I doni segreti dell’arcobaleno

di Silvia Alonso.

I doni segreti dell'arcobalenoTanto tempo fa, in un’epoca ormai da tutti dimenticata, esisteva un mondo incantato dove i bambini vivevano in armonia con le fate, gli elfi e le creature magiche del giorno e della notte, come le gocce di rugiada e le lacrime di luna. Giocavano indisturbati con la pioggia di stelle e si divertivano a creare pupazzi di nuvole coi vapori soffici delle pecore alate. I petali dei fiori venivano usati in grande quantità come aquiloni per le coccinelle: bastava loro assicurare dei sottili fili d’erba che fungevano da cime per i nuovi paracaduti, e l’opera era compiuta.

I castelli di sabbia potevano essere costruiti non solo sulla riva dei fiumi, ma anche alle pendici delle grotte marine, dove si poteva raccogliere la polvere di stalattiti, tanto preziosa per le sue pagliuzze argentate da essere oggetto di contesa tra elfi e fate.
In quel tempo di assoluta pace era a tutti possibile, dopo l’arrivo di un grande temporale, salire sulla prima nuvola per fare lo scivolo sul dorso dell’arcobaleno. Il ponte aereo dai mille colori che in quegli istanti eterni congiungeva la terra al cielo, poteva infatti dirsi il simbolo segreto di quel mondo incontaminato.

Ma un giorno l’incanto finì.
Arrivò uno stuolo di nuvoloni grigi e produsse un grande frastuono, esclamando a gran voce: «È finito il tempo del gioco. Da ora in poi il cielo sarà separato dalla terra, la notte dal giorno e le fate dai mortali. I cuccioli di uomo, che appartengono al mondo terreno, non potranno più salire sull’arcobaleno». Scatenò dunque un grande uragano, che per la prima volta in tutta quell’eternità non fu seguito da alcun arco in cielo.

Il ponte tra il mondo delle fate e i bambini fu per sempre spezzato, e ai piccoli uomini non restò che un lontano ricordo del tempo che fu, il mondo incantato in cui una volta avevano vissuto. Tutto sprofondò nel mito, come se quell’epoca non fosse mai esistita se non nei sogni e nelle narrazioni delle favole, frutto dell’invenzione degli adulti.

Circondati da un ambiente a loro ostile, Sebastian e Soraya potevano dirsi gli ultimi superstiti di tale epoca, catapultati per caso in un’epoca a loro estranea. A differenza dei loro coetanei, durante l’infanzia i due ragazzi erano rimasti incontaminati dal fascino delle Play Station, dalle diavolerie informatiche che spopolavano tra gli altri bambini e dai giochi elettronici dalle mille applicazioni.

I doni segreti dell'arcobalenoPreferivano rifugiarsi nell’atmosfera accogliente e ovattata delle favole, che amavano leggere ai piedi degli alberi o in riva a un fiume, dopo aver giocato all’aperto riempiendosi i polmoni di aria cristallina, piuttosto che sentirsi ammuffire tra le pieghe del divano domestico.

Emarginati e scherniti dai loro compagni, che si prendevano gioco di loro con molteplici dispetti, cospargendo i loro zaini con la colla o sprigionando fiale maleodoranti per distrarli durante le interrogazioni, i due ragazzi impararono a vivere appartati, schivando le risa di chi non poteva comprendere quanto fossero speciali.

Ai margini dello stesso paese, pur avendo la medesima età, Sebastian e Soraya arrivarono alla soglia degli undici anni senza mai incontrarsi, come due pianeti che si attraevano reciprocamente riuscendo tuttavia a rimanere sempre equidistanti. Le loro vite sembravano procedere in parallelo, esattamente come due binari dello stesso treno, e così avrebbero continuato a fare se un evento inaspettato non avesse finalmente smosso i loro destini, mettendo l’uno sul cammino dell’altra.

Accadde che un giorno il più facoltoso dei ragazzi del paese, amico dei rispettivi compagni di scuola, organizzò una sontuosa festa per il suo undicesimo compleanno.
Aveva invitato quasi tutti i ragazzi della scuola, tranne Sebastian e Soraya, troppo impopolari per poter partecipare a un evento così di moda, a cui del resto i loro vestiti di seconda mano non avrebbero permesso di rendere il giusto omaggio. Inoltre, disinformati com’erano, i due “sprovveduti” non sarebbero di certo stati in grado di acquistare il giusto regalo secondo il gusto del loro ospite.

Per evitargli l’imbarazzo di sentirsi fuori luogo, il festeggiato fu dunque tanto generoso da non estendere l’invito ai due ragazzi, anche se la tentazione di accoglierli per poi farsene beffa era stata molto forte.
Sebastian e Soraya, che ormai erano abituati a sentirsi emarginati dai loro compagni, non se ne ebbero a male. Tuttavia la curiosità di vedere come potevano essere fatti i giardini di una grande villa, sui cui alberi avrebbero potuto arrampicarsi nei loro giochi se fossero stati ricchi, e quanto grande potesse essere uno stagno dove convivevano pacificamente papere e rane, ebbe su di loro il sopravvento.

Presero informazioni sull’indirizzo della grande villa, col progetto di osservare la festa da lontano, magari dal giardino accanto o da un albero limitrofo, che dalla strada si affacciasse lì vicino. Il giorno del compleanno, dopo essersi assicurati che tutti i loro compagni fossero già arrivati e non mancasse nessuno, Sebastian e Soraya si misero in perlustrazione negli immediati dintorni.

I doni segreti dell'arcobaleno
Foto di David Mark.

Con grande sorpresa, scoprirono che proprio accanto alla villa si trovava un grande parco che aveva l’aria di essere lasciato a se stesso, abbandonato. Fu lì che i due si incontrarono.

Dopo essersi addentrati alla ricerca del giusto albero su cui arrampicarsi per osservare da lontano la festa, rimasero rapiti dall’insolita bellezza di quel posto selvaggio. Tutto suggeriva loro un antico passato di splendore, ma ora le sue rovine erano avvolte da uno strano mistero.
Le statue nascoste negli angoli più improbabili del parco erano ormai ricoperte da diversi strati di muschio ed edera, e i putti al centro delle fontane, una volta ridenti, sembravano avere un’aria nostalgica per un passato dimenticato dove probabilmente risplendevano nelle loro forme marmoree, che ora invece erano coperte di escrementi di piccioni. Dalle loro estremità non sgorgavano più ridenti zampilli: le acque erano tutte prosciugate e al loro posto, tra le foglie che ne avevano riempito le vasche, avevano nidificato piccole creature del bosco.

Attratti da tale insolita bellezza, sebbene all’apice della decadenza, i due ragazzi si scordarono del motivo che li aveva spinti fino a lì. Erano talmente rapiti dalla natura e dalle rovine del parco, che non si accorsero che stava iniziando a piovere.

Accede così che furono sorpresi all’improvviso da una forte tempesta. Non sapendo dove rifugiarsi, ebbero un bel da fare nel perlustrare il parco in lungo e in largo per poter trovare un tetto sicuro, o almeno quanto più si avvicinasse a una sorta di riparo dalla pioggia che scendeva copiosa.

Fu così che si scontrarono. In un angolo appartato del parco, una volta destinato al gioco, erano sopravvissuti un’altalena di corda ancora aggrappata a un albero e, poco distante, un grande scivolo. Fu proprio il suo dorso messo a spiovente che i due ragazzi individuarono come unico riparo dalle intemperie, e accorrendo sotto l’improvvisata tettoia, si trovarono.

Foto di Jacqueline Macou.

Appena i loro sguardi si incrociarono, si riconobbero all’istante, come se fossero stati amici da sempre. Sebastian e Soraya: parevano le due facce della stessa medaglia, due metà di mondo che finalmente si ricongiungevano.

Bastò loro scambiarsi qualche timido sorriso, per capirsi oltre le parole. Erano rimasti distanti per troppo tempo, lontani dalla loro natura cristallina, di autentici sognatori di un mondo parallelo, che era loro sfuggito di mano fino a quel giorno, come se avessero vissuto sul ciglio scivoloso di un fiume, senza mai riuscire ad immergersi pienamente nelle sue preziose acque. Ma adesso che si erano ritrovati, sarebbe stato tutto diverso. Condividere le avventure con qualcuno in cui rispecchiarsi sarebbe stato fantastico, avrebbero costituito una piccola squadra per far fronte alle prepotenze dei loro compagni, e la vita sarebbe stata più facile, leggera e colorata.

Fu proprio in quel momento che, dopo un ultimo scroscio di pioggia, le nuvole si diradarono, io cielo si rasserenò e apparve un bellissimo arcobaleno.
I due ragazzi rimasero stupiti, a bocca aperta per tanta stupefacente bellezza. Entrambi avevano sempre sentito uno strano richiamo per i colori e la luce pura sprigionata da quel ponte magico che per un attimo ricongiungeva la tra terra al cielo, come se fosse inviato agli uomini dalle fate, un messaggio in codice per le creature più sensibili, che ora spettava loro decifrare, facendosene messaggeri.

Sentirono delle sottili voci farsi strada nell’aria ancora densa di umidità, tra i bagliori delle ultime gocce di pioggia incastrate tra i rami.
Era l’arcobaleno che parlava loro con la voce delle fate. «Voi siete i guerrieri di luce, non dimenticatevelo mai!», disse. «Ogni volta che vedrete uno scivolo e un’altalena, saprete che sono i miei doni, da me lasciati per ricordarvi che ci fu un tempo in cui i bambini vivevano felici con le fate. Oggi solo alcuni di voi provengono dal mio regno.

 

I doni segreti dell'arcobaleno

Per questo avete una missione speciale: riportare la poesia del mondo delle favole nella vita di tutti i giorni. L’altalena per Soraya, lo scivolo per Sebastian, saranno gli strumenti magici che, riattivando il legame segreto tra cielo e terra, vi aiuteranno a rinforzare le vostre energie per questa missione. Come una volta tutti i bambini facevano, scivolando felici sul mio dorso».
E lentamente scomparve, dissolvendosi tra le nuvole.

Sebastian e Soraya si strinsero forti l’uno all’altra. Da quel giorno, i loro compagni non li presero più in giro. La loro vitalità era come rifiorita, avevano i volti splendenti ed erano pieni di energia ed entusiasmo. Non si rintanavano più in una vita solitaria dive si sentivano estranei al mondo, ma partecipavano a tutti i giochi, portando il loro apporto di gioia.

Se accadeva che un loro compagno aveva un problema, accorrevano in suo aiuto, e lo conducevano al loro regno segreto, il parco dell’arcobaleno. Lì, lo invitavano a lasciarsi andare come un bambino alla magia dello scivolo e dell’altalena, e subito ogni preoccupazione svaniva.
Allora sorridevano, felici: avevano compiuto la loro missione segreta, quella di ripristinare l’antico legame tra terra e cielo.

Tutte le foto sono prese da Pixabay

Silvia Alonso
Avvocato milanese, specializzata in diritto civile e internazionale, ha lasciato la professione forense con l'arrivo del primo figlio per dedicarsi alla scrittura e ad approfondire studio e insegnamento della danza orientale e del flamenco, sue passioni, insieme alla pole dance, la mitologia e l’esoterismo. A dicembre 2019 pubblica “I love Mammy in Montecarlo – come sopravvivere a una vita glitter” (Genesis Publishing). Con “L’angelo veste Sado” entra in finale al premio Nabokov 2020 per la sezione romanzi inediti. Altri racconti: "Avventure al volante","Sulle ali della primavera","Racconti di Halloween","Tenebrae: verso un mondo oscuro e ammaliante","Natale Horror 2020". Sito web: https://silviaalonsowriter.com/