Mente, coscienza e cervello

Di William Giroldini. Alcuni scienziati hanno dibattuto a Milano un quesito non ancora risolto: dove nasce la coscienza? È solo un prodotto dei neuroni?

David Chalmers.

In novembre la Fondazione Prada di Milano ha organizzato alcune interessanti conferenze online  aventi per tema il Cervello e la Coscienza. 

L’ottica degli interventi era principalmente neurofisiologica.

In questo articolo non voglio certo ripetere quello che è stato detto da eminenti scienziati. Basti dire che il tema della natura della Coscienza è stato definito dal filosofo-ricercatore australiano David Chalmers come The hard problem, ovvero il problema difficile della scienza moderna.

La coscienza è dovuta solo a segnali bioelettrici?
Oggi sappiamo per certo che esiste una stretta relazione tra eventi mentali ed eventi cerebrali e questo fatto è quantomeno fuori discussione. Attualmente, nell’ambito della ricerca nelle neuroscienze cognitive, disciplina che oramai integra stabilmente le neuroscienze con la psicologia cognitiva, esistono tecnologie che sono in grado di leggere letteralmente il cervello mentre funziona e che stanno producendo risultati del tutto impensabili soltanto fino a pochi anni fa.

Da tutto questo il problema della coscienza sembra riducibile quindi a un problema di relazioni e scambio di segnali bioelettrici fra gli 80 miliardi di neuroni del cervello, il quale presenta una complessità incredibile ma comunque (probabilmente) replicabile nelle sue funzioni essenziali magari entro 10-15 anni con reti neurali artificiali.

Con questa ottica, quindi il problema della coscienza diventerebbe un epifenomeno, cioè un fenomeno secondario e accessorio che talora accompagna o segue un fenomeno primario senza apparente necessario rapporto con esso. In questo caso il fenomeno primario è la vita biologica e la Coscienza un qualcosa in più che le forme di vita posso raggiungere, senza essere indispensabile.

Può esistere un universo senza forme di Coscienza?

Ora affrontiamo un punto di vista apparentemente di natura filosofica.

Possiamo infatti proporre questa strana domanda: potrebbe mai esistere un Universo in cui mai, in nessun luogo e in nessun tempo, possa emergere una forma di vita autocosciente (di alto livello, come quella umana)?

A questa domanda hanno cercato di rispondere sia filosofi che fisici. E come sempre schierandosi in due gruppi contrapposti.
Il primo gruppo dice: certo, potrebbe esiste (in linea di principio) un siffatto Universo. Il secondo gruppo (fra cui il sottoscritto) farebbe notare che di fatto l’unico Universo che conosciamo ha prodotto forme di vita autocoscienti.

E propone quindi l’idea che possa esistere solo un Universo le cui leggi permettono l’esistenza della Coscienza.
Questa idea prende il nome di Teoria Antropica, sostenuta da molti importanti fisici come Stephen Hawking, John Archibald Wheeler, Steven Weinberg e molti altri.

La teoria dell’Informazione Integrata di Giulio Tononi

Giulio Tononi

In particolare vorrei ricordare la opinione espressa molto recentemente da uno dei massimi esperti mondiali, il neuroscienziato trentino Giulio Tononi.

Egli ha sviluppato la Teoria della Informazione Integrata (I.I.T) secondo  la quale, la coscienza è una proprietà intrinseca, che esiste in sé e per sé, indipendentemente da osservatori esterni.

La teoria ha numerose conseguenze che riguardano il nostro posto nella natura, e implica che la crescita della coscienza è l’unico modo in cui l’universo acquista significato». Ma non finisce qui.

Che cos’è la realtà?
Chiediamoci anche: cosa è la realtà? Altra domanda che riguarda la Filosofia e la Fisica allo stesso modo. Proviamo a dare una definizione semplice, con un esempio banale.

Definiamo “reale” tutto ciò che osservatori indipendenti descrivono allo stesso sostanziale modo. La coscienza si basa proprio su questo: le osservazioni scientifiche devono essere sostanzialmente concordi per essere considerate “vere” cioè “reali”.

Un caso banale: se 100 persone entrano una alla volta in una stanza e poi ciascuna riferisce di avere visto (o anche toccato, esaminato) un tavolo quadrato con tre sedie ed un vaso di rose rosse sul tavolo, noi diciamo che quell’insieme di oggetti (o situazione) è reale.
Se invece un soggetto (uno su 100) ci vede un elefante giallo che legge un romanzo di Agatha Christie, pensiamo che sia strafatto o schizofrenico. La sua testimonianza viene rigettata come errata o illusoria.

Sappiamo davvero cos’è reale e vero?
La concordanza fra le testimonianze è un elemento essenziale per dire cosa è “reale e vero”. 

Ecco allora che il concetto di “realtà” implica un concetto di percezione cosciente e di concordanza fra diversi osservatori.

E lo spazio ed il tempo sono soggetti allo stesso inghippo: sembrano essere reali solo quando sono percepiti da un essere cosciente. L’obiezione ovvia è quella classica: un albero che cade nella foresta dove non lo sente nessuno fa rumore?

La mia risposta è: sì perché questo Universo nel suo insieme ha sviluppato forme di autocoscienza. Infatti, se un Universo non potesse mai, neppure in linea di principio, sviluppare delle forme di coscienza, potremmo mai dire che quell’Universo “esiste realmente”?
Per me la risposta è no: non potrebbe esistere, o quanto meno sarebbe del tutto equivalente a un non-universo.  Un nulla senza significato alcuno.

A mio parere, il Tempo e lo Spazio e gli oggetti contenuti nell’ Universo acquisiscono significato reale solo in relazione a una forma, anche molto elementare, di coscienza.
Questa è una affermazione, filosofica se vogliamo, piuttosto netta, ma difficile da dimostrare.

Un processo durato miliardi di anni
Una possibile obiezione è quella secondo cui sappiamo che nel nostro Universo sono stati necessari almeno 1 miliardo di anni affinché comparissero le prime forme di vita e poi da queste si evolvessero esseri coscienti.

Infatti le leggi della fisica e della evoluzione del cosmo, così come attualmente lo conosciamo, necessitano che dapprima di siano formate le prime stelle, che queste evolvendo siano esplose come supernove e abbiamo generato ed inseminato nello spazio gli elementi chimici necessari allo sviluppo della vita biologica, cioè carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, zolfo, fosforo e molti altri. Un processo che come ho detto ha richiesto miliardi di anni.

La vita sulla Terra si ritiene sia iniziata circa 3 miliardi di anni fa.
Quindi, proseguendo l’obiezione precedente, l’Universo era per forza già “reale” anche quando non c’erano forme di vita autocosciente.

 Tuttavia (questo è il mio pensiero) sarebbe semplicemente necessario che nelle leggi dell’Universo fosse già presente ab initio una forma di coscienza estremamente elementare e minuscola, e le possibilità effettivamente ci sono sulla base delle leggi della Meccanica Quantistica.

Come spiegare l’entanglement quantistico?
Consideriamo quel fenomeno straordinario chiamato “entanglement quantistico”. Esso consiste nel fatto che due particelle, dopo avere interagito brevemente fra di loro in un certo modo, creano una coppia A e B correlata, poi si allontano una dall’altra.

Ma nonostante la distanza, un’azione esercitata su una di esse si riflette istantaneamente anche sull’altra anche ad enorme distanza.
Come fa la particella A a “sapere” che a sua compagna B ha subito una modificazione dello spin? (lo spin è una proprietà peculiare delle particelle elementari).

Questo fatto resta un mistero anche per i fisici: diverse interpretazioni sono state proposte, ma una di queste attribuisce allo spin una specie di proprietà di coscienza quantizzata minimale. Inoltre i fisici attribuiscono allo spin e ad altre proprietà delle particelle un “quanto di informazione”. 

Quello che di fatto si osserva su larga scala nell’Universo, è il crescere della complessità della informazione nel tempo.

Il processo evolutivo nell’Universo
Un primo fondamentale traguardo è il livello di informazione necessario a costruire le prime cellule viventi, che trasmettono alle generazioni future la propria informazione, in modo sempre crescente.

Ecco dunque che le forme di vita evolvono da semplici microorganismi a organismi pluricellulari, fino a esseri assai evoluti dove viene raggiunto un secondo traguardo, un’altra pietra miliare: l’informazione (la complessità globale) diventa auto-cosciente come nell’uomo. 

E non mi riferisco solo a quanto accaduto sul nostro amato pianeta Terra: possiamo dare per certo che questo processo evolutivo si è ripetuto (in modi differenti, ma simili) su milioni di altri pianeti sparsi nell’Universo. L’evoluzione della Coscienza è sicuramente un fatto globale, inarrestabile ed intrinseco alle leggi fisiche con cui l’Universo è nato.

Termino questo articolo con un’altra considerazione: da molti anni (molti lettori già lo sanno) mi occupo dello studio di fenomeni inusuali, studiati dalla parapsicologia, come la telepatia e la psicocinesi.
Se questi fenomeni (come io credo) sono reali, allora le proprietà della Coscienza sono ben più estese e straordinarie di quelle normalmente pensate. E prima o poi  l’importanza di queste ricerche verrà riconosciuta anche in Italia.

 

 

 

William Giroldini
Laureato in Chimica, sviluppatore software ed elettronica, da almeno 30 anni si interessa di Ricerca Psichica con particolare attenzione allo studio della Telepatia e Psicocinesi utilizzando tecniche Elettro-Encefalografiche. Autore di numerose ricerche pubblicate anche su riviste scientifiche internazionali. Direttore Scientifico di AISM (Ass. Italiana Scientifica di Metapsichica).