Aurobindo: L’uomo di domani

Gli insegnamenti di un grande maestro spirituale

Aurobindo: L’uomo di domani

di Maurizio Falcioni. Come attivare il processo di risveglio secondo il guru indiano sri Aurobindo, trovare la luce interiore e superare la mente "inferiore", per accedere allo spirito 

Il mistico indiano Sri Aurobindo sviluppa il suo insegnamento nel concetto di integrazione. Non dobbiamo credere che il mondo spirituale sia così lontano dalla realtà ordinaria, quest'ultima è in verità integrata all'interno dei cosiddetti mondi.

Inoltre Aurobindo ci dice che ogni cosa si trasmette per contagio, non solo un virus ma anche le facoltà e le conoscenze di un maestro. Egli sottolinea che possiamo essere contagiati da ciò che ci somiglia. Nulla può entrare nella nostra “casa” se noi restiamo vigili all'interno della stessa.

Nel linguaggio onirico la casa rappresenta il corpo fisico, le stanze invece sono i piani di coscienza che attraversiamo durante il sonno. Quante persone possono definirsi realmente risvegliate al modo della coscienza? Dunque sono pochissime quelle autenticamente vigili nella propria “casa”, cioè all'interno del corpo fisico. Questo stato di presenza non solo ci permette di sentire la struttura cellulare, trascende l'aspetto sensoriale disperdendosi nella sorgente della vita.

Un "contagio" che attiva il processo di risveglio
Quando ci avviciniamo ad un maestro illuminato,
possiamo essere contagiati da una risonanza. Questo contagio, questi anticorpi spirituali, sono in grado di attivare il processo di risveglio. Ciò accade se siamo pronti a ricevere il messaggio, quella particolare frequenza. Potremmo ad esempio sforzarci di leggere e meditare sulle indicazioni di una guida per lungo tempo senza ottenere alcun risultato, ma preparando il terreno perché questo possa avvenire.
Quando saremo pronti, il mondo del sonno, fino a quel momento vissuto in modo inconsapevole o con sprazzi di coscienza, si aprirà a noi con maggiore facilità. “L'occhio dello Yogi vede”, dice il maestro. Vede attraverso la coscienza, in una totale simbiosi con il mondo interiore senza più quel confine che separa la veglia dal sonno.

Noi siamo viziati da una routine che si autodefinisce normale, ciò che però viene dimenticato è che il corpo ha una funzione marginale nel mondo della coscienza, e noi siamo pura coscienza che si ricorda lentamente di sé. Lo dimostra proprio il fatto che mentre dormiamo ci dimentichiamo del corpo. Non siamo in “casa” neppure al risveglio mattutino, quando crediamo di essere vigili e presenti. Dunque, ciò che definiamo routine è un processo ipnotico.

L'attivazione dei centri energetici
Come uscire da questo incantesimo e chi lo sta perpetrando?
L'oblio nel quale siamo caduti e dove siamo prigionieri appare alla coscienza come un luogo saturo di contaminazioni.

L'ignoranza degli uomini è l'elemento principale di questo oblio. Essa nutre quella parte conosciuta dai mistici che si posiziona nelle zone inferiori del corpo, quei centri adibiti alla competitività e alle pulsioni.

Nello Yoga questi centri energetici vengono purificati e per così dire, attivati come delle vecchie turbine arrugginite.

Il primo, il secondo e il terzo di questi, rappresentano il legame con la materia e con la densità del corpo fisico, ma si fanno anche mediatori delle facoltà psicologiche che ci permettono di agire su un piano di realtà ordinario. Se questi centri energetici non vengono attivati correttamente e nel caso in cui si generasse uno sbilanciamento, potrebbero nascere dei problemi.

Nel percorso di crescita e sviluppo di un individuo, tale decentramento, rifugiarsi quindi nel mondo dello spirito, rappresenta quello che viene definito un bypass spirituale. Lo stesso accade nella condizione inversa, quando il rifugio diventano le dipendenze dai piaceri del mondo cosiddetto, vitale inferiore.

Quando queste “formazioni” o centri energetici, sovrastati dai pensieri e dalle abitudini scomposte, coagulano, rendendo l'energia più densa, ad ogni nostro tentativo di liberazione, risponderanno con quello che Sri Aurobindo chiamava “uomo di dolore”. Un'entità energetica che ha dominio sulla mente. È quello che la traduzione occidentale del maestro Eckhart Tolle definisce corpo di dolore.

Divenire consapevoli di tale meccanismo ci spinge verso un'evoluzione, proprio perché il gioco delle parti, ripetendosi centinaia di volte ci permetterà di vedere con sempre maggiore chiarezza quale sia la strada da percorrere e quale invece quella da evitare.
Oltretutto queste forze contrarie con le quali ci identifichiamo nascondono tutto ciò che non vogliamo vedere, divenendo una profonda ombra oscura che ci separa dagli spazzi liberi della coscienza.

La ricerca della guida interiore
Il cammino interiore necessita dell'ausilio di una piccola luce, percorrerlo al buio non è possibile. Questo chiaramente ci permette di capire che solo coloro che hanno trovato questa luce possono incamminarsi verso l'interno.

Non si tratta di aver raggiunto una particolare meta, più che altro questa luce rappresenta una guida interiore che ci spinge verso l'interno, nelle viscere del grande mistero. Potremmo vederla come una forma di ossessione creativa o come amavano definirla i latini, un genius interiore, il daimon dell'antica Grecia.

Il mondo del vitale, quello dove gli uomini si combattono l'uno contro l'altro e dove inventano strategie per raggiungere vertici di potere, è solo una piccola porzione della coscienza, quella, potremmo dire, di minore importanza, ma la più in voga, la più riconosciuta e celebrata dall'essere umano. Radicarsi nel mondo degli uomini alla luce del sole ci appare come la cosa più semplice da fare, ma quando il vitale ci presenta il conto veniamo catapultati nel buglio di un'oscura spelonca, all'inizio di un viaggio interiore dove nessuna luce del sole sembra illuminarci.

L'essere umano sta lentamente oscurando la sua natura più elevata, assuefatto ai piaceri provenienti dai mondi inferiori del vitale che lo avvolgono in poderose spire. Le grandi difficoltà che si incontrano nel momento in cui riconosciamo di appartenere ad una realtà spirituale, oltre la dimensione pulsante dei piaceri, rappresentano l'ostacolo più grande che nella maggior parte dei casi ci impedisce di accedere al vasto mondo della coscienza.

Restiamo dunque impigliati nella rete della mente, in quella che Aurobindo chiama la prima mente, governata da leggi fisiche dove ogni effetto proviene da una causa inequivocabile. Successivamente a questa, dopo aver riconosciuto i limiti fisici che governano la natura del corpo, l'uomo si è cristallizzato in una seconda forma mentale, la quale è per sua natura amorale. In questo substrato mentale, il dominio del più forte è scandito dalla capacità di attuare strategie al fine di ottenere potere. L'ultima mente - cioè la sopra mente - dice Aurobindo, è quella che trasformerà gli uomini in esseri dhammici, vale a dire, naturalmente morali.

Come accedere alla sopra-mente
Lungo è il cammino per raggiungere una massa critica di cambiamento e l'apertura definitiva dell'uomo alla coscienza. Per il momento attraversiamo la desolazione della mente inferiore con le sue proprie leggi, regolate da un ordinamento giuridico ma sotto al quale domina un desiderio intrinseco di potere e godimento.

L'uomo che si mostra alla massa, oggi, dimostra di aver raggiunto un dominio sulla materia seguendo ciò che la materia gli comunica, ma escludendo a priori quello che invece giunge dallo spirito. Quest'ultimo è troppo lontano per generare un appagamento sensuale alla mente dell'uomo affamata e bramosa di piaceri.

È dunque la rinuncia, l'arrendersi, l'abbandono a tale contaminazione che può permetterci di accedere alla sopra-mente? Rifugiarsi in un eremo o in un monastero e seguire un estenuante disciplina monastica con lo scopo di trascendere la materia? A cosa dobbiamo veramente rinunciare? I piaceri sono come un mare infinito che ci domina ogni giorno e molti di questi stanno diventato vitali all'interno della piccola prigione nella quale ci stiamo rinchiudendo.

C'è bene nel male e male nel bene
In realtà viviamo immersi in un ordine dove non esiste una causalità vera e propria. Nel suo libro Il karma e il significato della rinascita Aurobindo ci ricorda che in questo mondo è più probabile che ci sia del bene nel male e del male nel bene, tutto è il contrario di tutto e comprenderlo significa vedere la natura stessa che lo muove.

Questo è forse il modo migliore per navigare tale densità senza alcun prurito spirituale, perché tale è la natura che si vede nell'uomo e non c'è alcun segnale ad indicarci che questa possa essere regolata in tempo reale da una giustizia divina.

Dunque siamo noi artefici della nostra sorte, siamo responsabili degli effetti che i nostri atti causano nel mondo e nello stesso tempo siamo i giudici che impediscono agli uomini di agire. Lo abbiamo visto più volte ripetersi con le guerre e i genocidi. Gli ideali possono distruggerci o possono salvarci, non esiste moralità in un ideale o al contrario può esserci la più alta forma di moralità.

Lo psichiatra Wilhelm Reich nel suo celebre libro L'assassinio di Cristo parla della peste emozionale, la stessa che portò i discepoli a tradire Gesù. Egli fu crocifisso. Questo per gli uomini di quel tempo era cosa giusta. La legge che li governa fa giustizia del giusto. Non esiste un regolamento superiore all'infuori della giurisprudenza che possa contrapporsi alle dinamiche innaturali e amorali mosse dalla mente umana. Il mondo ha bisogno di un Cristo che non venga più crocifisso. Una massa sopra-mentale di nuovi uomini che lasciati liberi di agire acquistino potere sulla materia per operare a favore di forze spirituali in un ordine morale e costituzionale.

Queste nuove forze, risvegliate dall'interno della coscienza e fatte uomo si contrapporranno alle altre che detengono il dominio. Fu lo stesso Aurobindo, fedele alla sua origine di rivoluzionario, ad affermare l'importanza di un'azione mirata a contrastare il nemico in ogni modo possibile, e lo stesso affermò in seguito che lo scontro tra gli alleati e le truppe di Adolf Hitler erano in sostanza due facce di una stessa moneta.

Superare la mente inferiore

All'interno del mondo inferiore del vitale i cicli si ripetono dando vita a conflitti tra potenze dove la stessa sostanza si mostra una in opposizione all'altra, il bene contro il male, figli di una stessa madre. Soltanto il passaggio oltre la mente inferiore, ci ricorda Aurobindo, potrà generare il super-uomo. Una mente unica e in unione con il divino. L'uomo nuovo segue la legge ed è portatore di una moralità cristallina, senza alcun dubbio né godimento che venga a dissuaderlo.

Questo futuro utopico causa di scetticismo da parte di molti intellettuali, per altri, fedeli al richiamo spirituale, sembra essere invece reale e tangibile nelle evidenze che si manifestano attraverso la crisi globale che sta coinvolgendo l'intera umanità.
Sentire è la parola d'ordine per comprendere ciò che sta accadendo e la scelta diviene fondamentale per garantirsi uno spazio umano dove poter fare esperienza.

La figura storica di Sri Aurobindo non è solo legata al guru spirituale che oggi più che mai è così in voga sui social. Questo maestro è l'unione tra Oriente e Occidente, è stato un rivoluzionario scampato alla pena di morte, grazie a lui possiamo comprendere meglio il processo integrale dello Yoga. Non si tratta di una passeggiata oltre ciò che definiamo realtà ma un'integrazione dei mondi che definiscono ciò che è reale. Non si tratta di fuggire ma di esserci completamente.

Per saperne di più:
sri Aurobindo. "Il karma e il significato della rinascita" - ed. Ubaldini