Come allenare mente e cervello

Neuroscienze

Come allenare mente e cervello

Scopriamo se è possibile avere il controllo dei nostri stati psichici, indirizzandoli in modo positivo e costruttivo. E il cervello? L’abbiamo tutti, ma alcuni lo fanno lavorare in modo più efficiente e creativo di altri. Vediamo come e perché

Subire o gestire la mente. La nostra vita si svolge tra questi due estremi. A partire dalle prime ore del mattino, quando usciamo di casa, la giornata è costellata da mille possibili contrattempi e contrarietà che potrebbero metterci di cattivo umore. Lo sciopero dei mezzi. Il parcheggio che non si trova. Il treno che si guasta. E poi, una volta arrivati a destinazione, una discussione con i colleghi. Una email ambigua che ci irrita. Terminata la giornata, stremati, l’agognato rientro tra le rilassanti pareti domestiche. Un rifugio dal caos di ogni giorno. Ma ecco profilarsi all’orizzonte pure un litigio col partner. Se fino a qui sono cose che possono accadere a chiunque, non è da tutti allenarsi per gestire la mente senza subire quanto di negativo ci può accadere.

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Per gestire la mente, non possiamo trasformarci tutti in monaci buddisti...

Non si tratta di trasformarci tutti in monaci buddisti. Non si può pensare di usare il cosiddetto Pensiero Positivo in ogni circostanza. E, soprattutto, che ci venga spontaneo e automatico farlo. L’interesse che da anni muove il Dalai Lama ad incontrare gli scienziati della mente riflette il nucleo del pensiero buddista. Condividere con gli altri, con l’umanità che non può ritirarsi a meditare in un remoto monastero, le scoperte tanto millenarie quanto recenti sulla natura e sul buon funzionamento della mente. Se l’allenamento al controllo delle emozioni tossiche e l’indirizzarsi verso sentimenti di serenità e compassione funziona da centinaia di anni per chi pratica la meditazione buddista, deve esserci una base naturale nella struttura del cervello di ognuno di noi. Ed infatti è proprio così.

Mente e plasticità del cervello
Come nel macro, così nel micro, dicevano gli antichi. Il nostro cervello e la nostra mente non sono differenti da quelli di un meditante professionista. L’unica differenza sta nel “come” usiamo la mente per cambiare il nostro cervello. Se il cervello influenza la mente (pensiamo a quando siamo ubriachi e quindi abbiamo alterato la biochimica dei nostri neuroni, oppure a quando siamo depressi e non abbiamo voglia di fare nulla) è anche vero il contrario (posso essere malinconico e lasciarmi sprofondare nella negatività, oppure decidere di reagire o farmi curare se non ci riesco da solo). La parola chiave che da qui ai prossimi anni ricorrerà sempre di più è neuroplasticità. Il cervello che una volta si pensava immutabile da un certo momento in poi, in realtà mantiene per tutto il corso della vita straordinarie possibilità di cambiare, in meglio o in peggio (anche a seconda delle scelte), il funzionamento della nostra mente. Purché ci si impegni a fondo.

Fare spazio nella mente
Il cervello è vasto, ma strutturato come una città. Per quanto grande sia una metropoli, non può contenere tutto. Se decidiamo di costruire nuovi edifici sul suo perimetro, dovremo decidere di abbatterne altri del passato.

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Il cervello è strutturato come una città..non può contenere tutto.

Così per il sistema mente-cervello. Se diamo più spazio a certe attività, ne rimane poco o, a volte nulla, per altre. Quando siamo dominati da una emozione molto forte (passione amorosa, rabbia, odio), è come se il nostro cervello non potesse contenere altro. La carica emotiva si espande nella mente e nel corpo, fino a dominarci, così se facciamo uso di sostanze stupefacenti o siamo soggetti a disturbi dell’umore. E’ più facile cadere in certi stati della mente che uscirne. Ecco perché dovremmo allenarci a scegliere in modo costruttivo, giorno per giorno, i “contenuti” e le attività verso cui indirizzare la mente. Al momento del bisogno, la nostra mente, come un buon atleta, sarà capace di saltare gli ostacoli.

Allenare la mente
L’allenamento porta alla perfezione. Ne sono consapevoli i musicisti, gli scienziati, gli sportivi, gli scrittori. I creativi che si applicano con costanza e concentrazione a qualcosa. Il cervello è malleabile, ma per sviluppare appieno le proprie capacità, per attivare i geni delle nostre possibilità, occorre esercitarsi e concentrasi in modo regolare. Ogni cosa fatta tanto per farla (imparare una nuova lingua, l’uso di uno strumento musicale, cantare, ballare, dipingere) lascia modeste tracce, subito rimpiazzabili, nel nostro cervello. Se volete eccellere, esercitatevi. Poi, esercitatevi. E ancora, esercitatevi. Finché quello che desiderate fare diventi una seconda natura.

Occupiamoci del cervello
Il vecchio concetto di libero arbitrio ritorna attuale per il nostro cervello. Tutto ciò che facciamo è frutto della nostra mente. Ma scegliere “chi” essere e “cosa” fare della nostra vita, nel bene e nel male, comporta allenamento e attenzione.
Non c’è persona che, in qualche momento della vita, non vorrebbe cambiare qualcosa di se stessa. E non solo nel fisico, ma anche dal punto di vista mentale. Essere più brillante e spigliata. Avere più memoria. Conoscere le lingue. Gestire meglio le emozioni e il rapporto con gli altri. Parlare bene in pubblico. E mille altri aspetti del funzionamento psichico e dei nostri comportamenti.

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Spesso si pensa al cervello come una macchina da potenziare.

Spesso guardiamo alla nostra mente e al suo substrato anatomico, il cervello, come a macchine da potenziare, perfezionare, stimolare. Questo è il motivo del successo di manuali, riviste, corsi e giochi elettronici per allenare il cervello.
Alla base di tutto ciò c’è spesso una nozione che, per quanto seducente, è falsa: usiamo il dieci per cento delle capacità cerebrali. Da cui la logica considerazione: immaginate cosa potremmo fare se sviluppassimo, non dico quel novanta per cento inutilizzato, ma anche soltanto un trenta per cento in più. In realtà, ognuno di noi utilizza “tutto” il suo cervello. A meno che non sia danneggiato a seguito di malattie, incidenti o forme di intossicazione. Il problema quindi non è “quanto” cervello utilizziamo nella nostra vita ma, piuttosto, “come” lo utilizziamo. E questo è legato non solo alla nostra componente genetica ma all’influenza dell’ambiente in cui siamo cresciuti, siamo stati educati, abbiamo studiato. La stimolazione della mente del bambino, fin dai primi anni di vita, si dimostra sempre più determinate per il suo successivo sviluppo mentale.

La mente nei primi anni
Ma anche qui vi sono miti da sfatare, grazie alle conoscenze che psicologi e neuroscienziati accumulano di giorno in giorno. Per stimolare la mente del bambino, non è necessario sottoporlo a esercizi particolari, che sono spesso dettati, diciamolo, dall’ambizione dei genitori di creare un piccolo genio. Scorrazzare un bambino da un corso di nuoto a uno di musica, da una palestra per arti marziali al laboratorio linguistico, a volte è il modo migliore per farne un pargolo stressato e infelice. Gli studiosi notano che andando a studiare le biografie di personaggi famosi nella scienza o nell’arte, pur avendo essi condotto un'infanzia del tutto normale, magari davanti alla tv, immersi nei fumetti o giocando semplicemente con gli amici, molti sono comunque diventati quello che sono oggi. Persino i tanto vituperati videogiochi, secondo le ricerche, se usati senza farne una mania, sono utili per stimolare la concentrazione, l’attenzione e la velocità di pensiero. Tanto che, alcune varianti, sono persino usate in campo neuropsicologico per la riabilitazione a seguito di danni cerebrali.

Alimentazione e cervello
feed_your_brainIl modo in cui mangiamo, e magari ingrassiamo, ha una stretta relazione non solo con la nostra psiche, ma proprio col modo di “funzionare” del nostro cervello. Nel senso di ormoni, neurotrasmettitori e, comunque, chimica cerebrale. Questo è il motivo per cui, da una parte, occorrono impegno e costanza per mantenere sane abitudini alimentari nel tempo, dall’altra queste conoscenze hanno consentito agli studiosi di mettere a punto tutta una serie di strategie psicologiche, ed anche farmaci, per i casi più gravi di obesità. Se volete fare un regalo davvero importante per il futuro dei vostri bambini, dicono gli studiosi del cervello, insegnategli ad alimentarsi in modo sano ed equilibrato. Avranno meno predisposizione ad andare incontro ai disturbi legati all’alimentazione, e vi saranno grati per tutta la vita. E’ proprio nella prima infanzia, se non addirittura nel grembo materno (anche per questo si cerca di non far diventare obese le future mamme), che si gioca il futuro del nostro cervello rispetto al cibo.

Gli inganni del cervello
Il nostro cervello ci inganna. Non perché voglia farci del male di proposito, ma perché il nostro sistema sensoriale e la nostra memoria non sono degli strumenti infallibili. Prova ne sia che il mondo, da sempre, è popolato da gente che ci fonda sopra una professione: maghi, illusionisti e truffatori. Ne sanno qualcosa pure gli avvocati, e gli appassionati di legal thriller. La scena è classica: un’aula di tribunale, con il testimone seduto sullo scranno che viene incalzato dall’avvocato della parte avversa. Fino a farlo cadere in contraddizione, inficiando quanto ha visto, sentito, percepito. In una parola: demolendo pezzo a pezzo la credibilità del testimone. Molte situazioni della nostra vita di tutti i giorni, riproducono questa condizione di testimoni “oculari”.

Vuoi un cervello che funzioni meglio? Alzati e cammina!
Siamo soliti pensare alle cose più strane per far funzionare meglio il nostro cervello, e meno alle attività più banali. Eppure, nel corso dei secoli, ci sono stati geni, grandi artisti, scienziati, pensatori, eccelsi scrittori, che poco o nulla sapevano delle scoperte attuali sul cervello.

Young couple run together on a sunset

Il cervello invecchia meno se non siamo sedentari..

Cosa facevano, dunque, per farlo funzionare bene? Cose banali, probabilmente. Tra cui, alternare l’attività mentale con quella fisica. Non solo sport, ma anche semplici, lunghe passeggiate. Non a caso i filosofi greci erano definiti “peripatetici”. Affrontavano i grandi temi del pensiero, camminando. Infatti, il cervello funziona meglio se non siamo sedentari. Per un semplice fatto, il cuore funziona meglio e, di conseguenza, arrivano più sangue e ossigeno al cervello. Il modo migliore per preservare il cervello dall’invecchiamento è quello di associare al lavoro mentale una attività fisica regolare. E non è necessario esagerare in palestra: sarebbero sufficienti anche trenta minuti di camminata di buon passo, più volte la settimana.