La rivincita della natura

di Cristina Penco. Durante il lockdown fauna e flora si sono riappropriate del loro regno. Una lezione per noi, chiamati ad abbracciare nuovi modelli di sviluppo sostenibili

la rivincita della natura
Milano. Il glicine di via Mario Pagano.

In una grande città come Milano, messa in ginocchio dalla pandemia e dal lockdown, uno dei pochi aspetti positivi del periodo in cui lutto, cordoglio, paura, angoscia e solitudine regnavano sovrani, è stato accorgersi che, nel mondo paralizzato e con quattro miliardi di persone chiuse tra le pareti domestiche, la primavera era arrivata, nonostante tutto.

Anzi, la natura continuava a seguire il suo corso, e andava avanti a farlo spedita, senza indugi. Con l’orgoglio di chi si riappropria di quel che è suo da sempre.

Abbiamo avuto inequivocabili sentori stando seduti sui nostri balconi o anche aprendo le finestre. Nei pochi momenti disponibili en plein air, mentre andavamo a fare la spesa e in farmacia, camminando per strada, a un tratto magari avvertivamo, di colpo, il risveglio dell’ambiente circostante.

Bastava un refolo di brezza leggera per essere inebriati – come difficilmente si riusciva a fare negli anni scorsi – da quel gelsomino fiorito che spuntava da un cortile, o per notare un’aiuola rigogliosa, in un tripudio di colori e profumi, tra colate di cemento. Calata drasticamente la presenza di ossidi di azoto nei cieli, abbiamo riscoperto un’aria rarefatta e leggera, animata da una luce chiara che ci riportava a certi paesaggi di alta montagna.

La “riscossa gentile” di madre Natura
la rivincita della naturaMentre gli umani rallentavano, cambiando radicalmente le loro abitudini quotidiane, la Grande Madre avanzava veloce. Da tutta la penisola sono iniziate a circolare immagini che incantavano, per la loro poesia e delicatezza, in un contesto tanto cruciale e drammatico per il nostro Paese.

Orsi lungo i sentieri boschivi, daini e cervi sui campi da golf della Sardegna, cinghiali in mezzo a vialoni asfaltati, delfini e cigni che si riappropriavano delle acque marine e lacustri, papere con anatroccoli al seguito nel centro di Roma, lungo il Tevere.

E ancora, minilepri nei parchi di Milano, germani reali che nidificavano sul pontile di attracco dei vaporetti nei canali di Venezia, di solito torbidi e melmosi, tornati improvvisamente limpidi e trasparenti.

Nella riserva dell’isola sarda di Tavolara, in Gallura, dopo diverso tempo ha fatto la sua ricomparsa il mustolo, il secondo mammifero più piccolo al mondo: poco più di due grammi di peso, cinque centimetri di lunghezza. Lo supera solo il pipistrello calabrone della Thailandia, scoperto nel 1973. Sembrava destinato a soccombere e invece ecco che è rispuntato. Insomma, la biodiversità ha (ri)trovato le condizioni ideali per la sua sopravvivenza o meglio, per la sua rinascita.

Riscoprire la connessione con la terra

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Un’aiuola di rose (foto di Cristina Penco©).

Con l’incubo della pandemia, la cui minaccia incombe ancora alle nostre spalle, e le settimane di clausura casalinga, sono molte le persone che hanno sentito un forte bisogno di ristabilire una profonda connessione con la natura, riappropriandosi di spazi verdi, anche all’interno delle città e, spesso, a pochi chilometri dai loro confini.

E così, per esempio, all’indomani della graduale riapertura del Paese, ha visto un’accelerata significativa il foraging, arte diffusa in Europa a partire dal secondo dopoguerra, da tempo diffusa nei Paesi del Nord del Vecchio Continente e portata in auge, di recente, da chef rinomati (uno su tutti, Hugh Fearnley-Whittingstall).

Una pratica che consiste nell’andare alla ricerca di erbe, bacche, frutti, foglie, funghi, radici e piante acquatiche anche per adottare pratiche di consumo più virtuose ed eco-compatibili, con un coinvolgimento attivo, in prima persona. Una raccolta lenta e consapevole di cibo selvatico commestibile, rispettosa dell’ambiente.

Mario Tozzi, divulgatore e geologo.

Il foraging, inoltre, è un rimedio anti-stress salutare ed economico: passeggiare nel verde ci costringe a spegnere il computer, stimola i nostri cinque sensi, affina lo spirito di osservazione spingendoci a concentrare la nostra attenzione su piccoli dettagli: le venature di un tronco, le ali di una farfalla, il ronzio degli insetti…

Uno “stare qui e ora”, nel momento presente, sentendosi parte del pianeta e delle sue bellezze. Marco Galaverni, responsabile specie e habitat WWF, intervistato dall’Adnkronos, ha invitato a “sfruttare questa occasione per capire come siamo strettamente connessi alla natura e dipendenti da essa”.

La ricchezza della biodiversità
In generale, quel che risulta evidente è che, a fronte della pandemia e delle sue conseguenze sul genere umano, si è assistito a un riequilibrio delle condizioni ambientali alle quali “gli animali si adattano rapidamente”, come ha sottolineato il professore Piero Genovesi, Responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), interpellato sempre dall’agenzia Adnkronos.

L’ecosistema aveva un assoluto bisogno di riappropriarsi di determinati spazi e ritmi. Più che mai, in tempo di pandemia, sembra cruciale trattare il tema della biodiversità, arrivando a concludere che urge un nuovo modello di sviluppo, come ha indicato Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, conduttore della trasmissione Sapiens su Rai Tre, nel suo intervento al Digital Forum #Biodiversità 2020.

Durante il lockdown è diminuito l’inquinamento
«Dopo un mese di lockdown i cieli erano più puliti in Cina e in Pianura Padana», in buona sostanza “i posti più inquinati del mondo”. Ha proseguito l’esperto: «Abbiamo visto che la ricchezza della vita, che è per l’appunto la biodiversità, riprende le aree che erano state invase dall’uomo. Le acque sono tornate più pulite».

Sempre Tozzi, di recente, ospite della trasmissione radiofonica Chiamate Roma triuno triuno, in onda su Radio Deejay e condotta dal Trio Medusa, ha ricordato come scenari simili a quelli descritti, con la natura che si riappropria dei suoi spazi e dei tempi, si fossero già verificati in un passato non troppo lontano a Pripyat, vicino a Chernobyl: decenni dopo il disastroso incidente nucleare del 1986, la cittadina ucraina è diventata una foresta nella quale, oggi, è presente la più grande biodiversità d’Europa.

La virologa italiana Ilaria Capua.

Nella visione del divulgatore scientifico, se da un lato il quadro che emerge ci rende più che mai evidente la grande forza che anima l’ambiente, nonostante «l’eccessiva prepotenza dei Sapiens», dall’altro ci suggerirebbe proprio che «potremmo ripartire in una maniera differente. Cioè ci fa capire quanto abbiamo bisogno di questa ricchezza di vita nel mondo naturale».

E ancora: «Non si fa nessuna economia se non c’è una biosfera sana, se non c’è un capitale economico se non c’è un capitale naturale conservato».

Nuove mappe mentali per un nuovo mondo

L’invito di Tozzi è anche quello che ha auspicato Ilaria Capua, virologa italiana di fama mondiale, protagonista di una recente copertina di Sette, il settimanale del Corriere della Sera. Capua, che oggi vive a Gainesville, dove ha sede l’università della Florida in cui lavora, ritiene che il traguardo più immediato da raggiungere è “un futuro meno di corsa: meno macchine, meno aerei.

Progettare un’esistenza virtuosa, con Madre Natura: senza di lei ci estingueremmo. Lei ci salverà. Perché ci sta dicendo che così non va più bene. Ma ci sta dando anche consigli per progettare un nuovo mondo”.

Dio perdona sempre, la Terra non perdona mai
la rivincita della naturaFanno riflettere anche le parole scelte da Papa Francesco – che si chiama proprio come il santo del “Cantico delle Creature” – pronunciate in un’udienza generale tenutasi da poco: “Abbiamo peccato contro la Terra, contro il nostro prossimo e, in definitiva, contro il Creatore.

C’è un detto spagnolo molto chiaro che dice: ‘Dio perdona sempre, noi uomini perdoniamo a volte sì e altre no, la Terra non perdona mai’. La Terra non perdona: se noi abbiamo deteriorato la Terra, la risposta sarà molto brutta”.

La ripartenza economica della società umana non può prescindere da quella svolta verde e sostenibile invocata, solo pochi mesi fa, anche da milioni di giovani che affollavano le piazze del mondo con i loro Fridays for Future per difendere il pianeta.

Dimenticare la pandemia e la rivoluzione che ha causato a livello collettivo e soggettivo sarà difficile, ma, in mezzo alla devastazione, al dolore e allo smarrimento, dovrebbe rimanerci altrettanto impressa quella sensazione di stupore e di meraviglia di fronte alla natura che, in un mondo paralizzato, riconquistava i terreni che le sono sempre appartenuti.

Per saperne di più:
Ilaria Capua: dal Corsera «Ci faremo perdonare dalla natura»
Mario Tozzi su YouTube: Biodiversità, ritorno al futuro
La stampa YouTube Incontro con gli orsi

 

 

 

Cristina Penco
Giornalista, genovese di nascita ma milanese di adozione, si occupa di attualità, costume, società, non profit, moda ed entertainment, e anche di teatro e cinema ("grandi fabbriche di sogni", dice, "officine di creatività e cultura"). Anche se si è dedicata prevalentemente alla carta stampata, è presente in rete e ha fatto brevi incursioni in radio e in Tv. Mailto: [email protected]