La ricerca della vita nell’universo

Secondo le nostre conoscenze è impossibile scoprirla: eppure...

di William Giroldini. Proviamo a indagare se è possibile scoprire se nella vastità del cosmo esistono altre forme di vita, magari intelligenti e tecnologiche

C’è vita nell’Universo? Sicuramente sì (il nostro pianeta lo dimostra), ma di solito ci poniamo questa domanda per chiedere se nella vastità del cosmo esistono altre forme di vita, magari intelligenti e tecnologiche, oltre alla nostra. A questa domanda possiamo rispondere esaminando le condizioni necessarie per l’esistenza di forme di vita.

Come si origina la vita nell’universo
Una delle cose fondamentali da comprendere è quale sia la chimica necessaria per l’origine della vita.  Per come la conosciamo, la vita può originarsi solo in presenza di un certo numero di elementi, che sono: carbonio, ossigeno, azoto, idrogeno, zolfo, fosforo, e alcuni metalli quali calcio, magnesio, sodio, potassio e ferro.

La ricerca della vita nell'universoQuesti elementi sono abbondanti in vaste nubi di materiale cosmico ove si formano i pianeti e le stelle. La presenza di acqua liquida sembra indispensabile (almeno sulla Terra).

Abbiamo poi constatato che la vita può esistere in condizioni molto diverse fra loro: soluzioni acide oppure soluzioni alcaline, temperature estremamente elevate (fino 150°C) oppure assai basse. Naturalmente stiamo parlando della vita più semplice, cioè quella microbica e batterica.

Forse è utile anche dare anche una definizione di cosa sia un sistema vivente: è un sistema biochimico in grado di autoriprodursi e di trasmettere alla progenie le informazioni necessarie per fare copie di se stesso, e anche di evolvere in complessità adattandosi alle risorse esistenti. Dalle nostre parti, è la molecola del DNA che memorizza e trasmette le informazioni, ma nulla vieta che possa essere qualche altra molecola, in altri sistemi extraterrestri.

Sulla Terra la vita sarebbe comparsa circa 3.7 miliardi di anni fa, ma le forme più complesse (animali e vegetali multicellulari) sono molto più recenti, per esempio i dinosauri risalgono a circa 230 milioni di anni fa. E molto più recentemente siamo arrivati noi, come specie Homo Sapiens, circa centomila anni fa.

La ricerca della vita nel nostro sistema solare

La ricerca della vita nell'universo
Il rover lanciato su Marte.

Sono molteplici le missioni spaziali che hanno l’obiettivo non solo di fotografare pianeti e lune orbitanti attorno ai nostri pianeti, ma anche, allo stesso tempo, di raccogliere prove ed indizi sulla possibile presenza di vita (microbica) nel nostro cortile di casa solare.

Al momento ci sono ricerche in atto su Marte tramite i vari rover che sono al lavoro sulla superfice del pianeta (vedremo se si scopre qualcosa a breve!)  e sonde spaziali sono in programma di lancio anche su lune quali Europa, Io, Ganimede etc. che sembrano possedere acqua in superfice e molti altri elementi indispensabili.

Su Venere sembra assai difficile che ci sia qualcosa di vivente, visto che la temperatura superficiale è infernale: circa 400°C sufficienti a distruggere ogni molecola organica.

La ricerca della vita nei pianeti extrasolari
La ricerca della vita nell'universoNegli ultimi anni l’astronomia ha rivolto molta attenzione alla individuazione di pianeti orbitanti attorno a stelle nella nostra galassia (la Via Lattea). Sono state sviluppare incredibili tecniche necessarie per individuare piccole perturbazioni nell’orbita delle stelle che rappresentano prove di esistenza di pianeti in orbita attorno alle stesse.

Ormai sono centinaia quelli individuati, con particolare attenzione a quelli che si trovano in una orbita dove la temperatura superficiale del pianeta non è né troppo calda nè troppo fredda.  Con tecniche sempre più sofisticate, si cercano tracce di vapore acqueo, ossigeno, e altre sostanze correlate alla vita nella atmosfera di questi pianeti.

I prossimi anni saranno decisivi per trovare prove di vita organica su qualche pianeta lontano (ma non troppo) dal nostro Sole.

Il progetto SETI: ricerca di intelligenze nell’Universo

Accanto alla ricerca di prove dirette o indirette di vita microbica nel nostro cortile di casa, da molti anni è attivo un progetto di ricerca chiamato SETI che cerca di individuare emissioni radio intelligenti nell’Universo.

Il SETI Institute, proposto nel  1960 da Frank Drake (tuttora uno dei suoi direttori), è nato ufficialmente nel 1974. L’idea su cui si basa SETI è che una civiltà intelligente e tecnologica invariabilmente emette onde radio nello spazio circostante (anche noi ovviamente).

Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

Si tratta delle onde radio delle nostre TV, stazioni Radio, satelliti, che diffondono nello spazio segnali di origine decisamente non naturale.  Sebbene in natura esistano sorgenti radio da stelle e galassie, le loro caratteristiche sono ben diverse dalle onde radio prodotte dalla nostra attività tecnologica.

Tuttavia, al momento, dopo molti anni di ricerca accanita di segnali radio intelligenti dal cosmo, ancora non abbiamo trovato nulla di sicuramente attribuibile ad una civiltà extraterrestre.

Naturalmente gli astronomi non tengono in alcuna considerazione i presunti contatti di esseri umani con alieni, e gli stessi avvistamenti UFO non sono considerati (almeno ufficialmente) come la prova di esistenza di altre civiltà, essendo sempre controversa l’attendibilità di questi “incontri ravvicinati” e di coloro che dichiarano d’essere stati rapiti dagli alieni.

Per dirla con le parole di Frank Drake “Ciò di cui siamo certi è che il cielo non è ingombro di potenti trasmettitori a microonde” a distanza stellare.

La ricezione di segnali di probabile origine extraterrestre
Tra gennaio e febbraio 2011 il SETI segnala però la ricezione di 2 segnali “non naturali” e “di probabile origine extraterrestre”, puntando le antenne su 50 candidati pianeti scoperti pochi mesi prima dalla Missione Kepler. Non essendosi più ripetuti i segnali, si suppone che fossero dovuti a interferenze terrestri. Tuttavia il SETI continuerà ad osservare quella regione di cielo su altre frequenze radio.
Il grande fisico italiano  Enrico Fermi osservò nel 1950 che se nella nostra galassia ci fosse una civiltà interstellare la sua presenza ci sarebbe evidente. Ciò è noto come il paradosso di Fermi.

Il dott. Seth Shostak, astronomo capo presso il SETI, pensa che troveremo la vita vicino a noi, sotto forma di microbi, su Marte o su una delle lune di Giove, o troveremo le prove di gas prodotti da processi viventi (ad esempio la fotosintesi) nelle atmosfere di pianeti attorno ad altre stelle. Oppure, il dott. Shostak e il suo team cattureranno dei segnali provenienti da forme di vita intelligente, grazie a delle enormi antenne, il tutto entro i prossimi 20 anni.

Ma quante sono le civiltà extraterrestri attive “ora” nella nostra galassia?

Il Millennium Falcon, di Star Trek. Foto di JCK5D da Pixabay.

Esiste una famosa equazione nota come “equazione di Drake” per calcolare quante potrebbero essere (non la scrivo per semplicità). Il calcolo più recente, sulla base dei dati più aggiornati fornisce circa 30 civiltà tecnologiche attualmente esistenti.

Lo suggerisce una ricerca dell’Università di Nottingham che ha modificato la celebre equazione di Drake partendo dall’ipotesi che, come accaduto sulla Terra, ci vogliano più o meno 5 miliardi di anni dalla nascita di un pianeta perché si sviluppi una forma di vita intelligente.  E molto…molto meno affinché questa civiltà si autodistrugga.

Nessuna possibilità di contatto?
La nostra galassia ha più di 10 miliardi di anni. Durante tutto questo tempo molte forme di vita intelligente e molte civiltà tecnologiche possono essere nate e morte. Assumendo che una specie intelligente possa sopravvivere dieci milioni di anni, ciò significa che solo lo 0,1% di tutte le società che si sono avvicendate nella storia della nostra galassia esistono oggi. Ecco perché il risultato finale è solo di 30 civiltà attuali.

La ricerca della vita nell'universo
Foto di Reimund Bertrams da Pixabay.

Ovviamente le possibilità di entrare in contatto con una di queste specie aliene dipendono anche dalla distanza a cui si trovano dal nostro pianeta, e purtroppo dai calcoli dei ricercatori le civiltà della Via Lattea sarebbero separate in media da circa 17mila anni luce.

Troppo per sperare di comunicare con tecnologie simili a quelle che abbiamo a disposizione oggi. Nella ipotesi più ottimistica la distanza che ci potrebbe separare dal nostro alieno più vicino sarebbe di circa mille anni luce.

Ùna comunicazione è veramente impossibile?
Sempre troppo: per una comunicazione via onde radio a due vie occorrono 2 mila anni, un arco di tempo decisamente troppo lungo per poter messaggiare anche solo “Hello,  come ti chiami? io sono Willy”. Per non parlare della possibilità di inviare una astronave: anche viaggiando a metà della velocità della luce, un viaggio di andata richiederebbe 2 mila anni, altrettanti il ritorno.

Detto in questi termini, non sembra facilmente possibile comunicare con qualsiasi civiltà aliena o inviare e ricevere astronavi da civiltà aliene. A parte che potrebbero essere piuttosto ostili nei nostri confronti, e quindi potremmo rischiare di trovare una razza aliena interessata a impossessarsi tout-court del nostro bel pianeta.

Tuttavia (tralasciando i rischi di contattare una civiltà aggressiva) forse esiste un modo di viaggiare assai più velocemente fra le stelle, senza i lunghissimi tempi (migliaia di anni) che normalmente sarebbero necessari per viaggi “normali”. In cosa consiste questa affascinante possibilità?
Ve lo dirò alla prossima puntata. Perciò seguitemi, mi raccomando.
(Prima puntata – continua)

Foto di copertina di Alex Myers da Pixabay.

Per saperne di più:
Per conoscere la formula di Drake
Sull’Istituto   SETI
Sulla Missione Kepler
Sui wormhole
Su Interstellar
Sul Motore a curvatura

 

 

 

William Giroldini
Laureato in Chimica, sviluppatore software ed elettronica, da almeno 30 anni si interessa di Ricerca Psichica con particolare attenzione allo studio della Telepatia e Psicocinesi utilizzando tecniche Elettro-Encefalografiche. Autore di numerose ricerche pubblicate anche su riviste scientifiche internazionali. Direttore Scientifico di AISM (Ass. Italiana Scientifica di Metapsichica).