Tifone ed Efesto, due aspetti dell’aggressività

La mitologia greca ed i suoi archetipi

Tifone ed Efesto, due aspetti dell’aggressività

di Massimo Biecher. Analizziamo due figure dell'Olimpo greco, Tifone il mostro e il vulcanico Efesto, due differenti modi di esprimere l'aggressività

Nel mondo-greco romano i racconti di dee e personaggi mitologici, oltre che costituire la fonte della religione politeistica, costituivano la personalizzazione delle istanze psicologiche degli individui.

Questa visione, è ritornata attuale soprattutto grazie al lavoro di Carl Jung prima ed a quella psicoanalisi che da lui è derivata, come la psicologia archetipica che James Hillman ha introdotto nel 1970.

Di Ares, Marte per i romani, essendo un mito molto popolare, si è già scritto e detto di tutto e di più, ma in realtà egli, assieme ai suoi fratelli di cui a breve parleremo, incarna una determinata gradazione di quella spinta all’evoluzione che si manifesta con sfumature che vanno da quelle più sgradevoli a quelle più nobili.

Aggressività, un'energia archetipica
L’aggressività è un’energia archetipica, cioè un modello che fornisce i prototipi di comportamento non solo agli aspetti legati all’impulsività e quindi non sempre gradevoli, ma anche di quelli più evoluti che sono rappresentati per esempio da un’idea che diventa impulso istantaneo all’azione, come il cosiddetto detto-fatto.

Diversamente dall’impulso ad agire impersonato dalla figura di Afrodite che abbiamo incontrato negli articoli precedenti, vedremo come è una sorta di scintilla che “incendia” ed invita all’azione, qui ed ora, senza mediazione.

Con l’aiuto dei mithoi riporteremo l’archetipo dell’aggressività nel suo alveo originario e ne esploreremo sia le cause che le sue varianti, con lo scopo di andare alla ricerca di quali sono quelle istanze psichiche che la caratterizzano ma che ci aiuteranno a comprendere meglio noi stessi e le dinamiche interpersonali a casa e sul lavoro.

Hera la madre di Tifone, Ares ed Efesto

"Gli amori di Giove e Giunone", di Annibale Carracci (Roma, Galleria Farnese).

Partiamo allora dai genitori di Tifone, Efesto ed Ares che furono Zeus (Giove per la mitologia romana) ed Hera (detta Giunone dai romani).

Vista l'importanza che il ruolo che madre ricopre nel rapporto e nella crescita dei figli, soprattutto se maschi, ci concentreremo prevalentemente sulla figura di Hera.

Hera che etimologicamente deriva da airo che significa esaltare, esagerare, amplificare, appropriarsi, insuperbire, mentre aireo significa prendere, ridurre in suo potere, fare prigioniero.
E questi indizi ci aiutano a comprendere su quali basi sia nato il rapporto tra i due dei dell’Olimpo.

Secondo il resoconto di Omero sembra che sia stata Hera a voler sedurre Zeus indossando il cosiddetto kestos himas un mitico accessorio di abbigliamento che era appartenuto ad Afrodite. Questa cinta, cui scopo era quello di sedurre o trarre a sé un uomo, era uno strumento magico per “far cadere ai propri piedi” l’uomo desiderato.

È facile immaginare che un rapporto di coppia nato con questi presupposti non era predestinato ad essere felice ed infatti il comportamento da don Giovanni per il quale Zeus si é particolarmente distinto è forse, solo in parte, giustificato dall’essersi sentito costretto ad un rapporto per non provava alcun interesse.
Per questo motivo sembra che i due non hanno avuto figli l’uno dall’altro.

Tifone, un mostro metà uomo, metà bestia
Descriviamo adesso del suo rapporto con i suoi figli più famosi.

Zeus scaglia il fulmine contro Tifone.

Il primo dei figli di Hera fu Il mostruoso Tifone, metà uomo e metà bestia.
Al posto delle gambe aveva due serpenti intrecciati, come pure il suo corpo era ricoperto di serpenti.


Era altissimo ed emetteva suoni ed urla che si sentivano fin da lontano e dalla sua bocca uscivano fiamme. Era probabilmente la figura più mostruosa rappresentata nei racconti dei miti greci.
Solo un eroe come Apollo, oppure Zeus secondo un’altra leggenda, sono riusciti ad affrontarlo e a sconfiggerlo.

Sebbene secondo la tradizione di Esiodo, egli sarebbe il figlio di Gea (la terra)  ed il Tartaro (gli archetipi) secondo Omero invece, sarebbe il figlio che Hera decise di avere quando venne a sapere che Zeus aveva partorito dalla sua testa e senza aiuto di donna, la dea Athena.

Hera che si sentì disonorata, fu presa dalla rabbia ed in preda alla furia, concepì il figlio battendo il palmo delle mani sulla terra.
Dai racconti si comprende che non si trattava della pianeta da noi abitato, ma dal suo archetipo, Gea.

Una volta nato, questo figlio dall’aspetto mostruoso, fu abbandonato dalla madre e lasciato in custodia alla dragonessa Delfine. Di questo essere gigantesco dall’aspetto repellente e raccapricciante, tanto che la sua testa era circondata da centinaia di serpenti, si dice che lanciasse urla come ruggiti o latrati di cani.

 Tifone (Commons Wikimedia).

Dopo essere stato allevato dalla dragonessa che custodiva l’omphalos di Delphi, forse risentito per essere stato abbandonato dalla madre, scaricò la sua rabbia contro tutti gli dei, sfidandoli e salendo fino all’Olimpo.

Con le sue urla disumane mise a tutti quanti una tale paura, che furono costretti a trasformarsi in animali per non farsi riconoscere e quindi a fuggire. Solo grazie ad uno sconto epico con Zeus fu sconfitto e seppellito sotto il vulcano Etna.

Da questa immagine traiamo la stessa sensazione che proviamo quando assistiamo ad un’aggressività che dapprima cova sotterraneamente e poi si trasforma in una forza esplosiva e distruttrice.

Efesto, un dio... incandescente
Ma Hera ebbe un’altro figlio, Efesto, quello che i romani ribattezzarono Vulcano. Anch’egli fu autoconcepito da Hera ma nasce prematuramente a causa di un aborto, quasi ad indicare che egli viene respinto dalla madre. Inoltre nasce storpio restando per il resto della sua vita claudicante.
Alcuni racconti ce lo descrivono addirittura con i piedi rivolti all’indietro, forse ad indicare la sua propensione a rimpiangere un rapporto affettivo con la madre che non é mai riuscito ad instaurare. 

L’essere claudicante ci richiama in mente l’instabilità e sposando la lettura metaforica, sembrerebbe che gli antichi greci volessero dirci che era una persona caratterizzata dal temperamento instabile.

Forse a causa della menomazione fisica, forse di un eccesso d’ira a cui spesso era soggetta, Vulcano viene scaraventato dalla madre giù dall’Olimpo, compiendo un volo durato un giorno intero.
C’è chi racconta che scendeva dal cielo come una palla di fuoco, non sappiamo se fosse la rabbia che ardeva in lui per essere stato respinto, a renderlo incandescente.

Per sua fortuna finisce nel mare e dove, secondo il mito tramandatoci da Omero, trova conforto e viene allevato nella loro grotta per 9 anni da due dee: Eurinome e Tethys (Tetide , non Nereide).

Allevato in una grotta in cui si rigenera

Toledo. Museum of Art. “Il ritorno di Efesto“.

Già qui sono presenti due elementi degni di nota.
Il primo è il numero 9, che richiama i 9 mesi di una gestazione completa, che come sappiamo egli non ha potuto completare dentro l’utero della propria madre.

Il secondo, viene allevato all’interno di una grotta, tema che ricorre in diversi miti, che sembra richiamare una sorta di utero rigenerante, una Vesica piscis di cristiana memoria, ovvero il Cristo, grazie a cui tutto torna a nuova vita.

Ma non solo, come al solito indizi interessanti ci vengono forniti dello studio etimologico dei nomi delle dee che si prendono cura di lui.
Eurinome che deriverebbe da eurinom, che vuol dire allargare, dilatare (nel senso di crescita) e da Tethys, che significa nonna: in effetti ella é la sorella di suo nonno. Ma, secondo il vocabolario on line Liddell, Scott, Jones'  significherebbe colei che si prende cura, la nutrice.

Inoltre, durante il periodo in cui vive assieme ad esse, Efesto impara l’arte di lavorare il ferro che, è bene precisare, nell’era in cui Esiodo scrive la sua Teogonia, ovvero  l’8°-9° sec a.C., era la tecnologia all’avanguardia.

Egli ci viene descritto come colui che amava compiere il suo lavoro con estrema perfezione. Osserviamo che per lavorare con perfezione è necessario profondere molta concentrazione o come si dice ancora oggi,  bisogna focalizzare l’attenzione sul propio lavoro, richiamando quindi le immagini legate al fuoco ed al vulcano appunto.

Ma Efesto il cui nome, derivando dal verbo phaino che significa mettere in luce, far apparire, mostrare, far vedere, non era soltanto un’ingegnere od un ricercatore scientifico ante litteram, bensì colui che grazie alla sua intelligenza potremo definire oggi un illuminista.

Il portatore di una sapienza umana che sfida gli dei e la religione del tempo.
Infatti egli, rinnegato dall’Olimpo, mette in atto un piano che ha due obiettivi, risalire al cielo e vendicarsi della madre.

Efesto si vendica contro la madre

Vulcano (Efesto) Forgia le Saette di Giove (Zeus), Museo del Prado, Madrid.

Per far ciò, mette in atto un piano molto ben elaborato, caratterizzato da una progettualità accurata ed a lungo termine.
Dapprima si offre per costruire i troni agli dei.

Il trono, ricordiamo, è sì il simbolo della regalità ma in greco antico é molto simile al termine usato per indicare lo sgabello, cioè traion, come se la sua strategia consistesse nel mettersi apparentemente ai loro piedi con lo scopo di guadagnarne la fiducia.

Finalmente, grazie alla fama ottenuta presso dei dell’Olimpo, un giorno é proprio sua madre ad ordinargliene uno.


Ma quello che progetta e costruisce contiene una trappola.
Infatti appena la dea vi si siede, scatta un meccanismo che dapprima la lega con catene sottili e poi la solleva con l’intenzione di metterla al pubblico ludibrio di fronte a tutti gli dei.

Ironia della sorte è il fatto che il rinnegato, colui che è stato sciolto dal legame più forte, quello di una madre per un figlio, si vendica legandola, paradossalmente quindi, con un eccesso di legame.
Sintomatico anche il fatto che quando gli dei gli chiedono di liberare la madre, lui risponde con un “ma io non ho madre”, denotando anche  l’umorismo tipico di chi possiede una certa arguzia.
Inizialmente interviene il muscoloso Ares che tenta senza successo di liberare la madre.

Monaco di Baviera, Alte Pinakothek. Jacopo Tintoretto. "Venere, Marte e Vulcano"

Forse gli antichi greci volevano trasmetterci l’insegnamento che l’astuzia non si sconfigge con la forza bruta ma mediante un’altra astuzia.
Ed infatti intervenne il dio Dionisio che lo fa ubriacare.

Malgrado lo stato alterato, è ancora abbastanza lucido per ottenere un accordo od un compromesso a lui favorevole. Avrebbe liberato la madre, se gli dei avessero acconsentito di dargli in sposa la più bella di tutte: Afrodite.
Di questo rapporto nato non per amore, ma per costrizione e quindi infelice, ne parleremo più avanti, per adesso soffermiamoci sulla nascita di Ares.

(continua)

Per saperne di più:

  • Karoly Kerenyi - Gli dei e gli eroi della Grecia (1951, 1958, 1997 ed italiana  Saggiatore 2015)
  • Jean-Pierre Vernant - Mito e religione in Grecia antica 2009
  • David Miller - James Hillman Il Nuovo Politeismo - La rinascita degli dei e delle dee (prefazione di Henry Corbin) 2016
  • Louis Corman - Viso e Carattere . Edizioni Mediterranee 1985
  • James Hillman - Articolo di presentazione della Psicologia Archetipica scritto da James Hillman sul sito Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/psicologia-archetipica_%28Enciclopedia-del-Novecento%29/
  • James Hillman - Re-visione della psicologia Edizione Adelphi 1983
  • https://profcasillo.wordpress.com/110-2/eros-philia-agape-libido-viaggio-nelluniverso-concettuale-dellamore-da-platone-a-freud/
  • Il sito www.theoi.com la più ricca libreria digitale di libri e testi riguardanti la mitologia greca raccolta dalla biblioteca dell’università di Oackland e, adoperata da Nasa, e dalle università dell’MIT, Stanford, Harvard e Yale.
  • Omero: https://it.wikisource.org/wiki/Inni_omerici/Ad_Afrodite/Inno Inni omerici: Ad Afrodite.
  • https://www.hellenicgods.org/a
  • http://www.miti3000.it/mito/index.htm Mitologia e d’intorni
  • Periegesi della Grecia - Pausania. Download libero tramite https://www.liberliber.it/online/autori/autori-p/pausanias/
  • Jean Sinoda Bolen : gli dei dentro l’uomo (1994 Casa editrice Astrolabio)
  • Iliade di Omero inglese http://classics.mit.edu/Homer/iliad.html
  • Iliade di Omero https://www.poetryintranslation.com/PITBR/Greek/Iliad18.php#anchor_Toc239246225
  • Iliade di Omero http://www.perseus.tuf