Il male è insito nell’uomo?

"A.H.", di Antonio Latella, al teatro Out-Off di Milano

Il male è insito nell’uomo?

Questa è la tesi del regista, che si interroga sulle origini del male, con unico protagonista Francesco Manetti. A.H. è Hitler, che metaforicamente non è morto, ma rivive attraverso le sue cellule cancerogene disseminate nel mondo

titolo: A.H.
regia: Antonio Latella.
drammaturgia: Federico Bellini e Antonio Latella.
protagonista: Francesco Manetti.

La sede è l'Out-Off, un  teatro coraggioso, che ha sempre dato spazio alle sperimentazioni e alle avanguardie. L'inizio è promettente: il protagonista, solo su un palcoscenico spoglio, disegna su un grande foglio bianco la lettera dell'alfabeto ebraico Beth, la prima della Genesì (Bereshit Bara Elohim, "in principio Dio creò il mondo"), nel quale dice, è racchiusa tutta la Bibbia; declina poi tutte le altre lettere, che sono un'emazione divina, evocandoA.H.LATELLA_FRANCESCO_MANETTI_PH_BRUNELLA_GIOLIVOcosì il Creatore. Che in una scena (presa dal "Grande dittatore" di Chaplin) si compiace del pianeta Terra, con cui si diverte a giocare a palla. Ma poi ecco, nel coro celeste, emergere la "voce dissonante", e quindi il Male. Che viene declinato in tanti modi, rivestendosi la testa di Nutella (di sterco?), vomitando, mimamdo poi tutte le armi (per tre volte!), a partire dalla pietra e dalla clava, fino ai mitra, i gas e le mine anti-uomo. Ed ecco Hitler, che nel suo bunker declama il suo delirio di onnipotenza, lui, padrone del mondo: e quando gli sparano più e più volte, più e più volte si rialza, per farci capire che lui sopravvive alla sua morte, rimanendo in mezzo a noi. Il finale è drammatico, per il regista non c'è speranza, l'uomo è stato abbandonato dal Creatore.
Una bella (e faticosa) prova per Francesco Manetti, che attraverso la sua mimica espressiva ha reso bene ciò che il regista voleva trasmetterci.  Il lavoro è interessante, apre vie nuove, dicono, al teatro sperimentale: ma a me ricorda molto le performances di Julian Beck, con il suo Living Theatre. E non mi lascia niente di costruttivo, se non un senso di grande desolazione.
E visto che Latella (che ha lavorato prima come attore, con registi del calibro di Ronconi, Castri, Patroni Griffi e De Capitani, per poi debuttare nella regia nel 2004) sta indagando anche con altre sue opere sulla menzogna e sul male (Die Wohlgesinnenten e il Servitore di due padroni, che debutta il 21 novembre al Teatro Bonci di Cesena), e visto che si è accostato alla sapienza ebraica, attraverso la Kabbalah e il Sepher ha-Zohar, il Libro dello Splendore, dovrebbe farsi alcune domande. Ad esempio: se esiste il Male, esso non può che provenire dall'Uno, dal Tutto. E se Dio ha permesso che si esprimesse la sua parte Altra, l'Ombra, allora il male non può che essere funzionale alla conoscenza e all'evoluzione. Esso è la partenza, l'inizio, il primo gradino, da cui risalire verso la Luce.  Un vecchio adagio dice che per conoscere il bene bisogna passare dal male. Allora, pur vivendo in un mondo che a volte appare tremendo, un mondo dove sembra prevalere l'arroganza, la sopraffazione, la violenza, la morte, ebbene, anche in questo mondo esiste la speranza. Perché come ha detto qualcuno, il male è solo l'assenza del bene. Per disperdere le tenebre basta accendere la luce. Quella della coscienza.