Il potere della musica

Le ricerche sul cervello

Il potere della musica

Carica, calma, diverte, emoziona, conforta, commuove, appassiona e persino cura. Scopriamo assieme perché e soprattutto come trarre beneficio dall’ascolto musicale

La musica è diventata onnipresente. Viviamo in un’epoca in cui è possibile ascoltarla ad ogni ora e luogo. Tanto che potremmo ritenerla una nuova forma di religione, nel senso che ci lega gli uni agli altri, indipendentemente dalla lingua, provenienza o cultura. Travalica le appartenenze culturali, suscitando emozioni e sentimenti. Facendo muovere il nostro corpo al ritmo, anche se magari non comprendiamo le parole. E’ una lingua universale. Nel film Incontri ravvicinati del terzo tipo, non a caso, viene usato un motivetto musicale per comunicare con gli extraterrestri.

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I concerti, rituali emozionali di massa.

Ci siamo dotati di strumenti sempre più piccoli e capienti, in grado di memorizzare e riprodurre migliaia di brani. Persino il Pc col quale lavoriamo, grazie al web, è un archivio musicale ƒsterminato, di ogni tempo e paese, continuamente aggiornato. La musica occupa un posto diffuso e importante nella nostra vita, tanto che le scienze della mente e del cervello cercano di comprenderne gli aspetti più nascosti e segreti, che cosa la rende speciale, evocativa e coinvolgente, dalla più tenera età, fino alla vecchiaia. E in particolare nei giovani, in cui una quota rilevante del tempo è dedicato a cercarla, scaricarla da internet, ascoltarla dovunque dagli smartphone. Che, proprio per soddisfare questa esigenza crescente, hanno inglobato la funzione di ascolto di qualsiasi brano musicale si desideri, ormai anche senza necessariamente scaricarlo dalla rete. Oppure ai concerti di cantanti o gruppi, ammassati con altre migliaia di persone, che sono nel tempo diventati veri e propri rituali emozionali di massa.

philips-shb-9000-03-1Ma se vogliamo avvalerci dei poteri energetici, se non terapeutici, della musica, dobbiamo avere anche qualche piccolo riguardo. Come tutte le cose di natura che suscitano e trasmettono energia, occorre un senso della misura. Non ci faremmo volontariamente investire dall’energia di un camion in corsa, così non è necessario né tantomeno benefico ascoltare musica a palla. L’ascolto musicale ad alto volume, oppure in cuffia per coprire altri rumori attorno a noi, porta alla sicura distruzione di alcune cellule del nostro orecchio chiamate “capellute”. Alcuni studiosi sostengo ad esempio che già i giovani - a seguito dell’ascolto musicale protratto per diverse ore, tutti i giorni, a volume troppo alto, associato all’inquinamento acustico delle nostre città - più del 15 per cento presentano una significativa compromissione dell’udito. E ciò è chiaramente destinato a peggiorare con l’avanzare dell’età. Anche le orecchie, del resto, hanno bisogno di riposo. Per rigenerarsi, come dicono da sempre i saggi, occorre ascoltare non soltanto la musica, ma anche il silenzio.

Musica e cervello
Il consumo della musica occupa una parte rilevante della nostra vita ed è diventato talmente diffuso e abituale che non ne potremmo più fare a meno. Risveglia ricordi, sentimenti ed emozioni, che sembravano sepolti per sempre nella nostra memoria più remota. Tra le intime pieghe del cervello, secondo psicologi e neuroscienziati, si celerebbe il segreto del nostro smodato amore per la musica.Brain_Waves Secondo questi studi, la musicalità sarebbe innata in ognuno di noi, persino nelle persone non udenti, molto sensibili al ritmo, percepito come vibrazione e non come suono. In effetti, la musica ha in sé una carica energetica fondamentale per il nostro piacere e benessere, sia psicologico che fisico. Lenisce tensione e stanchezza in molte occasioni delle nostre giornate, ad esempio quando siamo in auto in mezzo al traffico o mentre viaggiamo accalcati sui mezzi pubblici. Nel suo uso terapeutico, è benefica per persone con disturbi d’ansia, fobie, stress, o addirittura colpite da malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson. La musicoterapia è un campo di applicazione ormai consolidato, ricco di esperienze e ricerche scientifiche, presente persino in certe strutture ospedaliere. O adottata dalle ostetriche per favorire gestazione e parto.

La mente come archivio musicale
Certe persone sostengono di avere un “lettore multimediale” nel cervello. Nel senso di avere nella mente motivetti, canzoni o brani musicali che si installano e sembrano prodursi spontaneamente, a volte in modo ossessivo e fastidioso. Del resto è una esperienza che capita a molti, se non ad ognuno di noi, quando una musichetta della pubblicità, una canzone molto facile ed orecchiabile continua a girarci nella testa, e non riusciamo a cacciarla. Proprio per questa “appiccicosità” nell’installarsi nella nostra mente (sfruttata consapevolmente dai pubblicitari e da chi scrive musichette e canzoni orecchiabili), gli studiosi li hanno addirittura chiamati “tarli del cervello”. In effetti, le ricerche che consentono di visualizzare il cervello in attività, mostrano che immaginare la musica è come ascoltarla. Produce gli stessi effetti sul nostro sistema nervoso. C’è dunque un aspetto anche positivo: possiamo immaginare brani musicali e canzoni, piacevoli al nostro orecchio, per sostenerci nei momenti di fatica, per superare momenti di noia o stress. E alla fin fine l’equivalente di avere una forte capacità immaginativa. Per il nostro cervello esiste la capacità di creare immagini mentali, evocare volti, luoghi, situazioni, ma anche suoni, motivi musicali, interi brani cantati. Per i musicisti di professione, interi brani musicali o nuove canzoni possono essere anticipati nella mente, prima che concretizzarsi nella realizzazione finale.

Fare musica cambia il cervello
Eseguire musica, specie se iniziamo già da bambini, cambia (in meglio) il cervello. Intanto per i bambini è una forma di linguaggio quasi istintiva, dato che, come dimostrano le ricerche neuropsicologiche, la musicalità è innata. Nei primi anni di vita i bambini possono infatti imparare a suonare uno strumento, senza saper leggere la musica. Boy-Horn-500Lo dimostra, ad esempio, il successo del metodo Suzuki che insegna a suonare il violino persino ai bambini piccoli, ad orecchio, per imitazione. Praticamente ogni bambino, dotato di udito normale, raggiunge gli stessi risultati. E se diventa un musicista, il cervello “cambia”. Le tecniche di neuroimmagine permettono oggi di riconoscere il cervello di un musicista da un non-musicista. In cosa differisce? Ad esempio il corpo calloso, la massa di fibre nervose che connette i due emisferi del nostro cervello, è più sviluppato. Cosa che, presente anche nel cervello femminile, consente forse uno scambio “migliore” tra emozione e ragione.

Ascolta su YouTube la musica di "Incontri ravvicinati del terzo tipo", composta da John Williams: https://www.youtube.com/watch?v=ApEXbSb4vF8