Caccia alla volpe

Continuava a sfuggirgli. Aveva una fame enorme, bestiale e prima o poi l'avrebbe presa

di Matteo Fontana. Un racconto un po’ horror, che mostra come l’uomo può trasformarsi in un animale feroce.

Un refolo di vento si insinuò tra gli alberi, facendo ondeggiare dolcemente le foglie e i fili d’erba sul terreno. Nel bosco sembrava non esserci anima viva, ma Nick sapeva perfettamente che non era così. Guidato dal suo olfatto, continuò ad avanzare lentamente sul suolo soffice e umido, tenendosi il più basso possibile per evitare di essere scorto dalla sua preda; le orecchie erano tese in cerca del minimo suono che potesse rivelarne la presenza. I suoi scintillanti occhi verde smeraldo scrutavano la fredda oscurità che lo avvolgeva, interrotta solo di tanto in tanto dai soffusi raggi argentei della luna.

Caccia alla volpe
Foto di andy ballard da Pixabay

Ad un certo punto la vide. Nascosta dietro un cespuglio di mirtilli si intravedeva la sagoma di una creatura minuta dalla folta coda, intenta a cibarsi dei frutti.

Inebriato dall’odore che giungeva alle sue narici, Nick scoprì i denti e aprì leggermente la bocca, dalla quale colò un vistoso rivolo di bava. Si acquattò sul terreno pronto a balzare sulla sua preda, ma qualcosa andò storto.

Lei drizzò improvvisamente le orecchie in segno di allarme, come se avesse percepito la presenza di una minaccia.

Stette immobile per un paio di secondi e poi, in un attimo, sgusciò via tra la vegetazione.

Nick era frustrato, ma non si sarebbe arreso tanto facilmente: odiava più di ogni altra cosa tornarsene alla tana con la coda fra le gambe e la pancia vuota. Guidato dall’inconfondibile odore della creatura, si lanciò all’inseguimento attraverso la fitta boscaglia. Lui era di sicuro più forte e veloce, ma la sua preda era agile e, soprattutto, molto abile a nascondersi; ai suoi occhi però questo non aveva importanza. L’unica cosa che contava era riuscire a metterla sotto i denti.

Foto di Tommy da Pixabay-

L’odore lo condusse nella parte più fitta del bosco; i rami più bassi e i cespugli di rovi lo graffiavano e a volte gli strappavano grossi ciuffi di pelo, ma Nick non ci badò, né rallentò la sua andatura. Sentiva di essersi avvicinato alla sua preda, e infatti, dopo un inseguimento che gli parve interminabile, riuscì ad individuarla: la volpe era appollaiata su un piccolo albero che si trovava sulla cima di una collinetta, apparentemente senza alcuna via di fuga.

Nick snudò le zanne in previsione del pasto che stava per consumare; non doveva fare altro che aspettare che la sua preda scendesse. L’attesa, tuttavia, si rivelò più lunga del previsto, poiché naturalmente la volpe non aveva alcuna intenzione di andare incontro alla morte di sua spontanea volontà.

I due stettero ad osservare le reciproche mosse per un po’, fino a quando il piccolo animale decise di provare a salire ancora più in alto.

Caccia alla volpe
Foto di David Mark da Pixabay

Nick ne fu oltremodo irritato, visto che ogni secondo di attesa era un vero e proprio supplizio per il suo stomaco; accecato dalla fame, decise di rompere gli indugi e di provare a far scendere la sua preda, tentando si salire sull’albero con un balzo.

La base del tronco, marcia ed ammuffita per via delle abbondanti piogge, si ruppe all’istante e Nick perse l’equilibrio cadendo pesantemente al suolo assieme all’albero, che mancò la sua testa di un soffio. L’ultima cosa che vide fu la volpe che spariva rapidamente nella notte.

Fu un risveglio particolarmente strano per Nick. Era spossato, tutti i muscoli del corpo gli dolevano e si sentiva braccia e gambe pesanti, come se, invece di dormire, durante la notte avesse corso un’intera gara di triathlon. Ma la cosa che faceva più fatica a spiegarsi erano i numerosi graffi che aveva rinvenuto un po’ su tutto il suo corpo; come aveva fatto a procurarseli, soprattutto considerando che il pigiama era invece perfettamente intatto? Continuava a rimuginare su queste ed altre simili domande mentre si vestiva, faceva una rapida colazione e prendeva l’autobus che lo portava in università.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Nemmeno in facoltà riuscì però a concentrarsi, finendo col passare tutto il tempo con il capo chino sulla scrivania, assorto nei propri pensieri.
Pian piano nella sua mente stavano riaffiorando i flebili ricordi di ciò che aveva visto quella notte, ma tutto era talmente confuso che non riusciva a stabilire con certezza cosa fosse reale e cosa no.

«Che ti prende oggi? Sembri più distratto del solito» gli disse il suo amico James durante la pausa pranzo. «Guarda che non ho intenzione di passarti per l’ennesima volta i miei appunti di analisi» aggiunse.
Nick masticava lentamente il suo panino al formaggio, pensieroso. Avrebbe avuto senso parlare di questa cosa con James? In fondo si conoscevano da tanti anni, e sicuramente non era il tipo di persona da giudicarlo per qualche bizzarro sogno che aveva fatto… sempre che di un sogno si fosse trattato. In ogni caso, non avrebbe avuto niente da perdere.

«Mi è accaduto qualcosa, stanotte» esordì con voce roca. «Ho… vissuto un’esperienza totalmente fuori da ogni logica e ancora non riesco a capire se sia successa veramente o se invece sia esistita solo nella mia testa».
James si protese leggermente in avanti, lo sguardo lievemente preoccupato. «Dio mio Nick, non avrai ripreso a farti di quella roba? Lo dovresti sapere che così ti distruggi il cervello».
«Non è come pensi» rispose l’altro. «Ero pulito ieri sera e stavo bene. Dopo cena ho studiato fino a tardi, poi ho preparato i libri per oggi e sono andato a letto. Ma mentre dormivo mi è accaduto qualcosa… come se la mia coscienza fosse stata inserita dentro un altro corpo.

Caccia alla volpe
Foto di Hans Benn da Pixabay.

Non so dirti di preciso come sia successo, ma ad un certo punto sono diventato un lupo che inseguiva la sua preda attraverso un bosco, in piena notte e con la luna piena».

«Hai soltanto fatto uno strano sogno, tutto qui» replicò James. «Sono cose che capitano a chiunque. Non ti conviene darci troppo peso».

«Non sono ancora convinto che fosse un sogno» ribatté Nick. «La sensazione del terreno umido sotto le zampe, della lingua che scorreva sulle mie grosse zanne, e l’inconfondibile odore di quell’animale… è stato tutto così intenso! Se ci fossi stato tu al mio posto, capiresti quello che voglio dire».

«Nick, sei solo rimasto particolarmente impressionato da quello che hai visto. Non c’è nulla di strano in questo, ma non puoi continuare ad arrovellarti su questioni simili. Finirai per perdere contatto con la realtà» lo ammonì James.
«E allora questi come li spieghi?» chiese Nick scoprendosi il braccio destro fin quasi alla spalla, mostrando all’amico i tre lunghi graffi che solcavano la pelle. «Non c’erano, ieri sera. E sul mio pigiama, invece, non c’è nulla».

James osservò i segni per qualche secondo, cercando di capire quale potesse essere la loro origine. Non dubitava del fatto che il suo amico gli stesse raccontando la verità, tuttavia non era altrettanto certo che Nick fosse stato completamente lucido, quella notte; non al punto da credere che avesse assunto qualche strana droga, ma pensò che, probabilmente, si fosse scolato qualche bicchiere di troppo.

Caccia alla volpe
Foto di baedaya da Pixabay

«Quelli te li puoi essere fatti in molti modi» disse ad un certo punto. «Che ne so… forse, in preda all’enfasi di quel sogno, ti sei tolto il pigiama e graffiato con le tue stesse unghie. Non te lo so dire con certezza, ma se ti capita ancora una cosa del genere è meglio se ti fai vedere da uno specialista».
Nick abbassò nuovamente lo sguardo sul suo panino, deluso. James non sembrava aver compreso fino in fondo ciò che intendeva dirgli, e in tutta sincerità pareva che non gliene importasse più di tanto, come se considerasse tutto ciò alla stregua di allucinazioni di un pazzo. Quando rientrò in aula, il suo umore era più cupo di prima.

La giornata trascorse lenta e noiosa. Quando Nick rientrò a casa il cielo era ormai buio e qualche timida stella cominciava già a fare capolino tra le nubi, assieme alla luna ormai pronta a sorgere. Il giovane si trascinò lungo le scale del sudicio condominio e sprofondò nel logoro divano che adornava il suo piccolo soggiorno. Nonostante i suoi sforzi, non era ancora riuscito a distogliere la mente da ciò che era accaduto quella notte, e quel continuo rimuginare stava pian piano consumando tutte le sue energie psicofisiche. In quello stato per lui era impossibile mettersi a studiare o a fare qualunque altra cosa; nemmeno la televisione gli offriva conforto, visto che le immagini che passavano davanti allo schermo gli sembravano solo degli informi agglomerati di colori e suoni privi qualunque significato o logica.

Alla fine, vinto dall’indolenza, addentò svogliatamente le prime cose che trovò nel suo frigorifero semivuoto, poi si mise il pigiama e andò a letto. Tuttavia, in quel limbo tra sonno e veglia in cui sprofondiamo quando ci distendiamo nel nostro giaciglio, Nick venne ancora assillato dalle immagini del lupo e della volpe, che lo fecero rigirare nervosamente tra le lenzuola. Sudato e col cuore che batteva all’impazzata, il giovane trascorse una notte a dir poco tormentata fino a quando, non ci è dato sapere in che modo, qualche divinità gli fece infine il dono del sonno. Ma, come presto imparò anche Nick, quello fu un dono tutt’altro che benevolo.

Foto di andy ballard da Pixabay

La prima sensazione che Nick avvertì fu fame. Una fame enorme, bestiale, che sembrava divorare dall’interno il suo stomaco desolatamente vuoto. Il fallimento della notte precedente lo aveva reso più aggressivo e determinato. Sapeva di non avere scelta: sbagliare anche stavolta lo avrebbe condannato a morte certa, una morte assolutamente penosa e straziante.

Fiutò l’aria e il terreno, in cerca di qualche traccia. La sua preda non era vicina, tuttavia sembrava essere passata di lì non molto tempo prima e questo bastò a dargli la carica. Seguì il suo odore per chilometri, senza mai correre a perdifiato, ma analizzando con cura ogni indizio che confermava il suo passaggio in quel punto, fosse esso un rametto spezzato, un’impronta sul suolo fangoso o un ciuffetto di pelo rimasto incastrato tra i rami. Non gli sarebbe sfuggita, per nulla al mondo.

Mano a mano che procedeva, Nick si rendeva conto che l’ambiente intorno a lui stava cambiando sempre più rapidamente: la pallida luce lunare veniva sovrastata da quella più intesa e giallastra proveniente da dei globi luminosi collocati su strani alberi metallici senza rami, mentre i tipici suoni del bosco erano sostituiti da una vera e propria cacofonia indecifrabile di voci e rumori che lo resero confuso e disorientato; perfino l’odore della sua preda si era fatto flebile in mezzo a quella marea di strani olezzi che lo circondavano.

Foto di 942784 da Pixabay

Preoccupato dall’idea di lasciarsela sfuggire di nuovo, Nick abbassò il naso su quel terreno duro e ruvido finché non ritrovò la traccia che stava seguendo: stavolta sembrava essere vicina. La seguì a passo svelto, noncurante di ciò che aveva intorno, diretto verso una macchia di verde spuntata chissà come in mezzo a quell’ambiente totalmente privo di vegetazione.

La volpe era lì, acquattata sul terreno in mezzo ad una miriade di piume, intenta a divorare i resti di un piccolo uccello. Stavolta, Nick sentiva di avere la fortuna dalla sua, perché la sua preda gli voltava le spalle e i rumori dell’ambiente circostante le avrebbero impedito di sentirlo avvicinarsi. Col cuore a mille e la bocca semiaperta, spiccò un grosso balzo.

La volpe se ne accorse e si scansò appena in tempo, ma in quello spazio aperto non avrebbe trovato facilmente un posto dove nascondersi; si mise quindi a correre a perdifiato, cercando di seminare il lupo tra le strade e gli edifici.
Nick però era molto più veloce di lei e continuò a starle dietro, ignorando le grida stridule che si levavano in aria al suo passaggio. Dopo un breve inseguimento, aprì la bocca e azzannò la volpe alla spalla sinistra; l’odore e il sapore del sangue lo fecero andare ancor più su di giri, spingendolo a serrare maggiormente la presa.

La preda si dimenava disperatamente, emettendo acuti e strazianti versi di dolore, nel tentativo di liberarsi da quella morsa mortale; attraverso le sue zanne, Nick poteva percepire tutti i muscoli della volpe muoversi all’impazzata.

Era finita, finalmente. Un colpo secco, e la sua fame sarebbe stata finalmente placata; non doveva fare altro che tenere la vittima stesa a terra e porre fine alla sua vita azzannandola al collo. Nick però non riuscì a terminare la sua opera, perché prima che potesse aprire di nuovo la bocca, nell’aria risuonò un colpo sordo e la sua vista si oscurò.

L’assenza di Nick ai corsi di quel giorno preoccupò James. Normalmente non ci avrebbe dato troppo peso, visto che l’amico aveva l’abitudine di non frequentare l’università in modo molto regolare, ma gli strani discorsi che aveva fatto il giorno precedente gli fecero venire un brutto presentimento. In teoria Nick aveva smesso di consumare sostanze stupefacenti da diversi mesi, ma senza nessuno a controllarlo c’era sempre il pericolo concreto che potesse avere una ricaduta; per questo motivo, decise di andare a dare un’occhiata nel suo appartamento dopo le lezioni.

Quando si trovò di fronte al cadente edificio dove l’amico viveva, James provò un forte moto di rabbia e disgusto. Aveva cercato più volte di convincere Nick a lasciare quella topaia, anche offrendogli di ospitarlo a casa sua, ma lui non ne aveva voluto sapere. Non ci sarebbe stato nulla di strano se fosse caduto di nuovo preda dei suoi impulsi da tossico in un ambiente decrepito e malfamato come quello.

A fatica, James salì i pochi gradini dell’ingresso e suonò al citofono dell’appartamento di Nick, senza tuttavia ottenere risposta. Capì subito che sarebbe stato inutile tentare di nuovo, perché sapeva che in quel caso l’amico era assente oppure, molto più probabilmente, non si trovava in condizioni di rispondere e questo gli bastò per immaginare i peggiori scenari possibili. Si fece quindi aprire dal vecchio custode, dal quale venne a sapere che Nick era rincasato il giorno prima nel tardo pomeriggio e non era più uscito da allora.
Visibilmente preoccupato, James gli chiese di accompagnarlo nel suo appartamento per controllare che fosse tutto a posto ed egli acconsentì. In preda ad una inspiegabile sensazione di panico febbrile, tipica delle persone che percepiscono l’arrivo di una imminente catastrofe, James si ritrovò a tremare mentre con la mano afferrava il pomello della vecchia porta dell’abitazione di Nick; come aveva immaginato, non era chiusa a chiave e la serratura scattò senza problemi, seguita dal sinistro cigolio dei vecchi cardini.

“La morte di Chatterton”, di Henry Wallis. Yyale center for British Art New Havend.

«Nick!» chiamò James a gran voce, ma dall’interno della casa non giunse alcuna risposta. L’appartamento però non era grande e ci mise meno di un minuto a trovarlo: la scena che si presentò davanti ai suoi occhi fu talmente orrenda e surreale da pensare di trovarsi all’interno di un incubo.

Nick era disteso nel suo letto, le lenzuola bagnate da una grossa e rilucente macchia rossa in prossimità del ventre; una buona quantità di sangue raggrumato gli circondava la bocca socchiusa. James impallidì all’istante.

«Nick! Santo Dio, che ti è successo?! Che cosa hai fatto?!» gridò in preda all’orrore, mentre cercava di svegliarlo in qualche modo. L’amico non riprese conoscenza, ma con grande sollievo James notò che respirava ancora, il che era un miracolo, considerando quanto sangue aveva perso. Sapendo che non c’era un attimo da perdere, prese il cellulare e con la voce rotta dall’agitazione chiamò i soccorsi, mentre il vecchio custode osservava la scena attonito sulla porta della camera da letto.

«Quello che dite non ha senso» esclamò James. «Nick non è il tipo da fare una cosa del genere!»
«Questo saranno le indagini a stabilirlo», disse l’ufficiale di polizia. «Fino ad allora, ogni possibile ipotesi sarà presa in considerazione».
Il ragazzo sospirò, nervoso. Fortunatamente l’ambulanza era riuscita a portare Nick in ospedale prima che fosse troppo tardi, ma le sue condizioni erano comunque molto serie e i medici non si erano lasciati sfuggire nulla sulla prognosi, né tantomeno su quale fosse stata la causa di quella emorragia. Le uniche cose che sapeva era che era stabile, e che non aveva ancora ripreso conoscenza. Quando però, alcuni giorni dopo, James era stato chiamato dalla polizia per essere ascoltato come persona informata sui fatti, aveva ricevuto un altro, terribile shock.

«Non c’è dubbio che questa faccenda abbia ancora molti punti oscuri», continuò l’agente. «Ma proprio per questo motivo, dobbiamo aggrapparci alle uniche certezze forniteci dalla scientifica.

Analizzando il sangue trovato sul volto del suo amico, abbiamo scoperto che appartiene senza ombra di dubbio a quella ragazza che, un paio di notti fa, è stata ritrovata quasi senza vita in una delle vie del centro, con una profonda ferita alla spalla».

«I vostri sono solo sospetti privi di fondamento» ribatté James, ancora scosso. «Io conosco Nick da moltissimi anni e non ha mai mostrato comportamenti violenti. È solo un ragazzo fragile, ingenuo e con la testa fra le nuvole, incapace di fare del male a chiunque. Anche se ha un passato da tossicodipendente, questo non fa certo di lui un assassino! »

«Se quello che dice è vero, sarà compito della magistratura appurarlo» rispose il poliziotto. «Come ho detto prima, ora il nostro unico compito è quello seguire ogni pista percorribile».
James era sopraffatto dalla rabbia e dall’impotenza. Invece di indagare su chi o cosa avesse ridotto Nick in quelle condizioni, la polizia perdeva tempo ad inventare ipotesi assurde su come il suo amico avesse potuto macchiarsi di un delitto così terribile, probabilmente perché volevano trovare a tutti i costi un capro espiatorio ed evitare che la loro incompetenza diventasse di dominio pubblico. Tutto ciò lo disgustava.

«Avete qualche testimone che possa sostenere ciò che dite? Mi rifiuto di credere che una persona possa aggredire una ragazza in pieno centro senza essere notato da nessuno! »
L’agente restò in silenzio per qualche secondo prima di rispondere.
«Abbiamo interrogato diverse persone, ma nessuna ha saputo identificare con precisione l’aggressore.
In diversi ci hanno però riferito di aver visto un canide di grossa taglia, forse un lupo, correre per le strade del centro, quella notte. Qualcuno ha anche affermato di aver sentito uno sparo, ad un certo punto, ma ancora non siamo riusciti a stabilire il momento esatto e la persona che abbia esploso il colpo».

Foto di Patricia Srigley da Pixabay

«Ciò che avete appena detto non prova in alcun modo che Nick sia coinvolto in questa faccenda», esclamò James. «L’unico appiglio che avete è quel vostro stupido test del DNA, ben lontano dall’essere infallibile!»

«Ora si calmi», disse l’agente con voce bassa, ma decisa. «Le assicuro che non stiamo cercando di sbattere in cella il suo amico a tutti i costi, ma converrà con me che la sua situazione, ora come ora, è parecchio sospetta. Quando sarà di nuovo in grado di parlare, saranno molte le risposte che dovrà darci ».

Il suono acuto e ripetitivo delle apparecchiature ai lati del suo letto accompagnò Nick durante il risveglio. Confuso e disorientato, sollevò a fatica le palpebre pesanti, ma attorno a sé non vide altro che oscurità, ad eccezione della flebile luce dei lampioni che penetrava dalla finestra alla sua destra e che gli permetteva di distinguere a grandi linee ciò che si trovava nella stanza.
Nonostante ciò, gli ci volle qualche minuto per capire dove si trovava, e quando se ne rese conto rimase incredibilmente sorpreso; come aveva fatto a finire in ospedale, se fino a poco prima stava tranquillamente dormendo nel letto di casa sua? Poi si ricordò: era stato di nuovo il lupo, quella notte. Aveva inseguito la sua preda senza sosta, fin quasi allo stremo delle forze e quando era stato sul punto di finirla, qualcuno gli aveva sparato. Sul momento non se ne era reso conto, ma ora gli appariva lampante.

Cercò di mettersi a sedere, ma le misere energie rimaste nel suo corpo non glielo consentirono; sembrava quasi che fosse rimasto lì disteso per mesi. Riuscì a stento a sollevare la coperta per osservare la vistosa fasciatura che aveva attorno all’addome. Le bende erano macchiate di sangue in diversi punti e sentiva la pelle tirare, eppure non avvertiva alcun dolore; forse si trattava di un effetto residuo dell’anestesia, oppure il suo corpo era stato imbottito di morfina. Qualunque cosa fosse, Nick sperò con tutto il cuore che non finisse tanto presto.

Si chiese dove si trovasse James in quel momento, e cosa avrebbe pensato nel vederlo in quelle condizioni. Si sarebbe finalmente reso conto che le sue esperienze extracorporee non erano banali allucinazioni? O si sarebbe solamente scusato per non aver dato il giusto peso alle sue parole? In ogni caso, avrebbe dato qualunque cosa pur di vederlo seduto accanto a lui, su quella triste sedia di plastica al fianco del letto. Era l’unica persona in cui Nick riusciva a vedere un’ancora di salvezza, un solido appoggio in cui fare affidamento nei momenti di difficoltà, proprio perché, a differenza di lui, James era sempre stato un tipo serio ed affidabile, per quanto a tratti estremamente noioso, persino irritante; ma proprio per questo sapeva che era la persona giusta per mantenerlo sulla retta via.

Foto di Alexandr Ivanov da Pixabay.

Un leggero fruscio lo distolse dai suoi pensieri. La tenda che separava il suo letto da quello del compagno di stanza (in quel momento vuoto) si era mossa leggermente, cosa parecchio insolita, visto che l’unica finestra era chiusa e l’aria era assolutamente immobile.

Nick continuò a fissare la tendina con un misto di curiosità ed inquietudine, fino a quando da essa sbucò una giovane ragazza dai capelli neri e il fisico minuto, all’apparenza sui venti o trent’anni. Dalla casacca color verde acqua che indossava, capì che anche lei doveva essere ricoverata lì. Avanzò di qualche passo verso il letto del ragazzo, muovendosi in modo sorprendentemente silenzioso e senza mai togliergli gli occhi di dosso. C’era qualcosa di strano in lei; Nick era sicuro di non averla mai vista prima di allora, eppure aveva qualcosa di familiare che non riuscì ad identificare. L’unica cosa certa era che vederla lo aveva reso parecchio inquieto.

«Che coincidenza trovarti proprio qui», esclamò lei con il tono di chi ha appena ricevuto una piacevole sorpresa. Il disagio di Nick pian piano si tramutò in terrore nel momento in cui si rese conto di chi fosse in realtà: quando la ragazza entrò nella zona della stanza rischiarata dalla sottile lama di luce proveniente dall’esterno, il suo corpo aveva ormai perduto la sua forma umana, lasciando posto a quello di una grossa volpe antropomorfa dal pelo ramato. Come se nulla fosse, continuò ad avanzare verso Nick con sguardo languido, muovendo sinuosamente la cosa folta e voluminosa.

Conscio del fatto che le sue condizioni fisiche gli avrebbero impedito di fuggire da una simile creatura, il ragazzo rimase ad osservarla come pietrificato, in preda ad un indescrivibile misto di orrore e fascino.
«Sei tu il lupo della scorsa volta, non è così? Ti riconosco dall’odore» esclamò la ragazza-volpe mentre saliva lentamente sul letto di Nick, inginocchiandosi a cavalcioni sopra di lui. Sotto il camice che ancora indossava, il ragazzo poté distinguere una grossa fasciatura nella zona della spalla sinistra.

Foto di Artur Pawlak da Pixabay

«È davvero curiosa la sorte che ti ha riservato il destino», continuò lei con voce melliflua, facendo nel contempo scorrere un artiglio sotto la gola del ragazzo.

«Lasciando fuggire la preda che tanto agognavi, ora essa si è tramutata in cacciatrice e porterà a compimento ciò che tu non sei riuscito a fare. Se c’è un dio, da qualche parte, sono sicura che si starà divertendo parecchio ad osservare questa scena» aggiunse in tono gioviale.

Nel sentire il sangue caldo iniziare a scorrergli giù per il collo, Nick si rese conto appieno di quanto fosse debole ed impotente; quando la volpe serrò le mandibole attorno al suo collo lui la accolse con gioia, perché sprofondando nell’oblio eterno poté definitivamente liberarsi della paura e della sofferenza che nell’ultimo periodo lo avevano tormentato.

Nessuno fu in grado di chiarire che cosa accadde davvero quella notte. Le infermiere che entrarono nella stanza di Nick il mattino seguente persero il senno alla vista di quel corpo così barbaramente mutilato da essere pressoché irriconoscibile, con brandelli di carne sparsi ovunque e un autentico lago di sangue che ricopriva gran parte del pavimento.

Per paura che un omicidio di così tale ferocia creasse il panico tra la popolazione, la polizia decise di insabbiare la faccenda il più possibile, riferendo alla stampa semplicemente che, durante la notte, un paziente dell’ospedale era morto in circostanze ancora da accertare. Del resto, chi aveva rinvenuto il corpo non sarebbe stato in grado di parlare per un po’ e gli agenti si erano assicurati che anche il resto del personale sanitario non facesse dichiarazioni troppo dettagliate o sospette.

La morte di Nick pose James in uno stato di profondo tormento. Molte erano le domande a cui non riusciva a dare una risposta: la ferita con cui lo aveva trovato quel giorno era opera di qualche serial killer psicopatico oppure se l’era fatta da solo, magari in un momento di debolezza? Era a causa di essa che era morto o piuttosto per qualche inadempienza da parte dei medici?
Ma ciò che si chiedeva in continuazione, quasi in maniera ossessiva, era se quella disgrazia avrebbe potuto essere evitata, se solo fosse stato più vicino a Nick nei suoi momenti di palese difficoltà…

Foto di Enrique Meseguer da Pixabay

Osservando il volto dell’amico nella piccola foto che ornava una lapide fin troppo austera e spoglia, James si sentì uno straccio.

Nick era sempre stato una persona che non trovava alcun interesse nel giudicare gli altri, eppure in quella immagine il suo sguardo sembrava proprio rimproverarlo di non aver fatto abbastanza per tenerlo in vita.

Le lacrime iniziarono a scendergli copiose dalle guance, mentre l’arancio intenso del tramonto tingeva i monumenti circostanti con le sue sfumature.

«Era un tuo amico?» chiese all’improvviso una voce femminile alle sue spalle. James, che in quel momento non aveva certo voglia di mettersi a chiacchierare con la prima che passava, la ignorò coprendosi il volto con le mani.
«Doveva essere una persona molto importante per te… mi dispiace» continuò l’altra, come se nulla fosse. «Se ti può consolare, ti posso garantire che non ha sofferto; l’ho ucciso in un paio di secondi, azzannandolo alla gola e solo dopo ho iniziato a strappargli la carne dalle ossa».

Quando si voltò per guardare in faccia quella sconosciuta, l’ultima cosa che James vide fu un’indistinta figura dal pelo rossastro e dei lunghi canini che in pochi attimi gli si conficcarono nel collo.

Matteo Fontana, nato in provincia di Varese nel, da sempre coltiva la passione per la letteratura gialla e fantasy. Da qualche anno si diletta a scrivere romanzi e racconti come hobby, ispirandosi a Philip Pullman e Christoper Paolini.