Sei un tipo “andare verso” o “andare via da”?

Approfondiamo la conoscenza della PNL, affrontando i metaprogrammi?

di Terry Bruno. Secondo la PNL, il nostro carattere e le nostre scelte sono influenzate da dei metaprogrammi, schemi mentali che influiscono su emozioni e comportamenti.

Ognuno di noi ha una propria rappresentazione della realtà che è il frutto del nostro modo di pensare, delle nostre convinzioni e di come selezioniamo le informazioni.
Noi siamo colpiti da circa 2 milioni di informazioni al secondo, che giungono al nostro cervello attraverso i canali sensoriali. Se dovessimo ritenerle tutte impazziremmo. Per questo usiamo inconsciamente dei sistemi per filtrarle e poterle così interpretare e ricordare. In pratica utilizziamo un set di programmi mentali che fa passare solo alcune informazioni, impedendo l’ingresso di altre.

Per capire meglio questo meccanismo, prendete la registrazione di una conversazione o di una lezione e risentitela. La vostra attenzione sarà attratta da suoni che non avevate avvertito in quel momento, magari un brusio di sottofondo che rendeva non facilmente accessibile l’ascolto dell’interlocutore. Eppure voi avete ascoltato e continuato a parlare.

Metaprogrammi
Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

Cosa è successo? Il nastro ha registrato anche ciò che era al di fuori del vostro ristretto contesto (suonerie di cellulari, colpi di tosse, porte che si chiudevano o si aprivano), mentre voi non avvertivate nulla grazie alla selezione effettuata tramite i vostri filtri, selezionando solo le informazioni che vi interessavano.

Questo spiega anche le interpretazioni che ognuno di noi fa di una conversazione, in quanto essa è influenzata dalla selezione d’informazioni che facciamo su ciò che ci piace o meno, in accordo o disaccordo con noi o se riteniamo alcuni argomenti interessanti o meno.

Questi programmi percettivi o mentali li usiamo continuamente nel nostro modo di fare esperienza, per comunicare con gli altri, per risolvere i problemi, per superare le difficoltà, per fare delle scelte, per decidere se fidarsi o meno di una persona, per apprendere e via dicendo. Essi vengono chiamati in PNL metaprogrammi.

Che cosa sono i metaprogrammi
I metaprogrammi sono schemi interni che influiscono sia sulle emozioni che sui comportamenti. Attraverso essi prestiamo attenzione a qualcosa piuttosto che a qualcos’altro. Affondano le loro radici nella genetica e nei primi anni di vita. Infatti alcuni di loro si installano quando il neonato ha le prime esperienze con gli adulti di riferimento e con l’ambiente in cui vive.
Essi sono collegati al tipo di relazione che si è avuta con la madre, all’utilizzo dei sensi, ai movimenti del corpo, ai ritmi dell’organismo.

Metaprogrammi
Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

Possiamo paragonare i metaprogrammi inseriti nel nostro cervello ai programmi del  computer, che fanno in modo che esso funzioni.
Ogni metaprogramma ha due polarità opposte: può essere normale/trasgressivo, introverso/estroverso, autonomo/dipendente.

Ognuno di noi si pone in una delle due polarità, trovando innaturale, errata, la polarità opposta.

Immaginiamo un soggetto introverso: egli non riuscirà a capire come una persona possa essere così disponibile e spigliata nei confronti degli altri e del mondo. Giudicherà, allora, quel comportamento inidoneo.

Per capire meglio la polarità pensiamo a un termostato che regola i gradi del riscaldamento, che va da 0 a 100, per cui decidere se stare spenti o passare a 100, ma si potrebbe anche imparare ad andare gradatamente verso la polarità opposta.

Ma non è detto che in un determinato contesto un soggetto timido non possa diventare improvvisamente coraggioso, come un individuo che si è sempre ribellato non possa rientrare nei ranghi. Questo cambiamento può avvenire se nel corso della vita si verifichino eventi tali da influenzare il comportamento. Normalmente essi possono essere compensati. Essi dipendono dal contesto e ogni individuo ne preferisce alcuni.

Scegliere la direzione: andare “verso” o andare “via”?

Metaprogrammi
Un’immagine simbolo di chi “va via da”. Foto di Manfred Antranias Zimmer da Pixabay.

I metaprogrammi servono a conoscere se stessi e gli altri, permettendo così di migliorare la propria comunicazione e relazione; a motivarsi e a motivare; a persuadere; a educare i figli; nel rapporto di coppia, con gli amici e colleghi di lavoro.

Uno dei metaprogrammi più noti è quello relativo alla direzione che prendiamo quando effettuiamo una scelta. Esso ci dice se le persone che lo utilizzano vanno verso una direzione o vanno via da qualcosa.

Chi usa il metaprogramma andare verso sa cosa vuole. Normalmente quando parla esprime ciò che desidera, gli ostacoli per lui non sono un problema, si focalizza sui risultati e su ciò che otterrà. Quindi è un soggetto che vede il bicchiere mezzo pieno.

Al contrario chi usa il via da parlerà degli ostacoli che potrà incontrare e deve evitare delle situazioni da cui si vuole allontanare. In pratica non fa altro che considerare i problemi e parlerà solo di ciò che non vuole. Questo modo di affrontare le cose lo porterà a non aver ben chiari gli obiettivi, perché sarà focalizzato prettamente sugli ostacoli e il raggiungimento della meta sarà più lento.

Pro e contro i metaprogrammi della direzione

Metaprogrammi
E un’immaagine di chi “viene verso”.    Foto di Pezibear da Pixabay.

Ma non è detto che ambedue le polarità non abbiano dei lati negativi o positivi, nel senso che il soggetto verso ha bisogno di avere i piedi un po’ più per terra, di imparare a essere più realista e di assaporare le varie tappe che percorre per raggiungere la meta. Il via da, proprio per il suo modo di vedere gli ostacoli, ha la capacità di poter individuare i possibili problemi. Quindi è più realista del verso.

Anche se ognuno di noi li può adottare in diversi contesti in modo alternato, tendiamo a preferirne uno rispetto all’altro. Come ho detto prima, possiamo compensare un metaprogramma, cioè allenarci fino a far diventare automatico un diverso comportamento.

Ad esempio se io adotto un via da devo allenarmi fino a far diventare automatica il pormi la domanda: «Questo è quello che non voglio; ma cosa voglio ottenere, di preciso?». In genere le persone compensate sono 50 e 50, le persone esclusivamente verso sono il 20%, mentre le via da sono l’80%.

Conoscere i metaprogrammi quindi ci aiuta a capire chi siamo e come possiamo migliorarci, ma anche come capire gli altri per ottenere un rapporto più efficace.

Per saperne di più:

Terry Bruno
Psicologa, psicoterapeuta, trainer in comunicazione e PNL