Antichi demoni, nuove divinità

di Manuela Pompas. Un’appassionante antologia di racconti tibetani, che ci mostrano l’identità di un popolo colpito da esilio, costrizioni, inurbamento. 

Confesso che quando ho preso in mano Antichi Demoni, nuove divinità (ObarraO ed.) credevo ingenuamente – ricordando i racconti che mi fece tanti fa un giovane antropologo che aveva vissuto in Tibet – di leggere storie sulla magia, gli dei, i demoni della tradizione tibetana.

In realtà qualche volta si accenna anche a fantasmi di defunti che compaiono apparendo come fossero vivi (come nel racconto Il quinto uomo) o dei grandi spiriti che abitano le montagne, veri guardiani della Terra

Del Tibet conosco, oltre al Libro dei morti tibetani, alcuni libri sulla filosofia e la metafisica buddhista, scritta da monaci che oggi vivono a Dharamsala o in altre parti del mondo. Ho scoperto invece che esiste una letteratura tibetana, con una storia millenaria, ma anche una letteratura moderna, bloccata dall’invasione cinese del ’49 e rinata con la morte di Mao.

Il libro – curato dalla scrittrice e traduttrice letteraria Tenzin Dickie – è una raccolta di racconti interessanti, molto diversi uno dall’altro, per stile, soggetto, tipologia dei protagonisti. Gli autori, tibetani che parlano e scrivono in lingue diverse, vivono in Tibet, Cina, India, Nepal, ma anche in USA, Canada.

Uno sguardo autentico sulle vite di comuni tibetani
“Tramite queste storie a volte assurde, a volte strane e sempre commoventi, gli scrittori offrono al pubblico occidentale uno sguardo autentico sulle vite di comuni tibetani che si muovono nello spazio tra tradizione e modernità, occupazione ed esilio, storia nazionale e personale”, scrive Dickie nell’introduzione.
E ancora: “Esaminano e spiegano il nostro strazio – lo strazio per l’occupazione, l’esilio, la diaspora – e facendolo, ci donano conforto, chiarezza, e senso di appartenenza”

Alcuni racconti ci presentano un Paese contadino povero, arretrato, legato ad antiche tradizioni e credenze, i cui protagonisti vivono condizioni di miseria ed ignoranza. Situazioni al limite, come ne L’occhiolino, in cui il figlio di una coppia di contadini sarà curato solo perché tiene in mano la foto di Mao.
In altri intravedi figure inquietanti, poliziotti minacciosi che esercitano il controllo sulla popolazione (Il collegamento, il cui autore, Buchung D. Sonam, vive in esilio a Dharamsala), l’ombra degli invasori, che hanno annientato l’identità tibetana distruggendo la cultura, le radici, la religiosità.

Straordinari momenti di poesia

Tenzin Dickie.

Scopriamo però anche straordinari momenti di poesia, per esempio ne Il silenzio, di Jamyang Norbu, uno dei migliori e sicuramente come il più controverso degli scrittori tibetani di oggi, soprattutto per i suoi numerosi saggi sulla politica, la storia e la cultura tibetana. È la storia dell’impossibile storia d’amore di un pastore giovane, bellissimo, che vive sì con le sue pecore, ma è anche un musicista bravissimo che tutti chiamano alle feste per suonare.

Poetico Il sogno del menestrello errante, di Pema Tseden (considerato il più importante regista tibetano), storia di un bambino che la notte sogna una bimba con cui interloquisce e già si innamora; e mentre cresce anche lei nei sogni diventa ragazza e poi donna. E quando finalmente diventa adulto, parte per cercarla, valle dopo valle, montagna dopo montagna, non fermato neppure da un bruttissimo sogno precognitivo.

Intrigante ma anche triste la storia della prostituta ex suora (Il pellegrino nella neve di Kyabchen Dedrol, importante poeta e saggista, scrittore di narrativa e romanziere) che vuole riscattarsi da una vita sbagliata e finalmente incontra l’amore. Un amore che non potrà vivere, come per un destino che il suo karma le fa pagare.

Ma sempre, in quasi tutti i racconti, anche in quelli d’amore, c’è una tristezza di fondo che lacera anche chi apparentemente si è adeguato agli invasori o si è rifatto una vita in altri Paesi. In tutti si sente soprattutto  la nostalgia di una terra amata e ferita, a volte perduta per sempre, dove è difficile recuperare le proprie radici, la propria cultura, la libertà.

Titolo: Antichi demoni, nuove divinità.
Curato da: Tenzin Dickie.
Traduttrice: Giulia Maspero
Edizioni: ObarraO
ISBN: 9788869680793
Prezzo: 18 €

Manuela Pompas
Giornalista, scrittrice, ipnologa, è considerata un'importante divulgatrice nel campo della medicina olistica, la ricerca psichica, la psicoterapia transpersonale. Ha scritto numerosi libri su questi argomenti e la sua ricerca cardine riguarda la reincarnazione attraverso l'ipnosi regressiva. Spesso ospite nei convegni come relatrice sulle tematiche che riguardano la sopravvivenza, è stata spesso in radio e in Tv e ha condotto anche trasmissioni in una Tv privata.