Lola che dilati la camicia

Lola che dilati la camicia

Testo tratto dall’autobiografia di Adalgisa Conti
Drammaturgia: Marco Baliani, Cristina Crippa e Alessandra Ghiglione
Regia: Marco Baliani
Scene e costumi: Carlo Sala
Interpreti: Cristina Crippa e Patricia Savastano
Al Teatro Elfo Puccini fino al 21 giugno

Maddalena_Crippa_LolaDopo una lunga attesa nel foyer, finalmente entri in platea, ma lo fai in assoluto silenzio e in punta di piedi, perché la sensazione non è quella di entrare in un teatro bensì in un manicomio dei primi del Novecento. E non sei lì per assistere ad una rappresentazione, ma sei tu parte integrante di essa.
L’infermiera che si prende cura della nostra protagonista è già all’opera e lei, Adalgisa, è seduta di spalle nervosa, agitata, perché sta per metterci a conoscenza del suo vissuto testimone dell’incapacità umana di gestire l’altro, nel momento in cui non rientra nella così detta “normalità”.
La storia di Adalgisa Conti è potente proprio per la sua indicibilità. Una storia femminile che appare come un estremo atto di resistenza e che arriva a noi sotto forma di lettere autobiografiche indirizzate alla madre, al marito, al medico curante. La sua è una ultima richiesta di ascolto, un tentativo di riafferrare un filo conduttore in cui si avverte la necessità di salvarsi, di ridare un senso ad un precipitare verso il buio.
Adalgisa è viva, coinvolgente, buffa e riesce a commuoverti nel suo tentativo di non perdere la propria dignità; ma quando si rende conto che anche il dottore del manicomio, suo ultimo interlocutore, appartiene allo stesso orizzonte del potere maschile e che per lei è già stata emessa la sentenza, si chiude nel silenzio, fino a diventare finalmente “matta” come da tempo da lei si pretende.
Bravissime e affiatate le interpreti. Uno spettacolo da vedere, crudo e coinvolgente, grazie anche ad una regia che con grande poesia e delicatezza affronta un tema così forte.