Spiriti inquieti a Ferrara

Spiriti inquieti a Ferrara

di Margherita Ascolano. Sembra che nella città alcune notti si possa sentire il pianto di alcune anime disperate, punite con la morte per un amore proibito

Margherita Ascolano.

L’Emilia Romagna è terra di buon cibo, motori, musicisti e cineasti, ma anche di leggende eroiche e cavalleresche che si perdono nel fascino dei tempi antichi, tra fortezze ben conservate e maestose rocche colorate di rosso, rosa e marrone, sgargianti d’estate e cupe, quasi nascoste, nei rigidi giorni invernali.

A Ferrara, dove la nebbia sa celare il calore della terracotta alla stregua di un mantello magico, i misteri del Medioevo e del Rinascimento appaiono più che mai vivi nel cuore dei cittadini e nelle storie che si tramandano di padre in figlio, tra un cappellaccio di zucca al ragù ed una fetta sottile di pampapato.

Ugo e Parisina, una relazione pericolosa
Tutti qui conoscono la storia del marchese Niccolò III d’Este, soprannominato “il gallo di Ferrara” per via dell’antico detto: “di qua e di là dal Po, son tutti figli di Niccolò”!
All’inizio del Quattrocento, all’età di trentaquattro anni, il nobile sposò la giovane Parisina Malatesta, allora quindicenne e per nulla simpatica al primo figlio di Niccolò, più piccolo di un anno, nato dalla precedente relazione con Stella de’ Tolomei. 

Ugo, figlio di Nicolò III d'Este.

Parisina Malatesta.

Durante un viaggio, favorito dallo stesso Niccolò per avvicinare il figlio alla matrigna, Ugo e Parisina si innamorarono ed iniziarono una relazione.

 

Questa venne scoperta solo sette anni dopo, quando il marchese, avvisato da una serva offesa e rancorosa nei confronti della padrona, si decise a spiare i due amanti attraverso un’apertura praticata tra il suo studio e l’alloggio privato della moglie.

Una volta verificata la tresca, preso dalla collera e dalla gelosia, Niccolò fece rinchiudere i due giovani nelle segrete del castello per poi farli decapitare sullo stesso ceppo di legno. Ancora oggi è possibile ascoltare i pianti e le urla di Ugo e Parisina nelle notti di tempesta all’interno dello stretto corridoio che collegava, separandole, le due misere celle prive di aria e luce naturale.Ma queste, ahimè, non sono le uniche presenze che riescono a far sentire il proprio dolore a più di cinquecento anni di distanza!

Lucrezia Borgia  e le sue dame di compagnia
Quasi un secolo dopo rispetto alle vicende degli sfortunati amanti, Lucrezia Borgia giunse a Ferrara da Roma per sposare Alfonso I d’Este, detto “il duca artigliere” per la grande passione per le armi e l’odio viscerale nei confronti di papa Giulio II.

Angela Borgia, "La bella principessa".

La nobile romana, figlia di un altro Papa (Alessandro VI, colui che aveva condannato al rogo il ferrarese Girolamo Savonarola), giunse nella città estense circondata dalla sua corte e dalle tante dame di compagnia che avevano il compito di servirla e di non farla sentire sola nella nuova città.

Le conquiste importanti di Angela Borgia
Una in particolare, Angela Borgia, era così bella e dolce da colpire immediatamente l’attenzione dei due fratelli del Duca: il cardinale Ippolito d’Este, noto per la sete di potere e l’abilità politica, e Giulio d’Este, più scapestrato ed affascinante del primo. Questi era figlio illegittimo del duca di Ferrara Ercole I Este, nato dalla relazione di questi con Isabella Arduino

Quando il Cardinale si fece avanti per corteggiare la cugina della Duchessa, Angela rispose con piglio sicuro: «Caro Cardinale, Vi ringrazio dell’interesse dimostrato, ma sappiate che la Vostra persona intera non vale quanto i soli occhi di don Giulio».

Per Ippolito l’affronto fu talmente grande da indurlo a tendere un agguato ai danni del bel fratello, picchiato dagli uomini del Cardinale e ferito gravemente ad un occhio.

Giulio per tutta risposta non si arrese e con la complicità di un altro fratello, Ferrante, si preparò a dichiarare guerra ai suoi fratelli per rivendicare quei diritti e quel potere che non avrebbero mai potuto avere in base alle rigide regole dinastiche e al dispotismo dei fratelli maggiori.

Condannato a morte e poi graziato

Giulio d'Este, sopravvisse a 53 di prigione.

Ma la congiura venne infine scoperta dal Duca che, furioso e determinato alla vendetta, dapprima condannò a morte i due giovani e poi, mosso a compassione, pensò di mutare la pena in carcere a vita.

Ferrante morì in carcere dopo trentadue anni, mentre Giulio riuscì a resistere. Visse prigioniero nel Castello Estense per 53 anni e quando venne liberato dal duca Alfonso II, a 81 anni, seppe suscitare l’ammirazione di tutti per l’eleganza ed il portamento ancora intatti e gli abiti eleganti che seguivano la moda di cinquant’anni prima!

Ai giorni nostri pare sia possibile incontrare il fantasma di Giulio sia in Corso Ercole I d’Este, dove è ancora collocato il suo palazzo privato (oggi sede della Prefettura), sia all’interno del cortile del Castello, intento a prendere a calci il pozzo in uno sfogo di rabbia o a fare l’occhiolino alle signore di passaggio, munito di fine armatura oppure di penna e calamaio, ad eterna memoria del calendario perpetuo (1501-2032) compilato durante i lunghi anni di prigionia e tuttora conservato presso la Biblioteca Ariostea di Ferrara.