Quando la violenza è silenziosa

di Grazia Maria De Maria. Non sempre la violenza è palese: a volte avviene attraverso una manipolazione perversa per svilire la persona, incapace di reagire

Quando la violenza è silenziosa
La psicoterapeuta Grazia Maria De Maria

Quando pensiamo alla violenza di una persona che si abbatte su un’altra, di solito immaginiamo atti lampanti e inequivocabili, maltrattamenti fisici e verbali, furia e sopraffazioni incontrollate. Eppure la violenza umana non è sempre manifesta, anzi in alcuni casi è controllata benissimo e assume forme silenziose e invisibili, persino agli occhi delle sue vittime.

L’abuso mascherato di un individuo ai danni di un altro è una realtà più diffusa di quanto comunemente si pensi, e spesso ha a che fare con un progetto inconscio di annullamento psichico nei confronti di qualcuno.

Esso si nasconde nelle relazioni molto strette come quelle intrafamiliari, lavorative, amicali, o nei rapporti di coppia dove può trovare un terreno particolarmente fertile. Attraverso molestie morali ben celate, che mirano al logoramento di una persona, si può arrivare al suo annientamento psicologico.

Un’ostilità sistematica e perversa

Al di là delle molteplici forme e circostanze in cui si può consumare questo tipo di distruttività, spesso le conseguenze più drammatiche hanno luogo su un figlio ad opera di un genitore o di un’altra figura di accudimento, oppure su un partner da parte dell’altro; ed è a questi ultimi che qui alluderò più spesso.

Chiunque può assumere occasionalmente un comportamento distruttivo, ma tutt’altra cosa è quell’ostilità sistematica, e dunque perversa, che produce esiti rovinosi su un’altra persona e senza che sia facilmente individuabile il nesso tra il suo deterioramento psicofisico e l’azione devastante di cui è vittima.

L’inafferrabilità è tra gli aspetti più insidiosi di un tale sopruso che si consuma inesorabilmente nelle pieghe più recondite del nostro tessuto sociale, mentre la collettività ne resta per lo più ignara. Eppure si tratta di una aggressività potente, in grado di minare l’identità di una persona, di distruggere legami profondi attraverso triangolazioni micidiali e di guastare l’equilibrio di intere famiglie.

Il manipolatore perverso

Quando la violenza è silenziosa
Foto di Sammy Williams da Pixabay.

La violenza silenziosa nasce da una particolare configurazione psicologica dell’abusante che, pur non essendo considerato dagli altri una persona patologica né tantomeno pericolosa, adotta – alquanto indisturbato – un comportamento di fatto spietato.

Dal punto di vista clinico la figura del ‘manipolatore perverso’ – che sfugge ad una categoria nosografica precisa – si dispone, in modo approssimativo e a seconda della gravità, lungo un continuum psicopatologico che va dal disturbo narcisistico di personalità fino al cosiddetto ‘narcisismo maligno’ per poi sconfinare nel disturbo antisociale di personalità.

A questi profili si possono combinare ulteriori tratti disfunzionali come quello borderline, paranoide, eccetera; tuttavia, al di là delle diversificazioni e del grado di patologia, è possibile individuare diverse caratteristiche della manipolazione morbosa partendo da alcuni criteri che classificano il narcisista patologico.
Quest’ultimo si caratterizza per mancanza di empatia, incolmabile bisogno di riconoscimento e ammirazione, pervicaci idee di grandiosità, avversione per le critiche e per l’assunzione di responsabilità delle proprie azioni.

Il fascino del narcisista patologico
Ad una osservazione superficiale, l’individuo con questo tipo di personalità può farsi notare per alcune doti come il fascino, l’intuito, la socievolezza; in realtà il suo nucleo basilare è rappresentato da una radicata anaffettività, dalla esigenza di sfruttare gli altri per i propri bisogni di riconoscimento e dalla propensione a soddisfare i propri impulsi di sadismo e predazione.

Inoltre, quanto più il narcisista è perverso, tanto più mira a veicolare angoscia nelle sue vittime, delle quali può diventare da un lato una sorta di parassita emotivo e dall’altro una regolare fonte di afflizione.
Alla base di questo assetto di personalità coesistono tormentosi sentimenti di vuoto insieme a profondi vissuti di insicurezza e diffidenza, pur camuffati. Le cause possono essere differenti e complesse, da una carenza a un eccesso di attenzioni ricevute, ma hanno comportato in ogni caso ferite precoci e ingenti al valore della persona compromettendo la sua autostima e un sano senso di sé.

Il soggetto narcisista, infatti, è asserragliato in una organizzazione psichica fondamentalmente difensiva che gli impedisce di aprirsi ad una esperienza affettiva autentica – anche se spesso finge l’opposto – e di coinvolgersi in qualsiasi tipo di relazione se non superficialmente e che, infine, lo porta a svalutare chiunque pur di procurarsi una buona stima di sé e di sentirsi superiore e ammirato.

La violenza silenziosa in azione

Quando la violenza è silenziosa
De Niro, qui con Ellen Barkin e Leonardo di Caprio in “Voglia di ricominciare”, un orco travestito da salvatore.

La manipolazione perversa si svolge per mezzo di attacchi costanti alla integrità, alla dignità, al valore di una persona attraverso modalità oscure che si sottraggono allo sguardo diretto di chicchessia.

Tanto tali aggressioni sono indirette e implicite, tanto sono sistematiche e ostinate e hanno alcuni aspetti ricorrenti: la ricerca e l’abuso di potere, il rifiuto del confronto diretto, la squalifica, la menzogna, l’irrisione e il controllo dell’altro, l’uso di tattiche per isolarlo e screditarlo. Inoltre la comunicazione viene disseminata di sottintesi, battute destabilizzanti, silenzi inspiegabili, informazioni ambigue o parziali.

Affermazioni squalificanti senza diritto di replica
Non di rado le affermazioni del manipolatore hanno un doppio significato, oppure le sue accuse sono espresse in modo indiretto, il che priva l’altro della possibilità di replicare in modo efficace o eventualmente di discolparsi; se infatti lo facesse, oltre a risultare facilmente esitante o inopportuno, potrebbe essere ulteriormente attaccato e criticato per aver frainteso, esagerato, polemizzato. D’altra parte non replicare all’attacco comporterebbe un disagio morale ugualmente intenso. Perciò, non vi è soluzione.

Inoltre, tra le armi del manipolatore vi è all’occorrenza anche l’autocommiserazione che alimenta il senso di colpa nella vittima disarmandola definitivamente.
Per esempio, se quest’ultima in un momento di esasperazione particolare esplodesse in una rabbia momentanea, il manipolatore la utilizzerebbe prontamente come la prova inconfutabile della sua cattiveria o follia; la vittima in tal modo precipiterebbe in una condizione ancor più penosa poiché – già molto provata – si vedrebbe accusata di qualcosa che effettivamente ha commesso e in più ne avvertirebbe tutta la colpa.

E ciò può accadere senza che il regista del misfatto si assuma la benché minima responsabilità. Anzi, circostanze del genere sono particolarmente appaganti per il narcisista patologico che raggiunge così uno dei suoi obiettivi primari: sancire la colpevolezza della sua vittima.

Rendere la vittima colpevole

Patrick Bergin, marito affettuoso di Julia Roberts in “A letto con il nemico”, si rivela violento e ossessivo compulsivo.

Quando il manipolatore riesce nel suo scopo più ambito – quello appunto di far comportare la sua vittima in modo condannabile – dal suo canto può scaricare la sua aggressività in modo più scoperto oppure può puntare a fare il magnanimo soccorritore di chi oramai ha perso il senno…

Nondimeno, è proprio in momenti come questi che egli raggiunge segretamente l’apice della soddisfazione.

In dinamiche del genere la confusione si somma via via a distorsioni pregresse producendo una rete mortifera dalla quale la vittima non sa districarsi, sempre più disorientata su quel che sta accadendo e spesso addossandosi le colpe, mentre il manipolatore smorza via via la sua energia vitale.

Tutto ciò è condotto in modo così abile e “misurato” da lasciare sempre in dubbio la vittima se non sia lei ad interpretare gli avvenimenti in modo malevolo oppure non abbia una suscettibilità esagerata e così via.

Di fatto, uno dei tratti distintivi di una tale violenza è la sua indicibilità: la vittima allorché decidesse di descrivere un dato episodio si troverebbe sempre in uno stato di confusione, indecisa se l’abuso abbia effettivamente avuto luogo o non sia il frutto di una propria ricostruzione. A volte l’esito è quello di un terribile annientamento morale e senza che le persone più prossime si accorgano di quanto stia accadendo.

Quando il lupo si traveste da agnello

Quando la violenza è silenziosa
In “Grâce à Dieu” il carnefice è un ecclesiasta che abusa dei bambini raccontando che sono prescelti da Dio.

Ma, quando pure la vittima, snervata ed esaurita, provasse a rappresentare il suo disagio ad un altro, nella maggior parte dei casi si ritroverebbe di fronte qualcuno incapace di riconoscere la portata del misfatto e che, tutt’al più, proverebbe a tranquillizzarla con l’effetto di sminuire l’accaduto.

Ciò si verifica perché il cosiddetto ‘manipolatore affettivo’ è un sofisticato esperto del travisamento, in grado di dissimulare talmente bene le sue prevaricazioni da riuscire anche a dare una irreprensibile impressione di sé.

Pertanto, ogni tentativo di chiarimento è destinato a un insuccesso per la vittima, la quale è sotto scacco e non ha via d’uscita, se non la netta separazione dal suo carnefice; ma la contraffazione ripetuta cui è sottoposta le impedisce di comprendere cosa stia realmente accadendo e quindi è molto difficoltoso per lei uscirne.

(1a puntata – continua)

Per saperne di più:
di Grazia Maria de Maria:
Otto Kemberg, Relazioni d’amore. Normalità e patologia, Raffaello Cortina, 1996
– Kemberg, Aggressività, disturbi della personalità e perversioni,  1996

Grazia Maria De Maria
Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia della Gestalt, Practitioner in EMDR, Supervisore, Psicologa Clinica, vive e lavora a Roma. Ha ideato e conduce workshop e corsi tra cui “Le ferite nascoste. Liberare le parti negate della propria personalità”, “A colloquio con il corpo, ovvero alla scoperta di sé”, "Colloqui di ben essere". Ha pubblicato vari articoli e saggi sulla psicoterapia, sulla psicopatologia, sulla società contemporanea. e-mail: gracegmgm278@gmail.com