Alla ricerca della felicità

di Giovanni Valsavia. Ci vorrebbe così poco per raggiungere la serenità. Basterebbe essere presenti a se stessi e credere che sia ancora possibile ritrovare il sorriso del cuore

Kissing-Couple-1Mentre facevo zapping all’ora tarda, sono incappato in una commedia francese con uno spiccato senso dello humour intitolata La felicità è dietro l’angolo.
Una commedia di qualche anno fa, apparentemente grottesca, ma con un fine retroscena, che già al tempo aveva destato la mia curiosità.

Racconta di una tresca matrimoniale in cui la ricerca dell’appagamento e del piacere si dilata oltre i confini della coppia, per svelare poi che nell’interno della coppia si nasconde l’impensabile.

Subito mi torna alla mente una notizia di un paio di giorni fa, dove un lui e una lei, che per mesi si erano scambiati effusioni hard core in chat, decidono di incontrarsi e scoprire (vedi il destino!) che erano rispettivamente marito e moglie, da anni separati in casa e cinti d’assedio dall’inedia, sebbene sotto mentite spoglie ancora desiderosi di regalarsi slanci di cocente passione. Che dire se non: la felicità è dietro l’angolo! Però, quante volte siamo veramente disposti a girare l’angolo? Ascoltando i racconti delle persone che incontro nel mio studio e guardando il disagio dipinto sui loro volti, direi piuttosto di rado.

Come raggiungere la serenità?
E pensare che ci vorrebbe così poco per raggiungere la serenità. Basterebbe essere presenti a se stessi e credere che sia ancora possibile ritrovare il sorriso del cuore. Magari cercandolo nel profondo di noi stessi. Là, dove lo abbiamo relegato suo malgrado, vincendo l’inerzia che blocca ogni azione efficace di contrasto.

Il presente, quel tempo residenziale che ci appartiene e ci segue come la nostra ombra, al quale non possiamo sottrarci. Un tempo a volte vissuto con fastidio o accelerato a dismisura, affinché si esaurisca il più presto possibile. Un tempo surclassato dalla lusinga del futuro anche se questo sarà il presente di domani. Allora, se il futuro di oggi è il presente di domani, tanto vale accogliere questa ingombrante realtà e farla propria.

Vivere il presente è investire nel domani
Vivere il presente non è solo un vezzo, è anche accogliere noi stessi nella nostra totalità.
È tollerare i cambiamenti biologici o gli sbalzi di umore e accettare che, come recitava una canzone di qualche anno fa, crescere è sempre una lotta. O meglio, una vera sfida. Contro l’usura del tempo, contro gli imprevisti che ti fanno modificare i programmi. Una sfida con te stesso quando scalci e ti ribelli alla realtà palese che modifica il tuo corpo, senza nemmeno chiederti l’assenso.

Vivere il presente è accogliere senza riserve anche quel momento in cui ti senti fragile, inerme e privo di difese. Abitare il presente è farsi carico delle proprie responsabilità: la sola condizione che ti permette di stare in piedi sulle tue gambe senza aver bisogno di un tutore e di muovere agilmente il passo senza ricorrere al mutuo soccorso.

frase-charlie-brown-per-facebook-sulla-vita-e-essere-feliciVivere il presente è investire nel domani, partendo dal presupposto che non vi sarà un domani se l’oggi è scivolato tra le dita senza lasciare traccia. Il colpo di genio è attrezzarsi e sfruttare al meglio quello che la realtà offre, invece di stazionare nell’oblio o sedersi in un angolo a piangere calde lacrime.

E quando il traguardo sembra irraggiungibile, io mi ricordo che l’esercizio quotidiano raffina le tecniche e modifica lo stato delle cose; per lo meno quelle che dipendono dalla nostra volontà. L’esercizio quotidiano, quello che a un orecchio distratto può sembrare privo di senso. Una ripetizione apparentemente coatta, nella quale l’artista riesce a cogliere anche le minime sfumature di cambiamento, perché ha stabilito a priori la finalità della sua azione.

La musica, la mia amante pretenziosa
A me lo ha insegnato la musica. La mia “amante pretenziosa”, come spesso amo chiamarla, colei che non ammette deroghe e non tollera colpi di testa, ma, per contro, ricompensa a dovere la dedizione spesa donando momenti di vera grazia.

Dare un senso al gesto contemplando l’opportunità di poterlo modificare al sopraggiungere di un imprevisto senza mancare il traguardo finale è mutare l’angolo prospettico da cui la realtà si osserva. E questo permette di cogliere nuove evidenze ancora celate, anche se la realtà oggettiva resta la medesima.

Vivere in aderenza è verificare il dato di fatto con sincerità e agire di conseguenza. Perciò, se l’unica motivazione che ti ha spinto a scegliere la tua compagna di vita è stato cedere alle lusinghe del suo aspetto esteriore e ora, nonostante la devastazione dell’effetto prolasso, lei staziona ancora al tuo fianco destando la tua insofferenza, temo che le soluzioni possibili siano ben poche.
O ipotechi la villa e la mandi almeno una volta l’anno dal chirurgo plastico per un restyling conservativo, oppure te la tieni così: corrugata e bolsa come uno Shar Pei.

Però, se le motivazioni per cui l’hai scelta includevano oltre all’aspetto esteriore gradevole anche valori fondanti e interessi comuni, allora varrebbe la pena di lucidare con cura i gioielli di famiglia. Quegli oggetti che, seppur opacizzati dal tempo, mantengono inalterato il loro valore intrinseco.
In quanto a me, il problema non si pone. Sono un inguaribile single seppur ben disposto ad accettare un’eventuale condivisione d’intenti. A patto che si preveda il rispetto reciproco e la salvaguardia della propria autonomia.