eracle, e delle sue fatiche. Ma chi era veramente Eracle? Cosa aveva in comune, da un punto di vista psicologico, con Era e per quale motivo quest’ultima gli lanciò contro un incantesimo che gli cambiò la vita?

Ricordiamo che nell’accezione da noi usata, quando osserviamo gli eroi “in trasparenza”, ovvero attraverso le lenti della psicologia archetipica, essi non sarebbero più dei guerrieri che sprezzanti del pericolo sfidano di tutto punto armati mostri e nemici di ogni genere bensì, essi simbolizzerebbero, le reazioni umane di fronte ad ansie, paure e dubbi, a loro volta incarnati dai mostri mitologici. Reali o immaginari che siano.

Eracle e le sue fatiche
Ercole e l’Idra.

Avevamo già parlato di Eracle, su un altro numero di Karmanews, in occasione dello scontro che ebbe con l’Idra di Lerna ed in quella occasione, avevamo scoperto come il mostro dalle nove teste rappresentasse i timori, le resistenze e gli errori che commettiamo quando dobbiamo affrontare un percorso che ci guiderà alla scoperta di noi stessi. L’eroe, a sua volta, che divenne famoso per le mitiche dodici fatiche, seppur commettendo alcuni errori iniziali durante lo scontro, ci mostrava, secondo gli antichi, quale fosse la strategia giusta per affrontare il mostro o meglio, ciò che esso rappresentava simbolicamente.

Nella prossima puntata, parleremo della prima delle fatiche, quella in cui, il figlio di Zeus si misura contro il famigerato e temibilissimo Leone, quello che teneva sotto scacco la cittadina di Nemea.
Nel corso dello svolgimento dell’articolo scopriremo quali fossero i timori o le paure che esso incarnava.
Una animale che come ci racconta Diodoro Siculo, “era una bestia di dimensioni enormi, che non poteva essere ferita dal ferro, né dal bronzo né dalla pietra e richiedeva la compulsione della mano umana per la sua sottomissione.”

Ma prima di addentrarci in questa storia appassionante ed ricca di contenuti, soprattutto se la leggiamo come metafora del nostro mondo interiore, cominciamo con l’inquadrare i due protagonisti.

Eracle: figlio ed allo stesso tempo tris-nipote di Zeus

Eracle e le sue fatiche
Zeus e Alcmena

Di lui sappiamo che era figlio di Zeus e di Alcmena, ma pur essendo per metà divino e per metà nipote di un Re, come in molte storie che trattano di miti dell’antichità, il suo passato non era certo immacolato.

Infatti quando Era, la moglie del signore degli dei, venne a sapere che il vero padre di Eracle (Ercole per i romani) non era il re Anfitrione bensì suo marito, lanciò per vendetta un incantesimo contro l’eroe che, impossessandosi di lui, lo costringerà ad uccidere in preda ad un violento attacco d’ira la moglie Megara ed i figli.

Rientrato in sé, decise di consultare l’oracolo di Delfi, il quale, sotto l’influsso malefico della moglie di Giove, gli ordinò di scontare la sua pena mettendosi al servizio del re Euristeo. È quest’ultimo il personaggio che gli impone le famose 10 fatiche, diventate poi 12, in cambio della promessa del dono dell’immortalità. Ma ad aiutarci a comprendere qualcosa di più sull’indole, sul carattere e sugli archetipi che il protagonista di questo racconto incarna, cerchiamo di immaginare quali sentimenti venivano evocati allorché gli antichi ellenici sentivano pronunciare il suo nome.

Etimologia del nome Eracle
Come più volte evidenziato nei precedenti articoli, per comprendere l’essenza del carattere del personaggio e gli archetipi che egli incarna, dobbiamo partire dall’analisi etimologica del nome del o dei protagonisti delle storie legate ai miti. A causa della polisemicità della lingua greca, ogni verbo o sostantivo non può essere tradotto in maniera univoca. Pertanto ogni parola, potendo assumere più significati e sfumature, si manifesta analogamente ad un simbolo che coagula attorno a sé diversi contenuti ed immagini che vanno ben al di là della letteralità.

Eracle e le sue fatiche
“Le fatiche di Ercole”, film con Steve Reeves, 1958.

Eracle in antico greco si diceva Erakles. La radice Era è identica all’aoristo, un particolare tempo verbale che indicava un’azione avvenuta in un tempo indefinibile e dalla durata imprecisata del verbo airo, che secondo il vocabolario Montanari sarebbe la contrazione di un verbo dal significato simile, ovvero aireo.
Pochi verbi assumono significati altrettanto articolati e contraddittori, tanto da farci presagire che esso alluda a svariati archetipi in connessione l’uno all’altro.

Focalizziamoci inizialmente solo su alcuni di essi e lasciamo i restanti per ulteriori analisi successive.
Secondo i vocabolari, Olivetti, Liddel Scott Jones ed il Francesco Montanari, la radice era evocherebbe significati come mostrare coraggio, prendere su di sé, conquistare, conseguire, dimostrare, essere eletto, essere scelto, che aderiscono assai bene al personaggio che ha dimostrato il proprio valore e coraggio affrontando le 12 fatiche.
Ma anche i suoi contrari come distruggere, eliminare, uccidere, che sono dei chiari riferimenti all’omicidio dei cari avvenuto in preda all’ira.

Nella seconda parte del nome del nostro eroe invece è presente il sostantivo cles, che indica sia la clavicola, quindi l’osso che sopporta il peso di spalle e braccia, che i pesi da portare in genere.
Questi possono essere ovviamente quelli materiali, ma all’interno del nostro contesto forniscono un riferimento ai fardelli che la vita spesso ci costringe a sorreggere che, nel caso di Ercole, non sono solo il rimorso, ma anche il dover sottostare alle angherie del re Euristeo.

Pesi che nessun essere umano sarebbe in grado di sopportare, ma soprattutto affrontare responsabilmente (tema che riprenderemo nella continuazione di questo articolo) al fine di espiare le proprie colpe e nel nome di un obiettivo più alto. Ovvero diventare immortale, che da un punto psicoanalitico, consisterebbe nel liberarsi dalla paura più grande che attanaglia da sempre l’uomo. La paura di morire.

Se osservato da questa angolazione, colui che per tanto tempo abbiamo immaginato come un guerriero invincibile, senza macchia e senza paura, in realtà rappresenterebbe l’essere umano che ogni giorno è costretto a fare i conti con la propria fragilità, il timore di perdere il controllo e la paura della morte.
Ma c’è dell’altro.

Era: la causa dei dolori di Era-cle

Hera su un antico affresco di Pompei.

Sostenuti dalla constatazione che nei racconti mitologici, nulla è per caso e tutto è allegoria, ci siamo domandati se non fosse un caso che la radice del nome Era-cle coincida con il nome col quale i popoli che si affacciavano sul mar Egeo invocavano la madre di Tifone, Efesto ed Ares; ed eventualmente quali conseguenze ciò avrebbe implicato sul piano della psicologia archetipica.

Cominciamo col ricordare che la Era della tradizione greca, di cui ne avevamo parlato qui e qui, al contrario dell’omologa dea adorata dai romani, ovvero Giunone – considerata la protettrice della famiglia, del parto e dello stato – aveva una personalità che con poca esitazione potremmo definire instabile.
Ci riferiamo per esempio, a quando in preda alla rabbia furibonda, rinnegava ed abbandonava i figli. Come per esempio Tifone ceduto al drago Delfine o Ares, che poco più che adolescente venne lasciato da solo in un bosco della Tracia. Per non parlare infine di Efesto che subito dopo il parto, fu scaraventato giù dall’Olimpo.

Proseguiamo allora con l’analisi etimologica che avevamo temporaneamente interrotto ed osserviamo che i due verbi da cui il nome di entrambi deriverebbero, sono utili a scoprire gli archetipi personificati dalla dea e che, in base al detto Nomen omen, ne designerebbero la personalità.

Per esempio, se alcuni verbi – come eliminare, esagerare, essere agitato, essere esaltato, essere pieno di sé, ingannare, mostrare superbia, ridurre in proprio potere – ci ricordano alcuni determinati episodi che riguardano la sua vita, altri – come distruggere, sopraffare, prendere per sé o uccidere – sembrano far riferimento ad alcuni avvenimenti della vita di Eracle, più precisamente quello che lui fece alle persone a lui più care.

In altre parole, è come se nella psiche dei due personaggi fossero presenti alcuni aspetti della personalità abbastanza somiglianti, i quali dovevano risultare, a livello inconscio, sgraditi alla moglie di Zeus, perché rappresentavano istinti ritenuti riprovevoli e quindi inaccettabili. Ci riferiamo a quelli che la psicoanalisi junghiana chiama i cosiddetti lati Ombra.

Odiamo negli altri ciò che non accettiamo di noi stessi

Carl G. Jung (1875 – 1961).

Riguardo a questo argomento, citiamo due frasi, ognuna correlata all’altra, attribuite a Jung. La prima, afferma che “quello che amiamo o odiamo nell’altro, in fondo è sempre dentro di noi”.
La seconda dice che “tutto ciò che degli altri ci irrita può portarci alla comprensione di noi stessi” .

Trasponendo queste considerazioni dello studioso svizzero sul piano mitico, potremmo dire che Era odiava Era-cle perché il suo inconscio intravvedeva in lui i medesimi aspetti orribili, inaccettabili e sconvenienti che coabitavano nella sua anima (psyche in greco antico) ma che, non venendo riconosciuti come propri e quindi integrati a livello cosciente della psiche, venivano “proiettati” sull’altro.

Anche se può apparire incomprensibile che dentro di noi, senza che ce ne accorgiamo, ci può essere un aspetto che detestiamo, la metafora dei due diapason posti uno accanto all’altro, può aiutarci a comprendere.
Così come, se avviciniamo un diapason in quiete ad un’altro che ha le stesse dimensioni e che si trova già in stato di vibrazione, così anch’esso comincia a vibrare alla medesima frequenza, parimenti quando qualcosa di indefinito che nell’altro ci dà particolarmente fastidio, dovrebbe essere la spia che all’interno di noi convive, se non identico, un aspetto psicologico o caratteriale somigliante.

Fuor di metafora, lo psicoanalista svizzero ci sta dicendo che quando qualcosa del carattere di un’altra persona ci dà particolarmente fastidio, questo dovrebbe aiutarci a comprendere che all’interno di noi c’è un aspetto simile e grazie ad esso possiamo diventarne coscienti e quindi aiutarci a fare un passo in avanti nella conoscenza di noi stessi e permetterci di proseguire in direzione del cosiddetto cammino di integrazione.

(Nella prossima puntata analizzeremo il Leone di Nemea).

La statua di Ercole in copertina è di Giuseppe Volpini, (1717, Palazzo Nymphenburg, Monaco di Baviera)

Per saperne di più:
Esiodo “Theogonia”
Pseudo Apollodoro “La Libreria” 
Francesco Perri – Dizionario di mitologia – Classica Garzanti 1970
Karoly Kerenyi – “Gli dei e gli eroi della Grecia” Il Saggiatore 2015
Enciclopedia Garzanti di Filosofia e Linguistica Epistemologia
Vocabolario online Liddel Scott Jones Greco  – LSJ.gr
Vocabolario on Line Dizionario Greco Antico Olivetti e Mitologia Greca a cura di E. Olivetti (II edizione 2015)
Vocabolario della Lingua Greca di Franco Montanari – Loescher editore, II edizione 2004
The Collected Works of C. G. Jung, second edition, Copyright Princeton University Press, 1970
“L’uomo ed i suoi simboli” a cura di C. Jung, Raffaello Cortina editore 1983

Massimo Biecher
Ha studiato ingegneria elettronica, oggi è responsabile export. Migliora la sua competenza professionale approfodendo gli studi di economia, scienze comportamentali, psicologia e leadership. Mailto: massimo.biecher@icloud.com