Le nuove frontiere della sostenibilità

Con l'aiuto soprattutto dei giovani, costruiamo un mondo sempre più green

di Cristina Penco. L’innovazione eco-compatibile, all’insegna dello “zero spreco”, attraversa vari settori, dall’alimentazione alla moda fino alla cosmesi. Quali scenari ci attendono?

Un’innovazione nel segno del green che attraversa tutti i settori, da quello alimentare alla moda. L’attenzione per la sostenibilità ambientale è aumentata da parte dei consumatori soprattutto nel corso dell’ultimo anno devastato dalla pandemia mondiale. Basti considerare il nostro Paese. In cinque anni l’interesse degli italiani per il concetto di sostenibilità è quasi raddoppiato.
Poco prima dell’Expo del 2015 erano 21 milioni i connazionali che si dichiaravano coinvolti nel tema della sostenibilità, mentre ora sono almeno 36 milioni (come risulta dal sesto rapporto dell’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile realizzato da LifeGate in collaborazione con Eumetra MR). Le aziende che già da tempo avevano intercettato questa tendenza stanno andando sempre di più verso questa direzione. Una delle parole chiave è l’espressione “no waste”, “zero spreco”.

Farine bio e alternative

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Come sottolineano gli esperti di TrendHunter, in questo filone, accanto alle farine tradizionali realizzate sempre di più con metodi di agricoltura sostenibile, si colloca la produzione di farine di base create con ingredienti riciclati.
Un esempio è costituito dai preparati che servono per sfornare dolci e altri prodotti di panificazione anche a casa propria, spesso realizzati con farine definite “alternative” sulle etichette, magari a base di mais di recupero, di patate dolci, legumi o zucca.

Un recente studio condotto dal team del Micro4FoodLab della Libera Università di Bolzano, composto da Marco Gobetti e Raffaella di Cagno (microbiologi e docenti della Facoltà di Scienze e Tecnologia), in collaborazione con il dottor Pasquale Filannino dell’Università degli studi di Bari, si sta concentrando sulle farine ottenute dagli scarti della frutta fresca fermentati, come la poltiglia della mela, aggiunta a una miscela composta da pasta madre, acqua e due diversi tipi di farina, di grano tenero o di grano duro, a seconda dei casi.

Il risultato è un pane che offre una maggiore conservabilità, una maggiore varietà di aromi sprigionati dalla mollica e dalla crosta e un più alto contenuto di fibre. Il metodo, inoltre, ha il vantaggio di ritardare la contaminazione fungina dei lievitati, come hanno spiegato gli studiosi. Una strada che merita di essere approfondita.
Oltre a preparazioni alimentari ottenute con ingredienti di recupero, sono sempre di più le confezioni utilizzate 100% riciclabili e caratterizzate da materiali di scarto organici o dallo smaltimento di vecchi packaging. In molti casi, poi, il prodotto è venduto “sfuso” al dettaglio.

La carne sintetica con proteine vegetali

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Un hamburger con carne sintetica Beyond Meat.

Dagli Stati Uniti a Israele multinazionali e catene di fast food stanno investendo nella carne sintetica, prodotta in vitro. Un nuovo prodotto che potrebbe rappresentare, a lungo andare, una risposta efficace alle abitudini alimentari dei Paesi Occidentali, facendo fronte, contemporaneamente, alle esigenze salutistiche dei consumatori da un lato e, dall’altro, al problema dell’inquinamento legato agli allevamenti intensivi.

Come emerge da un report dedicato alle proteine alternative a quelle animali a cura del World Economic Forum, simili sostituti alimentari stanno attirando sia ingenti investimenti finanziari sia l’attenzione da parte della ricerca e dei media, poiché potrebbero fornire una risposta ai bisogni nutrizionali e alla domanda alimentare di 10 miliardi di persone nel 2050, con effetti benefici per l’uomo e per l’ambiente.
Con una precisazione non di poco conto da parte degli analisti: “È molto importante garantire che non vengano intraprese politiche che incidono negativamente sul benessere o sui mezzi di sussistenza di alcuni dei gruppi più poveri e svantaggiati del mondo che allo stato attuale dipendono proprio da carne e bestiame”.

Moda e cosmesi ad alta sostenibilità
Nuova vita data alle vele delle barche, a reti da pesca e persino agli airbag. È quella con cui sono state realizzate, di recente, varie collezioni moda sostenibili di abbigliamento e accessori. Un campo, quest’ultimo, dove trova impiego anche la plastica, in alcuni casi proveniente dalle raccolte ad hoc fatte nelle spiagge e negli oceani – dove ogni anno se ne riversano 8 milioni dei 400 milioni di tonnellate prodotte – e lavorata ad hoc.

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Una sfilata di modelli eco fashion dello stilista giapponese Hiroaki Tanaka, dello Studio Membrane.

Con vasetti di yogurt recuperati dopo l’utilizzo un marchio ha realizzato persino dei bijoux. Ma c’è spazio anche per materiali inediti e innovativi come il Tômtex del designer vietnamita Uyen Tran: lucido, flessibile e con la texture che imita la pelle animale, ma è composta da gusci di frutti di mare e fondi di caffè.

Anche nel campo della cosmesi la sostenibilità è una leva di acquisto sempre più importante. Per rispondere alle richieste di mercato, le aziende, da qualche tempo, puntano sui cosmetici solidi, che rappresentano un’innovazione dal punto di vista dell’uso, ma che permettono anche di risparmiare in termini di imballaggi inquinanti e spreco di acqua. Anche in questo caso sono proposti prodotti senza packaging direttamente o confezionati con imballaggi ecologici – come vetro, carta o alluminio – privi di materie prime inquinanti e formulati con ingredienti green.

Generazione X e donne under 55 cavalcano l’onda verde
Nel beauty si vede chiaramente che sono soprattutto i giovani a trainare il mercato, che secondo gli esperti raggiungerà un valore di 20,8 miliardi di dollari entro il 2025. Gli under 25 della Generazione Z sono alla ricerca di cosmetici ottenuti con lavorazioni dal basso impatto etico e ambientale e con l’utilizzo di ingredienti ritenuti benefici e sicuri per il consumatore.

Ma anche guardando altri settori, la spinta dell’onda verde coinvolge soprattutto due fasce di consumatori: i ragazzi Centennials, nati tra il 1994 e il 2004 – influenzati dai social e da movimenti attivisti come quelli dei Fridays For Future, capeggiati dall’adolescente svedese Greta Thunberg – e le donne di età compresa tra i 35-54 anni, “diplomate o laureate, professionalmente attive”. Target che, come si legge nel report dell’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile realizzato da LifeGate in collaborazione con Eumetra MR, sono i più interessati a tematiche come la crisi climatica in corso, che inciderà direttamente sulle generazioni future.

Le strade possibili nel segno del verde
Conoscenza, consapevolezza e attenzione. Adottare comportamenti rispettosi dell’ambiente significa, infatti, non solo non sprecare risorse, in primis energia e acqua, ma anche estendere il ciclo di vita di oggetti e prodotti considerati erroneamente obsoleti attraverso il riciclo e recupero, anche creativo in certi casi. E se parliamo di rifiuti, anche per quelli che possono essere soggetti alla pratica dell’upcycling occorre ridurre la quantità complessiva prodotta.

Saponi naturali.

Non è tutto. Si tratta sempre di più di accorciare la filiera e rendere trasparente l’origine dei prodotti, consentendo di accedere a “pacchetti” referenze locali con metodologie di coltivazione/allevamento dal sapore più genuino e più rispettose di ambiente e benessere animale.
Anche il tema della bioplastica va compreso meglio: molti articoli realizzati con questo materiale sono compostabili, ma in tempi decisamente lunghi.

In studi recenti come Underestimating the Challenges of Avoiding a Ghastly Future pubblicato in Frontiers in Conservation Science vengono suggerite alcune pratiche sostenibili necessarie che riguardano industrie e istituzioni, come abolire l’obiettivo di una crescita economica perpetua; mostrare trasparenza sul costo dei prodotti che utilizziamo e delle attività che svolgiamo, facendo in modo che i responsabili di danni ambientali ad assumersene economicamente i costi (per esempio tasse e sanzioni alle imprese che emettono gas serra); abbandonare in modo rapido i combustibili fossili.
E, non da ultimo, puntare sull’empowerment femminile, garantendo alle donne anche nei Paesi e nelle aree più svantaggiati diritto allo studio e al lavoro e libertà nelle scelte di acquisto e consumo in ambito personale e familiare.

Per saperne di più
https://osservatorio.lifegate.it/
https://www.trendhunter.com/protrends/upcycled-flourhttps://
http://www.unibz.it/it/news/135944-negli-scarti-della-mela-la-nuova-frontiera-della-nutraceuticahttp://
http://www3.weforum.org/docs/WEF_White_Paper_Alternative_Proteins.pdfhttps://
http://www.tomtex.co/https://
http://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fcosc.2020.615419/full

Cristina Penco
Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: cristina_penco@yahoo.it