Il  mistero dei teschi di cristallo

Continua l'indagine sui misteri archeologici

 di Donatella Galletti. Alla scoperta di civiltà perdute, Frederick Albert Mitchell-Hedges scoprì nel Belize, tra le rovine di Lubaantun, un teschio, intagliato in uno splendido pezzo unico di quarzo.

Qualche anno fa, quando decisi di scoprire un’Inghilterra alternativa, visitai Canterbury (famosa per la sua cattedrale ma non solo) Avebury e Glastonbury, il presunto luogo di sepoltura di Re Artù. Quindi mi fermai per qualche giorno a Londra.

L’arrivo in città fu singolare, con un tassista che non trovava il mio albergo e continuava a girare a vuoto attorno all’isolato, senza usare un gps, facendomi pagare una corsa salatissima; e un altro tassista, che saputa la cosa, mi portò a destinazione in un lampo e non volle essere pagato.

Il mio primo incontro con un teschio di cristallo

I teschi di cristallo
Londra. Il teschio di cristallo esposto al British Museum (foto Donatella Galletti)

Passai quasi tutto il mio tempo all’interno del British Museum, che ha reperti talmente affascinanti da avvolgere il visitatore nel flusso di un tempo vicino all’anima e lontano, nelle date scritte.

Il mio primo incontro con un teschio di cristallo avvenne lì. Il teschio è dentro una teca, contro una parete, in una posizione un po’ dimessa, con un cartello che spiega che in realtà non è poi così antico, perché prodotto non prima del XIX secolo.

Avevo già letto parecchio sui teschi di cristallo, e più si cerca di approfondire, più la storia assomiglia ad un disegno di Escher (avete presente quello delle scale che salgono, scendono, poi non si capisce da dove arrivino e si riprende a guardarle per dare un senso?).

Il ritrovamento
Vediamo prima di tutto che cosa sappiamo su questo argomento.
In uno dei suoi numerosi viaggi in Sudamerica, nel 1923, alla scoperta di civiltà perdute, Frederick Albert Mitchell-Hedges, classe 1882, raggiunse nel Belize le rovine di Lubaantun insieme ad alcuni collaboratori, tra cui c’era anche la figlia Anna, allora sedicenne.

Esaminando i resti di un’antica piramide crollata forse per un terremoto, Anna vide sotto un altare spezzato qualcosa che luccicava: si trattava del teschio, che tempo dopo fu recuperato, insieme alla mandibola mobile trovata a poca distanza. Era intagliato in uno splendido pezzo unico di quarzo, dal quale era anche stata ricavata la mandibola, e non è che gli mancasse la parola, a quanto si dice, anche se era un “diversamente parlante”.

Mi sto facendo trasportare dal racconto, che come vedete sembra un film di Indiana Jones. Probabilmente non a caso Indiana Jones e i teschi di cristallo è uscito nel 2008, un anno dopo la morte di Anna, centenaria.

Il teschio viene esaminato a Silicon Valley

I teschi di cristallo
Frederick Albert Mitchell-Hedges, scrittore e avventuriero inglese.

Il teschio venne in seguito esaminato alla Hewlett Packard, a Silicon Valley, dove c’erano gli strumenti adatti per capire come fosse stato creato. Le conclusioni furono che era un oggetto che non dovrebbe esistere, perché il quarzo, del peso di oltre cinque chili, è stato intagliato da un unico blocco senza seguire il suo asse naturale, con rischio ovviamente di rotture, e non c’è segno di attrezzi di metallo usati su di esso. Negli anni ’70 i tecnici che lo esaminarono dissero che sarebbe stato possibile crearne uno uguale impiegando un anno, al costo di 100.000 dollari.

Non posso esimermi da una riflessione: dimostrare che un oggetto antico si può riprodurre con gli strumenti di oggi non dimostra che non possa essere stato creato con strumenti a noi sconosciuti in una antichità remota, ma esistenti.
È come dire che un sensitivo sa vedere un’immagine a distanza e descriverla nei particolari e che la cosa si può fare con un cellulare. “Dimostro che non è vero perchè io lo so riprodurre con mezzi tecnici”. Vi sembra la stessa cosa?

La particolarità del teschio Mitchell-Hedges

Le arcate zigomatiche agiscono da conduttori di luce: così che se si mette una luce alla base del teschio, le orbite si illuminano. A loro volta le orbite sono delle lenti concave, che riflettono la luce nella parte superiore del cranio, che presenta all’interno un prisma e sottili canali di luce che fanno sì che oggetti tenuti alla base del cranio siano ingranditi come da una lente e illuminati.

Secondo Richard Garvin, che ha scritto un libro sui teschi, l’oggetto era posto su un raggio di luce che rifletteva verso l’alto e faceva sì che il teschio si illuminasse come se andasse a fuoco, con gli occhi fiammeggianti.

I teschi di cristallo
Il teschio di cristallo esposto al British Museum, simile a quello di Mitchell-Hedges.

Per come è formato, era molto facile far muovere la mandibola su e giù anche solo con una lieve brezza, se fosse stato appeso, dando la sensazione che stesse parlando.
Stando a chi lo ha visto, a volte si forma una nebbia all’interno, che sparisce nel giro di pochi minuti, o una macchia scura che si allarga, poi il teschio torna cristallino.

Secondo Dorland, il restauratore e conservatore che negli anni ’70 ha potuto esaminare il teschio in laboratorio, i colori simulano il funzionamento del cervello. Inoltre i cristalli emettono elettricità come onde radio e così fa il cervello. Quindi se i due interagiscono… vedete un po’ voi.

Come in alto, così in basso
Sembra che la serie di articoli che ho scritto per Karmanews abbia un filo conduttore che si svela nello scriverli, dai Sarsen di Avebury, attivati con i pianeti, i suoni e le energie della terra, ai teschi allungati trovati a Kenneth Long Barrow, vicino ad Avebury e in Perù.

Gli studi di Brien Foerster sui teschi allungati e sui monoliti fanno sorgere almeno un legittimo dubbio sul fatto che ci siano state antiche civiltà molto più progredite di quanto pensiamo. I teschi di cristallo sono stati creati con una tecnologia a noi sconosciuta prima dell’Ottocento, quindi o sono dei falsi e sono stati creati meno di due secoli fa, o c’è qualcosa che ancora non abbiamo scoperto.

Come si attivano, come funzionano

Harrison Ford in una scena del film “Indiana Jones e il regno dei teschi di cristallo”.

Si dice che l’attivazione descritta sopra avvenga in concomitanza a certi transiti astrologici.
Secondo la ricercatrice Marianne Zezelik, guardare il teschio amplifica le capacità del cerebellum (una porzione del cervello), in parole povere aumenta la sensitività e il magnetismo dell’operatore.

Secondo Tom Bearden, altro ricercatore, il teschio interagisce con l’operatore trasformando il campo vitale in energia elettromagnetica, che serve a guarire pulendo l’aura. Questo avviene perchè il teschio altera la risonanza cristallina, adattandosi alle frequenze della  persona da guarire, e inserendo le frequenze richieste per riequilibrare una situazione, le sue frequenze.

Chi è stato in presenza del teschio lo ha visto illuminarsi; inoltre ci sono stati cosiddetti fenomeni paranormali in diverse occasioni. Secondo chi lo ha studiato, ancora non si sa quali siano tutte le sue potenzialità; si direbbe comunque che questo scambio di frequenze non sia casuale e sicuramente non sia al momento riproducibile con la nostra tecnologia.

Scatole cinesi: quanti teschi autentici?
I teschi di cristalloRieccoci alle scatole cinesi, perché il teschio è in buona compagnia: sarebbero infatti almeno 13 gli esemplari esistenti, secondo Maia Nartoomid più di 70.

Sembra che la storia del ritrovamento sia falsa e che il teschio sia stato comprato all’asta da Mitchell-Hedges negli anni ’40 a Londra;  su un sito differente viene riportato invece che Mitchell-Hedges sosteneva che gli fosse stato sottratto e avesse dovuto ricomprarlo: insomma un film alla Indiana Jones.

Il teschio del British Museum sarebbe un parente di quello del quale abbiamo parlato, apparso nel 1881 a Parigi da un antiquario, forse un falso ( o no?).

Nella prossima puntata troverete l’intervista a Maia Chrystine Nartoomid, una sensitiva americana considerata, da chi la conosce, la studiosa che più a fondo ha cercato la verità su questi teschi.

(Prima puntata – continua)

Per saperne di più:

La storie del teschio Mitchell-Hedges e di altri
Le particolarità del teschio
I teschi di cristallo

Donatella Galletti
Laureata in Lingue e Letterature Straniere, diplomata in chitarra classica e in chitarra ad indirizzo liutistico, si interessa da sempre a tutte le discipline che possono aiutare a definire la conoscenza della persona e il miglioramento dei rapporti sociali e dello stile di vita di ciascuno, nonché alle arti in generale. Le piacciono la storia, i castelli ma anche i monumenti del Neolitico, i misteri irrisolti e tutto quanto può arricchire il patrimonio interiore.