Ares, l’aggressività incarnata

di Massimo Biecher. Dopo Tifone ed Efesto, analizziamo la 3a figura simbolo dell’aggressività, Ares-Marte, l’impulsivo che prima agisce e poi pensa

Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

L’aggressività, come abbiamo visto nella puntata precedente, è un’energia archetipica, cioè un modello che fornisce i prototipi di comportamento non solo agli aspetti legati all’impulsività e quindi non sempre gradevoli, ma anche di quelli più evoluti che sono rappresentati per esempio da un’idea che diventa impulso istantaneo all’azione, come il cosiddetto detto-fatto.

In particolare abbiamo messo a confronto le figure di Tifone ed Efesto anche in rapporto alla loro madre Hera. Proseguiamo con le vicende che riguardano Ares/Marte.

Ares: energia espansiva in azione
Anche la nascita di Ares è controversa. Secondo la tradizione greca egli sarebbe il figlio di Zeus ed Hera. Per i Romani (secondo l’aneddoto che ne fa Ovidio) Giunone, a seguito dell’ennesimo dissidio con il marito, decide nuovamente di restare incinta senza l’aiuto del marito.

L’episodio, ricco di spunti interessanti, inizia descrivendo come pensa di rivolgersi inizialmente al fratello del nonno, ovvero Oceano, che era imprigionato nel Tartaro assieme agli altri Titani a causa della guerra persa contro gli Olimpi.

Ma appena uscita dal suo palazzo per raggiungerlo incontra Gea, un’altra figura appartenente ai primordi della formazione dell’universo, la prima ad essere stata creata secondo la teogonia di Esiodo, la quale le porge un fiore capace di rendere gravide le donne sterili.

L’archetipo di Ares: il pensiero tradotto in azione

Ares Canope – Villa Adriana

Già da questa prima parte del storia, alcuni dettagli sembrano nascondere indizi interessanti in chiave psicoanalitica. Prima di concepire Ares, Hera aveva in mente il fratello del nonno Oceano.
Ora, cosa rappresenta l’archetipo di Oceano? In greco antico Oceano deriverebbe da okeos che significa rapidamente, velocemente.

Ares sarebbe quindi stato concepito subito dopo aver preso la decisione, ma sembra anche alludere al destino del nostro eroe, caratterizzato dalla rapidità con cui il suo pensiero si tramuta in azione.

Marte infatti, sarebbe l’archetipo che sta dietro a coloro che sono impulsivi, a quelli che si sentono spinti all’azione compulsiva o a quando veniamo avvolti dalla necessità di agire senza avere il tempo o la serenità per ponderare sul da farsi e valutarne tutte le conseguenze.
Che è poi l’archetipo che starebbe dietro a coloro cha hanno un’idea e subito sentono l’urgenza di metterla in pratica.

Ares ed Efeso, due facce della stessa medaglia
È facile notare che i due fratelli Ares ed Efesto sono due facce della stessa medaglia.
Il primo sarebbe un individuo pronto all’azione, amante della lotta, dove l’istinto costi quel che costi, precede la riflessione, mentre il secondo è per certi aspetti simile ad uno scienziato o uno studioso dei nostri giorni, colui che sublima la propria aggressività e la trasforma in energia focalizzata sullo studio o in direzione del progresso scientifico.

Usando l’immagine presa a prestito dai romanzi di Ian Fleming uno è un sorta di James Bond, l’uomo dotato di fascino ed azione, e l’altro a Mister Q, l’inventore di armi sofisticate.
Infatti Efesto è citato nell’Odissea come colui che fornisce le armi ai contendenti della guerra di Troia.

Archetipi antichi spiegano la realtà odierna

Marte- Musei Capitolini.

Similmente al ragionamento esposto nell’articolo dedicato ad Afrodite, diremmo che i due fratelli rappresentano gli archetipi che pervadono le superpotenze internazionali come Usa, Cina e Russia, che investono ingenti somme di denaro in ricerca e sviluppo in tecnologie di avanguardia per metterle al servizio delle forze armate.

O similmente ricordano quelle multinazionali dotate di laboratori di ricerca e sviluppo, ma anche di uffici marketing ad altissimo livello per conquistare (sarà un caso che si usa proprio un termine militare?) sempre maggiori quote di mercato.

Non dimentichiamo infatti, che secondo una visione del business in voga negli anni ’80 il Giappone, che aveva creato una sorta di parallelo tra aziende e Nazioni, considerava le aree commerciale e marketing delle corporations alla stregua delle forze armate. Ma la vita di Ares, non è tutta rosa e fiori fatta di atti eroici e gesta d’amore.

Ares catturato dagli Aloadi
Ma la vita di Ares, non è tutta rosa e fiori, fatta di atti eroici e gesta d’amore. Durante la sua adolescenza, mentre vagava da solo in Tracia fu catturato dagli Aloadi, due giganti gemelli di nome Oto ed Efialte. Lo rinchiusero in una giara di bronzo e lo nascosero nella casa della madre adottiva.

Ares fu liberato solo dopo 13 mesi di cattività, quando ormai era in fin di vita, salvato dalla madre adottiva dei gemelli (anche loro abbandonati dai genitori), che rivelò ad Ermes il nascondiglio.

Gli insegnamenti dei racconti mitologici

Incisione  di Tommaso Piroli. “Oto ed Efialte sorvegliano Ares”

Inserendo nella storia alcuni dettagli apparentemente insignificanti, i racconti mitologici nascondono degli insegnamenti.
Il fatto che un Ares adolescente girasse per la Tracia ci fa capire che era completamente abbandonato a se stesso.
Ritorna nuovamente il tema di Hera, una madre che prima partorisce i figli e poi, in preda alla rabbia, li abbandona.

Inoltre, il fatto che Marte resti bloccato all’interno di una botte di bronzo è come se la leggenda ci volesse dire in forma allegorica, che per qualche motivo lo sviluppo psicologico del ragazzo si fosse bloccato.

Degna di nota è la circostanza secondo cui a sbloccarlo interviene Ermes, il dio dell’intelligenza intuitiva e veloce, quella necessaria nella battaglia sul campo.
È come se, all’aggressività accumulata a causa del sentimento di impotenza e frustrazione causato dalla segregazione nel vaso, si fosse aggiunta sia l’intelligenza rapida che l’agilità tipica di Mercurio, quella che gli avrebbe fornito una marcia in più in guerra.

13, un simbolo ricorrente

Jacques-Louis David. Il combattimento tra Marte e Minerva

Altro dettaglio interessante si trova nel fatto che la prigionia fosse durata 13 mesi. Secondo qualche commentatore, la storia narrata fa riferimento ai 13 mesi lunari che corrisponderebbero ad un anno solare, e pertanto sarebbero il riferimento al compimento di un ciclo vitale intero.

Noi, invece, aiutati dal ritrovamento di alcuni vasi etruschi che ritraggono la medesima scena facendo allusione ad una prova di iniziazione per i guerrieri, azzardiamo l’ipotesi che il numero 13, oltre ad essere un riferimento superstizioso che ritorna spesso nella cultura occidentale come il numero associato al 13° commensale dell’ultima cena, ovvero il Cristo che pochi giorni dopo verrà ucciso, in realtà alluderebbe al fatto che alla fine di un ciclo annuale (12 mesi) ne inizia uno nuovo.

Forse è da qui che nasce il motivo per cui i romani hanno dato il nome al mese in cui comincia la primavera, cioè Marzo (che prende il nome da Marte appunto), il mese durante il quale riprendevano le campagne di guerra espansiva dell’impero romano.

Superare l’iniziazione trasforma l’uomo in eroe
Ma abbiano notato una strana coincidenza e spingendoci forse un po’ oltre, abbiamo notato che il 13 nella numerazione ionica allora in voga, si scriveva così: αγ (alfa – gamma). Ebbene, nel vocabolario di greco antico molte delle parole inizianti con le lettere alfa e gamma sono correlate con i temi legati alla venerazione.

Superare l’iniziazione trasforma l’uomo in eroe e quindi lo rende degno di venerazione da parte dell’umanità, similmente ad altri eroi presenti nella mitologia come Cadmo, Giasone  e Teseo tutti più o meno legati proprio alla figura di Ares.

Il triangolo Afrodite, Ares ed Efesto

Pompei. Marte e Venere, pittura murale.

I destini dei due fratelli si incrociano diverse volte. I fatti più eclatanti avvengono durante la guerra di Troia descrittaci da Omero, ma il loro destino è accomunato anche da una love affair dove più che due fratelli si confrontano due personalità e due visioni opposte della vita.

Come abbiamo detto l’unione tra la bella e sensuale Afrodite ed Efesto poco avvenente, anzi storpio, non è basata come abbiamo visto sul vero amore, ma sulla coercizione. Venere è considerata dal marito un trofeo ed inoltre viene trascurata a causa del lavoro.

È quindi facile immaginare come una bella giovane dopo un po’ di tempo finisca per annoiarsi di un rapporto che non corrisponde alle sua aspirazioni, fino a quando non irrompe nella sua vita la passione per un giovane, dal fisico atletico, guerriero, passionale, con la passione per la danza appresa da Priapo, che di fronte ad un’occasione non se la lascia scappare: Ares, il fratello del marito.

La vendetta di Vulcano
I due amanti si vedono nella casa dei lei, finché un giorno il dio Elios (Sole),  rivela ad Efesto la tresca. Questi, invece di irrompere in casa, come avrebbe fatto probabilmente Ares, medita vendetta ed organizza un piano.
Si reca nelle sue fucine, dove crea una sorta di trappola fatta di catene sottilissime ed invisibili che monterà sul letto coniugale e finge di recarsi lontano da casa per lavoro in modo da indurre la coppia di amanti in tentazione.

Osserviamo come torna nuovamente il tema del legame forzato, rappresentato dai fili della trappola, quasi a rimarcare la caratteristica o l’indole di chi invece di amare lasciando libero l’amato, fonda un rapporto basato su un legame perverso, basato cioè sulla coercizione invece che sulla fiducia e sul rispetto verso l’altro.

Questo archetipo non è poi lontano da ciò che osserviamo ancora oggi, quando per esempio a tenere unite le persone sono degli interessi comuni, magari economici e non la stima reciproca o la comunione di intenti.
Ma anche come avviene in alcune società od associazioni dove si cerca di garantire la coesione e l’unità mediante regolamenti, patti scritti e clausole, detti non a caso, “lacci e lacciuoli”. Quindi “legare” con lo scopo di tenere sotto controllo gli altri.

Una trappola infernale

Alexander Charles Guillemot. “Marte e Venere sorpresi da Vulcano”.

Ebbene, i due amanti furono colti di sorpresa quando rimasero intrappolati nel macchinario infernale ideato da Vulcano, creando ilarità negli dei dell’Olimpo.
Efesto rivolto al cielo empireo, grida agli dei denunciando il tradimento. Dopo una lunga trattativa accetta di liberare i due malcapitati solo dopo aver ricevuto la garanzia da Poseidone che Zeus lo avrebbe ripagato dei costi sostenuti per i regali di matrimonio.

Al di là della incredibile constatazione che 3000 anni fa veniva descritto qualcosa che assomiglia molto allo svolgimento di un odierno processo di divorzio, si ripropone anche qui il tema di quanto possa essere pesante per un giovane sopportare il fardello di essere stato abbandonato dalla madre e di come questo generi una ferita difficilmente sanabile, tanto da vedere nei rapporti affettivi solamente un legame materiale.

Conclusione
Il senso di queste di analisi non è di dare risposte definitive, ma anzi di fornire stimoli, suggerimenti, spunti di riflessione intorno a dei modelli riconducili a dei principi, e quindi applicabili di volta in volta a tutti campi di osservazione.

Cominciamo col far notare come il termine aggressività, che nella nostra cultura suona quasi come il sinonimo di violenza, in realtà derivi dal latino aggrĕdĭor che significa, muoversi verso, in direzione di, cominciare, quindi non ha una valenza negativa ma indica solamente lo stato interiore che precede il movimento e l’azione.

Cosi come grazie alle storie di alcuni degli dei del Pantheon greco abbiamo visto dove si possa rinvenire una delle cause della genesi dell’aggressività e di come questa energia così temuta e disprezzata, se ben guidata, è la spinta verso il progresso scientifico, oppure verso la difesa dei più deboli o la lotta contro il male, come osserviamo per esempio nell’immagine di San Martino o in quella del San Michele Arcangelo mentre uccide il dragone.

Il desiderio dell’ammirazione materna

Hera Campana. Louvre.

Abbiamo anche esaminato come nelle leggende tramandateci, da un lato i nostri protagonisti cercano di ottenere l’attenzione o l’ammirazione della figura materna mediante azioni eclatanti.

Pensiamo a Tifone che sfida gli dei urlando come un ossesso (non fanno così anche i neonati quando sentono di non avere l’attenzione su di sé o se non vengono immediatamente soddisfatti nei propri bisogni?), oppure avendo cura del corpo per apparire belli ed atletici come Marte, con lo scopo inconfessato di attirare l’attenzione della madre o almeno nei riguardi di un suo surrogato come nel caso di Afrodite. O infine, come per Efesto, mettendosi in mostra grazie alla propria intelligenza ed astuzia.


L’aggressività che nasce da questa frustrazione è in fin dei conti una forma di comunicazione, talvolta sopra le righe, di ricerca di attenzione, ma di fronte al cui fallimento possiamo reagire o sbattendo sterilmente i pugni sul tavolo, oppure incanalare le nostre energie per migliorare il modo con cui comunichiamo e cerchiamo il consenso attorno a noi.

Questa energia pulsionale non è necessariamente distruttiva e divisiva, ma anzi, pur restando una forza sotterranea, a seconda di come viene gestita, può condurre al progresso degli individui e delle società.

È un’energia simile a quella primaverile che conduce al risveglio della natura dopo il torpore invernale, ma è anche quella che permette di stare concentrati e seduti ore ed ore a studiare perché abbiamo in mente un obiettivo a lungo termine.

Bibliografia
Vedi la bibliografia della puntata precedente
Roberto Sicuteri – Astrologia e Mito Astrolabio 1978

 

 

Massimo Biecher
Ha studiato ingegneria elettronica, oggi è responsabile export. Migliora la sua competenza professionale approfodendo gli studi di economia, scienze comportamentali, psicologia e leadership. Mailto: [email protected]