Alchimia come realizzazione spirituale

La ricerca dell'oro alchemico è in realtà la ricerca del Sè, dello Spirito

di William Giroldini. La trasmutazione dei metalli in oro corrisponde sul piano metafisico alla realizzazione spirituale.

Non è chiara l’etimologia del termine alchimia: pare derivi dall’arabo al-khīmiyya, che significa chimica e che a sua volta, sembrerebbe discendere dal termine greco khymeia che significa “fondere” i metalli.
L’alchimia abbraccia alcune tradizioni filosofiche, esoteriche e tecniche che si sono propagate per quattro millenni e tre continenti, con una caratteristica generale di utilizzare un linguaggio criptico e fortemente simbolico.

Lo studioso William Giroldini.

Storicamente l’alchimia ha una origine antichissima, dagli antichi Cinesi, poi passata o sorta in modo indipendente nell’antico Egitto, poi in Grecia, Roma ed infine nel mondo islamico e poi in tutta Europa, dove ha terminato il suo iter storico verso il 1700, venendo poi soppiantata dalla chimica da un lato, e dalla cultura filosofica positivista dall’altro.
La sua fine si colloca al termine del Rinascimento, con la nascita del metodo scientifico e il conseguente declino delle pratiche magiche ed esoteriche.

Ciò che resta oggi è sostanzialmente un discorso storico, con pochissimi adepti che hanno mantenuto invece la sola tradizione esoterico-spirituale. Ma con un grosso fascino per creare romanzi e racconti ad essa ispirati.

In Europa l’alchimia aveva come obiettivo l’idea di trasmutare i metalli in oro, la ricerca della pietra filosofale e l’elisir di lunga vita.

L’alchimia, precursore della chimica moderna
Oltre ad essere una disciplina derivante da conoscenze metallurgiche e chimiche (pur senza capire come avvenissero le trasmutazioni delle sostanze), l’alchimia implicava anche un’esperienza di crescita o meglio un processo di liberazione spirituale dell’operatore. In quest’ottica la scienza alchemica viene a rappresentare una conoscenza metafisica e filosofica,  con  connotati mistici ed esoterici, nel senso che i processi e i simboli alchemici, oltre al significato materiale  relativo alla trasformazione fisica delle sostanze, possiedono anche un significato interiore relativo allo sviluppo spirituale.

Per comprendere l’alchimia, bisogna considerare come la conversione di una sostanza in un’altra, che formò la base della metallurgia fin dall’inizio circa 4000 anni fa, veniva spiegata sulla base di trasmutazioni di quattro “elementi” (acqua, terra, aria e fuoco) e col concorso di cause magiche.

In quale altro modo una scienza primitiva poteva spiegare per esempio, senza la magia, la trasformazione di minerali di rame o ferro in metalli a contatto con carbone ardente? O la trasformazione del succo d’uva in vino, e alcool distillato oppure aceto se si lasciava il vino all’aria?

L’alcool etilico (detto spirito di vino) o l’acido acetico furono alcuni dei molti composti scoperti dagli alchimisti, e lo zolfo e l’acido solforico, oltre ai metalli più comuni, quali ferro, rame, zinco, stagno, argento, mercurio, e soprattutto, l’oro, metallo nobile per eccellenza, che rappresentava spiritualmente la perfezione a cui si voleva arrivare. Nei tempi remoti, una cultura fisica e pratica priva di una componente metafisica sarebbe stata impensabile. Pertanto, per gli alchimisti non vi fu ragione alcuna di separare la dimensione materiale da quella simbolica o filosofica.

Fino al XVIII l’alchimia era considerata una scienza razionale in Europa; per esempio, Isaac Newton vi si dedicò per molto tempo, tuttavia non pubblicò mai opere sull’argomento.

I maggiori alchimisti di tutti i tempi

Alchimia come realizzazione spirituale
Ermete Trismegisto

Il mitico Ermete Trismegisto è considerato dalla maggior parte degli alchimisti il ​​padre di questa scienza (siamo nell’epoca dell’antico Egitto).

Ma possiamo includere anche i filosofi greci come Aristotele, Platone ed Empedocle, i quali svilupparono il concetto che tutte le cose sono composte da quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra, e da tre principi elementari, sale, mercurio e zolfo.

Il più famoso alchimista del mondo arabo era il filosofo Abu Musa al-Sufi (721-815), noto come Geber in Occidente. Questo saggio nacque a Kufa (Iraq) e visse a Tus (Khorasan, in Iran), dove fondò un laboratorio scientifico. Le opere di Geber sono una raccolta di tutto ciò che era noto sulla chimica fino ad allora. Geber considerava che i metalli fossero fatti di zolfo e mercurio.

Un altro famoso alchimista arabo fu Al-Razí (865-925), che visse a Baghdad e classificò i materiali in corpi e spiriti. I corpi sono pietre, vetro, sali e altri. Gli spiriti sono mercurio, zolfo, ammoniaca, ecc.

Da Avicenna a Edward Kelley

Alchimia come realizzazione spirituale
Avicenna, medico, filosofo e fisico persiano.

Più famoso come medico, l’alchimista Abū Ali al-Husayn, conosciuto in Occidente come Avicenna (980-1037), scrisse il famoso Libro dei rimedi, una classificazione di minerali, rocce e metalli. Avicenna pensava che esistessero quattro tipi: pietre, solfuri, sostanze fusibili e sali.

San Tommaso d’Aquino (1225-1274) era un filosofo e un teologo che eccelleva in vari settori della conoscenza. Nel suo Trattato dell’Arte dell’Alchimia, che è diviso in otto capitoli, Aquino affronta questioni come la manipolazione della materia e il suo cambiamento di stato (da solido a liquido) e la composizione del mercurio e come prepararlo in laboratorio. Questo trattato è stato conservato fino ad oggi nella sua interezza.

Famoso divenne l’alchimista francese, anche scriba e copista, Nicolás Flamel (1330-1418), che si riteneva possedesse la capacità di creare la tanto ricercata Pietra Filosofale. Quest’ultima si riteneva non solo trasformasse metalli vili in oro, ma era considerata la base dell’Elisir di lunga vita.

Alchimia come realizzazione spirituale
Paracelso, ritratto da Quentin Massys.

Ancor più famoso fu l’astrologo, medico e alchimista svizzero Paracelso (1493-1541), che si riteneva avesse realizzato la trasmutazione del piombo in oro. Dopo aver conseguito il dottorato in medicina presso l’Università di Ferrara, Paracelso si dedicò allo studio dei minerali e il suo obiettivo era quello di trovare un modo per curare tutte le malattie umane.

L’astrologo, navigatore, matematico e consulente della regina Elisabetta I fu John Dee (1527-1608), il quale eccelleva anche nell’alchimia. Ha dedicato molti anni della sua vita a cercare di comunicare con gli angeli. Il suo obiettivo era comprendere il linguaggio della creazione e raggiungere l’unità pre-apocalittica della gente.

Infine, l’alchimista e medium Edward Kelley (1555-1597), amico di John Dee, è stato una delle figure più importanti dell’alchimia inglese ed europea. Alcuni credono che, grazie alla sua capacità di contattare gli spiriti e la sua collaborazione con John Dee, abbia scoperto i segreti della trasmutazione. Secondo testimoni oculari, Kelley è stato in grado di convertire i metalli in oro usando polveri e pozioni rosse. L’alchimista francese Nicolás Barnaud scrisse che quando Kelley apparve davanti al re Rodolfo II di Praga, trasmutò mezzo chilo di mercurio in oro.

Ma sostenere di saper trasmutare il piombo o il mercurio in oro, non era privo di rischi… Diversi alchimisti furono imprigionati o condannati dopo che non riuscirono nell’intendo di trasformare vili metalli in oro, ingaggiati e pagati al servizio di principi e imperatori del 1600-1700.

La fine dell’alchimia e la nascita della chimica moderna

Ma l’accumularsi di conoscenze su nuovi composti e minerali e le loro trasformazioni fece infine collassare la alchimia.

Robert Boyle (1627-1691), amico di Newton (con cui scambiava lettere sull’alchimia) scrisse un’opera ritenuta l’inizio storico della Chimica moderna, The Sceptical Chymist: or Chymico-Physical Doubts & Paradoxes, pubblicata a Londra nel 1661, che gli valse l’appellativo di fondatore della chimica moderna.

Alchimia come realizzazione spirituale
Antoine-Laurent de Lavoisier

Scritta sotto forma di dialogo, l’opera presenta l’ipotesi di Boyle riguardante la materia che pensava fosse formata da atomi e raggruppamenti di atomi in movimento e che ogni fenomeno fosse il risultato della collisione di queste particelle. Egli fece appello ai chimici di sperimentare e affermò che gli esperimenti negavano il fatto che gli elementi chimici si limitassero ai soli quattro classici: terra, fuoco, aria e acqua.

Boyle inoltre sostenne la necessità di separare la chimica dalla medicina e dall’alchimia, elevandola al rango di una scienza. Sostenne l’approccio rigoroso alla sperimentazione scientifica: egli riteneva che tutte le teorie dovessero essere dimostrate sperimentalmente prima di essere considerate vere.

Infine, il francese Antoine-Laurent de Lavoisier (1743-1794) contribuì in maniera determinante a mettere ordine nel marasma tipico dell’alchimia riguardo la nomenclatura dei composti ed elementi. Nomenclatura che si utilizza tutt’oggi e che ha determinato la vittoria finale della teoria atomista confermata dalle scoperte successive della fisica.

Si deve a Lavoisier una delle leggi più note della chimica “(nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”), e l’introduzione dei simboli che rappresentano le reazioni chimiche come se fossero una eguaglianza matematica. Insieme alla nascente filosofia illuminista e razionalista, l’alchimia fu presto abbandonata, tacciata di superstizione e ciarlataneria, lasciando solo le tracce esoteriche e spiritualistiche.

Per saperne di più:
Alchimia: Wikipedia
Carl Gustav Jung: “Psicologia e alchimia” – Bollati Boringhieri ed.

William Giroldini
Laureato in Chimica, sviluppatore software ed elettronica, da almeno 30 anni si interessa di Ricerca Psichica con particolare attenzione allo studio della Telepatia e Psicocinesi utilizzando tecniche Elettro-Encefalografiche. Autore di numerose ricerche pubblicate anche su riviste scientifiche internazionali. Direttore Scientifico di AISM (Ass. Italiana Scientifica di Metapsichica).