Giardini e orti urbani

Lufa Farm.

di Cristina Penco. Numerose grandi città in tutto il mondo stanno promuovendo la (ri)nascita dell’agricoltura urbana nelle strade e sulla cima degli edifici

A Parigi ci sarà il più grande orto urbano del mondo.

Sarà il più grande orto urbano del mondo, di dimensioni maggiori rispetto a quelle di un campo di calcio. Oltre 14 mila metri quadrati.

È quello che avrebbe dovuto essere inaugurato la scorsa primavera a Parigi, sul tetto del padiglione 6 della Fiera di Parigi a Porte de Versailles, il più grande centro espositivo francese, a 15 metri di altezza.
Ma la pandemia mondiale ha allungato i tempi del debutto, atteso attualmente per il 2022.

Un modello di sviluppo urbano sostenibile
L’obiettivo, invece, è immutato: promuovere un modello di sviluppo urbano sostenibile e offrire alternative sostenibili all’agricoltura industriale. A tal fine oltre trenta diverse tipologie di specie vegetali saranno coltivate biologicamente, senza l’utilizzo di pesticidi e prodotti chimici per favorire anche la biodiversità urbana.

Come tecniche di coltivazione verranno privilegiate l’idroponica, attraverso cui le piante crescono su un sostegno realizzato in fibra di cocco, e l’aeroponica, in cui le radici sono sospese nell’aria, favorendo la crescita verticale di una pianta.

Orto urbano (Credits Flickr Creative Commons).

La produzione giornaliera dovrebbe attestarsi intorno ai 1.000 chili di frutta e verdura, che verranno venduti “a metro zero” al quartiere e alle imprese locali.

In questo straordinario orto-giardino saranno impiegati 22 giardinieri. Ci saranno anche uno spazio per eventi e un ristorante dove si potranno consumare cibi freschi e di stagione, oltre a 135 lotti da dare in affitto a chi ne farà richiesta: con poco più di trecento euro l’anno si potrà coltivare su un metro quadrato di superficie.

Tanti orti urbani in tutto il mondo
Ma accanto a Parigi, da tempo impegnata in opere di inverdimento della metropoli – per esempio, attraverso il progetto Parisculteurs, grazie al quale sono stati piantati cento ettari di verde – ci sono anche altre grandi città che stanno promuovendo la (ri)nascita dell’agricoltura urbana nelle vie e sulla cima degli edifici.

Basti pensare a City Farm a Tokyo o al Brooklyn Grange di New York o, ancora, i tetti verdi di Barcellona o Copenaghen. Per non parlare di Montreal, in Canada, in cui quattro serre urbane gigantesche – Laval, Anjou e Anhutsic Saint-Laurent quattro serre urbane enormi – sono sorte sulle sommità di edifici recuperati, al cui interno, un tempo, c’erano uffici ed esercizi commerciali.

Merito dell’azienda agricola Lufa Farms, che coltiva frutta e verdura a chilometro zero, con tutti i criteri relativi seguiti scrupolosamente. Una compagnia nata nel 2009, che conta oggi 500 dipendenti, 200 di più rispetto al periodo pre-Covid. E pensare che, come hanno scherzato i fondatori, “nessuno di noi aveva mai coltivato nemmeno un pomodoro nella sua vita”.

La Germania fu la prima, per i suoi bambini

Katia Phegan. My Urban Edible Garden – Da Instagram.

Le origini degli orti urbani affondano le loro radici lontano nel tempo. In Europa, per esempio, i primi progetti sono nati verso la metà dell’Ottocento in Germania, come aree riservate esclusivamente ai bambini.

Nel nostro Paese, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu lanciata la campagna per gli “orticelli di guerra”. “Non un lembo di terreno incolto”, ordinava il manifesto del Duce: il verde pubblico era messo a disposizione della popolazione affinché i cittadini, in regime autarchico, fossero coltivatori diretti e autosufficienti di ortaggi e legumi.
Terminata quella parentesi, si è dovuto aspettare il nuovo millennio, quando associazioni e comitati di cittadini hanno rilanciato l’agricoltura biologica, promuovendo un nuovo tipo di socialità.

1,2 milioni di italiani coltivano il loro orto
Da un’analisi di settore della Coldiretti emerge che nelle città capoluogo, soprattutto al Nord, oltre 3,3 milioni di metri quadri di terreno di proprietà comunale risultano divisi in piccoli appezzamenti e adibiti alla coltivazione ad uso domestico, all’impianto di orti e al giardinaggio ricreativo.
Dopo la fine del primo lockdown, afferma sempre l’associazione, ripresi i lavori curati da 1,2 milioni di italiani, che si dedicano con passione a piccoli appezzamenti di terreno – pubblici o privati – per avere ortaggi, legumi freschi e stare all’aria aperta.

Anche l’Istat ha registrato l’espansione degli orti urbani (+4%), che arrivano a sommare quasi 2 milioni di metri quadri di superficie in 77 capoluoghi. I motivi di un simile consenso?
Zappare, coltivare e prendersi cura delle piante riduce stress e nervosismo, facendo tenere a bada i sintomi dell’ansia e della depressione. Per chi ama fare attività fisica all’aperto non è da sottovalutare: pare che il gardening consenta di bruciare oltre 300 in un’ora, più di una camminata a ritmo moderato.
Favorendo l’esposizione al sole stimola la produzione di vitamina D, rafforza muscoli e ossa, mette in circolo serotonina, l’ormone del buonumore, ed endorfine, neurotrasmettitori che da un lato calmano, dall’altro danno la carica.

Prendersi cura delle piante riduce stress e nervosismo

Montreal. Lufa Farms (foto Creative Commons)

Aspetto non trascurabile, soprattutto in tempi di crisi, è il costo, relativamente contenuto: secondo la Coldiretti, realizzare un orto in giardino comporta una spesa non eccessiva se si considera che, per esempio, per un fazzoletto di 20 metri quadrati “chiavi in mano”, l’investimento può aggirarsi sui 250-300 euro tra terra, semi o piantine, concime e strumenti da lavoro.

Nelle nostre città, inoltre, agli spazi “legali” nei condomini o in quelli concessi dall’amministrazione comunale attraverso apposita domanda, se ne aggiungono altri occupati da gruppi spontanei con le tecniche del guerrilla gardening (giardinaggio sovversivo)..
Azioni non violente, praticate soprattutto da “guerrilleri” che rilevano un pezzo di terra abbandonato, il più delle volte pubblico, per seminare e piantare durante la notte, in relativa segretezza e prendersi poi cura di un appezzamento vegetale o fiorito. Si tratta, dunque, di una forma pacifica e creativa di resistenza (in questo senso “guerrilla”) che tenta di contrastare incuria e degrado.

Orti-giardino tra storia e social, arte e design
Altrettanto storici sono poi gli “orti-giardino”, dove vengono coltivati fiori e verdure insieme, con risultati esteticamente molto belli.
Già nel 1600, al castello di Villandry, nella Loira, corolle e petali variopinti e ortaggi venivano alternati con rigore geometrico in mezzo alle siepi. Oggi questa pratica conosce una nuova vita, anche grazie a Internet e ai social.

Un angolo dell’orto giardino di Linda Vater (dal suo Instagram).

Lo dimostra il caso della garden designer Linda Vater di Oklahoma City (Usa), che, anche attraverso Instagram e il suo sito, ha favorito la diffusione di quest’arte. Una passione, quella di Vater, nata in seguito a un viaggio in Europa, dove ha visto i primi orti di fiori, vegetali e siepi che costituivano vere e proprie sculture vegetali. Si può preferire il ton sur ton, per esempio accostando cavoli a tulipani e camomilla, o procedere per contrasti, per esempio mettendo vicini cespi di lattuga con alissi e viole.

Katja Phegan, a Sidney, in Australia, a sua volta nota sul web, ha un approccio molto più pratico. Lei, che coltivava già verdure, si è avvicinata al potager garden soprattutto quando ha capito la funzionalità dei fiori, che attirano gli insetti impollinatori, proteggono da vermi e parassiti e tutelano la biodiversità, oltre a essere, al contempo, ornamentali.
Il giardino che ha creato a Manly Sydney garantisce colture ad alto rendimento, difficili da trovare nei negozi, e disponibili per Katja e per la sua famiglia nel corso di tutto l’anno.

Risparmio idrico con lo xeriscaping
Un’altra tendenza interessante è lo xeriscaping, un mix tra xeros (asciutto) e landscaping (paesaggio), che di recente ha conosciuto successo negli Stati Uniti. Tra i pionieri c’è stata Nan Sterman, conduttrice di una seguitissima serie tv su fiori e piante, e che ne ha promosso il lancio soprattutto per ragioni ecologiche, in questo caso legate soprattutto al risparmio idrico.

Si ottengono, dunque, risultati eccellenti con piante che hanno poco bisogno di acqua. Non è un caso che Sterman, che ha scritto anche un saggio sul tema, Hot color Dry garden, abbia scoperto una simile pratica a Santa Fe, in Nuovo Messico, una località caratterizzato da giardini dai colori intensi, pieni di viole, campanelle, fiordalisi realizzati con piante che richiedono poche cure e scarsa irrigazione e che possono essere abbinate in modo creativo a cactacee e varietà affini che resistono e anzi crescono, forti e rigogliose, in climi asciutti.

Giardini sostenibili ed ecologici

Creazione 2020 Flower Show, Riviera Holiday James and Helen Basson Scape Design (Credits Flickr Creative Commons Laura Blanchard).

La California meridionale, il Cile nelle fasce più temperate, l’Australia e il Sud Africa sono le aree mondiali più adatte a praticare lo xeriscaping.
Ma anche l’area del Mediterraneo potrebbe dare sempre più soddisfazioni. Basti pensare alla Costa Azzurra, dove si è trasferito, con la moglie Helen, l’inglese James Basson.
Questo garden designer pluripremiato si occupa di progettazione del verde e ha creato giardini sostenibili ed ecologici mozzafiato con ginestre, finocchietti ed elicrisi che si sposano con specie compatibili come i garofanini e la meno nota perovskia, una salvia originaria della steppa sovietica.

Le architetture green di Basson non necessitano quasi di irrigazione e allo stesso modo non hanno bisogno di molti fertilizzanti. Quello che caratterizza l’artista è l’effetto da quadro impressionista di macchie di colore di forte impatto, ottenute alternando grandi cespugli di fiori di varietà diverse.
Non solo accostamenti, comunque: notevoli sono pure le potature artistiche, soprattutto nel caso di arbusti tipici della nostra stessa vegetazione costiera e isolana come timo, mirto, rosmarino: un modo per valorizzare gli spazi con armonia e dinamicità, modellandoli in maniera tale che possano integrarsi perfettamente nell’ambiente circostante, senza stonature.

Per saperne di più:
Crescono gli orti pubblici: ecco il decalogo,  sito della Coldiretti
Il blog di Linda Vater
ll sito su Nan Sterman
Il sito di James Basson

 

Cristina Penco
Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: [email protected]