E se non fosse amore?

Una psicoterapeuta analizza un sentimento che ha le sembianze dell'amore, ma amore non è

di Lara Olga Scarsella. Due storie di non-amore basate sulla dipendenza, il narcisismo, la paura di perdere l’altro.

Ciò che accomuna le tante declinazioni dell’amore è la libertà. Che sia fraterno, amicale, genitoriale, filiale o di coppia è tale solo se è incondizionato. Altrimenti è altro.

Roma. Lara Scarsella, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione EthiCare Olistica.

L’innamoramento possiede e trattiene, non ha occhi che per ciò che ritiene desiderabile, è prigioniero degli egoismi della passione.
L’amore è un dono che dischiude nuovi orizzonti, sa riconoscere e accettare i difetti e, avendo a cuore il bene dell’amato al pari del proprio, ìncita a percorrere strade inesplorate. Poco importa se quelle strade condurranno l’amato lontano da noi. È del suo bene che il nostro bene si nutre. E, dunque, gli doniamo la libertà di scegliere il meglio per se stesso. Pretendendo altrettanto per noi. È un rischio che l’amore sa correre.

Può infatti accadere che, come una pila esausta, anche la relazione più salda esaurisca la sua forza propulsiva. Non è successo nulla. Non è colpa di nessuno. Semplicemente la carica vitale del rapporto è venuta meno. È ora di andare, di cercare ognuno stimoli diversi. È il rapporto che deve chiudersi, non sarà il legame a farlo. È la forma dell’amore a dover mutare, non la sua sostanza che, eterna, troverà il modo di trasmutarsi.

La paura irrazionale di perdere l’altro

E se non fosse amore?
Foto di 光曦 苏 da Pixabay.

Di solito questo è il momento in cui veniamo assaliti dalla paura, irrazionale e ingiustificata, di perdere l’altro. Ed è da questa che ci dovremmo guardare, non dal cambiamento in atto.

Poiché la paura conduce esattamente dove non vorremmo essere portati, nel peggiore dei modi per di più.

L’amato deve semplicemente andare, come noi d’altronde. Come un figlio che reclama la propria indipendenza per poter compiere il proprio destino, l’amore invoca e concede l’autodeterminazione.

Se è veramente amore saprà trovare la strada di casa e, come un figlio, tornerà a noi. In caso contrario non avremo perso niente, era solo mistificazione.

L’attaccamento è un impostore, prende le sembianze dell’amore ma è nulla. E nulla perdiamo nel lasciarlo andare. Nell’amore, al contrario, la lontananza cementifica il legame. Al momento di ritrovarsi non si sarà più gli stessi e non sarà lo stesso nemmeno il viversi insieme. Eppure sarà il medesimo amore, più autentico e maturo semmai. Grato della libertà donata e ricevuta, affrancato da ogni possessività o attaccamento, questo tipo di rapporto al quale nessuno ha attribuito un nome potrà finalmente identificarsi pienamente con l’amore e condividerne l’immortalità.

Storia di Delia e Damiano, una non-coppia

Foto di Armando Orozco da Pixabay.

Delia era una giovane e bella donna trentenne. Autonoma e volitiva, appariva ben diversa dalla tipologia classica di personalità emotivamente dipendente. Eppure, nel momento in cui cominciò a frequentare il mio studio si descriveva come una persona schiacciata da un forte senso di solitudine e ossessionata dal pensiero dell’uomo che le aveva inspiegabilmente e repentinamente voltato le spalle.

Per troppi anni aveva atteso pazientemente che quello che considerava, a torto, il proprio compagno si risolvesse a chiudere la relazione che trascinava da tempo con una coetanea, ritrovandosi poi con un pugno di mosche.
Al momento della rottura Damiano si era infatti dileguato senza degnarsi di fornirle alcuna motivazione, legandosi frettolosamente a un’altra donna e bloccando ogni possibile contatto con Delia, salvo tuttavia farsi vivo con una certa cadenza in quello che aveva tutta l’aria di essere uno stratagemma, purtroppo vincente, per tenerla legata a sé.

Non sarebbe stata necessaria una laurea per capire che si trattava di un narcisista patologico, non certo della tipologia dei “grandiosi” (superviziati arroganti ed esibizionisti, incapaci di tenere in alcun conto regole ed esigenze diverse dalle proprie e tutti tesi ad affermare il proprio dominio sugli altri), ma comunque irreparabilmente accentratore nella sua disarmante vulnerabilità. E proprio per questo particolarmente insidioso per le donne che incontrava.

Il comportamento del narcisista patologico

E se non fosse amore?
Un narcisistica tipico è interpretato da Alec Baldwin nel film di Woody Allen “Blue Jasmine”, qui con Cate Blanchett.

Sempre sulla difensiva, nel vano tentativo di proteggere un nucleo identitario notevolmente compromesso e fragile, Damiano alternava comportamenti sprezzanti e sfuggenti a momenti in cui la sua timidezza faceva trapelare un gran bisogno di accoglimento e cura.

Niente di più irresistibile per tutte quelle donne che per un mix letale di condizionamenti personali, familiari e sociali, oltre che di variabili  biologiche, finivano per attivare la “sindrome della crocerossina”.

La mancanza di autostima di lui si era dunque sempre nutrita della grande forza di lei, rendendogliela indispensabile nello sforzo titanico di puntellare il suo Io evanescente.

Ma l’idea di legarsi stabilmente al tempo stesso lo atterriva: una donna tanto brillante avrebbe oscurato definitivamente e irrimediabilmente quel suo Ego di cartapesta. Da qui, dunque, il perenne tenere i piedi in due staffe, quel farla rimanere in sospeso per poi irrompere nella sua vita ogni qual volta si prospettava il rischio concreto di perderla definitivamente.

L’attaccamento che soffoca l’amore

E se non fosse amore?
Emmanuelle Bercot, in “Mon roi”, è una donna che riesce a slegarsi da un compagno narcisista, Jean Pier Cassel.

Alla fine, il concentrarsi esclusivamente sui propri bisogni immediati sacrificando sull’altare del proprio narcisismo non solo l’amata ma i propri stessi sentimenti e la possibilità di costruire qualcosa di concreto, aveva minato in modo irreparabile la stabilità di entrambi. Delia non ne poteva più, non era più lei.

Non riusciva a fare a meno di lui e questo le impediva di andare avanti con la propria vita, non solo di coppia. Sentiva di aver toccato il fondo. E proprio questo fu la sua salvezza. Era una donna intelligente e caparbia e riuscì rapidamente a utilizzare quelle stesse doti che l’avevano avviluppata nell’abbraccio mortificante di Damiano per attivare un atteggiamento assertivo e funzionale nei suoi confronti.

Le fu sufficientemente agevole comprendere che, al di là dell’amore che avevamo appurato effettivamente li legasse, né quello che lui esprimeva per lei né il proprio accanirsi nel mantenere in vita il loro rapporto, potevano definirsi amore. L’attaccamento può infatti impadronirsi anche del legame più autentico e ricoprirlo come edera che infesti e lentamente soffochi persino il più maestoso dei Baobab.

Assumersi le responsabilità di una decisione
Qualche inserimento con il Theta Healing sciolse i condizionamenti inconsci che impedivano il concretizzarsi della volontà razionale di Delia e in quattro sedute il più era fatto.
Era pronta ad affrontare Damiano in modo risoluto e risolutivo, senza fornirgli l’alibi di decidere lei per entrambi e lasciando che anche lui si assumesse la responsabilità della chiusura del loro rapporto, qualora avesse rifiutato di iniziare a sua volta un percorso psicoterapeutico.

Il resto l’avremmo visto all’occorrenza e, se fosse risultato sufficiente, l’avrei seguita a distanza con qualche consiglio via telefono. Da allora mi è capitato di sentirla un paio di volte, Damiano continua con le sue ambiguità e ambivalenze ma non è più un problema di Delia, la quale finalmente ha ripreso in mano la sua esistenza.

Storia di Fausto e Gioia

E se non fosse amore?
Margit Carstensen è “Martha”, qui con Helmut Salom, marito prima premuroso e poi possessivo, violento, maniacale.

Avevo incontrato Fausto per poche sedute in passato, in occasione della crisi che l’avrebbe condotto alla separazione dalla moglie nonostante la forte opposizione di lui. Mi contattò nuovamente dopo diverso tempo perché voleva assolutamente che lo vedessi insieme alla donna con cui da otto anni intratteneva una relazione che aveva dato vita ad alcune fasi di convivenza, sempre interrotte da lei per esasperazione.

Invadente e controllante ma al tempo stesso poco supportante, Fausto pretendeva di essere costantemente presente nella vita di Gioia, ogni volta sconvolgendo gli equilibri di lei e dei suoi figli, accusandola di essere troppo assorbita da questi ultimi e contemporaneamente di non essere una buona madre.
In definitiva lamentandosi di non dedicarsi a sufficienza a lui. Quando la donna, per spirito di sopravvivenza e sotto pressione della famiglia, decideva di allontanarlo l’uomo attivava atteggiamenti al limite dello stalking, di fronte ai quali Gioia regolarmente cedeva.

Fu indisponente anche solo assistere a quel primo incontro insieme, durante il quale lui le tenne tutto il tempo le mani strette nelle proprie rimanendole talmente cucito addosso da dare l’impressione di volerla letteralmente fagocitare. Lei impassibile lasciava fare, non si capiva se per rassegnazione o per completa inconsapevolezza.

L’amore non è controllo ossessivo del partner
A maggior ragione la mia prima decisione fu, dunque, quella di separare  i partner nel percorso terapeutico. Com’era prevedibile Fausto, non potendo più controllare Gioia presenziando alle sue sedute e invadendo il suo spazio, non solo si sottrasse alla terapia ma cominciò, fortunatamente senza successo,  la sua opera di discredito nei miei confronti.

Fausto non era un narcisista patologico e nemmeno uno psicopatico, manifestava tuttavia una personalità altamente dipendente che dava vita a un quadro depressivo non meno pericoloso nei possibili esiti.

Gioia era invece una donna piena di vita, capace e potenzialmente molto forte ma fragile emotivamente. Più che non sapere cosa volesse, aveva paura di riconoscerlo prima di tutto a se stessa. Non sia mai che poi le potesse sorgere l’impulso di metterlo in pratica. L’infanzia passata all’ombra di un padre padrone aveva slatentizzato, cristalizzato e radicalizzato problematiche che la donna si portava dietro da tanto, da sempre. La lunga relazione con Fausto, nata dopo la rottura con l’ex marito accogliente e rassicurante ma, proprio per questo, non “amato”, aveva  fatto il resto.

L’amore non è possesso né dipendenza

Roma. Letizia Landini, operatrice olistica, Theta Healer e vicepresidente dell’Associazione EthiCare Olistica.

Con lei il lavoro fu più lungo rispetto a quello intrapreso con Delia, ma non troppo.  Per fortuna la possibilità di lavorare in équipe avvalendomi della preziosa collaborazione degli operatori che fanno parte del Protocollo Consapevolezza & Benessere, da me approntato con la vicepresidente dell’associazione EthiCare Olistica Letizia Landini, ha fatto sì che la paziente si liberasse dai condizionamenti inconsci che la portavano a scambiare l’amore con il possesso permettendole di sviluppare l’assertività necessaria a prendere decisioni consapevoli e rispettose di se stessa e del proprio progetto di vita. Il tutto in una ventina di sedute.

Messa nelle condizioni di agire il suo potere, invece che cederlo ad altri, cosa fare con Fausto sarebbe poi stata una sua libera scelta. Qualora il suo uomo fosse riuscito a concederle e a concedersi quella libertà che tanto lo atterriva non sarebbe stato escluso che il loro amore potesse finalmente sbocciare.

La necessità di una educazione sentimentale
Al di là della specificità dei singoli casi, quella della differenza che intercorre tra attaccamento e amore, come tra questo e l’innamoramento, è una questione sulla quale mi trovo inevitabilmente a ribattere in ogni terapia, insieme al mito tanto distruttivo quanto difficile da sfatare dell’amante inteso come una “mezza mela” condannata alla ricerca della sua metà per potersi completare.

Quella che manca è una vera e propria educazione sentimentale che aiuti a riconoscere le problematicità relazionali prima che sfocino in relaziono e condotte patologiche, devianti e delittuose alle quali tutte le parti in causa consapevolmente o inconsapevolmente finiscono per contribuire creando una liaison fatale tra vittima e carnefice. Come drammaticamente testimoniato dalle quotidiane cronache nazionali e internazionali.