Gli stati psicofisici del benessere

Continua l'approfondimento della PNL

di Terry Bruno. Per la PNL lo stato è un insieme di processi neurologici, la collaborazione tra corpo e mente

Essere consapevoli dello stato in cui siamo è importante perché non solo influenza il nostro modo di sentirci, ma anche il nostro comportamento e, quindi, la nostra possibilità di avere buone prestazioni.

La psicoterapeuta Terry Bruno.

Pensate a tutte le volte che siete stati bene con voi stessi, sicuri di voi a come reagivate. Molto probabilmente con determinazione e decisionalità. Mentre quando vi sentivate ansiosi o in apprensione, il modo di agire era indeciso e timido.

Quando viviamo uno stato negativo, ci sentiamo depauperati di risorse, energie e non siamo in grado di fare quello che magari abbiamo compiuto in altri momenti.

Lo possiamo toccare con mano anche quando dovevamo scrivere qualcosa o fare un compito di matematica e ci sembrava tutto difficilissimo, per poi ritrovarci più tardi, dopo una sospensione, nel saperli fare. Eppure siamo sempre noi, non c’è un avatar al nostro posto.

Lo stato è un insieme di processi neurologici
Cosa ci ha portato a comportarci in modo così diverso?
Un differente modo di affrontare le cose, le situazioni e di conseguenze il diverso stato che viviamo. Questo è il potere degli stati. Ma cosa è uno stato: una condizione in cui si trova una persona, secondo il dizionario. Per la PNL invece, è un insieme di processi neurologici che si verificano dentro di noi in un determinato momento.
In pratica è la combinazione di tutto ciò che avviene nel nostro corpo e nella nostra mente. È la collaborazione tra le due entità, una volta considerate separate, che ci permette di agire e di vivere la nostra vita.

Spesso non siamo consapevoli di come ci sentiamo, lo facciamo forse in determinati momenti. Invece è molto importante farlo periodicamente, perché ci permette di poter cambiare e potenziare il nostro sentire, ma anche di entrare in contatto con la nostra esperienza.

Come verificare uno stato d’animo

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Foto di Pexels da Pixabay

In questo momento, com’è la vostra respirazione? Profonda o superficiale? Lenta o veloce? Come sta il vostro orecchio sinistro (non toccatelo)? È freddo o caldo? Il vostro corpo è rilassato o teso? Avete pensieri che appesantiscono la vostra mente, o sentite la vostra mente leggera?

Ciò che spesso molte persone fanno è pensare che il proprio stato d’animo sia la conseguenza di qualcosa che avviene all’esterno e che le colpisce. Invece siamo noi gli artefici del nostro sentire, del nostro modo di percepire il mondo. Quello che avviene nella nostra mente influenza il nostro corpo e viceversa.

Se cambiate, ad esempio, il modo di respirare o la vostra postura, magari sollevando il mento e mettendo il petto in fuori, potete notare una variazione nel vostro stato mentale. Lo stesso avviene se si hanno dei pensieri negativi, la neurofisiologia ne risente notevolmente. O, se pensiamo a qualcosa di piacevole, anche una canzone che preferiamo, il nostro stato diventa piacevole.

Ma non ci comportiamo tutti allo stesso modo di fronte a uno stimolo esterno. Ci sono persone che di fronte a qualcosa che a noi suscita rabbia, reagiscono con filosofia e superficialità. Altre, invece, reagiscono con ansia, bloccandosi, anche di fronte a ciò che per noi sono inezie.

Imparare a passare da uno stato all’altro

Gli stati psicofisici del benessereQuesti stati che coinvolgono la mente e il corpo, sono il risultato di un lavoro dinamico di pensieri, emozioni e di attività neurologiche, che in PNL costituiscono gli stati neuro-linguistici.
È come se avessimo a disposizione due vie privilegiate: una tramite la mente e una tramite il corpo, nel senso che possiamo raggiungere un determinato stato pensando in una certa maniera o agendo in un particolare modo.

Come si può fare? Con la tecnica dell’estrazione, che permette di poter passare da uno stato all’altro ponendo delle domande specifiche. Facciamo un esempio: se una persona si sente insicura e vorrebbe invece essere sicura di sé, le si può chiedere: “C’è mai stata una volta in cui lo sei stato?”. In questo modo si riporta il soggetto a quel momento, glielo si fa rivivere appieno, in modo sensorialmente basato, sino ad associarlo a quell’emozione positiva.

Se non dovesse trovare un episodio lo si può portare a immaginare come vorrebbe essere se fosse sicuro di sé. Il segreto è sempre portare la persona a vedersi nella postura, gestualità, espressione del viso, mentre ascolta la sua voce (che ha o che vorrebbe avere nello stato di sicurezza) e sentire quella sensazione di sicurezza. La domanda da porre in questo caso sarebbe: “Come sarebbe se tu fossi sicuro di te?”. “Se tu provassi sicurezza, come sarebbe il tuo respiro, la tua postura?”.

Come reagire agli stati di disagio

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Foto di StockSnap da Pixabay.

In queste dinamiche tra la mente e il corpo, gli stati sono collegati ai pensieri e alle sensazioni cinestesiche. Le emozioni o uno stato emotivo non sono altro che la combinazione di sensazioni e comprensione cognitiva. Esse sono collegate al gap esistente tra le aspettative che si hanno e le esperienze.
Maggiore è questo divario, più viviamo alti o bassi stati emotivi. Più la realtà non rispecchia ciò che ci aspettavamo, più stiamo male. Proviamo allora rabbia, paura, frustrazione, disagio, siamo scontenti.

Allora perché non imparare a gestire questi stati? Quando si è nello stato giusto riusciamo a realizzare ciò che vogliamo. Gli atleti, ad esempio, hanno bisogno di essere concentrati anche quando sono sottoposti a varie distrazioni, o i manager devono rimanere calmi anche quando sono sottoposti a forti pressioni.

Spesso si reagisce a questi stati di disagio, bevendo, fumando, drogandosi, facendo sesso o shopping compulsivo, mangiando. Ma è solo una soluzione temporanea. Il modo per poter stare meglio e cambiare stato è, allora, cambiare la propria neurofisiologia o il modo di vedere le cose.

La foto di copertina è di DanaTentis da Pixabay

Terry Bruno
Psicologa, psicoterapeuta, trainer in comunicazione e PNL