La mitologia greca e i suoi archetipi

La mitologia greca e i suoi archetipi

di Massimo Biecher. Un'interessante rilettura della mitologia in chiave psicologica, secondo la quale ogni dio rappresenta un archetipo, un aspetto della personalità umana

Lo storico e antropologo francese Jean-Pierre Vernant

A proposito della mitologia greca e i suoi archetipi, il filosofo francese nonché antropologo e storico delle religioni Jean Pierre Vernant, nel suo libro Mito e religione nell’antica Grecia scriveva:
“Gli dei greci non sono persone con una propria identità, quanto piuttosto risultano essere "potenze" che agiscono assumendo poliedriche forme e segni, non identificandosi mai completamente con tali manifestazioni.
Queste potenze sono il motore del mondo".

In altre parole, dietro alla mitologia greca caratterizzata da storie riguardanti divinità e miti dotati di difetti e debolezze umane, che per secoli è stata forse troppo sbrigativamente liquidata come una forma di religiosità acerba, soprattuto se paragonata alla religione cristiana, si celerebbe la rappresentazione allegorica della formazione dell’universo e delle forze inconsce che agiscono sull’uomo.

Gli dei, rappresentazione delle passioni umane
Queste forze, non sono percepibili dalla mente razionale, sono quelle che Jung definiva archetipi o immagini primordiali e che, come già anticipato da Platone e da Aristotele, costituiscono la fonte simbolica dalla quale attingono sia il mondo visibile fatto di persone, animali ed oggetti, ma anche di quello invisibile che é fatto di idee, pensieri ed emozioni.

Qui ci occuperemo in particolare di quell’universo che, come direbbe Freud, è l’ispiratore delle pulsioni umane, ovvero di quelle energie psichiche dalle quali seguono i comportamenti indirizzati verso gli obiettivi più disparati. Da quelli più pratici, come la ricerca del cibo (o dei soldi per procacciarselo), a quelle idee e sentimenti che così tanto peso hanno sulla cosiddetta psiche e quindi sull’umore delle persone.

Nella stesura di questo articolo e di quelli che seguiranno, svolgono un ruolo determinate il pensiero e gli scritti di James Hillman ed Henry Corbin, che sviluppando il discorso iniziato da Jung sugli archetipi, sono i fondatori del movimento chiamato Psicologia Archetipica.

In particolare nel cosiddetto manifesto Why archetypal psychology? del 1970 Hillman descrive una psicologia che mescola arte, cultura e storia della filosofia e della società riportando in vita i miti del mondo greco.

Il Pantheon greco rappresenta le passioni umane
la mitologia greca e i suoi archetipiPer lo psicoanalista americano, i miti ed il Pantheon greco sarebbero la rappresentazione simbolica delle passioni, di quelle positive e negative,  delle pulsioni, sia creative che distruttive, le quali contraddistinguono i comportamenti umani.
In altre parole, come già aveva spiegato Aristotele, quando pensiamo ad un cavallo, a livello mentale ci rifacciamo al suo prototipo che risiederebbe nel cosiddetto iperuranio.
Queste idee o pulsioni risuonano nell’animo dell’individuo suscitando sentimenti ed emozioni che, a loro volta, sarebbero il vero motore dell’agire dell’essere umano.

Eraclito in particolare con il suo ethos anthropoi daimon, ovvero “la vocazione dell’anima è il carattere dell’uomo”, si riferiva proprio al fatto che è l’interpretazione personale di questo mondo spirituale a determinare il carattere dell’individuo.
Ebbene tutto questo universo sarebbe ben rappresentato e spiegato mediante le metafore che sono celate nelle storie dei miti dell’antica Grecia.

E per ciascuna di queste pulsioni esiste un uso costruttivo, quando per esempio per soddisfare il cosiddetto principio del piacere menzionato da Freud e da Jung ci nutriamo per il benessere e la crescita del corpo, ma anche un uso incontrollato e smodato, che in questo specifico caso condurrebbe a problemi fisici quando non all’obesità.

La legge della polarità
Poiché le energie pulsionali sono dotate di due coppie di opposti, uno che è in linea con il loro normale ed armonico agire, ed un altro che se portato all’uso improprio condurrebbe a quello che secondo la morale cristiana si chiama vizio capitale, abbiamo deciso di studiare le 7 pulsioni originarie per svelare quali sono le 7 virtù che vi stanno dietro.
In questo modo pensiamo di svelare riguardo agli archetipi originari molti più aspetti di cui gli dei ed i miti dell’antica Grecia non sono altro che la rappresentazione metaforica.

Oltre ad analizzare le storie, decifrare le raffigurazioni pittoriche o scultoree per trarre indizi riguardanti i vizi e le virtù di cui questi personaggi ne sono i portatori, ci faremo aiutare anche dallo studio etimologico dei loro nomi così come erano scritti e pronunciati nella tradizione antica.

Ogni nome svela il carettere, con vizi, virtù e debolezze

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Frans Christoph Janneck. "Zeus e Hera".

Abbiamo scoperto infatti, che dietro a nomi della mitologia greca come Ares, Zeus, Poseidone, nomi che oggi a noi non dicono più nulla se non per indicare dei personaggi, in realtà si celavano, qualità, vizi, virtù, caratteristiche psicologiche e debolezze di cui essi sono i portatori ed interpreti.

Il tutto in maniera non molto dissimile da come oggi l’industria farmaceutica assegna i nomi commerciali ai suoi prodotti. inventando dei marchi che richiamano il principio attivo, Atropen che contiene Atropina, le virtù terapeutiche, Bactrim per combattere le infezioni batteriche o l’organo da sanare, Benagol per curare dal mal di gola.

Ad arricchire il quadro, contribuiscono le diverse fonti da cui sia noi, che gli storici ed i filosofi del passato, si sono alimentati.

I racconti che riguardano le varie divinità - pur non essendo sempre concordanti - invece di confonderci ci aiutano invece a ricostruire in maniera più completa sia le storie che li riguardano e a cogliere quegli aspetti del loro comportamento che ci permettono di comprendere più approfonditamente le peculiarità dell’archetipo che essi interpetano.

Chi era veramente Afrodite?

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Siracusa. Statua di Afrodite.

La prima divinità greca di cui ci occuperemo è Afrodite (per i romani Venere), la dea dell’amore, della bellezza, della gioventù e dell’amore sensuale.
Ma queste sono considerazioni ormai assodate nell’immaginario collettivo.

Come dimostreremo invece, l’indagine che si svolge su più livelli e che spaziano dall’indagine etimologica riguardante il nome proprio, agli episodi più salienti che hanno caratterizzato la sua vita e l’osservazione dell’iconografia a lei dedicata, ci permetteranno di osservare molte altre gradazioni e sfaccettature che riguardano il vero obiettivo della nostra ricerca, ovvero risalire all’archetipo dell’amore.

 

La nascita di Afrodite
Secondo la versione di Esiodo, Afrodite, è figlia di Crono, uno dei cosiddetti Titani, figlia quindi di Urano e Gea e del Mare. Gea, aveva già concepito con suo figlio Urano (cogliamo l’occasione per sottolineare un dettaglio ricco di significati, che la storia delle primissime generazioni degli “immortali” è caratterizzata da amori incestuosi) 12 Titani, 3 Ciclopi e 3 Ecatonchiri.

Ma il padre, dopo la loro nascita, li nascondeva in una cavità della terra. Non li faceva venire alla luce. Sottolineiamo questa parte del racconto perché ci fa venire in mente che se le idee e le istanze psichiche primordiali non vengono alla luce, queste creano dolore, sofferenza e nevrosi.

Urge quindi una soluzione, un cambiamento radicale.
Gea pertanto dopo aver fabbricato un falcetto, chiede ai suoi figli di evirare il padre. Crono accetta (è così che nasce il mito di CronoSaturno il cosiddetto “falcifero”) ed evira il padre nel momento in cui è unito alla madre. Il membro poi viene gettato in mare. Da questa unione nasce Afrodite.

Uscita dalla spuma del mare

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Sandro Botticelli."La nascita di Venere"

Facciamo qui incidentalmente notare come “Mare” in lingua italiana e latina è etimologicamente molto simile alla parola “madre”; ed inoltre, a causa della ricca presenza di sali minerali (soprattutto cloruro di sodio), dal suo sapore trae origine la parola “amaro”.

Il mare è quindi l’immagine primordiale del liquido amniotico, della gestazione accogliente, ricca di elementi nutritivi. Rispetto ai suoi fratellastri che vengono gestati da Gea e poi nascosti dopo la nascita sotto terra, Venere vive in un ambiente protetto e sicuro (sott’acqua non si sentono venti o terremoti e la temperatura è pressoché costante) di incubazione ideale.
Forse per questo, Venere è rappresentata nelle raffigurazioni di statue e quadri bella e fisicamente perfetta, non come Ecatonchiri e Ciclopi che sono dei veri mostri.

Sempre secondo la leggenda, sarebbe nata uscendo dalla spuma del mare, che in greco antico si dice aphros (ἀφρός); ed è da questo elemento che viene fatto risalire, secondo un’interpretazione diffusamente accettata in ambito accademico, il nome di Afrodite (Ἀφροδίτη), che in realtà cela molti altri aspetti meno conosciuti ma assai utili per la nostra esplorazione.

(1a puntata - continua)

Per saperne di più:
♦ Karoly Kerenyi - Gli dei e gli eroi della Grecia (1951, 1958, 1997 ed italiana Saggiatore 2015).
♦ Roberto Sicuteri - Astrologia e Mito - Astrolabio 1978.
♦ Jean-Pierre Vernant - Mito e religione in Grecia antica 2009
♦ David Miller - James Hillman Il Nuovo Politeismo - La rinascita degli dei e delle dee (prefazione di Henry Corbin) 2016
♦ Omero: https://it.wikisource.org/wiki/Inni_omerici/Ad_Afrodite/Inno Inni omerici: Ad Afrodite.
♦ James Hillman - Articolo di presentazione della Psicologia Archetipica sul sito Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/psicologia-archetipica_%28Enciclopedia-del-Novecento%29/