Il Lockdown, un acceleratore tecnologico

Con il lockdown abbiamo scoperto la comunicazione online

Il Lockdown, un acceleratore tecnologico

di Sergio Ragaini. Se la pandemia ha limitato le relazioni, ha rilanciato l’uso dei mezzi virtuali di comunicazione. Ora i due mondi coesisteranno, permettendo il meglio

Il Lokdown un acceleratore tecnologicoQuesto periodo storico di pandemia è stato un vero acceleratore verso il futuro. Il Lockdown ha permesso, infatti, un’espansione senza precedenti della tecnologia.

In una Nazione che non sempre l'ha vista in maniera positiva, ha di colpo subìto una fortissima accelerazione, lanciando tutti noi in una nuova era, fatta di tecnologia, di potenza di comunicazione, di rapporti virtuali.

E tutto questo continuerà. Il bello è anche questo: il processo iniziato andrà avanti ed è bello che sia così. Come diceva anche il Maestro Zen Vietnamita Thich Hnat Hanh, è proprio dal fango che il fiore di loto può sbocciare.
In questo caso, il fango che ha generato tutto questo, il periodo oscuro che abbiamo appena vissuto, ha fatto sbocciare nuove luci tecnologiche. E quelle sono tra noi, e lo rimarranno.

Internet, la più grande invenzione del XX secolo
Ma andiamo per gradi: il processo era iniziato da tempo, sin dagli albori della rete internet, la “rete delle reti”. Infatti, non si tratta di una rete, ma di uno standard (un protocollo, per dirlo in termini informatici) per far parlare tra di loro diverse reti, per metterle in comunicazione.

E questo standard ha permesso davvero cose che erano incredibili, impensabili sino al passato prossimo. Internet è stata una delle più grandi invenzioni dell’umanità e la fine del XX secolo sarà forse ricordata proprio per questo.

A dire il vero, in quella fine del XX secolo, le connessioni erano approssimative, lacunose, difficili spesso da attuarsi, almeno come si sarebbe voluto che fossero. Ricordo ancora le connessioni con un modem, che cadevano ogni istante o quasi, i download che duravano giorni e giorni, per cui si installavano software che permettevano di riprenderli “ad libitum”.

I primi difficili tentativi pionieristici

Il Lokdown un acceleratore tecnologico

I primi computer

Ricordo i tentativi di trasmettere con immagini, che si affossavano in poche righe colorate sullo schermo, che volevano dipingere volti improbabili, che potevano sembrare piuttosto qualche quadro del mondo pittorico divisionista.

Ricordo la posta elettronica, la “magia” del momento, che era scaricabile solo in determinati orari, altrimenti i server erano pieni e si riceveva un messaggio di errore..

Eppure è stato da quegli inizi che la tecnologia internet è fiorita in maniera sempre più luminosa. È stato grazie a quegli esordi pionieristici, che i più giovani non hanno nemmeno nella loro mente, almeno quella conscia, che tutto ha preso forma e sostanza, sino al mondo attuale.

Un mondo che, sempre più, vede quella che si chiama “ultra mobilità”: una parola per affermare che, oggi, si è sempre connessi. Grazie anche a smartphone che, ben lontani dai telefoni cellulari della fine del ventesimo secolo, grossi e macchinosi, possono fare sempre di più quello che possono fare i computer, compresa la scrittura con software di riconoscimento delle parole e addirittura della voce, sempre più performanti.

Oggi, uno smartphone si usa in auto in auto come se lo si tenesse in mano: applicazioni come “Android auto” permettono davvero tutto: addirittura di “ascoltare” i messaggi su dispositivi di integrazione, presenti su sempre più auto nuove (anzi, praticamente su tutte!). E di rispondere semplicemente dicendo “rispondi” e registrando il proprio messaggio: ci pensa il software annesso a convertire tutto in parole. Ecco, il Lockdown è stato un acceleratore tecnologico.

La tecnologia sembra fantascienza

Il Lokdown un acceleratore tecnologico

Tutti in videoconferenza. Foto di Lynette Coulston da Pixabay.

Tutto ciò appare ancora fantascienza e il fatto che queste tecnologie non siano perfette è anche bello, vuol dire che ancora c’è da fare: il cammino della ricerca e dello sviluppo non finisce mai. E, se molto è stato fatto, moltissimo c’è ancora da fare.

Tuttavia, la cosa positiva su cui porre l'accento è l'ubiquità della tecnologia: vale a dire, grazie ad essa tutto è indipendente dalla posizione geografica e dalla fisicità spazio-temporale.

Grazie alla rete possiamo, in un istante, essere ovunque, parlare con chiunque, comunicare in modo simultaneo idee e concetti. Possiamo collegarci in videoconferenza con persone che si trovano dislocate in luoghi fisicamente diversi e sentirli come se tutti fossero lì in quel momento. Possiamo essere da più parti in un istante, semplicemente con un clic.

Insomma: per dirla in termini quantistici, ci troviamo quasi in un campo d’informazioni dislocato in uno spazio-tempo diverso, quasi parallelo. Uno spazio-tempo alternativo, che non è quello che tocchiamo con mano, ma è altro. Un campo di informazioni dove tutto è qui ed ora, nello stesso momento, nello stesso istante.
Questo campo di informazioni universale è qui. Indipendentemente dalla dislocazione. E cosa di meglio per uno sviluppo esponenziale di queste tecniche che non trovarsi in una sorta di spazio-tempo sospeso, dove tutto appare fermo?

Esplorare mondi paralleli

Milano. Roberta Pedretti, di JoyMoves,  fa lezione usando una piattaforma online.

Fermando il tempo in un istante si esplorano mondi paralleli: forse questa esplorazione aveva bisogno di qualcosa che fermasse davvero il flusso delle cose, per entrare in un altro mondo, dove tutto era simultaneo.

Il lockdown è stato proprio questo: fermare le persone, la vita, le relazioni. Fermare il contatto fisico e lo spostamento con il nostro corpo. Ecco che era necessario trovare qualcosa di differente su cui basare le proprie relazioni. Anche solo per sopravvivere: infatti, noi siamo fatti per relazionarci e impedire le relazioni è come impedire la nostra vita.

Ora, però, il mezzo già c’era e ben rodato. Un mezzo dove già le cose erano possibili, dove già tutto era preparato per permettere contatti virtuali, che superassero quella barriera spazio-temporale che lega la nostra fisicità, permettendo di entrare in quel campo d’informazione universale che tutto connette.

E così, quello che era già da tempo utilizzato, ma che forse non decollava del tutto, ha preso finalmente forma e sostanza, ed è entrato definitivamente nelle nostre vite.
In quell'oscurità esterna senza vita, dove si perdeva la cognizione del tempo  si accendeva la rete, dove il tempo e lo spazio sono del tutto ininfluenti. Bloccando la fisicità, confinando le vite, negando le relazioni fisiche, si sono accese quelle globali e universali della rete, dove tutto era qui ed ora.

La didattica a distanza

Il Lokdown un acceleratore tecnologico

Scuole e atenei hannoo scoperto la didattica a distanza. Foto di Thumprchgo Pixabay

E questo ha coinvolto tutti, compresa quella “didattica a distanza” di cui spesso si parlava, ma che non era mai del tutto attuata. In quei mesi, dove quella tangibile era negata, quella virtuale ha scoperto in sé stessa enormi potenzialità.

Le lezioni online, ma anche i compiuti in classe da casa, erano diventati la norma, l'abitudine. E gli insegnanti hanno scoperto possibilità che prima apparivano impensabili.

Software quali google suite sono diventati abituali anche per coloro i quali non li avevano mai utilizzati. Ed era come essere in classe, o quasi: vedremo che poi questo “quasi” può, come spesso accade, un passo che può significare un mondo. Ma per il momento gustiamoci questo universo di suoni e colori che ci ha proiettati nell’incredibile.

Tante piattaforme per comunicare
Anche le relazioni virtuali hanno visto un’impennata. Alcune cose erano già utilizzate: WhatsApp permette delle ottime connessioni già da tempo, e già da tanto tempo permette chiamate in audio video. Queste, con connessioni sempre più veloci (soprattutto grazie alla tecnologia di trasmissione 4G), sono divenute sempre più tangibili.

Ebbene: queste sono state utilizzate in maniera davvero “massiva”, sapendo che era bello potersi vedere anche se non ci si poteva toccare. Comunque ci si vedeva e sentiva e si poteva mostrare anche il mondo attorno a noi.
In questo periodo in molti abbiamo ritrovato persone che non vedevamo da anni e che di colpo erano lì, vicino a noi. Un bellissimo esempio di uso intelligente della tecnologia. Che è stato meraviglioso percepire appieno.

Al noto WhatsApp si è affiancato sempre di più anche Telegram, servizio di messaggistica potentissimo per il gruppi, che permette a tutti i nuovi entrati di vedere quanto è stato fatto in precedenza (cosa impossibile con WhatsApp), di nascondere i numeri di telefono, e di accedere ad una directory globale. Molte più possibilità per la comunicazione allargata, insomma!

Anche i meeting e le conferenze hanno avuto uno sviluppo notevole. Molti già facevano, in passato (soprattutto, ovviamente, nel recente passato), già da alcuni anni, conferenze online, in particolare da pagine FaceBook o da canali YouTube.

Abbiamo scoperto lo spazio-tempo virtuale

Foto da Pixabay.

Ecco: in quel momento, dove era negata la possibilità di conferenze con il pubblico, quelle virtuali hanno toccato il loro apogeo. Le pagine FaceBook e gli account YouTube erano pieni di immagini, di suoni e di persone che, a casa propria, parlavano con il mondo. Parlavano ad una platea che non vedevano davanti a loro ma che nondimeno era lì, ad ascoltarne le parole.

Tutto ciò si è esteso anche a cose impensabili in passato, quali lezioni ginniche e simili. Alcuni trasmettevano esercizi fisici, da fare comodamente a casa propria.

E nello stesso tempo, in tutto questo, si sperimentava la “simultaneità senza volto”, se così possiamo definirla: con noi c’erano altre persone che non vedevamo e chi parlava non sapeva a chi realmente stava parlando: lo faceva proprio in uno “spazio virtuale”, ad un “mondo virtuale” fatto di compresenza, anche di empatia e di emozioni. Che cancellavano, forse, la disperazione e la profonda tristezza che molti provavano, che per molti sconfinava anche nella paura: che, ammetto, io non ho mai avuto. Per me “buona” solo la tristezza, buono lo sconforto, illuminato dalla rete.

Software quali Zoom per le conferenze e i mteeting sono divenuti abituali, parte delle nostre vite quotidiane. Per le scuole più utilizzato Google meet. Questi software sono facilissimi da usare: basta un numero di meeting (o un link) e una password ed eccoci lì, con altri che vedevano anche, con cui parlavamo. E la sensazione della compresenza, dell'ubiquità erano lì, in tutta la loro bellezza.

I limiti delle piattaforme
Una bellezza, tuttavia, che aveva i suoi limiti. Che è facile evidenziare. Infatti, noi esseri umani siamo esseri “spaziali” occupiamo uno spazio. In questo spazio ci sono molte percezioni, compresa la spazialità stessa, oltre a quelle sensoriali.

Quando si va ad una conferenza o si va ad assistere ad un concerto, ad esempio, queste percezioni sono tra e con noi: siamo seduti su una sedia o su una poltroncina, siamo in mezzo ad altra gente, abbiamo le percezioni della sala e così via.

In questo “mondo virtuale” le percezioni sono molto diminuite: siamo a casa e la tecnologia, ancora, non è così potente da supplire ai sensi che mancano. Manca il tatto, l’odorato, la spazialità. E siamo davanti ad uno schermo dove la stessa percezione tridimensionale è del tutto illusoria.

Quindi, alla fine, essendo noi anche corpo fisico, che è in un ambiente spazio temporale, il vuoto che questo portava era molto evidente., si percepiva un senso di sospensione, di assenza, che alla lunga aveva il sopravvento.

Per saperne di più:
Per quanto riguarda i software per meeting si può consultare il sito:
https://www.capterra.it/directory/30802/meeting/software

Un articolo che spiega le loro caratteristiche

Per vedere software distinti a seconda delle situazioni
Infine, Telegram è disponibile per il Web su https://web.telegram.org/#/login

Scaricabili anche le varie applicazioni Desktop per Windows e Mac all’indirizzo:
https://desktop.telegram.org