Il fastidio allo specchio

di Maria Grazia Parisi.

Come reagiamo agli atteggiamenti di antipatia, arroganza, sfida o aggressività verbale altrui? Ai giudizi e alle critiche gratuite o non richieste? Alle persone rumorose, invadenti, inopportune, respingenti e a quelle lamentose, che si atteggiano a vittime, logorroiche ed estenuanti?

Ci sono situazioni e persone che sembrano fatte apposta per dare fastidio al prossimo o per farlo sentire inadeguato o sbagliato. Se vi osservate quando ne siete coinvolti, troverete due reazioni tipiche: l’insofferenza, più o meno espressa, o la sopportazione. Entrambe richiedono di usare la nostra energia per difenderci dall’attacco degli insopportabili altri. Ci sono alternative?

Una scoperta singolare

Maria Grazia Parisi, medico e psicoterapeuta.

Esaminando la questione da una certa angolatura, potremmo scoprire qualcosa di abbastanza singolare: noi non siamo affatto passivi, in questa storia. Intendo dire che vi è un sottile meccanismo che regola la nostra percezione e influenza il ‘titolo’ che mettiamo a quanto stiamo vivendo; in una certa misura, sarà poi quest’ultimo a produrre il fastidio vero e proprio.

In natura, il fastidio – sentimento legato all’emozione del disgusto – interviene in risposta alla vicinanza a qualcosa o qualcuno di tossico, negativo o ammorbante. Un cattivo odore, per esempio, induce una reazione viscerale che può arrivare alla nausea vera e propria, segnalando all’organismo che è opportuno stare alla larga, e un comportamento di repulsione.

Ma il disgusto può essere anche metaforico, sostituendo al fastidio ‘oggettivo’ per ciò che è sporco o potenzialmente contaminante (attenzione: la tolleranza allo sporco deriva comunque, in gran parte, dalle abitudini sociali e culturali apprese) la reazione a qualcosa che rovina ‘solo’ il nostro status quo, la nostra zona di comfort o le nostre consuetudini. Questo qualcosa può essere anche un nostro simile, nel caso in cui si comporti o ci tratti in modo diverso da quanto per noi rappresenta il ‘giusto’, il ‘buono’ e l’’aspettato’.

Il fastidio allo specchio
Paul Gaugin. Madre e figlia.

In pratica, il fastidio si attiva quando siamo in contatto con qualcosa o qualcuno che si rivela diverso da come piace a noi e che minaccia i nostri valori o le nostre aspettative. A quel punto, il sistema nervoso produrrà comunque una reazione alla minaccia percepita, anche se virtuale, e istintivamente reagiremo affinché le cose tornino nel loro giusto ordine. Giusto per noi, s’intende.

Chi critica chi?

Laura studia all’Università, fuori sede. Negli ultimi tempi si è resa conto che anche se, da un lato, la famiglia le manca, dall’altro, quando torna a trovarla, ne è spesso delusa. Mi confida che soprattutto la madre non perde occasione di criticarla su tutto: abbigliamento, alimentazione, abitudini, persino modo di parlare.

«L’ultima volta non ho fatto in tempo a varcare la soglia di casa», mi riferisce «che già mi aveva detto che il taglio di capelli che ho fatto non mi dona per niente!»
È talmente stizzita che trattiene a stento le lacrime.

Le chiedo di esplicitarmi in che cosa vorrebbe la madre diversa. L’elenco è lungo e comprende la capacità di capire la sensibilità della figlia, il rispettare il suo punto di vista e le sue opinioni, il tacere se qualcosa non asseconda il suo gusto estetico o le sue aspettative, l’essere più tollerante e incoraggiante. Le faccio notare che, rigirando la questione, le sue istanze sono abbastanza simili alle critiche che la madre fa a lei.

Il fastidio allo specchio
Foto di Pixabay

Con un po’ di sorpresa, Laura si accorge che, in fondo, la madre le appare altrettanto sbagliata e criticabile di come si percepisce lei stessa quando quest’ultima apre bocca; sembra proprio che ciascuna non sia come l’altra la desidera. Dal versante di Laura, tra l’altro, non è più nemmeno tanto lecito pretendere che lo sia, dato che è ormai adulta e non dipende più dalla madre per ogni cosa.

Lasciar cadere le aspettative

Cosa succederebbe, le chiedo, se smettesse di criticare il modo di essere della madre, consentendole di essere esattamente ciò che è, indipendentemente dalla sua pretesa di essere capita e correttamente interpretata nelle sue intenzioni, silenzi, emozioni e sentimenti?
Dopo qualche minuto di riflessione e un po’ di lavoro su di sé, la ragazza ammette, con suo grande sollievo, che nel momento stesso in cui lascia cadere la pretesa che la madre corrisponda al suo modello ideale e la assecondi, la riesce a vedere nella sua interezza e sente prevalere il sentimento profondo di affetto che le lega.

Comprende, anche, che la sua è una sorta di pretesa infantile, egoica, e che mantenerla ancora offuscherebbe la sua visione della realtà. «La vedo per quello che è, adesso», mi dice. «Una gran bella persona, distratta da mille incombenze, che tiene molto a me e vorrebbe vedermi sempre nella mia luce migliore. Non ha gli stessi miei gusti, ma non ci vedo nulla di male, sono io che devo smetterla di sentirmi sotto esame.

Il fastidio allo specchio
“Ragazza di fronte allo specchio”, di Pablo Picasso.

Non devo più andarle bene, devo solo permettermi di essere a mia volta come sono, anche davanti a lei. Sono certa che se non pretendo di andarle bene o che lei vada bene a me, al fondo ci amiamo e vogliamo entrambe che l’altra stia bene».

Il fastidio come personal trainer

Se avete già iniziato a interessarvi del vostro mondo emozionale potreste, prima o poi, sentire l’esigenza di osservarvi e mettervi alla prova in corrispondenza1 di esperienze di disagio, per portare più luce, consapevolezza e benessere nella vostra vita.

Il contatto con ciò che ci disturba – e che prima istintivamente rifuggivamo – può diventare, cioè, una preziosa lezione auto-somministrata, dove il disagio emozionale diventa il nostro “personal trainer” per farci essere sempre più centrati, sensibili, consapevoli e non condizionati.

In realtà, più sappiamo riconoscere di essere responsabili “dall’interno” – a partire dalle nostre reazioni condizionate – delle scelte, anche invisibili e inconsce, che determinano il nostro atteggiamento verso noi stessi e il mondo, più abbiamo il potere di lasciare andare quelle che ci ostacolano o ci tolgono energia. E più coglieremo in noi e negli altri armonia e bellezza.

Maria Grazia Parisi
Medico psicoterapeuta, ideatrice del metodo FastReset®, si occupa del trattamento di disturbi emotivi e psicosomatici mediante la psicoterapia, l'applicazione di medicine complementari (fiori di Bach, fitoterapia e oligoterapia) e di tecniche di risoluzione emotiva rapida. Svolge attività di divulgazione e di formazione in campo medico e psicologico. Autrice di "FastReset: il metodo rapido di guarigione emotiva" (ed. Sperling & Kupfer), collabora con riviste del settore e testate radio-televisive. Sito web: http://www.fastreset.it