Contro l’escissione delle bambine

Intervista a una donna straordinaria

Contro l’escissione delle bambine

"Sono finita a Masanga, un villaggio della Sierra Leone, quasi per caso, scoprendo l'orrenda realtà dell'escissione e dell'infibulazione, che si praticava alle bambine dall'età di tre anni senza anestesia né igiene", ci dice Michéle Moreau. "Cercando di rispettare le loro tradizioni, sono riuscita a fermare questo rito pericoloso, promettendo ai genitori di sostenere le bambine fino all'Università, se venivano risparmiate"

A vederla sembra assolutamente normale (e in un certo senso lo è): una donna di mezza età, semplice, potrebbe essere un’impiegata, una commessa, un’infermiera. Bionda, poco truccata, senza tacchi, un mezzo sorriso. Sì, normale: ma la sua storia è assolutamente eccezionale.michele-moreau11-150x150
Incontro Michéle Moreau a Pienza, durante il bel convegno sullo Spirito della Terra organizzato da Bebetta Campeti. Lei era ferrista in Svizzera, passava cioè i ferri ai chirurghi in sala operatoria. Dopo un brutto incidente per un periodo ha dovuto smettere di lavorare e, una volta guarita, ha iniziato a viaggiare. Per caso (ma il caso, dice Voltaire, è la maschera che Dio si mette per non farsi riconoscere…), ha incontrato durante un corso di ballo e tamburi in Guinea (una donna normale?) un tipo che le ha parlato della Sierra Leone, un Paese distrutto da dieci anni di guerre. E così lei ha deciso di andare a Masanga, un insediamento primitivo, senza acqua, né elettricità (ma con i telefonini), per aiutare qualche bambino. Nel 2004 ha trovato i primi soldi per fondare la sua associazione, la MEA (Masanga Education Assistance), aprire una scuola, comprare materiale scolastico, borracce, vestiti.

Ramatu Formah, la donna capo che paraticava le mutilazioni

Ramatu Formah, la donna capo che praticava le mutilazioni.

“Nel 2005 sono tornata”, racconta. “I bambini erano sempre di più. E io non potevo far finta di niente, far finta di non sapere che le bambine erano sottoposte alla mutilazione genitale. Qualcuno mi ha detto che non potevo intervenire, quella era “Bondo” (il nome di quel clan femminile), una società segreta proibita ai bianchi. Ma io lo sapevo: l’escissione (il taglio della clitoride e delle piccole labbra) si praticava a partire dai tre anni con lamette e coltelli, senza anestesia né igiene, con conseguenti emorragie, infezioni, problemi a urinare, problemi più avanti con il parto… Tra l’altro era una pratica costosa, sacra perché proveniva dagli antenati, che si svolgeva durante una cerimonia, dove le donne cantavano per coprire le urla delle bambine e che poteva durare anche settimane, finché la ferita non era cicatrizzata. Ai maschi invece si praticava la circoncisione.6.12.13 031
Non sapevo cosa fare. Così la notte meditavo e mi arrivano le intuizioni, come se qualcuno mi dicesse cosa dovevo fare. Il primo step è stato quello di fondare una scuola, aperta solo a chi non veniva mutilata. Ho promesso alle donne che avrei sostenuto il costo degli studi a queste bambine, dall’asilo all’Università.
Hanno accettato. Ramatu Formah, la donna capo che faceva le mutilazioni, mi ha abbracciato emozionata, piangendo. Abbiamo trovato i soldi per comprare il terreno per la scuola e abbiamo fatto formazione alle maestre. Nel febbraio del 2007 i bambini erano quattordici. A settembre erano venticinque bambini e cinque maschietti. Così, vestita come loro e rispettando il loro modo di essere, andavo nei villaggi per proporre la scuola e piano piano il numero dei bambini è aumentato in modo impressionante”.

Le donne sepelliscono il copricapo rosso, simbolo della cerimonia dell'escissione.

Le donne sepelliscono il copricapo rosso, simbolo dell'escissione.

Michèle non si arrende davanti a niente, neanche davanti all’ostilità degli uomini. Per superare anche questo ostacolo, chiede di diventare una donna Bondo, senza mutilazione. Sì, le rispondono, ma a una condizione. Deve rimanere sola e nuda nel bosco per due settimane. Incredibilmente (per loro) lei accetta.Ma tutto è meno difficile del previsto: con lei ci sarà un’amica e novanta bambine, non solo, ma hanno a disposizione una casa africana per la notte. Di giorno, coperte di polvere bianca per non bruciarsi, escono nella foresta a fare rituali di purificazione, con erbe medicinali e canti. Superato questo periodo iniziatico, molte donne dei paesi circostanti, che accorrono chiamate da un tam tam segreto, e la scuola diventa sempre più frequentata: oggi le bambine sono cinquecento. Ma non tutti gli uomini sono d’accordo.

Le donne tutte in giallo, simbolo del rinnovamento.

Le donne tutte in giallo, simbolo del rinnovamento.

Un'idea geniale
Così a Michèle viene un’altra idea geniale. “Sono andata dal capo del villaggio e gli ho fatto una proposta”, racconta. “Tra poco, gli ho detto, questa vostra pratica sarà illegale e andrete in prigione. Potete sostituire la cerimonia dell’escissione con un’altra meno cruenta, dove cantate e ballate per non suscitare l’ira degli antenati. Le donne, dopo aver sotterrato in una buca il copricapo rosso, simbolo del loro lavoro di escissione, hanno creato un’altra società, la New Bondo Style. E gli abiti rossi da cerimonia sono stati sostituiti da altri simili gialli, simbolo del rinnovamento.
Così una donna normale ha sconfitto in un piccolo angolo dell'Africa un rito cruento e anche pericoloso, che non ha più ragione di sopravvivere (e che purtroppo viene praticato di nascosto ancora oggi nelle nostre città).

Per saperne di più:

Sito : http://meamasanga.org/

Per aiutare i bambini e le bambine di Masanga:
conto Banque Crédit agricole des Savoie, Evian, France
IBAN ETRANGER : FR76 1810 6000 4496 7248 2093 714
BIC : AGRIFRPP881