Violenza di genere. Non una di più

Violenza di genere. Non una di più

di Cristina Penco. Nel primo lockdown i femminicidi sono stati tre volte più numerosi, uno ogni due giorni, del periodo senza restrizioni. E ora che accadrà?

Nella tragedia collettiva rappresentata dalla pandemia, in primis sul fronte sanitario per poi proseguire in tutte le sfere sociali, dall’economia alla relazionalità, il Coronavirus ha segnato – e accentuato, in molti casi – il dramma personale delle donne vittime di violenze domestiche.

Fanno rabbrividire i risultati del dossier sulle attività criminali nel 2020: lo ha diffuso il Viminale ed è stato presentato dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese.
Dal report emerge che negli 87 giorni di lockdown (il primo, nella primavera 2020) i femminicidi sono stati tre volte più numerosi del periodo senza restrizioni.

Statistiche allarmanti sui reati contro le donne
Ciò vuol dire che, nei mesi di convivenza forzata tra le pareti casalinghe, si è consumato, in media, un femminicidio ogni due giorni. La relazione citata, nello specifico, ha analizzato il periodo che va dal 9 marzo al 3 giugno, un range temporale in cui si sono registrati 58 omicidi in ambito affettivo-familiare di cui 44 ai danni del genere femminile.
Dati che, peraltro, vanno di pari passo con l’aumento dei reati in generale, nonostante la “reclusione” forzata a casa: +41% per le rapine e +13% per i furti.

“Il periodo del lockdown ha influito positivamente sul numero totale degli omicidi, ma non sugli omicidi con vittime di sesso femminile, i cui valori oscillano in maniera indipendente dal periodo di confinamento”, viene spiegato nel report. “Mentre nel 2019 le vittime donne costituivano il 35% degli omicidi totali, nel 2020 l’incidenza delle stesse si attesta al 45%”.

Maria, Mina, Maria Paola e le altre

Il 25 novembre si celebra la giornata mondiale contro la violenza alle donne.

Oltre il 53% degli omicidi avviene, in generale, nel contesto affettivo e parentale. Di questi, quasi il 70% ha per vittima una donna.

Dal 22 marzo in poi il numero di aiuto 1522 è stato chiamato il doppio delle volte fra marzo e maggio rispetto allo stesso periodo del 2019.

Percentuali e numeri su cui vale la pena soffermarsi non solo in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, ma anche a seguito del secondo lockdown nelle “zone rosse” del Paese (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Calabria). Proiettando cifre e percentuali, le stime potrebbero indicare potenziali scenari decisamente allarmanti.

Vittime soprattutto dei conviventi-aguzzini
Una donna suona il flauto dal terrazzo quando viene bruscamente interrotta e aggredita da un uomo con cui vive. È uno dei filmati diventati virali in primavera e assurto a simbolo della condizione delle vittime oppresse dai loro conviventi-aguzzini.

Una situazione ancora di più incontrollabile – e contemporaneamente ancora più nascosta e taciuta – nella quarantena forzata del Paese. In numerosi casi un atto aggressivo del genere potrebbe essere la manifestazione di un disagio all’interno di una relazione conflittuale, ma soprattutto il primo step diretto verso una pericolosa escalation.

Il 78% dei maltrattamenti conduce all’omicidio

Paola con Ciro, il ragazzo napoletano che l'ha uccisa perchè lei voleva lasciarlo.

La ricerca criminologica in materia ci dice che il 78% dei maltrattamenti conduce all’omicidio, percentuale che sale al 90% considerando il fenomeno dello stalking. Due i tipi principali di femminicidio: quello compiuto nell’ambito del rapporto perché l’altra parte voleva terminarlo, e, più di frequente, quello agito quando la storia s’interrompe e lui non lo accetta.

In tempi recenti, durante la temporanea riapertura del Paese, i fatti di cronaca ci hanno raccontato di un litigio tra moglie e marito, entrambi di origine marocchina, degenerato in un atto terribile: lui le ha dato fuoco.

Purtroppo il trasferimento di Maria, questo il nome della vittima, da Brescia a Genova, nel tentativo di salvarla, è stato vano. Le ustioni erano troppo gravi.

Un altro uomo ha ucciso la ex partner, Mina, con 6 colpi di pistola di una Calibro 21 risultata rubata, per punirla perché lei l’aveva lasciato.
Parlando di violenza in ambito familiare, poi, chi non ricorda Maria Paola, la ventenne morta dopo uno scontro in motorino con il fratello, che l’avrebbe speronata perché contrario alla sua relazione con Ciro, un ragazzo trans, a Caivano, nella provincia di Napoli? Un atto estremo dopo mesi di reiterate aggressioni, insulti, mancanze di rispetto.

Più segnalazioni, meno denunce
I cosiddetti “reati spia” della violenza di genere – stalking, maltrattamenti contro familiari e conviventi e violenze sessuali - dopo una decisa flessione nel periodo del lockdown – sono tornati ad aumentare nei mesi di maggio e giugno, con valori simili a quelli di inizio 2020.

I dati di diverse associazioni concordano. Solo per fare un esempio, annualmente giungono circa 45 mila le richieste d’aiuto da parte di donne vittime di violenza negli 80 centri Antiviolenza della rete D.i.Re. che, dal canto suo, conferma i dati al ribasso per quest’anno. A fronte di un incremento delle segnalazioni, sono diminuite le denunce.

Probabilmente il trend è dovuto alla paura di rientrare a casa e ritrovarsi faccia a faccia con gli autori di quelle violenze, senza contare che spesso si presenta una difficoltà di comunicazione legata allo spiegare in modo corretto il problema. Talvolta c’è una netta volontà di tenere nascosto quello che davvero avviene quotidianamente. In 93 casi sono stati i figli delle vittime a lanciare l’allarme alle Forze dell’Ordine.

Protocollo Zeus: percorso per il maltrattante

Firma del Protocollo Zeus - Polizia di Stato.

Il Protocollo Zeus è stato avviato per la prima volta il 5 aprile 2018 nel capoluogo lombardo e lì stipulato tra CIPM (Centro Italiano per la Promozione della Mediazione, Cooperativa sociale fondata nel Marzo del 1995 a Milano, da un gruppo di criminologi, sociologi, psicologi, operatori sociali e magistrati) e Polizia di Stato.

Il protocollo prende il nome dal maltrattante mitologico per antonomasia ed è nato da un’idea di Alessandra Simone, dirigente della Divisione Anticrimine della Polizia, con esperienza nel settore dal 1998. Seconda in Italia ad adottare il protocollo, dopo quella di Milano, è stata la questura di Cagliari, a giugno 2020. Il protocollo Zeus, di fatto, mette al centro la donna.

E rappresenta uno strumento importante di prevenzione per i reati spia come lo stalking, la violenza domestica e di genere dal momento che, affinché ciò avvenga davvero, pone il focus non solo sulla vittima, ma anche sul maltrattante, effettivo o potenziale.
Il protocollo introduce nei decreti di ammonimento emessi dal Questore la cosiddetta "ingiunzione trattamentale".

Calo della recidiva di chi aderisce al protocollo
I soggetti ai quali viene notificato l'ammonimento per atti persecutori e violenza domestica potranno rivolgersi al Cipm per intraprendere un percorso che punta a migliorare la gestione delle emozioni e rafforzare il controllo dei propri impulsi.

Come ha sottolineato la Rappresentante Legale del Cipm Sardegna, Susanna Murru, “da quando è stato siglato il protocollo a Milano su circa 220 casi si sono registrate 180 adesioni, con un calo della recidiva". Avendo rafforzato l’efficacia dell’intervento, sono aumentati i risultati positivi. E si sono evitati drammi ulteriori.

La lettura

          Emanuela Valente.

Purtroppo gli stereotipi di genere sono sempre tra noi, ogni giorno. E sono tutt’altro che “innocui”, come molti sembrano considerarli.
Attraverso la ricostruzione di dieci casi di femminicidio tra i più sconvolgenti degli ultimi anni, nel libro Favole da incubo in uscita il 17 novembre per De Agostini, la psicologa forense e criminologa Roberta Bruzzone e l’esperta di comunicazione e blogger Emanuela Valente analizzano i principali preconcetti culturali e sociali che hanno operato in queste vicende inconcepibili, eppure reali.

Stereotipi, pregiudizi e tabù a cui hanno obbedito un po’ tutti: le vittime, gli assassini, l’opinione pubblica e perfino i media che ne hanno parlato.
Il quadro che ne emerge non è consolatorio: le idee sessiste sono ancora molto radicate, in ognuno di noi, senza distinzioni di condizione economica e culturale.

Lungi dal voler giudicare, ma con lucidità e senza fare sconti a nessuno, Favole da incubo intende aiutarci a prendere coscienza di quelle voci che parlano dentro di noi, spingendoci ancora, nostro malgrado, a fare distinzioni di genere nella vita di ogni giorno.

Perché la presa di coscienza è il primo, necessario passo per cominciare a scardinare questi schemi mentali e fare in modo che crimini tanto orribili non trovino più un terreno in cui mettere radici, crescere e riprodursi. Intervenire in tempo per fermare l’escalation è possibile, e soprattutto è possibile innescare quel profondo cambiamento culturale che può mettere fine una volta per tutte alla violenza sulle donne.

Per saperne di più:
Numero telefonico di aiuto per i casi di violenza: 1522

*Dati operativi sui femminicidi
* La Repubblica. Aumentano i femminicidi
* Il Sole 24ore. Protocollo Zeus
* Le Iene: Chiuse in casa col carnefice...

 



 

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/femminicidi-lockdown-tripliocati_869262.shtml