La lotta di Eracle con l’Hydra

Analizziamo la mitologia greca ed i suoi archetipi

di Massimo Biecher. Quali insegnamenti relativi alla paura di intraprendere un cammino di conoscenza di sé si nascondono dietro alla battaglia tra Eracle e il mostro di Lerna?

Nella prima parte di questo articolo abbiamo presentato i presupposti teorici sui quali è basato il nostro studio ed introdotto la figura di Eracle, Ercole per i romani, l’eroe che suo malgrado è costretto ad affrontare le cosiddette 12 fatiche che, secondo la nostra chiave di lettura, rappresenterebbero in forma allegorica le paure e le prove che ciascuno di noi è chiamato ad affrontare nella propria vita.

Entriamo allora nel vivo del resoconto che lo scrittore greco del I sec. a.C. Pseudo-Apollodoro fa della battaglia tra i due protagonisti della nostra analisi, con l’obiettivo di rintracciare quegli elementi, che andando al di là dei contenuti prettamente letterali del racconto, ci permettono di comprendere le dinamiche della psiche che si celano dietro alle storie dei miti dell’antica Grecia.

Il viaggio verso il lago di Lerna

Duomo di Pisa. La statua di Eracle di Giovanni Pisano (foto di M. Biecher).

Eracle dunque, giunge sul lago di Lerna, situato nella regione dell’Argolide, su di un carro guidato dal nipote Iolao, il figlio del fratello quasi-gemello Ificle.

Come già evidenziato in altre occasioni, guidare un carro trainato da cavalli è una metafora che allude al fatto che per poter accedere al mondo degli archetipi custoditi nel Tartaro, il cui ingresso, come avevamo spiegato nel precedente articolo, viene impedito dalla presenza dell’Hydra, bisogna possedere sia l’istinto del cavallo che lo spirito del cavaliere. In altre parole, di colui che ha imparato a tenere le proprie paure imbrigliate e che sa assumersi le proprie responsabilità.

Che la lotta non fosse iniziata bene per il nostro protagonista, lo si coglie dal fatto che Eracle, delegando la guida del carro al proprio nipote, è come se avesse lasciato le redini della propria vita a qualcun’altro.

Inoltre, dato che questa missione gli è stata commissionata dal Re Euristeo, il figlio di Zeus più che d’istinto agisce spinto dal senso del dovere e scaglia senza molta convinzione alcune lance infuocate in direzione dell’Hydra, la quale reagisce avvolgendosi ai piedi del nostro eroe. Il suo unico scopo infatti, è quello di sbarrargli la strada che lo porterebbe a scoprire il vero tesoro che si nasconde dentro di lui.

Ricordiamo che in questo contesto, la lancia rappresenterebbe il proposito di voler scendere in profondità, di dirigersi verso la conoscenza di sé. Come se non bastasse, Eracle reagisce impugnando una clava con cui picchia ripetutamente le 8 teste mortali del mostro, gesto che richiama quelle situazioni in cui, dopo aver scoperto che una certa scelta è sbagliata, invece di andare in cerca di un’altra soluzione, ci si intestardisce e si persevera nell’errore. Ed infatti Pseudo-Apollodoro riferisce che da ogni testa mutilata, ne ricrescono due.

La simbologia dell’Hydra

Pollaiolo. Ercole e l’Hydra.

Vediamo il significato di questa immagine. Le teste dell’Hydra rappresenterebbero le cosiddette argomentazioni razionali, quelle cosiddette di testa. Si tratta di quei pretesti travestiti da argomentazioni logiche che vengono escogitati dal nostro ego per farci desistere da un cammino di introspezione che potrebbe confluire verso un’attività di sostegno psicologico oppure ad intraprendere un percorso di tipo psicoanalitico.

Stiamo parlando di quelle argomentazioni apparentemente di buon senso e ragionevoli, che tendono a dimostrare che  affrontare un percorso di conoscenza di sé è inutile, che si tratta di tempo perso oppure, che basterebbe essere un po’ più autocontrollati e razionali ed ogni problema si risolverebbe.

Inoltre, sempre l’immagine di un Eracle che picchia ripetutamente le teste del mostro posto a guardia dell’ingresso del Tartaro, ci fa venire in mente un’altro atteggiamento, quello che gli esperti chiamano la coazione a ripetere, che consiste nel perseverare in quei comportamenti inconsci il cui scopo sarebbe quello di sabotare i tentativi di scoprire chi siamo veramente.

Un alleato imprevisto
Ma nel momento più concitato del corpo a corpo tra i due contendenti, interviene un granchio di grosse dimensioni, il quale, pizzicando il piede che di lì a breve lo schiaccerà, più che infastidire il figlio di Zeus sembra volerne attirare la sua attenzione. Anche questa immagine è ricca di significati. Non a caso, il racconto prosegue rivelando che il granchio, dopo essere stato ucciso, viene assurto dagli dei in cielo e trasformato nella costellazione del cancro, diventando così la raffigurazione simbolica della parte sensibile e più emotiva che è in noi. È come se ad un certo punto la parte pratica e realista che è nell’eroe, rappresentata in questo caso dal suo piede, comprende che deve allearsi con il suo cuore, ma per farlo, deve prima liberarsi della corazza psicologica che lo ha indurito e che qui è raffigurata dal carapace del crostaceo.

Madrid. Museo archeologico. Ercole e L’Hydra di Lerna.

Ricordiamo che lo psichiatra Wilhelm Reich, sosteneva che la cosiddetta corazza caratteriale, viene costruita con lo scopo di proteggerci dal dolore o di reprimere quei sentimenti che riteniamo non vengano accettati dall’ambiente esterno. Ma la stessa corazza protettiva funge anche da carceriere che imprigiona i sentimenti, soffoca i desideri che inibiscono la vitalità e la creatività dell’individuo.

L’insegnamento che ne traiamo è che anche le emozioni, le sensazioni od i segni che ci manda la vita non vadano mai ignorati, ma presi come suggerimenti che servono ad instradarci verso la comprensione dalla nostra essenza più vera.Allora, non sapendo più come venirne fuori, il semidio è costretto a chiedere aiuto al nipote Iolao il quale, grazie ad una provvidenziale intuizione, comprende che per bloccare la ricrescita delle nuove teste, deve sfruttare ciò che il caso od il destino, gli sta offrendo.

Nello stesso momento, accanto al luogo della epica tenzone, c’è infatti un bosco in fiamme dove il giovane si reca per procurarsi un bastone ardente che gli servirà per cauterizzare i monconi delle teste mozzate affinché queste non ricrescano raddoppiate.

Da questo punto in poi, il testo originale di Pseudo-Apollodoro prosegue con un passaggio ricco di significati che riportiamo in una traduzione letterale: “Quando ebbe superato questo problema, Eracle mozzò la testa immortale, che seppellì e coprì con un masso pesante sul lato della strada che attraversa Lerna fino a Elaios. Tagliò il corpo dell’Hydra e immerse le frecce nel suo veleno“.
Grazie a questo passaggio finale, scopriamo che il problema di Ercole era consistito nel perdersi inutilmente dietro alle argomentazioni razionali invece che tagliare di netto il problema alla radice.

Problema risolto per sempre?

Luigi Ademollo. Ercole e l’Idra (Galleria Carlo Virgilio).

Significativo è quello che succede subito dopo, ovvero quando Eracle seppellisce la testa immortale, mettendoci sopra un enorme masso, con lo scopo di farci comprendere che questo tipo di paure possono riemergere in qualunque momento. Sapere che un timore del genere sia normale e che anche un eroe non è in grado di eliminarla del tutto, costituisce per noi un insegnamento liberatorio, esattamente come divenire consapevoli che questo genere di angosce e resistenze possono essere affrontate. Basta darci un taglio netto, appunto.

Ma come sempre in questi miti è presente anche un’altro indizio illuminate, ovvero che la testa immortale viene seppellita sulla strada che porta alla cittadina di Elaios nei pressi dell’attuale Spiliotakis in Argolide, il cui nome significa olivo, forse a richiamare le virtù emollienti e fluidificanti dell’olio che si ricava dai frutti di quest’albero.
Come a dire che da questo momento in poi, la strada verso l’introspezione è più fluida, sia perché il primo passo è stato compiuto, sia perché abbiamo imparato che confrontarci con la nostra parte irrazionale mascherata da pensiero logico è una trappola subdola che non ci porta da nessuna parte.

Infine, la constatazione che Ercole immerge le sue frecce nel sangue velenoso del mostro è ben più di un indizio che tornerà utile in occasione delle prossime fatiche che dovrà affrontare. La freccia infatti, oltre che ad infliggere ferite, è uno strumento che, rappresentando la determinazione necessaria per raggiunge l’obiettivo che ci siamo prefissi, simboleggia una direzione, uno scopo. In altre parole, quando colui che conosce se stesso si pone degli obiettivi, li persegue con determinazione.
Ma anche in maniera inesorabile, rappresentata dal fatto, che la punta è velenosa e quindi, quando arriva a segno, è implacabile.

Tuttavia Euristeo, colui che ricordiamo aveva imposto a Ercole le cosiddette fatiche, decise che questa impresa non poteva considerarsi superata in quanto, il nostro eroe per sconfiggere l’Hydra aveva dovuto ricorrere all’aiuto di Iolao.
Come dire, che di fronte alle paure siamo soli e che esse vanno fronteggiate senza ricorrere aiuti esterni di alcun tipo.

Foto in copertina: Beham Sebald, Eracle uccide l’Hydra, 1545.

Per saperne di più:

  • Karoly Kerenyi – Gli dei e gli eroi della Grecia (ed. italiana Saggiatore 2015)
  • Jean-Pierre Vernant – Mito e religione in Grecia antica 2009
  • Edward Casey Toward_an_Archetypal_Imagination.pdf – tratto dal sito academia.edu
  • David Miller – James Hillman Il Nuovo Politeismo – La rinascita degli dei e delle dee (prefazione di Henry Corbin) 2016
  • James Hillman – Plotino, Ficino e Vico, precursori, della psicologia junghiana – tratto da appunti di una conferenza tenuta in Italia da J. Hillmann.
  • James Hillman – Articolo di presentazione della Psicologia Archetipica scritto da James Hillman sul sito Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/psicologia-archetipica_%28Enciclopedia-del-Novecento%29/
  • James Hillman – Re-visione della psicologia Edizione Adelphi 1983
  • Il sito www.theoi.com la più ricca libreria digitale di libri e testi riguardanti la mitologia greca raccolta dalla biblioteca dell’università di Oackland e, adoperata da Nasa, e dalle università dell’MIT, Stanford, Harvard e Yale.
  • https://www.hellenicgods.org/
  • http://www.miti3000.it/mito/index.htm Mitologia e d’intorni
  • Pseudo Apollodorus – The Bibliotheca 2 [2.5.2] tratto da https://www.theoi.com/Text/Apollodorus2.html
  • Apollodorus, The Library, with an English Translation by Sir James George Frazer tratto da https://www.perseus.tufts.edu/hopper/
  • Jean Sinoda Bolen – gli dei dentro l’uomo (1994 Casa editrice Astrolabio)
  • Francesco Michelazzo – Nuovi itinerari alla scoperta del greco antico: Le strutture fondamentali della lingua greca: fonetica, morfologia, sintassi, semantica, pragmatica – Firenze University Press 2019
  • Jolande Jacobi – Complesso, archetipo, simbolo nella psicologia di C. G. Jung (capitolo dedicato al Simbolo) – Boringheri

Massimo Biecher
Ha studiato ingegneria elettronica, oggi è responsabile export. Migliora la sua competenza professionale approfodendo gli studi di economia, scienze comportamentali, psicologia e leadership. Mailto: massimo.biecher@icloud.com