Il Minotauro, i draghi e gli eroi

La paura nella mitologia greca

di Massimo Biecher.

Prima di parlare del Minotauro, dobbiamo raccontare la storia del re Minosse e delle sue origini.
Minosse era figlio di Zeus ed Europa. Il re degli dei aveva conosciuto la dea mentre era intenta a raccogliere fiori vicino al mare e le si era presentato sotto le sembianze di un toro bianco.

Questo dettaglio apparentemente insignificante, è stato inserito per lasciare intendere che per introdurre una fanciulla agli aspetti più brutali della vita (il Toro), esso deve presentarsi in forma più accettabile e per questo il suo mantello è bianco e l’alito è profumato di zafferano.
Lo zafferano usato a scopo fitoterapico, infatti, funge da farmaco antidepressivo, da rilassante, come a dirci che l’approccio con certe energie profonde ed angoscianti, può avvenire solo se abbiamo le difese abbassate. Europa allora, si siede sul suo dorso e si lascia trasportare via.

Minotauro
Un vaso con l’immagine di Minosse

La parte del racconto dedicata la viaggio inoltre, ci suggerisce che la giovane dea, similmente ad Amimone che abbiamo incontrato nel precedente articolo, avesse la tendenza a sfuggire alle proprie emozioni, tanto che si sottolinea che il viaggio sul dorso di Zeus/Toro bianco fosse avvenuto al di sopra delle acque del Mare, come se ella volesse evitare il contatto con quegli archetipi che giacciono nelle profondità della sua anima, rappresentato dall’impero di Poseidone.

Ma arrivati presso un bosco, Zeus la possiede selvaggiamente (questo è proprio il termine usato) e forse non a caso  selvaggio deriva dal latino silva-silvae, cioè bosco. Il frutto di questa unione è Minosse, il quale viene presto abbandonato dalla madre ed adottato dal re Asterio.

Soffermiamoci ora sull’etimologia del suo nome: Minosse deriverebbe da meino comparativo di micros, cioè il più  piccolo, il più povero, il più debole e da oys orecchio, cioè colui che ha l’orecchio più piccolo o più debole. Sembra che la leggenda volesse farci intendere che Minosse era una persona che non intende, che non ascolta ciò che gli viene detto.

Un sacrificio per salvarsi da un incantesimo
Ed infatti Minosse si sposa con Pasifae dalla quale ebbe 8 figli. Malgrado il matrimonio fosse assai fecondo, Minosse, secondo una delle versioni della storia, tradiva sistematicamente la moglie, la quale per vendicarsi gli lanciò contro un incantesimo. Ogni volta che egli si accoppiava con le sue amanti, le uccideva. Preoccupato, decide di rivolgersi a Poseidone per chiedere un consiglio ed il dio dei mari e delle acque gli ordina di sacrificare il toro che gli avrebbe inviato.

Pompei, Casa dei Vettii. Dedalo e Pasiphae.

In altre parole Poseidone, gli sta dicendo che deve fare i conti i suoi lati istintivi, con la parte di sé che ha rimosso. Sacrificio infatti, che deriva dal latino sacer-facere, cioè rendere sacro, equivale a rendere il principio, l’archetipo, che si annida dietro al dono sacrificato, importante per propria la vita. In altre parole, di dargli un senso.

In termini psicoanalitici, colui che fa l’offerta è chiamato ad integrare quell’aspetto della propria personalità che fino a quel momento, è stato ignorato o rifiutato.

Ma Minosse non sconfessando, come tutti i mithoi, il destino assegnato al suo nome, non dà ascolto a ciò che il dio gli dice e non fa immolare il toro perché da lui ritenuto troppo bello per essere sacrificato.
Poseidone offeso, fa sì che Pasifae si invaghisca del toro sacro che aveva inviato a suo marito e con l’aiuto di un simulacro di legno ricoperto di pelle di vacca costruito da Dedalo, il creatore del famosi labirinto, la regina di Creta si accoppia con esso. Da questa unione nasce il Minotauro, etimologicamente, il toro di Minosse, che rappresenterebbe proprio la paura di Minosse.

Che cosa rappresenta simbolicamente il Minotoauro
È la paura di fare i conti con la parte primitiva che è in noi, con la parte animale, con quel cosiddetto pizzico di follia che ci contraddistingue. È simile alla follia temuta dalla madre di Minosse, Europa e che invece la moglie Pasifae – il cui nome significa manifesto a tutti, evidente, palese – riesce a vivere senza sensi di colpa.

Ma per combattere questa figura bestiale mezzo uomo e mezzo toro, che vive nel labirinto dell’animo umano, c’è bisogno di coraggio, ma soprattutto di un eroe. L’eroe che scende nei meandri dell’anima e nelle tenebre più profonde è Teseo, colui che grazie all’aiuto del filo di Arianna non perde se stesso. Ma di questa figura di eroe entreremo in maggiori dettagli in un altro contesto.

Il drago,  il mostro che custodisce i tesori sepolti

Minotauro
Teseo e il Minotauro.

Se c’è una figura legata ai mostri mitologici, la cui visione incute terrore e sgomento, questa è il drago. Due sono gli attributi che lo caratterizzano. Il primo è quello di emettere fiamme dalla bocca, il secondo è quello di possedere denti aguzzi, mascelle grandi e muscolose, simili a quelle dei rettili preistorici.

Già i denti aguzzi e le squame sulla schiena ci rimandano a strumenti appuntiti fatti apposta per lacerare la carne, evocando una morte lenta ed orribile, quella per smembramento, una morte che sopraggiunge dopo indicibili sofferenze. Al contrario del serpente che dà l’idea di una morte che viene indotta dall’interno.

Forse non è un caso che il nome Drago (drakon), potrebbe derivare dal termine drayo che significa infrangere spezzare, ovvero quello che è in grado di fare con le sue poderose mascelle, o da tragheio, che significa rodere, rosicchiare, mangiare, insomma un chiaro riferimento all’aggressività manifestata dai denti aguzzi di questa sinistra figura.
Sono tutte caratteristiche che evocano sentimenti che vanno dalla paura di venir bruciato, squartato, fino a quella di aver a che fare con un nemico dalla mole gigantesca e quindi invincibile. Un mostro che solitamente giace mollemente appisolato alla guardia di un segreto o di un tesoro che è chiamato a custodire.

Quale tesoro difende il drago ?
Azzardiamo allora un tentativo di interpretazione. Il drago non è soltanto il male, quello che l’arcangelo Michele affronta e sconfigge, ma simboleggia molto di più. Il male infatti non è solo il cosiddetto principe del male, ma è anche ciò che è male ai nostri occhi, rispetto al nostro personale punto di vista, come per esempio qualcuno o qualcosa che si mette tra noi ed i nostri obiettivi, trasformandoci in eroi che combattono per difendere o conquistare ciò a cui teniamo di più (ovviamente non serve essere armati per far valere i propri diritti, per ribadire le nostre idee, il nostro credo).

Ed infatti, proprio il fatto che alcuni di questi cavalieri montano a cavallo, ci fa comprendere che il drago si sconfigge con l’aiuto (nel senso attribuito a questo animale da Platone) per mezzo delle idee, dell’intuizione, dell’astuzia, non solo con la violenza e la forza rappresentata dalla spada.

Minotauro
Cima da Conegliano, Teseo uccide il Minotauro.

Inoltre, molte storie legate ai Draghi sono correlate con tesori sotterranei. Questo mito farebbe riferimento non tanto a tesori materiali, quanto alla ricchezza interiore che si nasconde dentro ciascuno di noi. Non si usa dire infatti, che siamo chiamati a “trovare il tesoro che è in noi”?

Allo stesso principio alluderebbe anche un antico detto popolare, che afferma che calpestare un escremento porti fortuna. Da un punto di vista allegorico, si vuole trasmettere l’insegnamento che nella nostra parte più profonda, più precisamente nell’anima, risieda la vera ricchezza.

Questo tesoro assai prezioso, che si raggiunge mediante l’accesso al mondo delle idee ed ai suoi archetipi, è l’intuizione. Sono le cosiddette intuizioni  infatti che ci permettono di superare le difficoltà della vita, di trovare soluzioni a problemi personali o lavorativi in maniera creativa, che permettono all’artista di realizzare l’opera d’arte che arriva diritta al cuore, cioè che parla direttamente all’anima.

Ma anche l’intuizione geniale che in campo scientifico permette di far fare alla ricerca il cosiddetto salto di qualità o quella che cambia la storia della progresso tecnologico. È la capacità di saper fare la cosa giusta.

Cosa rappresenta il drago nei sogni?
Simbolicamente il drago rappresenta quindi la paura di affrontare i problemi, le cosiddette prove della vita oppure di procrastinare indefinitamente le decisioni importanti. È per esempio la paura di affrontare un colloquio importante con un superiore od un genitore o di difendere ed affermare le nostre idee quando esse sono controcorrente. Non misurarsi con il drago che ci spaventa, significa lasciarlo sonnecchiare, significa scegliere di restare nella cosiddetta comfort-zone, di non prendersi alcun rischio nella propria vita.

Chi è in grado di sconfiggere il drago ?

Hendrick Goltzius. “Cadmo uccide il drago”

Per affrontare il drago è necessario avere il coraggio di sconfiggere la parte arrendevole che è in noi noi, è trovare la forza di affrontare un problema che ci “rode dentro”.

Ma affrontare il drago porta ad un ricompensa. Come Cadmo per esempio, l’eroe mitologico, che sconfiggendo il Drago che custodiva la sacra fonte di Ares/Marte, diventa il fondatore di una città e di un impero.

Forse non a caso che da qui, assieme ai 5 spartoi, i guerrieri cresciuti dalla terra dove Cadmo aveva seminato i denti del Drago, fonda una nuova città ed un nuovo ordinamento. La polis che per certi aspetti è il modello precursore della moderna repubblica.

Affrontare il drago in questo specifico caso significa mettere l’aggressività al servizio di un compito, della nostra crescita e del nostro nostro sviluppo. L’eroe che lo sconfigge infatti è spesso rappresentato da un cavaliere, che incarna la figura di chi ha imparato a tenere imbrigliate (così come si fa con il cavallo) le proprie paure ed assumersi le proprie responsabilità.

In copertina: Un dragone alato, di Friedrich Johann Justin Bertuch

Bibliografia
Libri

Karoly Kerenyi – Gli dei e gli eroi della Grecia  (1951, 1958, 1997 ed italiana  Saggiatore 2015)
Roberto Sicuteri – Astrologia e Mito. Astrolabio 1978
Jean-Pierre Vernant – Mito e religione in Grecia antica- ed. Donzelli 2009
David Miller – James Hillman Il Nuovo Politeismo – La rinascita degli dei e delle dee – ed. Ghibli (prefazione di Henry Corbin) 2016
Louis Corman – Viso e Carattere. Edizioni Mediterranee 1985
James Hillman – Re-visione della psicologia.  Edizione Adelphi 1983
Jean Sinoda Bolen. Gli dei dentro l’uomo. Casa editrice Astrolabio.

Siti
James Hillman – Articolo di presentazione della Psicologia Archetipica scritto da James Hillman sul sito Treccani
La più ricca libreria digitale di libri e testi riguardanti la mitologia greca raccolta dalla biblioteca dell’università di Oackland, adoperata da Nasa e dalle università dell’MIT, Stanford, Harvard e Yale.
Inni omerici: Ad Afrodite.
Gli dei ellenici
Mitologia e d’intorni
Periegesi della Grecia – Pausania.

Massimo Biecher
Ha studiato ingegneria elettronica, oggi è responsabile export. Migliora la sua competenza professionale approfodendo gli studi di economia, scienze comportamentali, psicologia e leadership. Mailto: massimo.biecher@icloud.com