Phishing nella rete: come difendersi

Un'avvocato inizia in questo numero una nuova rubrica per dare consigli legali

di Chiara Cassotta. L’uso diffuso delle mail permette il proliferare dei cyber reati, le truffe online, come il phishing. Un’avvocato ci aiuta a individuarli e a difenderci

Salve. Sono un avvocato e mi occupo principalmente di cause civili. Da questo numero inizio a collaborare come legale con Karmanews. È un piacere poter contribuire a diffondere una maggiore conoscenza delle leggi, per trovare la strada più giusta per risolvere il proprio caso.
Per avere consigli e suggerimenti potete scrivermi una mail a cassotta@studiocassotta.com, cercherò di rispondere alle vostre questioni.

Milano. Chiara Cassotta.

Gentile avvocato,
sono una persona anziana e ho poca dimestichezza con Internet, che uso grazie all’aiuto di mio nipote.
Recentemente ho ricevuto una mail in cui mi si annunciava che avevo vinto un premio, ma per ritirarlo dovevo fornire alcuni dati… Ci sono cascata e ho lasciato le credenziali della mia banca e forse anche una password, per scoprire qualche giorno dopo che erano stati prelevati 2000€ dal mio conto.
Posso fare qualcosa per recuperarli? E come posso difendermi da questo tipo truffe? (lettera firmata)

Purtroppo è una problematica molto diffusa, che colpisce molte persone che ingenuamente cadono nel miraggio di una vincita o credono che a scrivere realmente sia la loro banca o un ente autorizzato.
Improvvisamente, mentre navighi in rete ti arriva una mail con la quale ti viene chiesto di rinnovare un abbonamento (Netflix, SKY o altro), oppure una mail apparentemente normale con la quale vieni invitato ad impostare e/o fornire  le tue credenziali di accesso alla tua banca.
Naturalmente procedi celermente senza pensare all’inganno ben congegnato.

Truffe che spesso rimangono impunite

Phishing nella rete: come difendersi
foto di Gino Crescoli da Pixabay.

Le persone danneggiate che subiscono tale truffa solitamente sporgono subito denuncia (quasi sempre dopo consigli di un legale), oppure iniziano a tempestare le banche o le finanziarie che si occupano delle carte di credito con le quali la truffa è stata perpetrata allegando reclami e denunce, senza alcun esito.
Magari dopo aver tentato una mediazione obbligatoria con gli Enti di mediazione preposti, banche e finanziarie non si presentano nemmeno e pensano di farla franca perché difficilmente decidi di affrontare una causa per recuperare 500 euro.

Queste invece sono delle vere e proprie truffe ai danni degli utenti della rete che spesso rimangono impunite e le banche e le finanziarie tendono a non rimborsare alcunché ai loro clienti  benché talune siano anche assicurate per tali eventi delittuosi.

Competente ad effettuare le opportune verifiche è la Polizia Postale che potrebbe essere anche in grado di individuare i terminali dei truffatori ma che in questo periodo si muove molto più lentamente e solo per truffe di un certo rilievo.

Phishing nella rete: come difendersi
Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

Molte banche e finanziarie si rifiutano di rimborsare le vittime loro clienti perché sostengono che siano rimaste vittima del cosiddetto phishing: in pratica si risponde ad una mail truffaldina con la quale sono stati richiesti codici e password del proprio conto corrente o della carta di credito e tu ci sei cascato come un pesce che abbocca all’amo e non avresti dovuto rivelare tali dati. Così il truffato passa per un ingenuo boccalone che ha fornito codici e password senza pensare.

Una recente sentenza a favore dei truffati

Situazione come queste, però, sono state esaminate dall’Arbitro bancario finanziario (ABF) che si occupa delle controversie tra clienti ed istituti fino alla somma massima di 200.000 euro.

Phishing nella rete: come difendersi
Foto di Tumisu da Pixabay.

È stata recentemente emessa una sentenza che, però, ha dato ragione ai truffati. In questa sentenza è stato espresso un principio interessante, ovvero il cliente è sicuramente tenuto a non divulgare i propri codici personali e a custodirli, ma anche le banche devono adottare i requisiti di sicurezza europei sulla “autenticazione forte”.

Il procedimento in questione presenta costi molto bassi e le decisioni vengono emanate in tempi sicuramente più veloci rispetto a quelli occorrenti in Tribunale.

Quindi dopo aver inviato una raccomandata alla banca o alla finanziaria che ha 60 giorni per rispondere, è possibile ricorrere all’ABF con costi modesti oppure ad competente giudice per far valere le proprie ragioni e non passare per il pesce che ha abboccato all’amo.

 

Avvocato cassazionista con specializzazione in diritto internazionale,civile e commerciale. Competenze in diritto di famiglia e successioni. Ha lo studio a Milano. Mail: cassotta@studiocassotta.com