Stare nel qui e ora: e tu dove sei?

Stare nel presente è un caposaldo della psicologia umanista

di Ester Patricia Ceresa. Mantenere la consapevolezza del momento che stiamo vivendo come chiave di benessere e crescita. 

Essere presenti nel presente sembra essere impresa ardua, soprattutto per l’individuo moderno, distratto da mille sollecitazioni. La nostra mente è vagabonda, si muove costantemente tra passato e futuro, come se fosse distaccata dal corpo che, non avendo alternative, è l’unico a vivere il “qui e ora”.

In nostra assenza possono accadere moltissime cose. Quante volte ci siamo sorpresi a contare gli anni passati in un soffio, senza che ce ne accorgessimo? Il rischio è quello di perdere la propria stessa esistenza, sopravvivere invece di vivere.

Da quando gli umani hanno iniziato a popolare questa Terra, sono stati infelici e sono tuttora scontenti perché, materialmente, emotivamente, spiritualmente, non hanno ciò che vogliono.

Eppure, la presenza a se stessi può essere utile a ciascuno di noi per imparare a vivere le nostre vite in pace e serenità. La capacità di vivere l’adesso sprigiona un potere latente, una panacea per tutti coloro che soffrono di inquietudine, di mancato appagamento e che anelano alla propria completezza interiore.

Le persone che vivono lo stato di presenza si distinguono per carisma e magnetismo naturale: gli altri percepiscono la loro diversa sostanza, per parafrasare il grande scrittore Milan Kundera, la raggiunta “sostenibile leggerezza dell’essere”.

Il progresso materiale ha fatto scomparire l’infelicità?
In Occidente le scienze fisiche hanno lottato e lottano ancora contro questo stato di cose con risultati spesso conclusivi sul piano materiale: meno malattie, carestie etc. Questo significa che tutto va per il meglio nel migliore dei “mondi occidentali” possibili? Il progresso materiale ha fatto scomparire l’infelicità?

In Estremo Oriente, gli sviluppi sono avvenuti in modo diverso per quanto riguarda la ricerca della felicità. In India, ad esempio, la felicità non è un termine con lo stesso significato che in Europa o in Africa. Essere felici, per un indiano, significa possedere saggezza e sentirsi uniti all’Assoluto.

La felicità nelle varie culture

Il dio egizio Atum.

Moltissime tradizioni filosofiche, religiose e culturali, sia antiche che moderne, considerano anche un singolo momento di totale consapevolezza al momento presente come un istante di libertà e illuminazione che ci libera dalle trappole dell’essere, per entrare nelle meraviglie della nostra vera natura.

Ad esempio, nella tradizione degli antichi egizi il dio Atum era il “Signore della totalità”, interezza alla quale ognuno di  noi deve aspirare per scongiurare la terribile seconda morte che segue la morte fisica, quella della frammentazione e disgregazione.

Per la scuola di Georges Ivanovič Gurdjieff, essere presenti vuol dire smettere di essere macchine, ovvero automi, e la sua Quarta Via insegna come svegliarci dal torpore delle illusioni.
L’insegnamento Dzogchen avere consapevolezza significa scoprire la nostra vera condizione, spogliata di tutti gli inganni e le falsificazioni che la nostra mente crea.

In Giappone la via e la pratica dell’Hara, centro vitale dell’essere umano, indica una strada che permette all’uomo di tornare ad essere padrone di sé stesso e del proprio tempo, liberandosi degli atteggiamenti immaturi e dalle tensioni dell’ego intrappolato nelle dinamiche della dualità, quindi connettersi alla propria natura autentica.
D’altra parte esiste, nell’ovest della Cina e nel nord del Tibet, un processo di conquista della felicità insegnata dall’Ordine Iniziatico Tchan interamente basato sui poteri nascosti dell’inconscio umano.

Georges Ivanovič Gurdjeff, filosofo, mistico, maestro di danze.

A prescindere dalla strada che si vuole intraprendere verso il “qui e ora”, vivere il momento nel momento stesso in cui lo vivi richiede metodo, è qualcosa che si impara, una capacità che risulta estremamente difficile acquisire eppure possibile da sperimentare e che, una volta integrato nel proprio modo di vivere, cancella i limiti delle gabbie mentali.

Il grande psicologo iraniano G.A Moktar diceva: che essere presenti è un vero judo psichico perché trasforma in forza le centouno debolezze dell’essere umano…

Cosa vuol dire essere presenti e acquisire presenza?
È un processo che parte sempre e comunque attraverso la percezione del corpo. Essere nel proprio corpo significa imparare a fare attenzione ai nostri sensi, focalizzarci sul sentito in contrapposizione al perdersi in preoccupazioni e fantasticherie.
Ad esempio, adesso mentre stai leggendo che sensazione hai sulle braccia? Se integri questa sensazione mentre leggi cosa accade alla tua mente? Come cambiano i tuoi pensieri? Hai maggiore concentrazione?

La vita è adesso. Foto di Elina Fairytale da Pexels.

Un’altra fase importante è osservare e studiare i propri pensieri, il loro contenuto, la frequenza e la vibrazione. Prendere consapevolezza del fatto che i limiti che pensiamo di avere sono pura illusione, esplorando il modo in cui i nostri pensieri possono limitare o addirittura eliminare scelte e opportunità, lasciandoci oltremodo frustrati. Un giro ai confini della realtà la nostra, quella soggettiva.

Un altro passo cruciale verso lo stato presente è quello di imparare ad essere emozionalmente vigili, attenti a cosa proviamo, a come viviamo le emozioni, ad usare la loro energia e potenzialità senza esserne mangiati e soprattutto senza identificarci.

Questo implica il fatto di capire, ad esempio, che noi abbiamo dei sentimenti e dei risentimenti ma che non siamo quel sentito. Passare, ad esempio, dal dire “Io sono arrabbiato/a” al sostenere “C’è rabbia in me”. Un passaggio delicato perché comporta lo smettere di identificarci con le nostre sofferenze o soddisfazioni.

Una volta fatto questo, diventa più semplice sorprendere le nostre reattività, quando scattiamo, come e perchè, scoprendo l’origine del malcontento e lo scopo della reazione. Reagire è differente dal rispondere, è un impulso meccanico che risponde alla legge lineare causa-effetto: l’obiettivo è arrivare ad avere un’attitudine quantica, ovvero la risposta che ci vuole nel momento in cui serve, laddove la causa può portare a infiniti potenziali effetti.

La presenza, attraverso l’osservazione e il dominio di noi stessi, è una chiave maestra che apre le porte del vivere davvero ogni momento della nostra esistenza nella sua essenza. In caso di emergenza, puoi fare questi pratici esercizi, aiutano a tornare “qui e ora”, adesso!

Foto di copertin: Zigmars Berzins da Pixabay.

Letture consigliate:
Jon Kabat-Zinn “Dovunque tu vada ci sei già. Capire la ricchezza del nostro presente per iniziare il cammino verso la consapevolezza” – ed. Corbaccio.
Ilios Kotsou “Quaderno d’esercizi di mindfulness”  – Vallardi Editore
Milan Kundera – “L’insostenibile leggerezza dell’essere” – Adelphi Editore

Ester Patricia Ceresa
Academy Master Trainer in Ipnosi e Coaching, si occupa di sviluppo del potenziale umano e QuantumNeuroTraining. Docente e relatore internazionale in Ipnosi, Psicologia Quantistica, Enneagramma, CNV e PNL3, ha elaborato la nuova Morfofisiognomica, una metodologia innovativa nel campo delle discipline sul Linguaggio del Corpo mirata al benessere psicofisico. Autrice del “Manuale di Morfofisiognomica - Corpo e volto rivelano i tratti del temperamento, del carattere e della personalità" (CISU ed.). Presidente di I.P.C.A (International Professional Coaching Association), organismo promotore di iniziative e congressi internazionali nel campo del Coaching e dell’Ipnosi.