Tecnologia genetica: dalle piante all’uomo

Che cosa ci ha portato nel bene e nel male la biotecnologia

di Ubaldo Carloni. La biotecnologia o ingegneria genetica permette di trasferire geni tra specie diverse creando incroci ritenuti “impossibili” in natura.

Ubaldo Carloni, nutrizionista.

Con la parola biotecnologia o ingegneria genetica si intende la capacità di trasferire geni tra specie diverse creando incroci ritenuti “impossibili” in natura.
Il grano tenero con cui facciamo il pane e il grano duro sono parte di un unico albero genealogico, nipoti odierni di un’evoluzione genetica iniziata più di 300.000 anni fa.

La “mezzaluna fertile” è la regione dove circa 12.000 anni fa, un piccolo gruppo di uomini ha iniziato a domesticare specie vegetali selvatiche, enorme esperimento evoluzionistico di adattamento, selezione e speciazione.
La “mezzaluna fertile” è la regione che comprende, al giorno d’oggi, Israele, la Giordania, il Libano, la Siria occidentale, parte della Turchia e si estende, tra il Tigri e l’Eufrate, in Iraq e nell’Ovest dell’Iran.

La domesticazione
Questo processo, relativamente breve, di selezione artificiale ha trasformato – non solo la mezzaluna fertile – ma l’intero pianeta in un enorme esperimento evoluzionistico di adattamento, selezione e speciazione.
Tuttavia ha reso le piante dipendenti dall’uomo, capaci di sopravvivere solo se coltivate in condizioni controllate. La domesticazione infatti è uno dei primi atti “contro natura” che la nostra specie abbia compiuto eliminando quei caratteri che permettono loro di vivere allo stato selvatico.

Domesticare, di fatto, vuol dire appiattire la variabilità genetica: per esempio nei vegetali si sono privilegiati i caratteri, e quindi i geni, legati a qualche aspetto che l’uomo ritiene gradevole, eliminando i geni responsabili della produzione di sostanze sgradevoli o tossiche, che però spesso avevano la funzione di allontanare i parassiti e gli insetti in una sorta di guerra chimica “naturale”.
Una pianta che non riesce più a sopravvivere in natura è “naturale”?

Genesi del farro: nascita di una nuova specie

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Foto di LoggaWiggler da Pixabay.

I nostri avi 10.000 anni fa domesticarono il Triticum Boeticum, chiamato comunemente farro monococco, ora tornato ad essere coltivato. Ma molto prima, prima dell’avvento dell’agricoltura, circa 200-300 mila anni fa, l’altra componente selvatica della famiglia dei Triticum, il Triticum urartu, “subiva” un evento genetico che non sarebbe mai potuto avvenire: “subiva” ad opera di chi?

Il suo intero genoma si è fuso con quello di una graminacea, un’erbaccia, la Aegilops speltoides, per generare il Triticum dicoccoides o farro selvatico, una nuova specie con il doppio dei cromosomi dei genitori. (Vedi nota 1).

Usato per fare pane e birra, questo farro era il grano dei faraoni e degli antichi romani. Una serie di mutazioni genetiche casuali seguite da selezioni, hanno trasformato il farro in altre specie tra cui la più importante, non solo per noi italiani, è sicuramente il grano duro, il Triticum durum, con cui produciamo la pasta e derivati.

Circa 8000/9.000 anni fa, nella regione compresa tra l’Armenia e il Sudovest del mar Caspio, avvenne un secondo evento genetico “impossibile”: il Triricum dicoccum inglobò completamente il genoma di un’altra pianta erbacea, l’Aegilops tauschii, per generare il Triticum spelta, o farro spelta.
In seguito, anche se i dettagli sono ancora da definire, una serie di ulteriori modifiche genetiche ha portato al nostro amato Triticum aestivum: il grano tenero con cui facciamo il pane, pizza e derivati. Il frumento tenero quindi, a differenza del frumento duro, non ha un corrispondente selvatico diretto, e per questo ha una biodiversità estremamente ridotta (Vedi nota 2).

Gli interventi degli ‘dei’ sui vegetali

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Foto di Abdulhakeem Samae da Pixabay

Gli antichi testi sacri dell’area mesopotamica, raccontano degli interventi degli dei sui vegetali per ricavare più cibo per una umanità in crescita costante. Questo cibo non è cibo degli dei.
I sapiens poi hanno imparato la lezione (OGM). Gli dei compiono anche interventi genetici sull’homo Erectus, rendendolo sapiens.
La stessa cosa è accaduta per il mais e la patata. Il mais (zea mays) è di origine americana, ed è stato coltivato per la prima volta 7000 anni fa nella regione del Messico. Esso discende dalla teosinta, da cui si differenzia per cinque mutazioni maggiori e diverse minori, mutazioni non naturali. Oggi non esiste più il mais selvatico, ha subito le stesse mutazioni impossibili del frumento.

Cibo non naturale: cos’è naturale? Alcuni autori (Larsen C.S. ‘Le declin des indens’, 2000) attribuiscono sia la scomparsa dei Maya, che l’indebolimento degli Aztechi e Inca prima dell’arrivo degli europei, ai danni provocati dall’eccessivo consumo del mais, presente fino al 90% nella dieta, che avrebbe provocato la comparsa precoce e fatale di artrosi degenerative e infezioni ricorrenti.
Il grano e il mais in questione sono quei famosi mostri genetici non esistenti in natura.

Elementi di clinica: gli effetti nocivi dei cereali

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Foto di Pezibear da Pixabay

Gli effetti nocivi dei cereali sono i seguenti: mentre il riso sembra poco o per nulla pericoloso, il grano, e ad un livello minore il mais, sono coinvolti in diverse patologie.

In seguito alla completa sospensione dell’assunzione di grano con la dieta nel corso della poliartrite reumatoide, la sua reintroduzione ne risveglia la sintomatologia nel 54% dei casi, il mais nel 56% dei casi; si è riscontrata una maggiore frequenza della sclerosi a placche fra gli anglosassoni e gli scandinavi, grandi consumatori di cereali.
La malattia celiaca e la dermatite erpetiforme sono la conseguenza di una risposta immunitaria contro la gliadina contenuta nel grano, alla secalina della segale, all’ordeina dell’orzo. L’esclusione di questi tre cereali dalla dieta permette un notevole miglioramento, a volte la guarigione.

Alcune forme di emicrania sono chiaramente legate al consumo di alimenti contenenti grano e scompaiono con la sospensione della loro assunzione; le farine derivate dai cereali hanno un ruolo nella patogenesi del diabete mellito giovanile; nelle depressioni nervose è stato osservato un ruolo di primaria importanza del grano.

Uno studio ha mostrato una sorprendente correlazione tra la frequenza della schizofrenia e la quantità di grano, orzo e segale consumate. Nelle depressioni maggiori è stata osservato un ruolo primario del frumento, così come nelle patologie intestinali importanti, come la rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn.

Note

  • Inusuale fusione perché nasce una nuova specie selvatica che conteneva tutti i geni di entrambi i donatori e il doppio dei loro cromosomi, una fusione “contro natura”, e anche perché Aegilops speltoides dona interamente il suo genoma a Triticum  urartu e non solamente la metà, come in un comune incrocio sessuale tra membri della stessa specie. Essi avevano due copie per ogni cromosoma, proprio come noi umani, si dice diploidi, mentre questo farro ha quattro copie per ogni cromosoma, tetraploide. La selezione graduale del farro selvatico generò, circa 10.000 anni fa, il Triticum dicoccum, il farro coltivato, il grano principale dell’agricoltura del neolitico.
  • Con i suoi 95.000 geni e il triplo del numero dei cromosomi delle due specie selvatiche di Triticumda cui tutto era partito, è un vero e proprio mostro genetico che nel corso della sua evoluzione ha inglobato interi genomi di piante non solo di specie diverse ma anche di genere diverso. Solo con le conoscenze attuali possiamo manipolare geneticamente le specie vegetali e animali, in parte (OGM), perciò la domanda circa gli autori di queste impossibili ibridazioni non può più essere elusa, solo attori altamente tecnologici hanno potuto operare in un lontano passato queste manipolazioni.

L’imagine di coertina è di Ralf Kunze da Pixabay.

Ubaldo Carloni
Già ricercatore in biochimica nutrizionale e farmacologia; nutrizionista, diploma e membro AMIK ( Associazione Medica Italiana Kousmine). Autore di varie pubblicazioni scientifiche e divulgative. Specializzazione in Kinesiologia Applicata-Olistica. Master in Zen Shiatsu, esperto in MTC. Ha studiato alla Facoltà Teologica; ricercatore indipendente in discipline Spirituali, Teologiche e Scienza. Tiene corsi e conferenze di Bioenergetica, rapporti tra Chimica, Nutrizione, Ecologia e Salute; Evoluzione Spirituale, Globalizzazione. Mailto: ubacarloni@gmail.com - tel. 348.3150214.