Pandemia: che cosa abbiamo imparato?

Un invito a trovare una diversa chiave di lettura delle esperienze negative

di Franco Bianchi. È stato un periodo terribile. Ma in ogni medaglia c’è anche il lato opposto. Vediamo che cosa ci ha portato di positivo il lockdown e che cosa abbiamo imparato.

Il futuro non è mai stato così buio e terrificante: morti ed ammalati, disgrazie, blocco dell’economia, il turismo che va in rovina, libertà limitate, paure ovunque, suicidi in forte aumento.

Il tema COVID ha tenuto e tiene banco in ogni discussione, ovunque: dai media all’interno della famiglia, con gli amici o con la cassiera del supermercato. Un vero incubo perché il filtro di percezione offerto è sempre e comunque la paura, il disagio, un’estrema precarietà e questo porta ad ulteriori tensioni ed insicurezze: un circolo vizioso a perdere, un pozzo scuro all’interno del quale la luce fatica a mostrarsi.

Ma è tutto così negativo? Come diceva Metastasio “non è ver che sia la morte il peggior di tutti i mali…”.

Ma è veramente tutto solamente negativo?
Passiamo fugacemente in rassegna altri aspetti poco evidenziati eppure estremamente positivi che contraddistinguono questo periodo, forti del famoso proverbio “si chiude una porta e si apre un portone”.
E se questa prova fosse un potente stimolo verso una grande evoluzione?

A livello collettivo stiamo tutti quanti sperimentando un grande cambiamento di approccio alla vita, abitudini, modalità operative, valori. Siamo obbligati a riflettere su aspetti che davamo per scontati come l’importanza della vita, delle relazioni, la gioia della normalità, frequentare familiari, amici, una gita fuori porta.
Renderci conto, alla fine, di quanto eravamo già felici, ma non ce ne rendevamo conto.

Quali sono i nostri valori autentici?
Per approfondire questo ambito occorre toccare due argomenti: ovviamente la salute ed anche una profonda riflessione sulla vita e sulla morte. Saltuariamente siamo chiamati ad esercitarci in queste riflessioni, soprattutto in concomitanza alla scomparsa di parenti o amici.

Però dopo un breve periodo di lutto ci rituffiamo nelle nostre incombenze e tutto ritorna come prima, alla nostra consueta vita con le sue abitudini, che ci permettono da un lato di esorcizzare la morte, ma in effetti il risultato è di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Ora il prolungamento di questa situazione e la reiterazione quasi ossessiva di questi concetti rende sempre più difficile far finta di nulla e prima o poi siamo chiamati ad alcune riflessioni ed a prendere posizioni.

Occorre dare sempre più un senso alla nostra vita

Pandemia: che cosa abbiamo imparato?
“Le porte dell’universo”, di Rino Capitanata.

Anzi, il desiderio sarebbe di vivere sempre più a lungo ed in buona salute: ma fino a dove siamo disposti a mediare per ottenere ciò? Con quali valori etici? Il rischio è di confondere la lunghezza di una vita con la qualità della stessa.

Siamo solo di passaggio e arriviamo con la data di scadenza – come lo yogurt dice la mia compagna – ed ha pienamente ragione. Abbiamo la necessità di ritornare a dare risposte alle eterne domande che i filosofi si pongono da sempre: chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando?

Ovvero dare sempre più un senso alla nostra vita, indirizzarci verso una pienezza, una gioia interiore e perfino verso la felicità, così che il nostro passaggio non sia stato vano per noi e per chi ha avuto contatti con noi.

Questa presa di posizione è fondamentale perché sposta la responsabilità di vivere verso noi stessi. È arrivato il tempo di cessare lo scaricabarile, sport nazionale affermatosi negli ultimi decenni, ma che non ci ha permesso di crescere e di vivere un’esistenza meritocratica.

Non abbiamo molte alternative
La cultura, intesa nel suo senso più profondo, ritorna ad essere al centro della vita umana. Non ci sono alternative.

In più la precarietà della vita ci sta togliendo quelle sicurezze che ora scopriamo essere fittizie per indirizzarci verso l’unica certezza che possiamo trovare solo dentro di noi.

Le risposte alle avversità dell’esistenza esistono, ma nel nostro interno: cercarle, trovarle ed utilizzarle è la nuova scommessa, unica via d’uscita per non ritornare ad affidarsi verso ipotetiche promesse elettorali che tutto sono, salvo coerenti certezze.

È arrivato il momento di inventarsi una nuova esistenza
I capisaldi che hanno funzionato per secoli ora vacillano clamorosamente sotto i picconi della vacuità delle soluzioni proposte. La politica e l’economia in particolare mostrano dei limiti enormi, come mai prima d’ora.

Se questo modo di far politica sembra brancolare nel buio, incapace di superare i lacci e lacciuoli che già Guido Carli citava andando ad anteporre gli interessi di bottega al benessere generale.

L’economia, per contro, ha perso il suo dovere istituzionale di benessere collettivo tradendo elementari regole di base e cercando meccanismi sempre più rigidi che bloccano i veri meccanismi economici che non sono valute, crediti o monete, ma idee, sogni, speranze e realizzazione di desideri che necessitano di strumenti economici solo per essere regolamentati.

Una linea di confine molto sottile

Pandemia: che cosa abbiamo imparato?
“N1uovo anno, nuove opportunità”: un impegno, una speranza (foto di Anna Tarazevich da Pexels).

Davvero siamo su una linea di confine che diventa giorno dopo giorno sempre più precisa, ma nel contempo sottile. Il nuovo richiede attenzione e dedizione, responsabilità e amore.

Gli esseri umani, da sempre, esprimono le loro qualità migliori nei momenti difficili riuscendo ad anteporre spontaneamente i valori etici e le necessità impellenti da risolvere nel breve.

Per poter cambiare in questo modo abbiamo bisogno di una scossa potente che ci faccia uscire da un torpore istituzionale laddove accorgendoci che non c’è più nulla da perdere, ma tutto da ricostruire.

Ed ecco all’orizzonte una bella pandemia che ci obbliga a prendere decisioni, a decidere cosa vogliamo fare da grandi, a riflettere sul nostro lavoro e sulla salute.

Quindi grazie alla pandemia che ci obbliga a crescere, a responsabilizzarci ed a riflettere finalmente sui valori realmente importanti della vita: avanti tutta senza tentennamenti e fruttiamo al meglio le opportunità che la vita ci offre.

foto di copertina Anemone123 (da Pixabay).

Franco Bianchi
Operatore Olistico Supervisor S.I.A.F- IT. nº LO 196 S - OP, formatore sia per privati che per aziende, scrittore e conferenziere. Laureato in Economia, per 13 anni è stato dirigente d’azienda. Ha creato il metodo “be happy now!” nel quale ha messo a disposizione la sua esperienza iniziata nel 1976. In esso sono insegnate tecniche pratiche abbinate ad un percorso personale profondo finalizzate ad aumentare il proprio livello di felicità. L'ultimo suo libro è "Essere felcici ORA!" (ed. Tecniche Nuove). Website: https://www.francobianchi.eu/