Tutto è simbolo

Intervista con l'autore di un'immensa opera enciclopedica, la Summa Symbolica,

di Giorgio di Salvo. Carpeoro, uno dei più grandi esperti di simbologia, ci spiega l’importanza di riconoscere e decifrare i simboli – da lui comparati a una scatola chiusa – che compaiono nei sogni e nei miti.

Questa volta per Karmanews indosso i panni di giornalista (anche se non lo sono e non rientra nel mio stato d’essere) per intervistare Gianfranco Pecoraro, in arte Carpeoro, uno dei più grandi esperti di simbologia, forse il più completo, autore di romanzi e di saggi.
Con il metodo “Carpeoro”, chiunque può approcciare al meraviglioso mondo della semiotica. Il Maestro Gianfranco Pecoraro sta per completare una immensa opera enciclopedica denominata Summa Symbolica. Un’opera imponente e significativa che rimarrà nei tempi futuri  come l’enciclopedia più completa e vasta riguardante il simbolo.
Credo che persona migliore non potevo incontrare per porgere alcune  domande in merito al simbolo. Per prima cosa gli chiedo come è
arrivato a studiare i simboli.

«Ci sono arrivato tramite la Massoneria», risponde. «Sono stato iniziato presso una loggia di rito scozzese nel 1981 e ho da subito incontrato confratelli che mi hanno indirizzato su questo percorso che poi è stato quello dominante nella mia ricerca».

Perché è importante saper conoscere il linguaggio dei simboli?

Gianfranco Pecoraro, alias Giovanni Carpeoro, scrittore e conferenziere.

«Il linguaggio dei simboli è quello delle nostre origini. Si forma secondo un percorso comune con quella narrazione della nostra storia che il mito. La differenza tra mito e simbolo, quindi, è di percorso: il primo viaggia in superficie, il secondo, magicamente, viaggia allo stesso tempo, sia come il primo, sia in profondità.

Tale profonda differenza non impedisce una relazione più connessa che deriva appunto dalla contiguità e analogicità del percorso superficiale, unico per il mito mentre nel simbolo è coniugato con quello in profondità. Succede sovente, quindi, che il simbolo raccolga degli elementi della narrazione mitica che lo pongano nella condizione migliore per adempiere la sua missione di rappresentazione. Tanto per esempio: un comune vaso sarebbe mai potuto divenire coppa e quindi Graal se sullo schema originario non fossero stati innestati elementi di narrazione mitica?»

È corretto dire che tutto è simbolo?
«Sì, e spiego subito perché. Tutte le narrazioni, i miti o rappresentazioni, i simboli, sono partiti necessariamente da stati di fatto e dell’essere successivi o comunque diversi dai due sopra citati.
Se risaliamo all’uomo primitivo e alla sua visione del mondo che lo circondava possiamo immaginare il suo smarrimento di fronte alla natura, alla vita, e la necessità quindi di creare un linguaggio ordinatore della storia che altrimenti sarebbe rimasta un vortice, un turbinio di immagini dissennate: ebbene questo primo linguaggio è all’origine della narrazione mitica ed è anche la sua missione tanto che il mito diventa il primo modo per ordinare e conoscere la realtà.

simboliI miti schematizzano l’ordine profondo che regola lo spazio tra la vita e la morte,  tra il passato, il presente ed il futuro. Nel medesimo istante in cui, tuttavia, la narrazione mitica si somma alla rappresentazione simbolica, questa funzione tutta pragmatica di ordinare la realtà del mito s’integra nel più grande contesto del linguaggio simbolico che, tramite una sintesi sui generis perché evocativa di una entità complessa analiticamente richiamata, ci consente di passare da una visione realista a un’altra surrealista, dalla gestione alla sovragestione (o alla suggestione?)».

Summa Symbolica è un’enciclopedia unica e imperdibile. Qual è la motivazione che ti ha spinto a scriverla?
«Non risulta che, prima della mia opera, alcuno si fosse mai organicamente occupato degli Studi Simbolici e Tradizionali cercando di conferire organicità e disciplina strutturale alla trattazione. A questa materia ci si era sinora accostati in ordine sparso e secondo esigenze specifiche, senza mai dare corpo all’esigenza di uno sguardo d’insieme e interdisciplinare, se non metodico. Chi ha studiato l’alchimia ha limitato il suo esame ai simboli legati a tale argomento, ed eguale limitazione si è verificata in relazione all’esoterismo, alla magia, all’arte figurativa, alle scienze o alle religioni.

Lo stesso René Guénon, che è stato forse il ricercatore e il decodificatore di simboli più innovativo e importante, è andato avanti per catalogazione e non per metodo. Così noi ci ritroviamo a leggere bellissimi libri che catalogano simboli o si occupano singolarmente di alcuno di essi, ma nessuno che, con metodo e ispirazione unitaria, si sia dedicato, invece, a studiare la Simbologia, materia che non ha dignità, invero, neanche di autonoma disciplina universitaria, atteso che anche in quest’ambito viene studiata di striscio ad altre discipline quali la semiologia, la filosofia, la letteratura o la storia dell’arte. Quei pochi ricercatori che hanno cercato di ampliare il tiro non sono, a mio avviso, riusciti a realizzare un reale sguardo d’insieme sull’argomento perché condizionati da un gravoso pregiudizio ideologico a favore di premesse convenzionali considerate più nobili, finendo per subordinare la materia a una parzialmente innaturale simbiosi con la psicanalisi, la matematica, la logica o lo studio dei linguaggi.

René Guénon (1886-1951).

A tale riguardo sono stati frequentemente assunti, ad esempio, come riferimento quasi esclusivo, di volta in volta autori come Russell, Jung o, in Italia, De Mauro, ignorando o sottovalutando altri autori di confine come Zolla, Eliade, Alleau o Guénon, che sono stati degli autentici pionieri e rivestono tuttora una importanza fondamentale per proseguire in tale percorso.
Ciò ha imprigionato anche questi pochi tentativi nel recinto asfittico dell’aspirazione al riconoscimento della Simbologia come occasionale approfondimento, se possibile con ruolo puramente accessorio di qualsivoglia disciplina universitaria, soffocato da rigide strutture meramente logico-empiriche o psicologiche senza il respiro di quella sottile secolare porzione di verità e spiegazione della realtà che si chiama dottrina esoterica.

Il mio manuale nasce per l’appunto per provare a colmare questo vuoto, è il tentativo di codificare la scienza simbolica partendo da uno sguardo d’insieme, nonché dalla premessa della definizione del simbolo e dell’analisi delle dinamiche che ne hanno caratterizzato il cammino parallelo all’evoluzione dell’essere umano, non trascurando di individuare e codificare le leggi che sembrano aver regolato questo flusso sapienziale di progresso e/o anche solo di mera comunicazione. Per completezza di trattazione sono stati allegati a ogni capitolo anche gli studi specifici connessi all’argomento in oggetto, editi su riviste o inediti, che mi hanno visto impegnati in questo lungo percorso.

Uno dei libri di Carpeoro.

La mia impostazione di partenza, che ritengo fino ad oggi solo parzialmente, e non sistematicamente, adottata da altri ricercatori, mi ha condotto inesorabilmente a immaginare il simbolo definendolo per sublime paradosso proprio con un simbolo: quello di una scatola chiusa che proviene generalmente, nelle sue origini, da un punto molto lontano nello spazio e nel tempo. E il saper aprire la scatola è fondamentale solo per il bagaglio di conoscenza del soggetto che momentaneamente vi si trova di fronte e non per la sopravvivenza del simbolo stesso, che prosegue il suo cammino parallelo all’evoluzione degli esseri viventi anche solo per trasmissione automatica, quindi non consapevole.

Sotto questo profilo il significato del contenere, custodire è solo una faccia della medaglia, l’altra è quella del dare forma a qualcosa che altrimenti in questa dimensione non potrebbe trovare cittadinanza. Se immaginiamo simboli fondamentali come l’Arca dell’Alleanza degli Ebrei o il tanto citato Graal si scopre che, malgrado l’importanza del contenuto, tuttavia segreto, è proprio ed esclusivamente la forma che ne consente la navigazione nel mare della storia, che ricostruisce il succedersi degli eventi, ma anche della metastoria, che si occupa invece delle concatenazioni del pensiero degli esseri umani.

È il vecchio principio della Forma dell’Acqua: impossibile esprimere il concetto dell’acqua senza disegnare almeno una scodella o un bicchiere. E tornando al rapporto tra storia e metastoria, trascurare quest’ultima nel percorso della ricostruzione dei perché del nostro passato, ma anche del presente e del futuro, come fanno coloro che emarginano le dottrine esoteriche di Guénon o di Alleau, somiglia un po’ sinistramente a voler concepire un universo formatosi esclusivamente sulla fisica e in nessun caso sulla metafisica stessa.

simboli
Il simbolo dei Rosa+Croce.

È proprio in nome di questo metodo che si è finito per emarginare uno scienziato come Einstein che era giunto a porre una risposta squisitamente metafisica alla domanda che l’umanità si pone da secoli: come è iniziato l’universo, cosa c’è all’origine di tutto? I vituperati filosofi della Rosa+Croce, di cui si nega addirittura che siano mai esistiti, avevano offerto la loro risposta utilizzando un codice ancora una volta criptico e simbolico: 10-5-5-7, ovvero Ineffabile Nomen Rerum Initium…»

I simboli posso avere qual cosa di ancestrale? Possono risalire ad un linguaggio dimenticato appartenente ad un’antica era?
«I Simboli rappresentano gli Archetipi e questi ultimi fanno parte di un grande archivio da tutti noi condiviso, consapevolmente o inconsapevolmente che io chiamo nel mio libro Memoria Ancestrale».

Domanda strana. Potrebbe esistere un mondo senza simboli?
«
Il Simbolo è il linguaggio del mondo a cui apparteniamo. Funziona tramite le nostri chiavi di rappresentazione della Realtà: Ethos, Pathos, Epos. Non ve ne sono altri».

Abbiamo testimonianza di qualche comunicazione in chiave simbolica di Dio?
«La narrazione delle comunicazioni divine l’abbiamo sempre fatta noi. E quindi non sono divine, o, meglio, è impossibile riconoscerle…»

Qual è il tuo simbolo preferito?
«Il Pellicano».

Esiste un simbolo Pater, un simbolo assoluto che racchiude una sorta di matrice dei simboli?
«La Croce».

Giorgio Di Salvo
Laureato il lettere. Regista e autore teatrale. Studioso di simbologia dell'arte, di testi sacri e letture esoteriche.