Storia di Natale

di Giorgio Cozzi.

Ero sul balcone e guardavo l’orizzonte. Nuvole cariche di pioggia serpeggiavano minacciose. Un raggio di sole sbucava tra i nembi, chissà come. Lo osservavo e cercavo di capire come potesse trovare uno spazio tra quella massa di acqua evaporata e sempre più nera. Eppure era proprio lì. Quasi come un raggio laser, si faceva strada nel grigiore e illuminava un quartiere della periferia in cui abito. Mi domandavo cosa aveva di speciale quel gruppo di case per meritarsi quella inondazione di luce che sembrava contrapporsi all’approssimarsi di un grande piovasco.

Riflettevo sulla condizione attuale: giorni di avvento che aprivano ad un mondo così diverso da quello abituale. Chiusi in noi stessi, in famiglie ristrette, con la libertà limitata dalle restrizioni, con le speranze sotto alle scarpe, con messaggi così pessimisti, con mille raccomandazioni e norme pesantissime. Un Natale che si avvicinava con lo scoramento di non poterlo vivere appieno.
Sì, il consumismo l’aveva molto alterato rispetto ai tempi antichi: gli aspetti spirituali ormai soffocati e sepolti dall’edonismo della vita moderna, centrata sulle occasioni di piacere, sull’apparire piuttosto che sull’essere. La tradizione tradita nella sua essenza.

storia di nataleOrmai contavano solo la festa, i pranzi, i regali, gli addobbi, la sceneggiata infinita di un benessere forse più apparente e forzato che reale. Senza alcuno spazio per i motivi che hanno generato il ricordo, la testimonianza di un atto d’amore che è all’origine di una storia che ha cambiato il mondo. Chissà, forse solo in apparenza. Cambiare tutto perché nulla cambi, ecco il potere che si automantiene cambiando le forme, non la sostanza, inglobando ogni anelito nella sua perpetuazione.

Al di fuori dello spazio-tempo
Il cielo si fa più scuro, sento la ventata che arriva, la pioggia è vicina e mentre proseguo nelle mie elucubrazioni, il raggio di sole, imperterrito, continua a squarciare il cielo e a illuminare una zona che appare quasi sollevata, librata in alto, benedetta da quel calore, fonte di vita, che ancora la raggiungeva.

Perso nei miei pensieri non mi sono accorto di quello che stava accadendo. Insensibile al freddo sempre più pungente, con l’umido che entrava nella carne e nelle ossa, ho perso conoscenza. Non ero più lì. Forse il corpo è rimasto su quel balcone, ma la mente, la coscienza, non c’era più. Inseguendo quel raggio di sole qualcosa di me si era arrampicato nella luce e migrava fuori dal corpo, verso una dimensione sconosciuta eppure attesa, gradevole.

Il tempo e lo spazio non erano più confini entro i quali muoversi, ero sganciato da qualsiasi vincolo, la mente o la coscienza viaggiavano liberi, spostandosi alla velocità della luce, quella luce in cui ero immerso, sospeso in un raggio di sole e lontano dalla materia del mio corpo che non avvertivo più. Improvvisamente la visione si era allargata ed era costituita non dall’osservazione diretta con gli occhi, bensì dalla consapevolezza della realtà così come manifesta nella dimensione abituale, tuttavia più chiara, precisa.

Nello spazio, avvolto dalla luce
La visione panoramica di cui stavo godendo, avvolto dalla luce, immerso nell’energia indistinta di una realtà superiore, mi rendeva, in tempo reale, comprensibile e attuale, concreto, ciò che stavo pensando. Era sufficiente un accenno di pensiero che subito si illuminava la realtà ad esso connessa.

Il primo pensiero che balenò nella mente allargata era il Natale e immediatamente vidi un insieme di bambini in attesa di Babbo Natale. Sentivo i loro respiri, i loro pensierini, il trepidare per i doni, per la magia del Natale, per quella festa gioiosa che fa trovare tutti attorno alla serenità, al volersi bene, al piacere di fare e ricevere regali.

L’immagine si ingrigì velocemente mostrando volti tristi, sorrisi spenti, case poco illuminate dalle abituali feste natalizie. Non era come al solito, appariva diverso, una festa mancata, una tavola poco imbandita, l’allegria sparita dalle parole e dai gesti di genitori, nonni e bimbi. Qualcosa non quadrava, perché d’improvviso un’immagine così buia di una festività che storicamente è sempre stata l’emblema della gioia e della serenità? Cos’è che mancava? Chi aveva tolto il sorriso ai bambini, alle famiglie?

Il raggio di sole aveva illuminato un pezzetto di futuro, di lì a poco sarebbe stato Natale, ma quale Natale?

I vincoli, le restrizioni, le paure, lo spaesamento che aveva preso la gente avrebbe determinato un cambiamento sensibile nelle abitudini, negli atteggiamenti, nei comportamenti, avrebbe impoverito un rito che era nel DNA sociale delle persone, altro che pensieri filosofici, qui si prospettava un inaridimento dei sentimenti, comunque buoni, forieri di amore, speranza, felicità. Una pausa nello spazio materiale.

Mentre turbinavo nella luce, sentii forte il desiderio di fare qualcosa, non si poteva lasciare che accadesse. No, un Natale così, non era giusto consentirlo, bisognava provvedere.

Subìto mi apparve un insieme di colori, giallo, arancione, rosso, e compresi che la situazione intristita dipendeva in buona misura da un’etichetta affibbiata ai territori, che con quella nomea dovevano sottostare alle limitazioni imposte dalle autorità e dalle istituzioni e subito mi domandai: “Ma cosa c’entrano loro con il senso del Natale?”. Tutto poteva essere accettato in quel periodo così terribile, tuttavia il Natale era un fatto delle famiglie, un modo di essere che non poteva restare abbandonato.

La leggenda di Babbo Natale
Pensai alla leggenda di Babbo Natale, così misteriosa, irreale, eppure così bella. Una sorta di Superman che a nome della collettività si trasforma per la gioia dei bambini e delle famiglie, raccoglie letterine e desideri, compie viaggi immensi per portare sollievo e doni a tutti.

Babbo Natale avrebbe avuto quest’anno un compito speciale: proprio in questo momento così duro emotivamente, avrebbe dovuto svolgere un lavoro doppio, portando, oltre ai doni, un momento di spensieratezza, di rilassamento, di consapevolezza che l’amore è la leva che sconfigge ogni male della terra.

Se Babbo Natale quest’anno marca visita, perché in Smart Working pure lui, qualcuno deve sostituirlo, pensai, è una presenza che può sconfiggere stress, angosce, ansie, preoccupazioni, magari solo per un giorno, ma almeno per quel giorno era indispensabile.

Connesso a una grande mente universale
Mi resi conto che nel raggio di luce in cui ero immerso non avevo confini e nemmeno limiti, bastava pensare e subito si concretizzava ciò che appariva nella mia mente, dove passato e futuro si confondevano o semplicemente erano contemporaneamente presenti. Era come se fossi connesso a una grande mente universale che mi faceva apparire tutte le possibilità. Il piano materiale limita le realizzazioni e i pensieri terreni risentono di un peso che la mente allargata non avverte, è libera, spazia, crea, trasforma l’energia potenziale in realtà. Mi appariva, in quello stato di coscienza modificato, la conseguenza del modo di pensare. Il negativo ampliava tutte le negatività possibili per un fattore di attrazione reciproca, espandendosi a macchia d’olio. Nello stesso modo il pensiero positivo apriva la strada ad una miriade di fattori positivi per la stessa legge di attrazione.

I pensieri scorrevano ad altissima velocità e notai che il processo di causa-effetto generava una progressione geometrica, dove ogni cosa irrorata di luce nuova, propagava a sua volta altra luce, diffondendo un’immensa positività in tutto il mondo.

storia di nataleMi ritrovai vestito da Babbo Natale, con una slitta infinita, carica di doni per la Terra, con migliaia di renne che mi trainavano in giro per il mondo e dall’alto vidi che ad ogni movimento della slitta una spolverata di scintille di luce si spandeva sul terreno, sulle case, sugli animali, sulle persone, sui bambini, attivando energie positive che nessuno pensava di poter avere.

L’effetto fu immediato, si diffuse un colore verde piacevolissimo sui territori, che si diffondeva a velocità della luce nei cuori delle persone e favoriva un rilassamento emotivo che da tempo non si provava più. Tuttavia l’effetto principale era che ridava lucidità alle menti, infondendo la capacità di disporre di nuove prospettive, di cogliere l’efficacia della collaborazione fra le genti, di sviluppo di un nuovo stato di consapevolezza.

Avendo a cuore il nostro Paese, focalizzai l’attenzione su quello che stava avvenendo nella nostra cara patria, ma con la coda dell’occhio vidi che dappertutto avveniva lo stesso fenomeno, mirabilmente adattato alle singole realtà locali.

Il fatto generale più straordinario fu che i numeri che circolavano sull’epidemia subirono un calo impressionante in ogni Paese, specie in Italia, come se un antidoto di nuovo genere si fosse diffuso così tanto da creare anticorpi tanto potenti da abbattere la pericolosità del virus che aveva generato la grande crisi sanitaria, sociale ed economica.

Il ritrovato senso di amore per sè e per gli altri
Autorità ed istituzioni, avvinti da nuove credenze, riunirono tavoli di confronto che portarono a decisioni condivise di apertura e bilanciamento delle misure sin lì adottate, consentendo di ritrovarsi in famiglia e di festeggiare insieme il Natale rinnovato, consapevoli che non sarebbe stato comunque una festa solo pagana, bensì un momento di ritrovato senso di amore per sé e per gli altri. Un soffio di vento spirava lieve stimolando uno spirito che ognuno sentiva agitarsi sempre più forte dentro di sé: un’essenza ritrovata che rendeva tutti più consapevoli dei valori veri della vita e delle dimensioni spirituali che accompagnano la crescita e l’evoluzione dell’umanità.

Sembrava strano vedere un nuovo alito ideale nei politici, improvvisamente connessi con i bisogni della gente e animati dalla volontà di curare il benessere individuale e sociale, sostenendo iniziative nel campo dell’ambiente, della solidarietà, della cultura, dell’equità economica. Insolito, eppure era proprio così. Una società illuminata era apparsa nella notte di Natale, nel raggio di luce in cui ero.

La visione diventava sempre più nitida. Vidi un sentimento di affetto, di amore, invadere tutto il mondo. Focalizzando l’attenzione sulle cellule capii che la collaborazione nei corpi materiali, individuata dagli scienziati evoluti, aveva avuto la prevalenza sulla legge darwiniana del più forte che sopravvive a discapito degli altri.
Dalle cellule essa aveva influito sulle menti e le menti individuali avevano influito sulla mente collettiva, come se il corpo della terra e del vivente avesse preso coscienza e si fosse arreso ad un principio superiore: esiste solo l’UNO, che si incarna nelle diverse particolarità individuali, tuttavia mantiene e indirizza il senso dell’unità tra tutte le manifestazioni viventi. Grazie alla consapevolezza, l’armonia fra le parti si era ricongiunta al tutto. Ecco il dono di Natale di quel raggio di luce che, indifferente al grigiore opaco delle nuvole e delle tempeste terrene, aveva trovato lo spazio per raggiungere gli uomini e illuminarli per superare le difficoltà di un vivere che stava appassendosi a causa delle crisi sociopolitiche della competizione, dello sfruttamento, della prevaricazione, dell’avere anziché dell’essere. Il virus aveva creato la crisi di coscienza, la luce aveva annullato il buio delle coscienze.

Un raggio di sole e di speranza
Smarrito, mi ritrovai sul balcone, a sentire il ticchettio della pioggia, ad accogliere le gocce che imperlavano la mia fronte, con i sensi che mi rimandavano gli odori e i sapori della natura sconvolta dall’acqua che sempre più copiosa scendeva dal cielo. Quel cielo che mi aveva offerto un raggio di speranza, aveva illuminato la mia mente egoica e consumistica, aveva provocato uno choc che neanche la meditazione mi aveva elargito.

Un raggio di luce, ogni tanto bisognerebbe trovarlo e sperimentarlo.

Mi guardai intorno, senza capire se ero andato in trance, se avevo vissuto un sogno o una realtà possibile in qualche mondo parallelo. Ero vestito normale, ma quel Babbo Natale nella mia mente l’ho sentito come reale. Sì, adesso so come fare a onorare anche questo Natale.

Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più.

 

 

 

Giorgio Cozzi
Presidente AISM (Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica), sociologo e psicologo, coach e trainer. Ricercatore psichico, studia i fenomeni paranormali, i sensitivi, la medianità. Ha pubblicato libri di management e di parapsicologia (“Con gli occhi dell’anima” e “Dimensione Venia”, entrambi Golem libri e "Il fatto QP" con Amazon). Mail: cogios12@yahoo.it