Vaccinarsi con il sapere

di Giorgio di Salvo. In tempi di pandemia, è interessante vedere come i primi cristiani affrontavano la peste, convinti che la fede li avrebbe immunizzati.

Foto di Toản Dương da Pixabay-

Il titolo di questa stesura potrebbe sembrare provocatorio, ma in realtà non vuole esserlo. Sono pienamente convinto che la cultura eleva lo spirito. Per cultura intendo il coltivarsi attraverso il sapere.

La Sapienza, a mio avviso, è quel filo immaginario di conoscenza che varca i confini del tempo mettendo in connessione le anime predisposte ad un dialogo interiore.

Questo percorso permette un elevazione spirituale tale che prescinde dalla mansione e dalle dottrine di ogni singolo individuo. Così facendo Dante dialogherà con Yogananda, Michelangelo con Platone. Queste interconnessioni spazio temporali sono la testimonianza che gli spiriti evoluti raggiungono uno stato superiore indipendentemente da periodo che stanno vivendo.

Galeno e i primi cristiani

Il medico greco Galeno

Nel 165 d.Ch. la Peste Nera, detta anche Antonina, dimezzò nel giro di trent’anni quasi metà dell’impero Romano. Due milioni di morti al giorno.

Galeno (Pergamo, 129 – Roma 201), il più grande dottore dell’antichità e medico ufficiale dell’imperatore Marco Aurelio, i cui insegnamenti sono stati base della medicina fino al Rinascimento, descrive l’atteggiamento dei cristiani durante l’epidemia con degli accorgimenti davvero interessanti.

Il disprezzo della morte dei primi cristiani
Essi erano devoti alla cura del prossimo convinti di non potersi ammalare perché protetti da Dio. Ma leggiamo come appare la situazione agli occhi del famoso medico romano:
“[Fra]quelli che si chiamavano cristiani… il disprezzo della morte appare ogni giorno evidente, così come il loro autocontrollo nelle questioni di sesso …Fra loro ci sono alcuni che, per la moderazione…nel mangiare e nel bere, e per l’incessante ricerca di giustizia, hanno raggiunto un livello non inferiore a quello dei veri filosofi”.

A chi si stava riferendo Galeno? Chi erano coloro che avevano raggiunto un livello non inferiore ai veri filosofi?
Secondo le mie ricerche, Galeno durante la peste si trovava ad Aquileia, ma prima che venisse convocato da Marco Aurelio per la drammatica situazione che imperava nella città, era a Roma e molto probabilmente assistette al martirio di San Giustino e compagni, che vennero giustiziati dal Prefetto Rustico per non aver rinnegato la fede in Cristo.

San Giustino

San Giustino innescò un accesa diatriba che terminò con la decollazione del Santo, ma non prima di un preliminare di torture e frustate (stessa sorte ovviamente per tutti i seguaci).

Ma prima della sua morte Giustino disse: «Ho tentato di imparare tutte le filosofie, poi ho aderito alla vera dottrina, quella dei cristiani, sebbene questa non trovi simpatia presso coloro che sono irretiti dall’errore».

Questo mi lascia pensare che Galeno assistette a tale esecuzione (se le cronologia corrispondono a verità). Ma Galeno non ci lascia solamente questa testimonianza; nella frase sopracitata troviamo altre cose interessanti.

Il loro autocontrollo nelle questioni di sesso lascia intendere che i cristiani  in campo sessuale non si lasciavano andare a simili  promiscuità.
Questo mi lascia pensare che in qualche modo avevano compreso che il contatto fisico con sconosciuti (cosa molto frequenti fra i pagani ) era causa di potenziale infezione di un’intera comunità, data la scarsità igienica.

Anche la moderazione nel mangiare e nel bere rivendica una sorta di consapevolezza di non dover abusare del cibo. È  risaputo che il mangiare troppo riduce le difese immunitarie. Da qui si evince la natura essenica del cristianesimo ed emerge anche la conoscenza di antichi rimendi e di filosofie dimenticate dai pagani.

La fede immunizza dalle malattie?

“I Padri della Chiesa”, miniatura XI secolo.

Nel testo che prosegue si manifesta il continuo stupore da parte dello stesso Galeno nell’ammirare tali uomini di Cristo votati a curare incessantemente i malati di peste, convinti di non ammalarsi anche loro perché è la fede a supportarli e a immunizzarli contro le malattie.


Credo che questo possa essere vero. Chi ha fede in qualcuno o tanto meglio in un Essere superiore che tutto può ha una visione ottimistica della vita. E questa positività aiuta ad avere un atteggiamento più tollerante e poco negativo nei confronti delle tragedie della che ci si pongono dinnanzi.

Difficilmente si potrà scadere in depressioni se le nostre attenzioni sono destinate al prossimo e non alla prossimità degli eventi.
I primi cristiani questo lo sapevano; bisogna stabilire se questo sapere era cosciente o acquisito attraverso antiche tradizioni. Fatto sta che il risultato non cambiava.

Perché i pagani si ammalavano e i cristiani no?
Per concludere questo ultimo quesito. Anche i pagani adoravano gli dei. E allora perché erano più predisposti alle infezioni rispetto ad alcuni cristiani?

Secondo me, il mistero sta nella diversità degli intenti. I pagani pregavano per ottenere qualcosa di concreto, come un favore o il riuscito pagamento di un dazio.
Il cristiano pregando escludeva tutto ciò che in quel momento lo circondava per focalizzare le attenzioni dentro il suo io più profondo, migliorando di gran lunga la sua parte spirituale e di conseguenza anche il corpo ne traeva giovamento.

In poche parole i pagani, rimanendo ancorati alla loro realtà con queste divinità quotidiane e pensando solo ad unica cosa, rimanevano spenti e senza speranze.
Invece coloro che evadevano dalle circostanze storiche, rifugiando le loro speranze su altre conoscenze molto più ascetiche e interiori addirittura rischiava di neppure ammalarsi riuscendo ad aiutare gli appestati.

Una grande lezione ci ha lasciato questa piccola considerazione di Galeno. Giunta a noi a distanza di quasi duemila anni. Cerchiamo di farne tesoro e di non fare la fine dei pagani.

 

Giorgio Di Salvo
Laureato il lettere. Regista e autore teatrale. Studioso di simbologia dell'arte, di testi sacri e letture esoteriche.