E adesso dateci il vaccino

In tutto il mondo si sta ricercando il vaccino

E adesso dateci il vaccino

di Manuela Pompas. I più grandi centri di ricerca di tutto il mondo stanno ricercando un vaccino per il covid-19. E non solo. Si sta studiando anche un vaccino che possa difenderci da più virus, quelli vecchi e quelli che potrebbero colpirci in futuro

E adesso dateci il vaccinoDopo aver analizzato con il dr. Giovanni Palazzoli (fino a 10 fa medico di base, omotossicologo e esperto di Psico-Neuro-Endocrino-Immuno-Metabolismo) cause ed evoluzione della recente pandemia, vediamo adesso qual è il futuro, soprattutto da un punto di vista medico.

Si parla tanto di vaccini (obbligatori? sarebbe contro la Costituzione; ed è per questo che si stanno predisponendo delle disincentivazioni per chi non vaccinandosi non contribuisca al bene comune), ma per la verità una soluzione vaccinale efficiente, pur ricercata, per alcuni virus, come Ebola (è di queste settimane un nuovo tentativo di vaccino per questo virsu), HIV, Saars ed altri, non si è ancora trovata.

Ma con il vaccino si possano iniettare microchips?
«Bill Gates in queste ultime settimane ha definite fakes le considerazioni riguardo la traccia biologica iniettabile (una specie di tatuaggio interno che avrebbe superato la tecnologia secondo i complottisti ormai obsoleta dei nanochips) che consentirebbe di agire sui vaccinati e non solo di monitorarli (non ha però illustrato le implicazioni del suo strano brevetto in proposito)», ci dice il dr. Palazzoli.

«E sostiene che i vaccini siano, in questa recente situazione multiepidemica, la salvezza dell’umanità. Per questo si è impegnato a sovvenzionare con un grosso capitale l'OMS per la produzione del vaccino Covid19 a livello mondiale. Tuttavia l’attuale virus circolante nel mondo è mutato rispetto a quello diffusosi a Wu Han, ed è più aggressivo, pur non generando più patologie extrarespiratorie».

Bill Gates.

Quattro categorie di vaccini possibili
Che tipo di vaccini potrebbero esserci?
«Le tipologie di vaccini possibili (130 tipi) in allestimento si differenziano in 4 categorie», risponde il dr Palazzoli. «Vaccini a base di Dna o Rna, il cui principio si basa sulla possibilità che una porzione selezionata di materiale genetico derivato dal virus inneschi la produzione da parte delle cellule del soggetto vaccinato della proteina di superficie del virus (la famosa proteina 'spike’).

In pratica, l'antigene vaccinale anziché essere iniettato dall'esterno, viene prodotto dalle stesse cellule del soggetto vaccinato. Questa proteina, una volta in contatto con le cellule del sistema immunitario, stimolerà la produzione di anticorpi specifici contro il Sars-CoV-2, che quindi conferiranno protezione in caso di futuro incontro con il virus.
L’obiezione è il pericolo di modifica ‘definitiva’ dei genomi umani senza poterne prevedere gli effetti a lungo termine!!

Una tecnologia avanzata con i vettori virali
L’altra tecnologia, molto avanzata, utilizza vettori virali. Comuni adenovirus (virus che normalmente provocano malattie simili al raffreddore) modificati in maniera da essere incapaci di replicarsi nell'uomo. Vettori passivi, che però sono in grado di esprimere la proteina spike del coronavirus e quindi stimolare la produzione di anticorpi specifici da parte del vaccinato.

Nelle ultime settimane si è parlato del vaccino sviluppato dall'Università di Oxford, in collaborazione con un gruppo di ricerca italiano, basato appunto su un vettore virale non replicante.

C'è poi quello sviluppato negli Stati Uniti da una azienda di biotecnologie con il supporto dell'Istituto Nazionale per le malattie infettive e allergiche americano, che è invece basato su un prototipo a ‘Rna messaggero’. Tale tipo di vaccino può essere prodotto in grandissime quantità in tempi più brevi degli altri.

Intanto i ricercatori cinesi, seguendo una strada percorsa fin dagli albori della vaccinologia (cioè quella dei virus inattivati) hanno tre vaccini abbastanza promettenti in fase 1 e 2 di sviluppo.

Come agiscono i coronavirus e come arginarli

E adesso dateci il vaccino

Foto di Katja Fuhlert da Pixabay.

I coronavirus infettano prima mucose del naso e della gola. E le difese immunitarie innate possono arrestarli a questo livello. I pazienti hanno sintomi otorinolaringoiatrici.
Se i coronavirus non vengono fermati al livello ORL, possono passare nei polmoni e nel sangue e diffondersi ad altri organi.
E possono aggredirvi le cellule che esprimono i recettori per i virus, presenti nel cuore, nei reni e nei vasi sanguigni di tutto il corpo, compreso il cervello.

Per assicurare una protezione da tutte le forme di COVID-19, e quindi anche dalla trasmissione, i vaccini dovrebbero indurre e mantenere risposte tali da proteggere in modo permanente le mucose di naso e  gola. Tuttavia, l'induzione dell'immunità totale (o "sterilizzante") non è mai stata raggiunta da nessun vaccino.

Un vaccino contro le complicazioni del Covid19
Forse occorrerà accontentarsi di vaccini in grado di proteggere contro le complicazioni del COVID-19, cioè capaci di rallentare la moltiplicazione e la diffusione del virus ad altri organi. Resterebbe, ovviamente, un passo molto importante!
Significherebbe però che avremmo un vaccino inutile nelle persone, la maggioranza, in cui il virus non causa complicazioni. Tale vaccino richiede ovviamente un'eccellente sicurezza ma al contempo non sarebbe in grado di interrompere il contagio, in quanto il virus resterebbe libero di moltiplicarsi nel naso e nella gola.

La scelta degli antigeni da includere nei vaccini è il primo problema da porsi. Le spicole sulla superficie dei coronavirus (proteina Spike) sono quelle con cui i virus si attaccano ai recettori delle cellule.
E queste proteine sono ben riconosciute dal sistema immunitario umano, che risponde ad esse inducendo sia immunità umorale producendo anticorpi circolanti che cellulare linfocitaria T in grado di distruggere le cellule infette. Ciò vale per tutti i ceppi di coronavirus, compresi SARS-CoV-1, MERS-CoV e SARS-CoV-2 responsabile del COVID-19.

Questi antigeni – induttori di risposta immunitaria - si dovranno trovare, in un modo o nell'altro, in tutti i candidati vaccini (vivi attenuati, inattivati, veicolati da vettori virali o codificati dal loro RNA).

La scelta delle difese immunitarie da indurre

E adesso dateci il vaccino.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

Gli esperimenti su animali mostrarono che la protezione post-vaccinale contro SARS-Cov-1 era più efficace se si giungeva a livelli anticorpali neutralizzanti l'ingresso del virus nelle cellule diretti contro la proteina Spike, sebbene anche anticorpi contro altri antigeni possano riuscirci.

Così l'induzione di alti livelli di anticorpi neutralizzanti sembra quindi essere una buona strategia, non a caso, perseguita da molti candidati vaccini. Purtroppo è difficile indurre solo anticorpi neutralizzanti. E gli anticorpi che si legano ai virus senza neutralizzarli possono essere pericolosi. Il rapporto tra anticorpi neutralizzanti e non neutralizzanti potrebbe quindi essere un punto essenziale.

Altri studi su animali hanno dimostrato che la protezione contro il SARS-Cov-1 (o il COVID-19) può essere indotta con vaccini che attivano  linfociti T killer contro le proteine interne del virus. Ed è probabile che questi vaccini agiscano meglio contro le eventuali complicazioni. Perciò alcuni candidati vaccini sono orientati a produrre risposte cellulari T, pur se ad oggi i vaccini antivirali non utilizzavano queste risposte cellulari.

Le risposte vaccinali protettive in giovani sani
Le risposte vaccinali protettive in giovani sani non sono sempre facili da ottenere, ma indurle in persone vulnerabili per vecchiaia, obesità, per malattie o trattamenti immunosoppressori, è ancor più difficile. Il vaccino antinfluenzale mostra che per proteggere queste persone sono necessari vaccini con coadiuvanti particolarmente efficaci e pesanti.

Vi è infine il rischio di un vaccino che aumenterebbe la gravità del COVID-19.
Inoltre il COVID-19 pur se ancor poco conosciuto, deriva la propria gravità da risposte immunitarie inappropriate, eccessive (tempesta citochinica). Di conseguenza, molti trattamenti sono finalizzati a rallentare le risposte immunitarie/infiammatorie.

Uno dei rischi consiste nell’indurre anticorpi in grado di legarsi ai coronavirus, ma non nel sito che blocca la loro capacità di infettare le cellule (anticorpi non neutralizzanti). E questi anticorpi possono facilitare l'ingresso del virus nelle cellule o la loro infezione, invece di bloccarla. Questo fenomeno è stato osservato con il SARS-Cov-1 e il MERS-CoV.  Ed è possibile possa verificarsi anche con il COVID-19; è quindi necessaria molta prudenza.

Infine si vuole associare una vaccinazione antiinfluenzale estesa, per non confondere in inverno i pazienti eventualmente infetti da una delle 2 virosi.

Il problema dei metalli pesanti
Facciamo presente che questi vaccini, ad oggi, contengono metalli pesanti (mercurio, alluminio, uranio e molti altri) in quantità di migliaia di volte di quanto permesso nelle acque potabili e che, come per il resto dell’ambiente ecologico planetario, anche l’ecologia dell’equilibrio tra reti complesse che costituisce la vita di un organismo, può venir in tali modi – v. sotto – ovviamente condotto a perdere questo equilibrio dinamico ed allostatico (cioè capacità e tolleranza al discostarsi dagli equilibri vitali, ma entro certi limiti!
L’idea, p.es. di porre in orbita 50.000 satelliti geostazionari per il 5G, la cui sommatoria supererà di molto i 6V/m! E tutto ciò senza porsi il problema degli polisquilibri indotti nei viventi. Cioè scienza o antiscienza, alias semplicismo o imbecille o violento.

L’attuale piano mondiale per il covid comporta:

Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

L’allestimento celere (ma difficile se si vogliono avere sicurezza ed efficacia) di un vaccino prodotto nelle quantità di centinaia di milioni o miliardi di dosi per fine 2021; mentre per la versione di Oxford - opzionata da Europa ed Usa – si potrebbe forse disporne di un discreto quantitativo già ad inizio 2021.

Sia i cinesi che gli anglo-italiani sono già giunti a praticare test umani di una certa consistenza. Ma sussistono alcuni dubbi riguardanti la dimostrata mutabilità del virus, come appena accennato. Infatti esso nel frattempo potrebbe auto-elidersi, come fu per tutte le epidemie della storia, in tempi più o meno brevi, come la Sars del 2002/3, prima dell’allestimento di vaccinazioni planetarie, anche se l’attuale diffusione mondiale (Usa, America latina, Australia, India, e vari foci in ripresa anche in paesi europei) mostrano che quest’ultima ipotesi, per ora, non accenni a realizzarsi.

Il piano mondiale sui vaccini

«Si attende un vaccino per l'inizio o fine 2021», continua il dr. Palazzoli. «Ma vi sono alcuni dubbi riguardanti la grande e dimostrata mutabilità del virus. Infatti esso nel frattempo potrebbe auto-elidersi, come fu per tutte le epidemie della storia, in tempi più o meno brevi, come la Sars del 2002/3, prima dell’allestimento di vaccinazioni planetarie.

Il piano mondiale più recente comporta l’uso di vaccini più o meno adattati ed adattabili alle mutazioni, ma a frequenze eventuali necessariamente non meno che annuali; questi andranno associati a farmaci biologici, da prodursi in ciascun Paese in quantità modeste, per fronteggiare gli eventuali e nuovi focolai locali, determinati da gruppi di nucleotidi di RNA virale, che potrebbero mutare nell’arco dello stesso anno, cui mai i vaccini potrebbero sopperire in tempi utili».

A questo punto – era già stato considerato dopo le numerose epidemie virali dell’ultimo ventennio, sono strategicamente da considerare farmaci, nuovi o già studiati, sia vaccinali che non che siano potenzialmente ‘panvirali’, capaci cioè di efficacia per vari tipi di virosi, noti attualmente o non ancora. Ciò, sarebbe fondamentale per poter affrontare più rapidamente ed efficientemente situazioni epidemiche future. Richiede una visione comune preprogrammata, investimenti eventualmente non redditizi a breve termine e la volontà positiva di limitare malati e danni, indipendentemente dalle logiche (opposte?) del business farmaceutico.

Quale tipo di farmaci occorrono?

Trump vuole autorizzare l'uso dell'idrossiclorochina.

«Farmaci costituiti da anticorpi monoclonali diretti a varie parti della struttura virale, mimanti gli anticorpi neutralizzanti contenuti nei sieri immuni di pazienti guariti.

Ma anche antivirali ad hoc, rispetto a quelli usati fino ad ora, derivati dall’uso per altri virus, HIV, Ebola ed altri, che hanno mostrato effetti modesti, quanto effetti collaterali intollerabili - meglio di altri in tal senso è stato provato essere il remdesivir - ed antiinfiammatori specifici anti mediatori dell’infiammazione (Interleuchina 1 e 6, responsabili della tempesta citochinica che ha portato a morte molti malati) ed aspecifici come, dimostrato recentemente per i cortisonici.

Inaccettabile la vicenda riguardante l’idrossiclorochina (specie se associata ad azitromicina – antibiotico notoriamente utile in polmoniti atipiche con attività immunologiche peculiari -), che ha azioni multiple su prevenzione, infezione iniziale e polmonite, di cui la prestigiosa rivista Lancet ha voluto, per onestà intellettuale, ritrattarne l’inopportunità d’uso (il condizionamento commerciale si è ormai rivelato inaccettabilemente ed antiscientificamente onnipresente e prevalente!).
E la Casa Bianca continua a fare pressioni sulla Food and Drug Administration per autorizzare l'uso dell'idrossiclorochina.

Come più avanti, gravissimo e antiscientifico ritardo nell’individuazione della causa principale delle morti per Covid, la così detta e ben nota DIC (coagulazione intravasale disseminata), individuata infine grazie alle autopsie eseguite in contravvenzione ad una assurda circolare emessa nel momento più grave della epidemia lombarda che ne vietava in pratica l’effettuazione. Di fatto, e dobbiamo anche al S.Raffaele aver scientificamente contravvenuto questa circolare, le basi polmonari dei pazienti intubati risultavano bruciate, inutilmente, dall’eccesso di ossigeno, mentre i coaguli impedivano in ogni caso che sangue ossigenato raggiungesse l’organismo: un errore gravissimo!

Solo questa evidenza portò tutti gli ospedali del nord Italia a somministrare eparina e consimili, a priori, a tutti i Pz. Covid!

Tra le concause, molta obesità e l'inquinamento
E adesso dateci il vaccino.Abbiamo visto che tra le cause principali del degrado biologico della specie umana e di altre specie viventi il pianeta ci sono una diffusione maggiore del benessere, molto cibo e molta obesità, condizionanti diabete e diffuse gravi alterazioni metaboliche complesse - che solo le conoscenze degli ultimi anni, mostrano - in quanto siamo in grado di coglierle nel loro esser parte integrante di polireti biologiche multi-mediatoriali ed epigenetiche.

Tra le cause principali, c'è anche l’inquinamento di ogni tipo, onnipresente, oltre l’evidente squilibrio ecologico-energetico-informazionale planetario».

Perché informazionale?
«Ecco, la biologia della complessità, per quanto affascinante e scomoda, non si allea bene con una visione statistico-protocollare. L’informazione, in sistemi complessi, capaci di gestire la ridondanza informativa (come nel caso della produzione della coscienza dalle sole strutture talamocorticali encefaliche) è l’aspetto più centrale e determinante.

Come detto, ormai 2/3 del mondo soffre di conseguenze gravi di obesità da nutrizione eccessiva e sballata con junk foods, ricchi di zuccheri, dolci e fiumi di additivi di ogni sorta. E ciò è stata, come noto, una delle condizioni complesse principali delle morti da Covid 19.
Si tratta di effettivi circoli viziosi riguardo alla necessità di produrre sempre maggior quantità di cibo, indipendentemente dalle sue qualità’».

La più frequente causa di morte.
Quindi nel Covid19 obesità, diabete, dismetabolismi di vario tipo e patologie cardiovascolari connesse sono stati considerati essere la più frequente causa di morte.

«Infatti ciò che più condiziona la salute è una competenza immunitaria integra che impedisca il contrarre l’infezione o controllarla prima di una sua diffusione ed eventuali complicazioni.
Un altro elemento importante è il determinarsi della risposta infiammatoria incontrollata ed autoalimentatesi, più propria e pericolosa dei soggetti che stiamo considerando.

Ci sono stati tanti errori nel trattare l'epidemia

Foto di Sabine van Erp da Pixabay.

Per quanto pertiene il recente passato italiano, riguardo l’epidemia che ci ha così elettivamente colpiti, gli errori sono stati parecchi, come ormai emerso chiaramente, compresi quelli generati dalla burocrazia, talvolta lenta, talvolta controproducente.

Il primo, ormai in mano alla magistratura, legato a tutti quelli che non hanno pensato da subito che era certezza scientifica, che il virus si sarebbe diffuso in ambienti collettivi, soprattutto di anziani fragili, più se messi a contatto con pazienti infetti.

Il secondo, grave per la latitanza di un’organizzazione della medicina del territorio, favorita da una circolare ASSL lombarda del 10 marzo che comunicava ai medici di base di osservare un potenziale malato Covid, senza poter chiedere un tampone prima di 14 giorni e senza dare alcun consiglio terapeutico (adesso finalmente, un medico di base può chiedere un tampone entro tre giorni!).

Azitromicina + idrossiclorochina per la prevenzione
Tra l’altro sapevamo, dal 18 marzo, che per trattare precocemente i malati di Covid 19, l’associazione Azitromicina/idrossiclorochina consentiva abbattimento della PCR (Proteina C Reattiva) infiammatoria in 5 giorni. La clorochina, usata in prevenzione, ostacola anche la penetrazione virale nella cellula ospite. Tuttavia la clorochina è scomparsa velocemente dalle farmacie, perché non adeguatamente prodotta da Big Pharma, oltre che per autoterapia di una popolazione, non seguita né consigliata da medici del territorio, cui si erano legate le mani!

Questi 2 farmaci possono, usati abbastanza a lungo, determinare alcuni effetti collaterali ben noti ai medici che devono saperli controllare, ma somministrati a casa, prima di polmoniti Covid conclamate e con già importante impegno respiratorio avrebbero contenuto molti aggravamenti letali.

Il terzo errore, come già detto, è stato l’aver vietato le autopsie in un momento tragico in cui era evidente che ci stesse sfuggendo parte dell’etiopatogenesi delle polomoniti interstiziali da Covid.

La cura con il plasma

Mantova. Il prof. Giuseppe De Donno, direttore di Pneumologia e dell’Unità di Terapia intensiva respiratoria dell’ospedale Poma.

Grande clamore e controversie hanno suscitato i risultati assolutamente positivi (tutti i pazienti sono guariti) della cura con il plasma, utilizzata all’ospedale di Mantova e di Pavia. Cosa ne pensa?

«La plasmaferesi si è rivelata una soluzione molto interessante: è una procedura in cui si separa il plasma sanguigno dalla parte corpuscolata del sangue tramite centrifugazione o filtrazione, utilizzando il siero che combina gli anticorpi circolanti (conoscenze e tecnica in uso dagli anni ‘60). Anche in Africa si è usato plasma immune negli scorsi mesi con risultati validi».

Eppure Roberto Burioni, virologo presente in tante trasmissioni Tv, pur riconoscendone l’efficacia, chiedeva che prima ci fosse una sperimentazione, asserendo che era meglio usare farmaci brevettati.

«Anche a questo proposito purtroppo grandi immunologi mondiali sono stati derisi e sbugiardati», continua Giovanni Palazzoli. «Tra l’altro sia a Pavia che a Mantova i pazienti non hanno avuto effetti collaterali importanti che il plasma a volte può dare, essendo la somma di tutte la proteine personali dei soggetti con eventuali reazioni allergiche ed altro.
Ovviamente in qualunque approccio immunologico le condizioni immunitarie proprie del soggetto sono determinanti».

Ci sono stati troppi ostacoli burocratici
«Ormai, con questi ostacoli burocratici, i maggiori vantaggi per pazienti gravi sono stati persi. Allo stato delle cose i sieri di pazienti immuni possono perdere efficienza, a fronte della effettiva, non chiara nelle sue cause, diminuzione di pazienti gravi in ricoveri intensivi, al punto di non poter validamente proseguire molti studi su farmaci vari.

Pur essendovi incertezze interpretative fra gli specialisti, una miglior terapia precoce e domiciliare, inclusi gli anticoaglanti, può aver modificato in meglio i quadri clinici residui.

Le conclusioni, invece, a livello mondiale, riguardano ancora la relativa impotenza della scienza, riguardo alla relativa ignoranza che abbiamo riguardo a parecchi punti sopra citati: effetti delle mutazioni, dei salti di specie, delle condizioni immuno-metaboliche di specie terrestri, a fronte delle profonde alterazioni di ambiente naturale e comportamenti umani impropri, più o meno intenzionali e, soprattutto, antiscientifici … della stessa scienza ufficiale!

Ci vuole, appunto, conoscenza ampia, quanto già clinicamente applicativa, di tutta la messe di conoscenze biologiche complesse recenti, di cui sopra, e la volontà, di tutti ed in tutti gli ambiti, di considerarle ormai compiutamente!

Le conseguenze per chi ha avuto danni polmonari
Inoltre è recente l’evidenza che il 40% dei guariti da Covid 19 avrà importanti sequele e danni polmonari (con gradi più o meno accentuati di fibrosi polmonare). Qualunque medico sa che i processi di fibrotizzazione sono tra quelli di cui avevamo minor comprensione e, tantomeno, cure adeguate.

Ora, le conoscenze più complesse di cui dispone la biologia attuale consentono di intendere approcci, preventivi e precoci, precedenti l’irreversibilità, altrettanto complessi, a livello di ‘matrice intercellulare’, delle stimolazioni cellulari improprie [in questo caso dei fibroblasti] e di alterazioni intracellulari e di membrana, tali da evitarne la degenerazione. Speriamo che se ne voglia tener conto, ammesso se ne abbia conoscenza e consapevolezza».

Per saperne di più:
Intervista al direttore dello Spallanzani sul vaccino
Un articolo esaustivo sui vaccini sul magazine Internazionale n.1365 anno 27: "Prepararsi al futuro", di Jennifer Kahn (New York Times Magazine)