In lockdown aumenta l’obesità

di Marco Bartoli. Molte lettere riguardano un problema diffuso legato alla pandemia. Chiusi in casa si mangia di più, seguendo un’alimentazione sbagliata e favorendo l’obesità.

Durante gli ultimi mesi sto ricevendo diverse mail da persone che mi parlano di disagi e problemi dovuti all’alimentazione e al sovrappeso. Sicuramente il lockdown, lo smartworking ed il non poter liberamente uscire hanno accentuato un problema sociale come quello dell’obesità che era già grave prima del Covid. Vi allego alcuni estratti di queste lettere, poi le commenteremo.

Mi scrive Paola da Milano, una donna di 52 anni “Dottore ero già in sovrappeso di 5 kg prima del lockdown. Oggi, a distanza di un anno, sono 12 kg in sovrappeso e non riesco nemmeno ad iniziare una dieta. Passo molte ore in casa per via dello smartworking e continuamente vado ad aprire il frigo ogni ora, cercando a volte qualcosa di dolce a volte qualcosa di salato e non so più gestire la mia fame nervosa. Ho un livello di ansia molto alto ma anche molta rabbia verso questa assurda situazione. Per fortuna non ho attacchi di panico ma devo combattere con un’insonnia che puntualmente mi risveglia alle 3.00 di notte”.

Mi scrive Anna dalla provincia di Ferrara. “Dottore, sto vivendo molto male questo periodo in cui sono abolite tutte le possibilità di vita sociale. Io ero una persona estroversa, con mille interessi sia sportivi che culturali ed ora mi ritrovo a gestire un isolamento che mi ha fatto entrare in una depressione molto profonda.
Ho cercato di reagire iscrivendomi a un corso di yoga su YouTube, leggo, ascolto musica, cucino; ora però tutto questo non mi gratifica più, mi vedo imbruttita, ingrassata e non mi riconosco più. Anche la vita di coppia ne ha risentito e sono frequenti i litigi per futili motivi con mio marito. Quello che mi preoccupa di più è la mia costante ricerca di cibo, con un appetito vorace ed insaziabile che non ho mai avuto, cosa posso fare per uscire da questo tunnel? “.

Il primo cibo deve essere l’energia, il qi, presente nell’ossigeno

in lockdown aumenta l'obesità
Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay.

Ecco vorrei rispondere a Paola, Anna ed altre persone che mi hanno inviato lettere simili.
La prima cosa da comprendere è che le medicine orientali (Cinese ed Ayurvedica in primis) hanno sempre descritto il metabolismo come un fuoco che serve per molteplici funzioni: dal riscaldamento del corpo all’energia necessaria alla digestione.

In effetti per queste antiche scuole mediche la digestione era assimilabile ad una cottura o ricottura del cibo per poterlo poi assimilare. Di fatto il cibo è assimilabile al legno che alimenta e nutre questo fuoco.
C’è però un fattore importante che spesso non viene considerato: il fuoco per ardere ha bisogno di ossigeno! Puoi buttare tutto il legno che vuoi sul fuoco ma se metti una campana di vetro sopra di esse e togli quindi l’ossigeno il fuoco si spegnerà.

Questo ci fa capire come il primo nostro cibo deve essere l’ossigeno! La medicina cinese afferma infatti che se non assimiliamo il qi (energia vitale presente nell’aria e nel cibo e che scorre nei meridiani di agopuntura) dal respiro saremmo costretti a mangiare di più perché dovremmo estrarlo con molta più fatica dal cibo.

Oltre alla dieta è importante una respirazione corretta
Purtroppo però difficilmente mangiamo una mela direttamente staccata da un ramo o un pesce da noi appena pescato. Questi due cibi sarebbero sicuramente ricchi di qi, ma invece il cibo lavorato industrialmente che acquistiamo nei supermercati seppure molto calorico è molto scarso di qi.
Quindi, l’azione della corretta respirazione è un formidabile antifame perché rifornisce di qi il corpo ed è inoltre un toccasana per la mente in quanto il fabbisogno di ossigeno del cervello è molto alto.

Respirando lentamente, ritmicamente e profondamente noteremo sin dalle prime settimane di esercizio giornaliero un minore appetito ed un migliore benessere mentale. Sarebbe utile poter fare lunghe passeggiate all’aperto, utilizzando anche l’azione antidepressiva della luce sulla ghiandola cerebrale dell’epifisi. Durante queste passeggiate cerchiamo di sincronizzare il passo ed il respiro, amplificando i benefici di una profonda ossigenazione dell’organismo.

Sicuramente già il camminare è ricco di benefici (consumo calorico, tonificazione muscolare, azione cardioprotettiva, azione antistress), ma abbinando una corretta respirazione sarà ancora più’ utile per contrastare il temibile mostro a tre teste depressione-ansia-fame nervosa.
Questo mostro lo creiamo noi! Si nutre dei nostri pensieri ed emozioni negative, quali paura, rabbia, frustrazione, delusione, insoddisfazione. Dobbiamo sforzarci di sostituire tutto questo materiale inutile e dannoso con pensieri ed emozioni costruttive.

Esercitiamo la volontà per creare visioni positive
Quindi prima di affrontare l’argomento dietologico (cosa che farò quanto prima) mi sembrava doveroso accennare a questi fattori come il camminare, il respirare ed il pensare. Molti di voi probabilmente lo sanno, il nostro pensiero è la forza che forma, plasma, scolpisce la nostra realtà, determinando il nostro futuro.
Se esercitiamo la volontà a creare visioni positive della nostra realtà piantiamo dei semi destinati a germogliare nei giorni seguenti ed all’interno di noi, dando un imprinting positivo al nostro DNA.

Siamo cioé in grado di decidere noi quali porzioni del nostro DNA far lavorare: ci sono geni che codificano per proteine ad azione utile, positiva e curativa e porzioni di DNA che possono produrre sostanze che se presenti in misura esagerata possono portare squilibri e patologie anche gravi. La differenza tra queste due possibilità sta nella qualità dei nostri pensieri ed emozioni.

Quindi, prima di parlare di alimentazione e dietologia, che sarà il prossimo argomento delle nostre conversazioni, il messaggio che oggi vi mando è questo: attenzione a come e quanto camminate, a come respirate e a come pensate, perché non sono cose scontate e trascurabili ma armi potentissime per raggiungere il nostro benessere psico-fisico! Mi viene in mente una frase molto bella di Papa Giovanni Paolo II: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Dobbiamo tornare ad essere soggetti attivi in grado di ricevere piacere dal vivere e non foglie mosse dal vento delle mille paure odierne.

Marco Bartoli
Medico chirurgo, da 28 anni si dedica allo studio ed all'utilizzo clinico delle più potenti piante medicinali dei diversi continenti. È stato per molti anni docente di Medicina Omeopatica, Medicina Ayurvedica, Medicina cinese presso sedi prestigiose come la Libera Università Leonardo da Vinci di Roma e l'Istituto Paracelso di Roma.