La paura dei serpenti

La mitologia greca e i suoi archetipi

di Massimo Biecher.

La paura dei serpenti
Foto di Reimund Bertrams da Pixabay.

La paura, assieme all’ansia ed alle fobie, costituiscono quell’insieme di sentimenti ed emozioni con cui ogni essere umano è costretto inevitabilmente a convivere.
Si dice che facciano parte di un meccanismo di difesa che permette all’uomo di reagire alle minacce esterne.

Malgrado siano oggetto di studio, analisi e di esse si siano occupate religioni, filosofie o più recentemente la psicologia, nessuna di essa è in grado di curarla al posto nostro.

Supportati allora dai presupposti e dalla metodologia introdotta nel 1970 da James Hillman con i suoi studi riguardanti la psicologia archetipica, ci siamo posti la domanda su quali fossero i racconti della mitologia dell’antica Grecia che fanno riferimento alla paura, nella speranza di trovare delle immagini che fossero in grado di rivolgersi direttamente al nostro cuore. Non per nulla si dice che per affrontare la paura occorra coraggio (che appunto deriva etimologicamente dalla parola cuore).

Ogni paura è rappresentata da un animale mostruoso
Durante la ricerca che ho fatto sull’aggressività, soffermandomi su alcune immagini disegnate su alcuni vasi, sono rimasto colpito dal fatto che Ares venisse rappresentato con uno scudo sul quale erano rappresentati uno o più serpenti.
In effetti, tutt’oggi vige l’usanza nei corpi speciali delle forze armate di decorare il materiale di combattimento con figure mostruose con un duplice scopo: il primo di esorcizzare la propria paura nei confronti della morte, secondo mettere paura nel nemico.

Da un’analisi più approfondita dei miti e degli eroi, ho individuato ben 34 figure, che vanno dai serpenti di diversa forma, ai draghi fino alle figure bestiali, in parte umani ed in parte animali, che descrivono un determinato tipo di paura, ansia od ossessione. Non solo, ma ho riscontrato che per ognuna di queste creature come controparte c’è un eroe, talvolta divino, altre volte terreno, la cui missione è quella di sfidare e sconfiggere questi personaggi, ovvero le paure che essi rappresentano.

La crescita personale si ottiene solo superando le proprie paure

La paura dei serpenti
“Teseo e il Minotauro”, del Maestro dei Cassoni Campana.

Ognuno di noi, quando affronta la propria paura, agisce in forma allegorica come se fosse uno di quegli eroi. Quelle storie che fin da bambini ci colpivano per gli epici combattimenti, condotti talvolta con armi, altre volte con l’astuzia, erano metafore per comprendere che tutti siamo soggetti a paure e che la crescita personale non si ottiene defilandosi da esse ma solo superandole.

Sfuggire ad esse conduce ai cosiddetti conflitti, perché alla nostra anima non piace restare in balia di un nemico che può e deve essere affrontato.

È vero che all’uomo del XXI secolo non capiterà di andare in guerra contro qualche paese nemico, tanto meno di affrontare un uomo/bestia come fa Teseo contro il Minotauro. Ma ciascuno di noi ogni giorno, a seconda del contesto familiare e sociale in cui vive e dalla propria sensibilità, si trova a far fronte a paure che vanno dall’ansia per il proprio futuro economico, la paura di non essere all’altezza del proprio ruolo in famiglia o sul lavoro o semplicemente di temere che dentro di noi si celi, come nel romanzo di Robert Stevenson, un Mr. Hyde, ovvero un lato oscuro ed imprevedibile.

In questo contesto, abbiamo deciso di affrontare, per altro in maniera sintetica, solo la figura del serpente ed alcune sue varianti, rimandando ad un’altra occasione l’approfondimento degli altri personaggi.

Il serpente

La paura dei serpenti
Foto di Tahlia Stanton da Pixabay.

In greco antico serpente si dice ofis. In questo caso l’origine etimologica è incerta, ma il temine che a nostro avviso più vi si avvicina e ci appare pertinente con il tema trattato, è fobos, cioè paura, spavento, terrore e timore. In effetti non c’è rettile strisciante appartenente alla suddetta famiglia che, seppur innocuo come una biscia di campagna, non incuta paura. Un indizio per esempio, lo rinveniamo nel modo dire paura strisciante che indica il movimento subdolo e repentino del rettile.
È un’immagine alla quale associamo imprevedibilità, irrazionalità, ostilità e che ci fa sentire vulnerabili ed impotenti.

È l’attacco che si palesa senza preavviso, senza alcun motivo apparente e che per la sua velocità sembra non concederci alcuno scampo. Quando nelle leggende dell’antica Grecia sono presenti dei serpenti, si vuole evocare un senso di pericolo indefinito, un’insidia che solo un eroe, tema che affronteremo prossimamente, è in grado di affrontare e sconfiggere. Soffermiamoci su due serpenti che hanno impersonato questa emozione negativa.

Tifone, lo spavento più forte di tutti

La paura dei serpenti
Zeus scaglia il fulmine contro Tifone.

Soffermiamoci su due serpenti che hanno impersonato questa emozione negativa.

Tifone (di cui abbiamo parlato nel numero precedente di Karmanews) è forse la creatura più orribile, quella dalle sembianze più angoscianti presente nei racconti mitologici.

Il busto era simile a quello di un uomo, nella parte inferiore aveva due serpenti intrecciati, come pure la testa ed il corpo erano ricoperti di serpenti. Il suo aspetto era così raccapricciante da terrorizzare gli stessi dei immortali, tanto che appena lo incontrarono si trasformavano in animali per darsi dopo alla fuga.

Razionalità e autocontrollo,  indispensabili contro le paure

Solo Atena, dotata di proverbiale lucidità e razionalità, derivata forse dal fatto di essere nata dalla testa di Zeus, richiama il padre alle sue responsabilità di Re dei Re e dopo averlo fatto ritornare in sé, lo incoraggia a combattere contro il mostro.
È come se i miti ci volessero insegnare che la razionalità e l’autocontrollo sono due strumenti indispensabili per non sentirsi messi sotto scacco dalla paura.

Inoltre, proprio la trasformazione degli dei in animali per non farsi riconoscere sembra voglia alludere al fatto che la paura mette a nudo la nostra altra natura, quella sepolta nel profondo, il cosiddetto lato oscuro, quello che Jung chiamerebbe l’Ombra. È la parte che solitamente siamo in grado di tenere a bada e a gestire, ma che in realtà è destinata a riapparire ogni qual volta sopraggiunge un contrattempo od uno stress improvviso.

Per esempio, Afrodite nata dal mare diventa pesce, cioè sceglie in maniera simbolica la madre come luogo di protezione, che rappresenterebbe quindi la tendenza alla regressione infantile di fronte alle difficoltà.
Apollo (che successivamente sconfiggerà il Pitone di Delfi),  che rappresenta il sole, la luce, padre della medicina e della musica, si trasforma in corvo, l’uccello della notte, che divora i morti invece di salvarli e prende la vita dagli altri invece di ridarla guarendo.
Dioniso che è il dio della vita e della vitalità esuberante, diventa capra, il simbolo del sacrificio, quindi della morte cioè l’opposto della vita.
Hera che come abbiamo visto era la moglie di Zeus ed il cui nome evocava le parole esagerare, amplificare, insuperbire, si trasforma in vacca, l’animale mansueto ed umile per eccellenza.

Amimone, il satiro e Poseidone

Louvre, Parigi. Andrè “Nettuno ed Amimone”.

La storia dell’idra di Lerna ci permette di comprendere più che una paura, un’ansia, il timore di ciò che vi è ignoto dentro di noi. Questo serpente velenoso, dotato di nove teste, capace di uccidere anche solo con il suo respiro, dimorava in una caverna presso il lago di Lerna.
Ma cosa rappresentava questo lago situato nella regione dell’Argolide?

La leggenda inizia con Amimone (da amymon, l’irreprensibile, la perfetta), una giovane che, inviata dal padre alla ricerca di una nuova fonte d’acqua, svegliò involontariamente un Satiro che vuole impossessarsi di lei.
Qui gli antichi in forma allegorica ci stanno dicendo in realtà che ella risvegliò i suoi istinti, ai quali l’adolescente presa  in contropiede reagisce urlando e implorando aiuto al dio Poseidone.

E il dio dei mari e delle acque, che era anche il custode del Tartaro – il luogo dove erano stati imprigionati i Titani (che rappresentano gli archetipi primordiali) – scaglia verso il Satiro il suo tridente, che invece di colpirlo si conficca nella roccia.

La giovane Amimone, ottenuto il permesso dal custode del mondo sotterraneo, stacca il tridente dalla roccia e da lì sgorga una fonte d’acqua che porta alla nascita del lago di Lerna. È come dire che l’adolescente ha così stabilito un contatto con la parte più profonda di sé, ovvero la sua anima, e grazie ad esso (il passaggio dall’adolescenza alla fase adulta) conquista la consapevolezza di sé, ovvero la cosiddetta individuazione.

Idra di Lerna: la paura di scoprire quello che siamo

La paura dei serpenti
L’idra di Lerna.

Ma a protezione, a guardia di questa preziosa acqua, viene posto un serpente, chiamato Idra (acqua) perché rappresenta proprio la paura che abbiamo ad avvicinarci a quest’acqua che rappresenta la nostra vera ricchezza, che non é quella materiale, ma la scoperta del nostro Io più profondo, l’Anima. Ma rappresenta anche la paura di dominare i nostri istinti.

È interessante notare, ma lo vedremo in maniera più approfondita in un’altro contesto, che l’eroe che è chiamato a sconfiggere questo mostro è Eracle/Ercole, la cui storia ci fornirà alcuni indizi su come affrontare e sconfiggere questo mostro.

Sintomatico anche il fatto che le nove teste possedute dell’Idra, simbolizzerebbero quello che secondo alcune culture confinanti con l’antica Grecia, è il lato lunare che è in noi, ovvero la parte ricettiva, l’ascolto empatico, come per volerci dire che per vincere la paura di guardarci dentro, non dobbiamo usare la mente razionale ed inflessibile, ma la parte più sensibile ed indulgente che é in noi.

Bibliografia

  • Karoly Kerenyi – Gli dei e gli eroi della Grecia (1951, 1958, 1997 ed italiana  Saggiatore 2015)
  • Roberto Sicuteri – Astrologia e Mito Astrolabio 1978
  • Jean-Pierre Vernant – Mito e religione in Grecia antica 2009
  • David Miller – James Hillman Il Nuovo Politeismo – La rinascita degli dei e delle dee (prefazione di Henry Corbin) 2016
  • James Hillman – Articolo di presentazione della Psicologia Archetipica scritto da James Hillman sul sito Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/psicologia-archetipica_%28Enciclopedia-del-Novecento%29/
  • James Hillman – Re-visione della psicologia Edizione Adelphi 1983
  • Il sito theoi.com la più ricca libreria digitale di libri e testi riguardanti la mitologia greca raccolta dalla biblioteca dell’università di Oackland e, adoperata da Nasa, e dalle università dell’MIT, Stanford, Harvard e Yale.
  • Omero: https://it.wikisource.org/wiki/Inni_omerici/Ad_Afrodite/Inno Inni omerici: Ad Afrodite.
  • https://www.hellenicgods.org/a
  • http://www.miti3000.it/mito/index.htm Mitologia e d’intorni
  • Periegesi della Grecia – Pausania. Download libero tramite https://www.liberliber.it/online/autori/autori-p/pausanias/
  • Jean Sinoda Bolen: gli dei dentro l’uomo (1994 Casa editrice Astrolabio)
  • Jean Sinoda Bolen: gli dee dentro la donna (1991 Casa editrice Astrolabio)
  • Iliade di Omero inglese http://classics.mit.edu/Homer/iliad.html
  • Iliade di Omero https://www.poetryintranslation.com/PITBR/Greek/Iliad18.php#anchor_Toc239246225
  • Iliade di Omero http://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3Atext%3A1999.01.0134%3Abook%3D1%3Acard%3D1

Altri articoli sulla mitologia di Massimo Biecher:
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Tifone ed Efesto, due aspetti dell’aggressività
Eros e Afrodite, un’unione perfetta
Ares, l’aggressività incarnata

 

 

Massimo Biecher
Ha studiato ingegneria elettronica, oggi è responsabile export. Migliora la sua competenza professionale approfodendo gli studi di economia, scienze comportamentali, psicologia e leadership. Mailto: massimo.biecher@icloud.com