Tutti gli amori di Afrodite

La mitologia greca e i suoi archetipi

Tutti gli amori di Afrodite

di Massimo Biecher. Ritratto attraverso l'etimologia del nome, la mitologia e le rappresentazioni artistiche di una dea che rappresenta importanti aspetti dell'animo umano

Nella prima parte di questo articolo, abbiamo visto quali sono presupposti teorici che sorreggono questo studio su Afrodite. Ovvero come dietro alla mitologia greca, in passato troppo sbrigativamente liquidata come una forma di religiosità acerba, si celerebbe anche la rappresentazione metaforica delle forze inconsce che agiscono all’interno di ciascuno di noi. Impulsi spesso irrazionali ed apparentemente inspiegabili troverebbero invece la loro fonte archetipica nelle vite dei mithoi.

Proseguiamo adesso addentrandoci più approfonditamente sugli aspetti della cosiddetta dea dell’amore e delle influenze che questa antica divinità ancora oggi avrebbe dentro di noi.

Analisi etimologica del nome di Afrodite
Grazie all’analisi etimologica del nome della dea, rinverremo alcuni indizi che ci condurranno alla scoperta di alcuni tratti di personalità legati alla sua figura e quindi, per corrispondenza analogica, ci indicheranno alcune proprietà relative all’archetipo di cui lei è l’impersonificazione.

Per cominciare osserviamo che (ἄφρον) aphron, significa dissennatezza e stoltezza, termini che si addicono bene ad alcuni comportamenti impulsivi e passionali che sono costati cari alla dea.

Questa interpretazione non dev’essere poi così lontana dalla verità, se pensiamo che in Mesopotamia la dea equivalente ad Afrodite/Venere, veniva chiamata Astarte (Astoreth o Ishtar), donna rappresentata nelle statue dai fianchi larghi (forse per ribadirne la fertilità) e dotata di mezzaluna sulla testa (simbolo di ricettività, ascolto, empatia e capacità di comprendere).

Venere e Marte, la Bella e la Bestia

Sandro Botticelli, Venere e Marte (1482-1483).

Ebbene Astarte, in greco significa l’instabile, che quindi, oltre a confermare la precedente investigazione, ci fa venire in mente alcuni versi del Rigoletto: “la donna è mobile qual piuma al vento“, riferiti non tanto alla donna in sé, quanto all’emotività femminile che appare incomprensibile ad una mente razionale. Ma questa sua volubilità, questa sua passionalità istintiva ci viene confermata da un racconto che la riguarda direttamente.

Sposata con Efesto, uomo non bello, storpio, ma dotato di intelligenza non comune, tanto da essere rinomato per la sua capacità a dominare quelli che ai suoi tempi erano le tecnologie all’avanguardia, metallurgia e meccanica per intenderci, prende come amante un guerriero bello e muscoloso, il fratello di Esfesto, il dio Ares (Marte per i romani).

Senza entrare in ulteriori dettagli che sveleremo quando parleremo prossimamente di Ares e di suo fratello, quest’ultimo in tutto e per tutto il complementare del primo, la tresca viene smascherata. Interessante notare che da questo rapporto, tra una dea bella e sensuale ed un energumeno sanguigno e violento, nascerà Armonia (Ἁρμονία) che significa unione, concordia, giusta rispondenza delle parti al tutto, simmetria, proporzione, quasi ad intendere che dall’unione degli opposti, non può che svilupparsi qualcosa di armonico, qualcosa che ci ricorda il simbolo dello Ying e dello Yang.

Amore è passione ma anche spirito di servizio
Ma non solo. Andando più a fondo nella ricerca delle radici del termine Afrodite osserviamo che:
♥ φρονέω - phroneo significa “pensar bene”, “essere saggio”, “giudizioso”;
♥ φροντίς - phrontis significa “sentimento d’animo”, “pensiero”, “cura", “premura” “inquietudine”;
♥ φροντίζω - phrontizo significa “prendersi cura”, “darsi pensiero”, “preoccuparsi”.

la statua di Afrodite di Capua (Museo archeologico di Napoli).

Ricordiamo qui che in greco la lettera α - alpha, ha sia valore privativo, ma anche estensivo, cioè ne aumenta il valore, mentre altre volte ha valore eufonico ovvero, non altera il significato della parola.

Pertanto, colei che a causa dei precedenti condizionamenti culturali, siamo abituati ad immaginare solamente come la dea dell’amore carnale, della lussuria, è in realtà anche la portatrice delle caratteristiche di un amore più maturo, che si prende cura dell’amato (figlia/o o compagna/o che sia), che si affligge e che ha premura per lei/lui.

Pensiamo per esempio, alla cura ed alla passione con cui infermiere ed infermieri accudiscono i malati che gli sono stati affidati. L’archetipo di questo spirito di servizio proviene da qui, come pure il prototipo del cosiddetto Amor cortese, quello che nobilitava il cavaliere medioevale.

La rappresentazione
Nelle statue e nelle rappresentazioni sui vasi di provenienza sia ellenica che romana, la dea è la raffigurata principalmente come modello di bellezza. Ma questa bellezza non è casuale: essa è il frutto di un amore materno (il Mare) che l’ha nutrita ed accudita.

È rappresentata in alcuni affreschi o vasi, i cosiddetti Crateri, mentre nasce perfettamente formata da una conchiglia che a nostro avviso indicherebbe che l’amore è prima di tutto protezione, prendersi cura di una creatura, coltivare un essere che sta crescendo.

È altrettanto utile per la nostra analisi osservare cosa avviene subito dopo la sua nascita, che fa riferimento al momento dell’uscita dall’acqua del mare (chissà se la leggenda facesse riferimento proprio al liquido amniotico).
Secondo il racconto di Esiodo, apprendiamo che dove la dea posava i piedi cresceva una tenera erba. Sembra che il poeta greco ci stia suggerendo che la presenza di Afrodite sarebbe vivificante, una sorta di dispensatrice di energia fertile.
L’amore infatti ravviva, fa sentire i brividi dentro, fornisce alla vita uno scopo per cui essere vissuta, mentre é facile trovare l’associazione che c’è tra energia fertile e l’amore indirizzato alla procreazione della specie.

Gli Eroti

Afrodite, anfora del Pittore di Afrodite (Museo archeologico di Paestum)

In un vaso esposto al museo di Paestum Venere in particolare, la dea è rappresentata mentre al suo passaggio la vegetazione cresce rigogliosa. Inoltre la dea è circondata da due Eroti (plurale di Eros), rappresentati come giovani dotati di ali, figure che ci ricordano quelle che nei tempi successivi verranno chiamati i putti.

Ma di Eroti in realtà, a seconda della tradizione, se ne contano fino a 5 e sono molto importanti per fornire ulteriori indizi riguardo alle sfaccettature di cosa sia l’archetipo dell’amore.

Per quanto riguarda queste figure rammentiamo, come spesso accade nella mitologia greca, che le varie fonti letterarie non facevano altro che trascrivere in versi o in prosa precedenti tradizioni orali provenienti da varie parti dell’antica Grecia. Tradizioni che venivano coltivate all’interno delle famiglie e comprendevano leggende non molto dissimili alle odierne favole, che infatti venivano raccontate ai più piccoli per trasmettere quindi, tradizioni, religione, valori ed etica.

È questo il motivo per cui le descrizioni spesso divergono e nel nostro caso, abbiamo contato fino a ben 5 accompagnatori di Afrodite. Ma è proprio da questa molteplicità di fonti che ci riusciamo ad ottenere un quadro più ricco e completo.
Secondo Omero ed Esiodo appena Afrodite mise piede sulla terra ferma fu accompagnata da due personaggi, gli Eroti o gli Erotes appunto.

I loro nomi sono Eros (Ἔρως) ed Imero (Ἵμερος) che, pur se scritti in maniera diversa, foneticamente sono molto simili, ma i loro nomi descrivono invece qualità opposte.

Secondo altre fonti invece, tra gli Eroti si annoverano anche Anteros (Αντερως), Hedilogo (Ἡδυλογος) e sono stati rinvenuti alcuni vasi sui quali tra gli Eroti vi erano anche dipinti personaggi come Ermafrodite (Ἑρμαφροδιτος) , Imeneo (Ὑμεναιος) e Pothos (Ποθος).

Desideriamo ribadire che al di là della discordanza delle tradizioni, in altri testi vengono citati come figli della dea stessa: ci riferiamo per esempio ad Ermafrodite, l’analisi dei loro nomi comunque ci forniscono indizi molto interessanti per la nostra ricerca.
(seconda puntata - continua)

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